Non c’è dubbio: sulla Luna c’è ghiaccio d’acqua

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24 agosto 2018

C’è del ghiaccio d’acqua sulla superficie della Luna, annidato nelle zone sempre in ombra dei crateri che si trovano nelle regioni polari del satellite. La conferma arriva da una nuova analisi dei dati raccolti dalla sonda indiana Chandrayaan-1 e offre importanti prospettive per un’eventuale futura colonizzazione umanaLeonard David / Scientific American

L’idea che la Luna sia un mondo desolato e arido potrebbe essere sbagliata. Una nuova analisi dei dati della sonda Chandrayaan-1 dell’Indian Space Research Organization, che ha operato sulla Luna dal 2008 al 2009, ha rivelato infatti quella che i ricercatori ritengono una prova definitiva della presenza di ghiaccio d’acqua sulla superficie lunare.

I dati raccolti dallo spettrometro Moon Mineralogy Mapper (M3) della NASA a bordo della sonda indiana, confermano quasi del tutto le evidenze – ampie, ma non conclusive – fornite dalle missioni precedenti, che suggerivano la presenza di depositi di ghiaccio d’acqua annidati nei crateri perennemente in ombra che si trovano ai poli della Luna. Depositi che un giorno potrebbero sostenere avamposti lunari abitati, ma che rivelano anche capitoli precedentemente oscuri della storia della Luna. I risultati sono apparsi il 20 agosto sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

Sulla base delle misurazioni di M3 delle caratteristiche di assorbimento nell’infrarosso vicino del ghiaccio d’acqua ai poli lunari e intorno a essi, gli autori dello studio hanno concluso che il ghiaccio è esposto in superficie nel 3,5 per cento circa dell’area in ombra dei crateri ed è mescolato con grandi volumi di polvere lunare.

Non c'è dubbio: sulla Luna c’è ghiaccio d’acqua
Mappa dei crateri polari con regioni in ombra in cui è stato rilevato ghiaccio d’acqua. (Cortesia Shuai Li, University of Hawaii SOEST/ HIGP)

La scarsa copertura e la composizione eterogenea suggeriscono che il ghiaccio lunare abbia una storia sostanzialmente diversa rispetto ai depositi simili individuati su altri mondi rocciosi privi di aria, come Mercurio e il pianeta nano Cerere, dove il ghiaccio d’acqua nei crateri permanentemente in ombra è più abbondante e di maggiore purezza.

“Prima del nostro lavoro non c’erano prove dirette della presenza di ghiaccio d’acqua sulla Luna”, dice l’autore Shuai Li, planetologo all’Università

delle Hawaii a Mnoa.

Per decenni le scansioni radar delle regioni polari lunari effettuate dalla Terra e dalle sonde orbitanti attorno alla Luna hanno dato risultati ambigui. E nemmeno gli strumenti a bordo del Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA, ancora in funzione, non sono stati in grado di rilevare direttamente e in modo conclusivo la presenza di ghiaccio d’acqua. Infatti, osserva Shuai Li, molte delle precedenti affermazioni di esistenza di “acqua” sulla Luna  in realtà erano rilevazioni di minerali secchi arricchiti in idrogeno sulla superficie lunare.

Inoltre, aggiunge Shuai, benché nel 2009 la missione Lunar CRater Observation and Sensing Satellite (LCROSS) della NASA avesse rivelato segni di acqua lunare, quando la NASA ha inviato sonde che hanno impattato sulla superficie nella regione in ombra del Cabeus Crater, vicino al polo sud della Luna, l’acqua non proveniva necessariamente da ghiaccio esposto in superficie.

“LCROSS è una grande missione…. Tuttavia, la conclusione dell’esistenza di ghiaccio esposto in superficie si basa su modellazioni, è indiretta. E per di più si basa su un solo dato puntuale nella regione polare meridionale”, dice Shuai. Al contrario, osserva, le caratteristiche spettrali “molto uniche” dell’acqua presenti nei dati di M3 mostrano in modo incontrovertibile la presenza di ghiaccio esposto sul fondo di crateri sparsi nelle regioni polari della Luna.

“I risultati mi sembrano molto convincenti”, dice Ian Crawford, planetologo alla Birkbeck, University of London, che non ha partecipato allo studio.

