La prima simulazione di un buco nero in realtà virtuale

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Per la prima volta, è possibile vedere un buco nero in realtà virtuale. Il protagonista è Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio che si trova al centro della Via Lattea ed è da tempo oggetto dell’interesse degli astrofisici.

Ricercatori della Radboud University, nei Paesi Bassi e della Goethe University, in Germania, hanno utilizzato i recenti modelli astrofisici di Sagittarius A* per creare una serie di immagini che sono state poi assemblate in modo da ottenere una simulazione di realtà virtuale a 360 gradi, che può essere visualizzata sulle consolle VR disponibili e di cui qui vi mostriamo la normale versione video.

Ma non si tratta di un esercizio estetico: secondo gli autori, questa simulazione di realtà virtuale potrà essere usata per studiare i buchi neri e sarà un importante strumento di divulgazione per il grande pubblico, I dettagli del lavoro sono disponibili in un articolo pubblicato sulla rivista “Computational Astrophysics and Cosmology”

(Credit: Radbound University/J. Davelaar e al., 2018)(red)

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C’è una super Terra ghiacciata intorno alla Stella di Barnard?

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

17 novembre 2018

C'è una super Terra ghiacciata intorno alla Stella di Barnard?

A soli sei anni luce di distanza, un nuovo candidato pianeta potrebbe essere il secondo mondo extrasolare più vicino a noi, e un obiettivo primario di futuri studi. In effetti, annunci simili poi smentiti invitano alla prudenza, ma informazioni più precise potranno venire dai grandi telescopi del prossimo decenniodi Lee Billings/Scientifc American

astronomiabiologiaNotte dopo notte, stella dopo stella, gli astronomi si avvicinano sempre di più a capire quanto sia affollato il nostro universo, o almeno la nostra galassia.

A un quarto di secolo dalla scoperta dei primi esopianeti in orbita intorno ad altre stelle, le statistiche delle migliaia ora conosciuti hanno rivelato che, in media, ogni singolo abitante stellare della Via Lattea dev’essere accompagnato da almeno un pianeta. Se si cerca abbastanza tenacemente e a lungo un pianeta attorno a una determinata stella della nostra galassia è praticamente garantito prima o poi trovare qualcosa.

Ma anche un universo affollato può essere un luogo solitario. La Via Lattea, ricca di pianeti, potrebbe rivelarsi povera di vita. Di tutti i mondi conosciuti della galassia, solo una manciata assomiglia alla Terra per dimensioni e orbita: ognuno di essi occupa una nebulosa regione “Goldilocks” dalle condizioni favorevoli, una condizione ideale in cui un mondo non è né troppo grande né troppo piccolo, né troppo caldo né troppo freddo, per sostenere l’acqua liquida e la vita sulla sua superficie.

Invece, nella maggior parte dei casi, i pianeti della Via Lattea sono mondi che i teorici non avevano previsto e e devono ancora conformarsi a qualsiasi concetto di abitabilità: sono “super-Terre” più grandi del nostro pianeta, ma più piccoli di Nettuno.

C'è una super Terra ghiacciata intorno alla Stella di Barnard?
Illustrazione di Stella di Barnard b (Credit: ESO/M. Kornmesser) 

Nessuna super Terra ruota intorno al nostro Sole in modo che scienziati confinati  nel sistema solare possano studiarla direttamente, rendendo così molto più difficile sapere se altrove vi siano mondi Goldilocks e, d’altra parte, se l’idea di uno standard di abitabilità valido per tutti sia irrimediabilmente ingenua.

Affrontare questi misteri astrobiologici richiede nuove generazioni di telescopi e astronavi per cercare e studiare i segni di abitabilità e vita oltre il sistema solare. Ma la prova a favore o contro un universo solitario e affollato può essere sorprendentemente a portata di mano, parlando in termini astronomici. Nel 2016, anni di analisi hanno finalmente rivelato un mondo di dimensioni terrestri proprio dietro l’angolo, in un’orbita temperata attorno al più piccolo membro di Alpha Centauri, un sistema di tre stelle che, essendo a 4,4 anni luce di distanza da noi, è il più vicino al nostro Sole. 

Ora, un’altra ricerca approfondita dell’oggetto più vicino al sistema solare, la Stella di Barnard, a soli sei anni luce di distanza da noi, ha scoperto anche lì un pianeta candidato: una super Terra più grande e più fredda, provvisoriamente denominata Stella di Barnard b.

La scoperta, compiuta da un gruppo internazionale di oltre 60 astronomi che utilizzano osservatori da tutto il mondo, è descritta in uno studio apparso su “Nature” il 14 novembre. Apre le porte a future ricerche e confronti tra i due pianeti, familiari ma alieni, più vicini al sistema solare.

Una super-Terra ghiacciata?
“Se vivi in una città di milioni di persone, non ti interessa incontrare tutti, ma forse vorresti incontrare i tuoi vicini più prossimi”, spiega l’autore principale dello studio Ignasi Ribas, astronomo dell’Istituto di studi spaziali della Catalogna, in Spagna. “E’ quello che stiamo facendo per i sistemi planetari delle stelle che ci circondano. Altrimenti non possiamo rispondere alle grandi domande. In che modo il sistema solare e la Terra si conformano al resto della galassia? Ci sono altri pianeti abitabili o abitati? Stella di Barnard b non ci sta ancora dando queste risposte, ma ci sta raccontando parte della storia che dobbiamo conoscere”.

Situata nella costellazione dell’Ofiuco, la Stella di Barnard è così fioca in luce visibile che non può essere osservata a occhio nudo. Eppure è stata una delle preferite dagli astronomi fin dal 1916, quando le misurazioni rivelarono che il suo moto apparente attraverso il cielo era più grande di quello di qualsiasi altra stella rispetto al nostro Sole, segno della sua vicinissima distanza cosmica. La vicinanza della stella è solo temporanea: entro decine di migliaia di anni, la sua traiettoria l’avrà spazzata via dalla lista delle cinque stelle più vicine al sistema solare.

Secondo Ribas e i suoi colleghi, il candidato pianeta è almeno tre volte più pesante del nostro e ruota intorno alla sua stella in un’orbita di 233 giorni. Se si trovasse intorno al nostro giallo Sole, questo lo collocherebbe nella torrida vicinanza orbitale di Venere, ma la Stella di Barnard è una nana rossa, fioca e di dimensioni relativamente ridotte.

Questo significa che il suo nuovo compagno è vicino alla “linea della neve”, il confine oltre il quale l’acqua esiste quasi esclusivamente come ghiaccio congelato, una regione che attorno ad altre stelle è ritenuta piena zeppa di pianeti, ma che gli astronomi hanno appena iniziato a studiare per i piccoli mondi.

C'è una super Terra ghiacciata intorno alla Stella di Barnard?
Illustrazione di Gliese 876 d, una delle prime super-Terre scoperte (Credit: Trent Schindler/National Science Foundation-Naitonal Science Foundation)

Lì, Stella di Barnard b riceverebbe solo il 2 per cento della luce che la Terra riceve dal Sole, quanto basta per fargli raggiungere una temperatura media stimata di -150 gradi Celsius. Forse, ipotizza Ribas, il pianeta è roccioso e coperto da spessi strati di ghiaccio, con una superficie che ricorda quella delle lune ghiacciate di Giove e di Saturno. In un mondo del genere, le prospettive per la vita sembrerebbero remote, a meno che, come avviene su quelle stesse lune, sotto la superficie abbia un oceano mantenuto liquido dal calore interno.

In quel caso, il suo interno avrebbe bisogno di rimanere caldo per un tempo molto lungo: si pensa che l’età del pianeta sia tra i 6 e gli 11 miliardi di anni, le stime generiche dell’età della Stella di Barnard. (Per confronto, la Terra ha solo 4,5 miliardi di anni.)

In alternativa, il pianeta potrebbe essere coperto da una coltre fitta e isolante di idrogeno rimasto da quando è nato nel disco rotante di gas e polvere attorno alla sua stella.

Su mondi più piccoli e più caldi, l’idrogeno si dissiperebbe nello spazio, ma le super Terre in orbite gelide potrebbero riuscire a trattenere una quantità di gas sufficiente da costituire un massiccio effetto serra che riscalderebbe il pianeta: una possibilità che getta scompiglio nelle idee Terra-centriche basate sul concetto Goldilocks.

Se questo meccanismo funziona su Stella di Barnard b o altre super Terre fredde, “i nostri sogni che ogni stella possa avere un pianeta abitabile potrebbero diventare realtà”, dice Sara Seager, astrofisica ed esperta di caccia ai pianeti del Massachusetts Institute of Technology, che non era coinvolta nello studio di Ribas. “Ci sono mondi pazzeschi là fuori”.

Perseguitati dalla storia
Alcuni mondi, purtroppo, sono semplicemente troppo belli per essere veri. Nel 1963, l’astronomo olandese Peter van de Kamp, “scoprì” dei pianeti attorno alla Stella di Barnard, collegando i supposti cambiamenti nel moto della stella nel piano del cielo all’influenza gravitazionale di mondi invisibili. Negli anni settanta, le prove dei presunti pianeti di van de Kamp si dissolsero dopo un’ulteriore analisi, e furono infine attribuiti a vari errori e sviste che contaminavano le sue osservazioni. Nonostante tutto ciò, la fiducia di van de Kamp nelle sue affermazioni era apparentemente incrollabile: per i restanti decenni della sua vita, continuò a insistere che i pianeti erano reali.