Non c'è dubbio: sulla Luna c’è ghiaccio d’acqua
Nell’immagine, un progetto di avamposto lunare basato su moduli abitativi gonfiabili (NASA)

Ora che questi depositi sono stati trovati esposti sulla superficie lunare, dicono Shuai e altri ricercatori, potrebbero essere sfruttati più facilmente  per sostenere la futura esplorazione del satellite, e avamposti umani.

Il ghiaccio potrebbe essere fuso e distillato per fornire acqua potabile e potrebbe anche essere scomposto in idrogeno e ossigeno per produrre aria respirabile e propellente per razzi.

Un patina gelida o la punta di un iceberg?
Prima che una qualsiasi goccia di quest’acqua venga sfruttata per esplorazione, tuttavia, la maggior parte degli scienziati vorrebbe sapere quanta ce n’è e come è arrivata.

Secondo Anthony Colaprete, che all’Ames Research Center della NASA è stato coordinatore per la ricerca per LCROSS, la distribuzione irregolare del ghiaccio è fondamentale per determinarne la storia. “Supponendo che non sia un effetto di misurazione, mi dice che queste chiazze di ghiaccio d’acqua non sono in equilibrio con una attuale, fonte costante di acqua”, dice Colaprete. Una distribuzione più uniforme, come quella del ghiaccio nei crateri ai poli di Mercurio, potrebbe indicare che il ghiaccio è stato portato da impatti periodici di comete o di asteroidi ricchi d’acqua.

Ma se il ghiaccio polare della Luna non è il prodotto di eventi d’impatto regolari e geologicamente recenti, da dove è venuto?

“Una possibilità è che provenga da un antico serbatoio”, dice Colaprete, riferendosi alle fasi iniziali degli oltre 4,5 miliardi di anni di storia lunare, quando il degassamento da vulcani e impatti colossali possono aver brevemente impregnato la Luna di un’atmosfera calda e umida. Qualsiasi ghiaccio d’acqua rimasto da quell’epoca remota potrebbe poi essere stato portato alla luce, mescolato e diffuso in superficie da impatti successivi e dall’irraggiamento solare.

Non c'è dubbio: sulla Luna c’è ghiaccio d’acqua
Rappresentazione artistica della sonda Chandrayaan 1 in orbita attorno alla Luna (NASA/Indian Space Research Organization)

Nell’articolo, Shuai e i suoi coautori osservano che la patina di ghiaccio potrebbe essere dovuta a un ipotizzato fenomeno di “vagabondaggio dei poli”, per il quale l’orientamento dell’asse di rotazione della Luna si sposta per lunghi periodi di tempo.

In questo scenario, la distribuzione del ghiaccio esposto in superficie sarebbe legata al modo in cui il vagabondaggio dei poli ha alterato l’esposizione dei crateri alla luce del Sole nel corso delle ere geologiche.

A causa di queste incertezze sulla sua origine e ai limiti delle osservazioni di M3, Colaprete dice che è attualmente impossibile dire quanta acqua ci sia nei crateri polari della Luna. “Alle lunghezze d’onda [usate da M3] possiamo campionare solo i primi 10 micron, o giù di lì; quindi l’acqua potrebbe essere un velo di appena 100 micron di spessore, o potrebbe la punta di un iceberg.”

Ciò che serve, dice Crawford, è una mappatura a risoluzione più alta effettata da satelliti in  orbita bassa, che potrebbero usare la spettrometria neutronica per scrutare sotto la superficie, oppure, e meglio ancora, lander robotizzati che prelevino campioni.

Una comunità convinta
“Quando Shuai Li ha descritto per la prima volta ciò che voleva indagare usando i dati di M3, ho pensato che fosse pazzo”, dice Carle Pieters, planetologo alla Brown University e responsabile scientifico dello strumento M3, che non ha preso parte allo studio di Shuai.

L’idea alla base del lavoro di Shuai è solida, dice, ma molti ricercatori avevano rinunciato a cercare dati sul ghiaccio d’acqua nei dati di M3, a causa della loro qualità piuttosto scarsa per buona parte delle aree in ombra della Luna. Shuai e il suo team hanno affrontato il problema sviluppando diversi test statistici indipendenti per dimostrare che le indicazioni dei dati sul ghiaccio d’acqua erano reali e non casuali.