Quel racconto ammonitore perseguita ancora oggi i cacciatori di pianeti. I timori rimangono, anche se le indicazioni attuali di un mondo attorno alla Stella di Barnard sono molto più solide. Dopo tutto, la storia, anche se non si ripete, può facilmente rivelarsi simile. “Alla luce della travagliata storia degli annunci di pianeti intorno a questa stella, gli autori sono molto coraggiosi a dedicarvisi in questo modo”, afferma Ignas Snellen, astronomo dell’Università di Leiden, nei Paesi Bassi, che non ha preso parte alla ricerca. “Queste sono misurazioni molto difficili!”.

Sono così difficili, infatti, che alcuni esperti sono poco convinti. “Dato che ci sono pianeti dappertutto, suppongo che ce ne debbano essere anche attorno alla Stella di Barnard”, spiega Debra Fischer, astronoma e veterana della caccia ai pianeti dell’Università di Yale, che non era coinvolta nella presunta scoperta. “Potrebbe essercene persino uno un paio di volte più massiccio della Terra, con un periodo di 233 giorni. Ma questa analisi non fornisce un supporto abbastanza forte, secondo me”.

Al contrario, Xavier Dumusque, astrofisico dell’Osservatorio di Ginevra, in Svizzera, neppure lui coinvolto nello studio di Ribas, trova convincenti le prove di Stella di Barnard b. “In termini di probabilità che questo pianeta esista, penso che non ci possano essere dubbi”, dice. “Il suo segnale è davvero chiaro”.

C'è una super Terra ghiacciata intorno alla Stella di Barnard?
Illustrazione del James Webb Space Telescope, frutto della collaborazione tra NASA, ESA e Agenzia spaziale canadese. Il suo lancio è previsto per il 2021 (Credit: ESA)

Il caso di Stella di Barnard b si basa su un’importante raccolta di dati e analisi che mettono insieme centinaia di misurazioni effettuate da sette strumenti di livello mondiale su grandi telescopi terrestri in un arco di tempo di oltre 20 anni.

Ogni misurazione tiene traccia della velocità radiale della Stella di Barnard, ovvero del suo movimento verso o lontano dalla Terra, che può oscillare avanti e indietro in sincronia con il traino orbitale dei pianeti associati.

Il segnale attribuito a Stella di Barnard b è un’oscillazione di poco più di un metro al secondo: un effetto delle dimensioni di una velocità di camminata, facilmente riprodotto da vari tipi di attività stellari o errori strumentali. La sua comparsa in due decenni di dati provenienti da così tante diverse indagini suggerisce con forza che il segnale non sia dovuto al rumore strumentale; escludere definitivamente che la sua fonte sia l’attività stellare però è molto più difficile.

In un passato non troppo lontano, anche i migliori gruppi di esperti di caccia ai pianeti con il metodo della velocità radiale si sono fatti ingannare da questi falsi positivi indotti dalle stelle, annunciando nuovi sensazionali mondi che alla fine si sono dimostrati illusori.

In questo caso, la Stella di Barnard può offrire un vantaggio, nonostante la sua storia sfortunata di caccia ai pianeti. È una delle stelle più quiescenti conosciute, il che la rende quasi ideale per gli studi basati sulla velocità radiale. E Ribas e colleghi insistono nel dire di aver imparato la lezione, dura ma necessaria, dai passati annunci di mondi fantasma.

Una serie intensiva di osservazioni di follow-up ha ampiamente escluso l’influenza di stelle e altre sorgenti di segnali simili a quelli dei pianeti, afferma Ribas, e gli autori dello studio hanno anche condotto oltre mezzo milione di simulazioni per concludere che la possibilità che il segnale derivi dagli effetti stellari più perniciosi è inferiore all’1 percento. “Sono sicuro al 99 percento che il pianeta c’è”, afferma Ribas. “Ma abbiamo la storia di Peter van de Kamp impressa nelle nostre menti. Se qualcuno ha forti argomentazioni contro la nostra scoperta, accetto la sconfitta! Non vorrei diventare il van de Kamp del XXI secolo”.

Scattiamo una foto?
In un modo o nell’altro, la certezza di questo controverso candidato planetario potrebbe arrivare presto. Il lavoro del gruppo ha già escluso qualsiasi pianeta di dimensioni terrestri in orbite di 40 giorni o meno attorno alla Stella di Barnard, anche se ha anche trovato indizi deboli, non ancora confermati, di un altro pianeta in agguato molto più lontano. (Con tante scuse a van de Kamp, un simile pianeta probabilmente sarebbe ancora male in accordo con i suoi precedenti annunci.)

Ad aumentare ulteriormente la fiducia nella reale esistenza del candidato, potrebbero arrivare centinaia di misure addizionali di velocità radiale con strumenti presenti e futuri, e anche i dati futuri della sonda spaziale Gaia dell’Agenzia spaziale europea (ESA), che traccia i movimenti della Stella di Barnard e di oltre un miliardo di altre stelle per realizzare una mappa tridimensionale della Via Lattea.

Anche se estremamente improbabile, il pianeta potrebbe essere per caso perfettamente allineato con la nostra prospettiva dalla Terra in modo da “transitare”, trasmettendo un’ombra planetaria rilevabile con i nostri telescopi mentre attraversa il disco della Stella di Barnard.

Dimostrata dallo straordinario successo della navicella spaziale Kepler della NASA e acclamata come un fattore chiave per le future osservazioni degli esopianeti con il Transiting Exoplanet Survey Satellite e il telescopio spaziale James Webb, la tecnica del transito ha rivelato la maggior parte dei mondi presenti nei cataloghi degli astronomi. Ma molti dei pianeti visti dalla Terra non transitano, in particolare quelli che si trovano su orbite ampie intorno alle loro stelle, come è il caso di Stella di Barnard b.

C'è una super Terra ghiacciata intorno alla Stella di Barnard?
Il telescopio WFIRST della NASA (Credit: NASA)

La separazione relativamente grande del pianeta dalla sua stella, tuttavia, offre una possibilità ancora più promettente e allettante: scattare una sua fotografia o un'”immagine diretta” come direbbe un astronomo. Un’istantanea di Stella di Barnard b potrebbe rivelare molte cose altrimenti inaccessibili, soprattutto la sua vera natura: una super Terra ghiacciata, un mondo dominato dall’effetto serra e avvolto dall’idrogeno o forse qualcosa che i teorici devono ancora solo sognare.

Con una simile immagine, gli astronomi potrebbero fare un ulteriore passo in avanti per risolvere il mistero della solitudine dell’universo affollato.

Nel prossimo decennio, sarà disponibile una nuova generazione di telescopi terrestri estremamente grandi che potrebbe essere all’altezza del compito.

Ciascuno di essi sarà dotato di uno specchio per raccogliere la luce delle stelle con un diametro di circa 30 metri o più, in grado di distinguere le deboli emissioni fotoniche del pianeta. Fanno eccezione, dicono gli esperti, i primi strumenti che catturano immagini planetarie su tali osservatori, che saranno ottimizzati per l’imaging termico, una scelta sbagliata per cercare un mondo probabilmente ghiacciato.

Invece, le migliori speranze potrebbero ricadere sul prossimo osservatorio spaziale post-Webb della NASA, una specie di potentissimo telescopio spaziale Hubble soprannominato WFIRST (se mai verrà lanciato, considerato che la Casa Bianca ha tentato di cancellare il progetto nei recenti budget).

Il piano attuale prevede che WFIRST includa un coronagrafo, uno strumento che blocca la luce stellare per consentire di vedere la luce di alcuni pochi esopianeti, tutti mondi giganti relativamente banali, a causa della mancanza di candidati adatti più piccoli esistenti attorno alle stelle vicine. Ma se Stella di Barnard b è reale, catturarne un’immagine con WFIRST “potrebbe essere fattibile”, dice Jeremy Kasdin, astrofisico dell’Università di Princeton che guida lo sviluppo del coronagrafo della WFIRST. “Tutto deve filare liscio… nelle migliori condizioni, ciò sarebbe impegnativo ma possibile”.

(L’originale di questo articolo è stato pubblicato su “Scientific American” il 14 novembre 2018. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)

La fusione del ghiaccio antartico e il riscaldamento dell’atmosfera

Fisica/Physics, Geologia/Geology, Specola Vaticana/Vatican Observatory

22 novembre 2018

La fusione del ghiaccio antartico e il riscaldamento dell'atmosfera

Nuove simulazioni indicano che la fusione dei ghiacciai in Antartide causata dal riscaldamento globale potrà a sua volta influire sul trasferimento di calore delle masse oceaniche, ritardando di una decina di anni l’aumento della temperatura atmosferica verso la soglia dei due gradi(red)

climascienze della terraIl riscaldamento globale farà fondere i ghiacciai dell’Antartide, e questo provocherà un innalzamento compreso tra 85 centimetri e un metro del livello degli oceani entro il 2100. Finora però mancavano dati per dare una valutazione del possibile feedback, cioè di un’influenza della fusione dei ghiacci sul sistema globale del clima. Un articolo pubblicato su “Nature” da Ben Bronselaer dell’Università dell’Arizona a Tucson e colleghi, colma questa lacuna: la fusione dei ghiacci antartici avrà un’influenza notevole sulla temperatura dell’atmosfera, ritardandone l’incremento negli anni. 