“Nel corso degli anni, ho imparato a non dire a un giovane scienziato brillante ed energico che una cosa veramente difficile è impossibile. Spesso lo è, ma a volte, come ora, sono felice di essere sorpreso”, dice Pieters. “Mi hanno convinto dell’esistenza di ghiaccio d’acqua nelle tenebre polari”.

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(L’originale di questo articolo è stato pubblicato su “Scientific American” il 21 agosto 2018. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)

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Ewine van Dishoeck at the IAU 100th Anniversary Open-source Exhibition

Mostra open source IAI 100th Anniversary a Vienna

La mostra open source Above and Beyond è stata lanciata oggi all’Assemblea Generale dell’Unione Internazionale Astronomica (IAU) a Vienna, in Austria. La mostra, commissionata come parte delle celebrazioni del 100 ° anniversario della IAU, mostra alcuni dei progressi astronomici più significativi e sorprendenti che hanno plasmato la scienza, la tecnologia e la cultura nel secolo scorso. Progettato nello spirito della scienza aperta, è disponibile come una mostra itinerante, visitando le principali città europee tra il 2018 e il 2019. Sarà anche disponibile come open source per sviluppare una varietà di esperienze espositive in tutto il mondo.

La mostra ha uno scopo interdisciplinare e internazionale, sottolineando che la scoperta scientifica non è uno sforzo isolato, ma piuttosto un processo continuo che richiede decenni per comprendere e comprendere pienamente. È sostenuto da tre domande centrali che sono così diffuse oggi come lo erano un secolo fa: qual è la dimensione e la struttura dell’Universo? C’è vita oltre la Terra? Cosa guida le stelle, come iniziano a brillare e cosa succede quando muoiono?

“Le scoperte astronomiche e le loro implicazioni sociali sono un argomento incredibilmente elegante e stimolante per raccontare storie, il secolo scorso ha visto progressi senza precedenti nel campo che a volte non ricevono il dovuto riconoscimento o riconoscimento. Il modello aiuterà a rafforzare questo messaggio “, affermano Lukasz Alwast e Jan Pomierny, creatori della mostra e Partners di Science Now.

Tra il 2018 e il 2019, la mostra si recherà nelle principali città, tra cui Bruxelles (Belgio), Garching (Germania), Leiden (Paesi Bassi), Parigi (Francia), Roma (Italia) e Varsavia (Polonia).

Above and Beyond è stato progettato come un modello open source per fornire al pubblico un racconto astronomico bello e perspicace. Tutti i suoi contenuti e design saranno disponibili con licenza Creative Commons (Recognition NoDerivatives International 4.0, con posizione consentita), con tutti i materiali disponibili per uso pubblico a partire da settembre 2018.

La mostra sarà lanciata come parte del 100 ° anniversario della IAU nel 2019. Per commemorare questa pietra miliare, l’IAU sta organizzando una celebrazione di un anno per aumentare la consapevolezza di un secolo di scoperte astronomiche e per sostenere e migliorare l’uso dell’astronomia come strumento per l’educazione, lo sviluppo e la diplomazia sotto il tema generale di Under One Sky.

La mostra è una collaborazione congiunta tra l’IAU e lo studio scientifico e di progettazione strategica Science Now.

“La mostra Above and Beyond offre una meravigliosa panoramica delle straordinarie scoperte dell’astronomia nel corso dell’ultimo secolo, così come le domande aperte sull’Universo che affronteremo nei prossimi anni, e sottolinea il fascino mondiale dell’astronomia nella vita di tutti i giorni.” , ha dichiarato Ewine van Dishoeck, presidente eletto della IAU e presidente della Task Force IAU100.

Trova maggiori informazioni sulla mostra sul sito web di Above and Beyond. Per visitare la mostra Above and Beyond a Vienna, contattare Jorge Rivero González (Coordinatore del progetto internazionale IAU100): rivero@strw.leidenuniv.nl

Maggiori informazioni
L’IAU è l’organizzazione astronomica internazionale che riunisce oltre 12.000 astronomi professionisti provenienti da oltre 100 paesi in tutto il mondo. La sua missione è promuovere e salvaguardare la scienza dell’astronomia in tutti i suoi aspetti attraverso la cooperazione internazionale. L’IAU funge anche da autorità riconosciuta a livello internazionale per assegnare le designazioni del corpo celeste e le caratteristiche della superficie al suo interno. Fondata nel 1919, l’IAU è il corpo professionale più grande del mondo per gli astronomi.