La fusione del ghiaccio antartico e il riscaldamento dell'atmosfera
(Biosphoto / AGF) 

Lo studio fa parte del progetto Southern Ocean Carbon and Climate Observations and Modeling (SOCCOM), finanziato da diversi enti statunitensi tra cui National Science Foundation, National Oceanic and Atmospheric Administration e NASA. Gli autori hanno modificato uno dei modelli climatologici più accurati chiamato ESM2M, per considerare anche della fusione dei ghiacciai antartici, un processo in corso da molti anni ma che recentemente ha mostrato di procedere a un ritmo accelerato rispetto al passato. Hanno poi effettuato una serie di simulazioni sui cambiamenti climatici in un arco temporale che va dal 1950 al 2100, basandosi sullo scenario di emissioni di gas serra indicato internazionalmente come business as usual, che cioè non prevede variazioni rispetto ai livelli attuali.

Il risultato è che, considerando anche questo ulteriore fattore della fusione dei ghiacci, l’aumento della temperatura globale di due gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali verrà raggiunto prevedibilmente nel 2065 e non nel 2053. In pratica, la Terra nel suo complesso continuerà a riscaldarsi, ma l’atmosfera si riscalderà più lentamente perché parte del calore rimarrà immagazzinato nella massa d’acqua extra, venendo poi rilasciato gradualmente. La circolazione oceanica infatti trasferisce il calore dalle zone equatoriali verso i poli. Il calore viene poi rilasciato in atmosfera. La novità è che l’acqua dolce extra che deriva dalla fusione dei ghiacciai agisce come un tappo sulle acque marine che circondano il continente antartico e rallentano il rilascio del calore.

“È il primo feedback sul clima individuato negli ultimi vent’anni: la fusione ritarda il riscaldamento, nel senso che questo aumenterà più lentamente”, ha commentato Joellen Russell, coautrice dell’articolo.

A fronte di questo incremento più lento delle temperature, si prevede però una cambiamento negli schemi globali delle precipitazioni, perché la fascia delle piogge tropicali si sposterà verso nord. 

“Questo spostamento previsto dalle nostre proiezioni renderà l’emisfero boreale un po’ più umido e quello australe un po’ più secco di quanto stimato in precedenza”, ha concluso Russell. 

Un’altra ricerca nell’ambito del progetto SOCCOM sta registrando temperatura, salinità e altri parametri chimici e biologici dell’Oceano Antartico, con l’obiettivo di mettere a confronto le previsioni dei modelli climatici con i dati reali.

La gigantografia di una delle foto più belle della GRANDE HALE-BOPP

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Per non dimenticare L’ULTIMA GRANDE COMETA del II Millennio, ecco la stampa di una delle più suggestive fotografie della bellissima Hale-Bopp (C/1995 O1) ripresa su pellicola da Enrico Montanari, da Monte Romano il 29 marzo 1997 (50 mm F/2,8 Posa di 60 secondi su pellicola 1600 ISO).


Autore: Enrico Montanari
Produzione: Edizioni Scientifiche Coelum, 1997.

La nuova Fiera Nazionale dell’Astronomia a Bologna

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La nuova Fiera Nazionale dell’Astronomia a Bologna

Il 24 e 25 novembre, presso la Fiera di Bologna, vedrà riprendere vigore l’edizione 2018 dellaFIERA DELL’ASTRONOMIA, che per prima nel nostro Paese, ha creato uno spazio esclusivo per donare visibilità ai numerosi gruppi di astrofili, presenti in tutta la nazione, oltre a presentare le principali novità del mercato con la partecipazione delle riviste e delle aziende del settore, presenza imprescindibile in un contesto di questo genere.

La Fiera dell’Astronomia riparte grazie a ADAA (Associazione per Divulgazione Astronomica e Astronautica) e alla partnership con Blu Nautilus S.r.l., con Coelum Astronomia come media sponsor esclusivo, e si prefigge lo scopo di offrire nuovamente al mondo degli astrofili un importante momento di incontro e di confronto a livello nazionale, proprio come accadeva fino a qualche anno fa con l’evento a Forlì, proponendo anche una programmazione di conferenze scientifiche e mostre tematiche a cura dei partecipanti.

L’evento vedrà quindi coinvolti personaggi di spicco del settore astronomico che proporranno interessanti conferenze, ma non mancheranno iniziative da parte delle numerosissime associazioni di astrofili che si dedicano con passione a divulgare la conoscenza della “volta celeste”.