Scienza ora

Science Now è uno studio multidisciplinare di scienza e design strategico specializzato in varie forme di comunicazione di scienza e tecnologia, ricerca e sviluppo e sviluppo di nuove aziende. Il team è composto da un gruppo di produttori, scienziati, artisti e comunicatori esperti. È lo studio che sta dietro lo sviluppo dei progetti di Ambition e Rosetta VR per l’Agenzia spaziale europea, nonché una varietà di altre iniziative educative e di R & S.

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Produttore creativo, Science Now
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via La sonda per “toccare” il Sole – GruppoLocale.it

La sonda per “toccare” il Sole – GruppoLocale.it

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Scienziati Religiosi della Chiesa Cattolica: P. Angelo Secchi SJ; Gesuita ed Astrofisico

Pubblicato il 17 ago 2018

La storia di Angelo Secchi, sacerdote gesuita ed un pioniere del campo astrofisico di spettroscopia stellare. I suoi contributi sono tanti, non solo nell’astrofisica, ma anche nei campi di fisica solare, magnetismo terrestre, oceanografia, meteorologia, e più.
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http://www.darsipace.it/

darsi pace

Liberazione Interiore -> Trasformazione del Mondo

La festa della Trasfigurazione, che oggi viene celebrata in tutte le chiese cristiane, ci ricorda che il destino ultimo dell’uomo è quello di essere trasformato secondo l’immagine che Gesù Cristo ha incarnato sul pianeta terra 2000 anni fa.

L’evento sul monte narrato nei Vangeli è un anticipo della gloria promessa a chi ascolta la Parola, un “GIA’” che illumina il “non ancora” della storia e interpella i discepoli sul significato della “resurrezione dai morti” (Mc, 9,10).

Cogliamo questa occasione per ripubblicare l’intervento di Marco Guzzi al II° incontro nazionale degli amici dell’Icona “Risplenda la luce del Tuo Volto” (23 aprile 2016), una conferenza introdotta da Domenico Repice, teologo, sindonologo e instancabile organizzatore degli eventi dell’associazione “In novitate radix”.

In un tempo in cui ci sentiamo tutti molto smarriti, confusi e in trasformazione identitaria (non sappiamo bene più chi siamo e cosa vogliamo), possiamo comprendere meglio la domanda sull’essenza umana, su ciò che ci rende donne e uomini all’altezza delle potenzialità che ci contraddistinguono.

Siamo tutti desiderosi di autenticità e di felicità, di una pienezza che sostanzi la nostra vita, ma la cultura globalizzata, nelle sue derive nichilistiche, ci promette sogni illusori che alla fine ci lasciano vuoti e deprivati di senso.

Forse oggi possiamo comprendere che c’è un’autenticità molto più radicale da conquistare sulla linea dell’evoluzione umana, rispetto alla falsa e arbitraria auto-nomia dell’io tardo-moderno, chiuso in se stesso, separato dal mondo e abbandonato alla morte.

Esiste cioè un authòs, un vero sé, che mi è molto più proprio di quello che posso credere quando sono nello stato dell’io egoico, e la mia vera identità posso trovarla proprio in questo rapporto con un Altro che mi trascende e mi rinnova continuamente, donandomi la vera autorealizzazione.

Buona visione e tanti auguri a noi tutti di vivere con forza e gratitudine questa rinnovata occasione di salvezza!

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AltraScienza

Un’altra scienza è possibile e necessaria

La ferita inferta all’ego moderno

La figura di Galileo Galilei viene spesso ridotta a quella dello scienziato vittima dell’oscurantismo religioso. Certamente questa convinzione diffusa nasconde un fondo di verità: lo scienziato toscano fu costretto a vivere gli ultimi anni della propria vita in totale isolamento proprio a seguito di un processo in cui fu giudicato eretico.

Come tutte le semplificazioni, tuttavia, questa visione tende a rimuovere la complessità delle vicende umane, e impedisce di cogliere in fondo la radicalità delle scoperte galileiane, che misero in crisi non solo i dogmi della Chiesa romana, ma anche una concezione del mondo profondamente radicata nella psiche umana, e rivelatasi erronea. L’ostilità nei confronti dello scienziato toscano non fu quindi limitata agli ambienti religiosi romani, ma investì più in generale vari scienziati e pensatori contemporanei a Galileo, che vedevano crollare un sistema di convinzioni e con esso il proprio ruolo gerarchico.

Le reazioni della Chiesa alle scoperte di Galileo

Il vissuto esistenziale di Galileo fu segnato dallo scontro ideologico con la Chiesa cattolica, che rifiutò in generale di accogliere la validità delle scoperte galileiane, in particolare quelle con cui lo scienziato toscano aveva dimostrato la piena sostenibilità della teoria copernicana. Copernico aveva ipotizzato infatti che fosse la Terra a ruotare intorno al Sole, e non viceversa, come invece reputavano i difensori della tradizione, ovvero i sostenitori del modello aristotelico-tolemaico. La Chiesa non poteva rinunciare ad una visione cosmologica sulla quale aveva fondato la propria autorità, e che trovava riscontro nelle descrizioni contenute nelle Sacre Scritture.

Ritratto di Galileo, ad opera di Justus Sustermans (1636)

Galileo era consapevole di ciò a cui sarebbe andato incontro, ma era convinto di poter dimostrare con la “verità dei fatti” e il metodo sperimentale l’evidenza delle proprie scoperte. Alla pubblicazione del Sidereus Nuntius, nel 1610, fece seguito il tentativo ambizioso e tenace di Galileo, attraverso vari viaggi effettuati sotto il patronage del Granducato di Toscana, di mostrare ad astronomi, scienziati, influenti figure politiche e religiose, la bontà delle proprie scoperte rivoluzionarie, ottenute grazie ad uno strumento giunto dall’Olanda e da lui affinato con l’aiuto di alcuni amici nello studio padovano: il telescopio. Il tour, tuttavia, non sortì l’effetto sperato, nonostante Galileo, di ritorno nel giugno del 1611 dalla sua “missione romana”, nutrisse ancora la speranza di vedere accolte le proprie tesi astronomiche. Ma nel 1616 Galileo venne convocato a Roma dal cardinal Bellarmino, che lo ammonì, diffidandolo dal difendere ulteriormente la dottrina copernicana.

Vari anni dopo, nel 1633, dopo la pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, Galileo venne infine accusato di aver infranto il precetto precedente, fu quindi processato, condannato all’abiura e costretto a scontare gli ultimi anni di vita in pressoché totale isolamento da amici e familiari. Galileo usciva sconfitto, e con lui – almeno per il momento – la speranza di poter affermare una nuova verità, non più fondata sul rispetto riverente dei testi dell’auctoritas del passato, ma sull’ingegno umano e su strumenti di sua invenzione.

L’assetto psicologico messo in crisi da Galileo

La questione però non è così lineare, come non lo sono mai, del resto, le esperienze umane e il loro intrecciarsi nel tessuto della storia. La complessità in questo caso è da attribuire al fatto che, se è vero che Galileo venne più volte osteggiato dagli ambienti religiosi, tuttavia ricevette ostilità anche da parte di molti astronomi, accademici e scienziati “laici” a cui si rivolse a Pisa, Bologna e Firenze. Più volte Galileo nelle sue lettere scrisse di non capacitarsi come persone di indubbia competenza potessero non vedere ciò che vedeva lui attraverso il telescopio, magari accusando lo strumento di scarsa precisione o di produrre illusioni ottiche. Le sue novità, che si diffusero ben presto in tutta Europa, difficilmente furono accolte con favore: diffidenza e scetticismo furono gli atteggiamenti più diffusi.

Per comprendere i motivi di un rifiuto così diffuso, è necessario spostare la riflessione su di un altro livello, più profondo. Innanzitutto, le novità di cui Galileo si fece nuntius, erano rivoluzionarie non solo in quanto contrastavano con l’auctoritas di Aristotele, e della tradizione biblica, ma erano anche contrarie al buonsenso. Come si poteva sostenere che la Terra girasse intorno al Sole, se l’esperienza comune indicava l’opposto?

In secondo luogo, le novità galileiane smentivano anche un’intera visione del mondo e dell’essere umano su cui le persone fondavano il proprio agire, proponendone un’altra. Fu questa messa in discussione radicale a produrre contrasti e reazioni molto dure. Le scoperte di Galileo non erano innocue, poiché invitavano, con l’evidenza del metodo sperimentale, a cambiare il modo con cui l’uomo guardava la realtà, e la propria esistenza. In pochi colsero la sfida proposta dal “matematico e filosofo” fiorentino, come testimoniano la maggior parte delle reazioni alle sue scoperte.