All’interno della Fiera si potrà anche assistere agli spettacoli del Planetario Digitale ADAA!

Noi ci saremo. Vi aspettiamo al nostro stand all’interno del Padiglione

Programma delle conferenze

Sabato 24 novembre

Apertura ore 10:00 Luigi Pizzimenti ( Pres. ADAA) Alessandro Barazzetti ( Segr. ADAA)

Saluti del Presidente e del Segretario, presentazione dell’Associazione e dei suoi progetti.

Ore 11:00 “Risultati e prospettive della ricerca amatoriale in UAI” a cura di Salvo Pluchino (INAF e Ricerca UAI).

Le Sezioni di Ricerca dell’Unione Astrofili Italiani da sempre hanno svolto un ruolo determinante per le attività dell’associazione. Molte di esse hanno una tradizione ultradecennale e hanno spesso affiancato progetti di ricerca istituzionale fornendo spunti, collaborazioni e dati. Il più delle volte dal loro operato sono emerse ottime pubblicazioni sia sulla rivista Astronomia dell’UAI che anche su riviste divulgative del settore, finanche trovando posto tra articoli prestigiosi su riviste referate del mondo astronomico professionale. Sono stati spesso gli astronomi professionisti a volerle coinvolgere nei loro progetti, rendendo parteci gli astrofili appassionati in lavori che altrimenti rimangono di appannaggio degli osservatori professionali. In questa sede verrà fatto un breve escursus sulla ricerca astronomica amatoriale delle Sezioni di Ricerca dell’UAI e sui progetti promossi ad ampio coinvolgimento degli astrofili, non ultimi una costellazione di meeting tematici che consente ogni anno alle sezioni UAI di venire a contatto con centinaia di astrofili ricercatori.

Ore 12:00 “L’Osservatorio G. Galilei di Libbiano” a cura di Alberto Villa (Presidente AAAV Associazione astrofili Alta Valdera e delegato per la Toscana AADA)

Realizzato dal Comune di Peccioli, l’Osservatorio “G. Galilei” di Libbiano è stato inaugurato dall’Astronoma Margherita Hack il 7 Ottobre 1997. La struttura – gestita dalla AAAV – viene rimodernata ed ampliata, prendendo il nome di Centro Astronomico di Libbiano quando nel 2006 i nuovi telescopi sono tenuti a battesimo dal Prof. Franco Pacini (Arcetri). L’intervento illustra in sintesi i vent’anni di storia della struttura, la strumentazione utilizzata a le sue attività, che spaziano dalla fotografia astronomica, alla ricerca di asteroidi e di pianeti extrasolari, alla spettrografia e all’astrofilatelia. Il tutto senza dimenticare lo spazio dedicato alle scuole e alla divulgazione. Verranno anche illustrati i viaggi in programma in occasione delle eclissi totali di sole del 2 luglio 2019 (Cile) e 14 Dicembre 2020 (Argentina).

Ore 14:30 “UAI: la divulgazione dell’astronomia” a cura di Giorgio Bianciardi (vicepresidente UAI)La Commissione Divulgazione UAI cura rubriche di informazione e approfondimento, soprattutto attraverso le proprie pagine web e social, che sono tra le più seguite, con centinaia di migliaia di contatti ogni anno, con picchi particolari in occasione degli eventi astronomici più seguiti e spettacolari (eclissi, transiti, ecc.). Il cielo del mese e le notizie da esso tratte e segnalate su facebook sono diventate un punto di riferimento per un pubblico sempre più vasto. Grazie ai contatti con la stampa, in particolare con l’agenzia ANSA, abbiamo l’opportunità di divulgare notizie a carattere astronomico su tutti i mezzi di informazione, enfatizzando il ruolo degli astrofili e riuscendo a raggiungere una platea molto ampia, a livello nazionale. La Commissione promuove e coordina eventi nazionali a cui aderiscono centinaia di associazioni e che coinvolgono un pubblico di centinaia di migliaia di persone.

Ore 15:30 “L’universo visto da Saint-­Barthélemy” a cura di Albino Carbognani (OAVdA)