I giudizi degli avversari di Galileo non sempre erano motivati a livello teorico o scientifico, ma spesso erano influenzati da componenti emotive, quali incertezza, timore e il rifiuto di mettere in discussione la propria visione della vita. Questo breve estratto dal Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, che riguarda la scoperta galileiana delle “macchie lunari”, è indicativo a tal proposito:

SAGREDO: “Questi che esaltano tanto l’incorruttibilità, l’inalterabilità, etc., credo che si riduchino a dir queste cose per il desiderio grande di campare assai e per il terrore che hanno della morte

Galileo aveva provato che le “macchie” sulla superficie lunare altro non erano che crateri e vallate, e non erano dovute a differenze di densità di quella sostanza eterea e incorruttibile che, si credeva, costituisse la Luna. Nonostante ciò, l’evidenza che Galileo spalancava veniva negata proprio per lo sconvolgimento che apportava ad un assetto mentale rigido, terrorizzato dall’idea di cambiamento, e dunque dal pensiero della morte, cui conduce inevitabilmente lo scorrere in avanti del tempo.

Tornando invece alla teoria cosmologica aristotelica messa in crisi da Galileo, il poeta inglese John Donne, in An Anatomy of the World (1611), fu tra i primi a denunciare l’apparente caos introdotto dalla “nuova filosofia” copernicana, di cui Galileo aveva invece mostrato l’attendibilità, come in questi versi: “il Sole è perso, e la terra, e nessun ingegno umano / può indicare all’uomo dove cercarlo (…) è tutto in pezzi / scomparsa ogni coesione”.

Donne colse un senso di disorientamento che doveva essere diffuso all’epoca. Le “novità celesti” di Galileo si diffusero infatti rapidamente, e fin da subito, anche al di fuori dell’ambito intellettuale e specialistico. Una visione del mondo, solida e ordinata, veniva frantumata dalle nuove possibilità introdotte dalle scoperte galileiane. Cosa ne sarebbe stato della coesione in un mondo dove non era più possibile distinguere il basso (Terra) e l’alto (Cielo), in cui tutto sembrava mettersi in movimento? Come ricostruire l’idea di una gerarchia sociale, fondata su autorità e poteri mondani intesi come centri fissi e stabili? E siamo sicuri che queste domande e questi dubbi non riguardino anche noi?

Alcune considerazioni finali

Sigmund Freud indicò nella teoria copernicana una delle tre ferite inferte alla “megalomania” dell’ego occidentale; poi sarebbero giunte le idee rivoluzionarie di Darwin e la nascita della psicanalisi stessa. Queste “ferite” hanno accelerato il processo di dissoluzione dell’ego, che ha dovuto mettere in discussione la propria centralità e il proprio ruolo di guida all’interno di un universo che si illudeva di dominare e controllare. Le scoperte galileiane, compiute durante lunghe notti nell’inverno del 1609, sono ancora oggi un invito ad abbandonare una visione, cosmologica e psicologica, che ci incatena a schemi rigidi, fondati ancora sull’idea di un potere centrale ego-geocentrico. Ma queste novità non ci devono sconvolgere o gettare nell’angoscia che purtroppo caratterizza chi tenta di trovare ancora oggi rifugio in presunti “valori” del passato, o dando credito ad autorità che bloccano e irrigidiscono la vita invece di favorirne la crescita.

L’epoca postmoderna ci può condurre verso nuovi spazi di libertà, e forse ci invita a riscoprire un nuovo centro, un centro che, come la reale natura del pianeta Terra, non è fisso né inserito in un sistema chiuso, ma viaggia in un universo aperto e sconfinato, del quale costituiamo particelle minuscole ma preziose, in continua relazione le une con le altre. Come scriveva Giordano Bruno, può darsi che non esista alcun centro, oppure che ne esistano infiniti. A noi il compito di realizzare questa nuova consapevolezza, e di trasferirla, per quanto possibile, nel nostro modo di relazionarci con gli altri e con la realtà che ci circonda.

PUBBLICATO DA

Filippo Tocci

Sono laureato in Lettere Moderne e ho collaborato con varie scuole in Italia. Ho insegnato lingua e cultura italiana in Australia. Credo che l’incontro tra volti e sguardi sia l’essenza dell’esperienza umana.

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