L’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA) sorge dal 2003 a Lignan, frazione montana a oltre 1.600 metri di altitudine del Comune di Nus, nel vallone di Saint-­Barthélemy, in Valle d’Aosta. La ricerca scientifica originale, realizzata con continuità dal 2006, rappresenta l’attività più importante: i ricercatori in OAVdA hanno prodotto quasi 100 pubblicazioni scientifiche con peer review tra poster, atti di congresso in Italia e all’estero, articoli scientifici su riviste professionali internazionali, contributi per monografie sull’argomento. L’OAVdA risulta l’unico osservatorio astronomico regionale del nostro Paese i cui ricercatori sono associati all’INAF. Il patrimonio di conoscenze e competenze sviluppate nell’ambito della ricerca di base ha permesso al centro di impegnarsi, dal 2011 anche nel campo del trasferimento tecnologico, cioè nella traslazione di queste soluzioni dalla ricerca di base ad ambiti di potenziale interesse industriale e commerciale. L’OAVdA rappresenta quindi il principale centro del territorio valdostano per la ricerca di base, lo sviluppo delle relative tecnologie, la comunicazione al grande pubblico e alle scolaresche dell’astronomia e dell’astrofisica, a cominciare dalle nuove conoscenze generate proprio dalle attività in corso a Saint-­Barthélemy: un esempio di produzione e diffusione di cultura scientifica “a chilometro zero”.

Ore 16:30 “L’esperienza di RAMBO (Radar Astrofilo Meteorico Bolognese)” a cura di Lorenzo Barbieri (AAB Associazione Astrofili Bolognesi)

RAMBO (Radar Astrofilo Meteorico Bolognese) è un osservatorio dedicato alle meteore funzionante secondo la tecnica del meteor scatter. A differenza dei radar professionali, che beneficiano dell’uso di un trasmettitore e di più ricevitori, gli osservatori amatoriali utilizzano trasmettitori altrui. Analogamente ad altri, RAMBO utilizza un trasmettitore militare francese. A differenza di altre esperienze il nostro sistema è immune da interferenze e quindi da falsi positivi, misura il ritmo meteorico con campionamento a cinque minuti e misura un dato proporzionale alla massa del corpuscolo progenitore della meteora. La sensibilità dell’apparato permette di misurare meteore fino ad una magnitudine limite all’incirca intorno all’ottava. Il risultato è un’osservazione ininterrotta, notte e giorno, di un 80% di meteore sporadiche e di un 20% di meteore appartenenti a sciami: da quelli maggiori e più noti a quelli piccoli e piccolissimi.

Domenica 25 novembre

Apertura ore 10:00 Luigi Pizzimenti (Pres. ADAA) Alessandro Barazzetti (Segr. ADAA)

Saluti del Presidente e del Segretario, presentazione dell’Associazione e dei suoi progetti.

Ore 10:30 “Olimpiadi dell’Astronomia” a cura di Angelo Angeletti (direttore dell’Osservatorio Astronomico “Padre Francesco de Vico” di Serrapetrona e Consiglio Direttivo SAIt).

Le Olimpiadi Italiane di Astronomia sono una delle iniziative per le eccellenze promosse dal Ministero dell’Istruzione, della Università e della Ricerca (MIUR). Sono organizzate dalla Società Astronomia Italiana (SAIt) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Alle Olimpiadi Italiane di Astronomia partecipano gli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado e quelli nati negli anni 2002, 2003, 2004 e 2005 frequentanti le scuole secondarie di secondo grado. La partecipazione è personale e si svolge in tre fasi successive: Preselezione, Gara Interregionale e Finale Nazionale; alla fine vengono selezionati 5 studenti che partecipano alle Olimpiadi Internazionali di Astronomia (IAO). Le prove di selezione sono basate su quesiti e problemi di Astronomia, Astrofisica o Cosmologia elementare.

Ore 11:30 “Encelado: Terra per alieni” a cura di Silvia Gingillo (AAAV Associazione Astrofili Alta Valdera)

Siamo soli nell’universo? Una delle domande che l’uomo si pone da sempre. Con le ultime scoperte principalmente fatte dalla sonda Kepler nell’ambito degli esopianeti, la risposta a questa domanda è cambiata radicalmente. Se prima conoscevamo solamente il nostro Sistema Solare, adesso conosciamo migliaia di sistemi stellari e solo nelle nostre immediate vicinanze. Con un piccolo sforzo di immaginazione possiamo veramente comprendere il grande numero di pianeti che esistono là fuori. Rimane il fatto che, almeno nell’immediato futuro, resta impensabile un viaggio per raggiungere anche il più vicino di questi pianeti. Non resta quindi che fare pratica con quello che abbiamo nel nostro Sistema Solare e vedere che anche qui, dietro l’angolo di casa, ci sono cose eccezionali che meritano la nostra attenzione. Come su Encelado, piccolo satellite ghiacciato di Saturno, dove sono presenti fenomeni molto interessanti nell’ambito dell’Esobiologia. Durante l’intervento vedremo insieme le promettenti ipotesi che le ultime ricerche hanno portato alla luce.

Ore 12:30 “SPAZIO MAGAZINE” a cura di Biagio Cimini (giornalista, ADAA)

“Spazio” è il magazine italiano (organo dell’Associazione ADAA) dedicato in particolare alla scienza astronautica. È gestito dai soci ADAA, ma costituito da una redazione aperta al contributo di appassionati ed esperti di tutto il mondo. “Spazio” è nato quasi per caso, dalla condivisa necessità di voler approfondire progetti, missioni e curiosità di un mondo in continua evoluzione. La prima uscita, poco più di un anno fa, raccontava di un lancio spaziale visto dal vivo, a Baikonur. E da allora, la redazione non si è più fermata, viaggiando, informando e raccontando ai lettori ogni emozione vissuta dagli autori. Spazio Magazine è tutto qui: una rivista vera, in carta e inchiostro, proprio come quelle che tanti anni fa, ci raccontavano il piccolo passo del primo uomo sulla Luna.

Ore 13:10 Saluti Finali e chiusura del ciclo di conferenze

Leggi anche l’articolo dedicato su Coelum astronomia di novembre

ADAA Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica
info@adaa.it – www.adaa.it
Evento in collaborazione con EXPO Elettronica
Media Sponsor Coelum Astronomia


Alla ricerca di Vita extraterrestre! Come riconoscere i segnali di vita sugli #esopianeti? E in quali condizioni possiamo aspettarci di trovarla? 
Di questo ma non solo nel nuvo numero di…

Coelum Astronomia di Novembre 
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

Per alcune città è iniziata la lunga notte polare, durerà 65 giorni.

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

A causa dell’inclinazione dell’asse terrestre che regola l’esposizione della faccia della terra alla radiazione luminosa, al di sopra del circolo polare artico nel nord emisfero, il sole a seconda della latitudine, ad un certo punto del periodo invernale finisce sotto l’orizzonte e non ricompare più fino alla fine dell’inverno.
Ci sono molte città costrette a vivere periodi di buio più o meno prolungati a causa di questo fenomeno, alcune anche di grandi dimensioni.
Vediamo le principali.
Sicuramente per durata della notte polare, si distinguono Utqiacvik in Alaska e Hammerfest in Norvegia entrambe a circa 71° di latitudine Nord.
Per le due città rispettivamente di 4400 e 10200 abitanti il buio è cominciato ufficialmente il 23 Novembre 2018 e durerà per più di due mesi, esattamente 65 giorni.
Il sole rifarà capolino da dietro l’orizzonte soltanto il 19 Gennaio del 2019.
Tra pochi giorni, esattamente il 28 Novembre toccherà anche alla grande città di Tromso di 71mila abitanti, sempre in Norvegia che si trova leggermente più a sud 69° e 40′ di latitudine nord.
Qui la notte polare dura meno delle altre due città, solo 55 giorni, il sole riapparirà infatti il 14 Gennaio 2019 con 5 giorni di anticipo rispetto a Hammerfest e Utqiacvik.
 Ancora meno durevole il buio artico nella grande città di Murmansk in Russia, circa 300mila abitanti.
Qui la luce del sole scomparirà definitivamente il 2 Dicembre 2018 per ricomparire del tutto il 10 Gennaio 2019 dopo 49 giorni di buio.

Fonte 3BMeteo

Scoperto pianeta abitabile a ”solo” 14 anni luce, si chiama Wolf 1061C

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Scoperto un nuovo pianeta abitabile come la nostra Terra.
Dal nome Wolf 1061C si trova a solo 14 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Ofiuco, e secondo i ricercatori dell’università del Nuovo Galles del Sud, presenterebbe una struttura perlopiù rocciosa con una zona, denominata Riccioli d’Oro, in cui potrebbe esserci presenza di acqua liquida.
Questo potrebbe essere quindi sinonimo di possibile forme di vita extraterrestre.
Il gemello della Terra è 4 volte più grande del nostro pianeta e soprattutto si trova ad una distanza davvero piccola.
 Fa parte di un sistema planetario di tipo roccioso che comprende altri due oggetti, ma sarebbe l’unico a trovarsi nella zona di Goldilocks: orbita intorno alla stella madre, la nana rossa Wolf 1061, ad una distanza dove l’acqua liquida può esistere sulla sua superficie.
 “Il nostro team ha sviluppato una nuova tecnica che migliora l’analisi dei dati provenienti da questo preciso strumento appositamente costruito – ha detto Chris Tinney a capo del dipartimento di Exoplanetary Science all’ University of New South Wales –  abbiamo studiato per più di un decennio Wolf 1061 e questi tre pianeti si uniscono al piccolo ma sempre più nutrito gruppo di possibili pianeti rocciosi abitabili che orbitano attorno a stelle più fredde del Sole”.
 Di sicuro verrà studiato più nel dettaglio nei prossimi mesi e vedremo quali sorprese ci riserverà.

Fonte 3BMeteo