Piero Benvenuti è stato nominato commissario dell’Agenzia spaziale italiana

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

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19 novembre 2018

Piero Benvenuti è stato nominato commissario dell’Agenzia spaziale italiana

L’ex segretario generale e attuale consigliere del comitato esecutivo della IAU, Piero Benvenuti, è stato nominato commissario dell’Agenzia spaziale italiana dal ministro italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Piero Benvenuti, il primo astronomo italiano a ricoprire la carica di Segretario Generale del Comitato Esecutivo della IAU (2015-2018) ha accettato la sua nomina a Commissario dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) dopo che Roberto Battiston, ex Presidente dell’ASI, era stato rimosso dalla sua posizione dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Nella sua eccezionale carriera, Benvenuti ha lavorato come Project Scientist presso lo European Coordinating Facility dello Space Telescope e per l’International Ultraviolet Explorer dell’Agenzia spaziale europea, oltre che ricoperto incarichi di direttore del Centro per gli studi e le attività spaziali “G. Colombo “e professore ordinario di astrofisica delle alte energie all’Università di Padova, dove ora è professore emerito. È stato anche presidente dell’Istituto nazionale per l’astrofisica e vice-commissario dell’ASI.

Dopo la fine del suo mandato come Segretario Generale IAU nel 2018, Benvenuti ha continuato il suo contributo alla comunità astronomica internazionale attraverso le sue posizioni come Consigliere del Comitato Esecutivo della IAU e rappresentante della IAU a UNCOPUOS.

Maggiori informazioni
L’IAU è l’organizzazione astronomica internazionale che riunisce oltre 13 500 astronomi professionisti provenienti da oltre 100 paesi in tutto il mondo. La sua missione è promuovere e salvaguardare l’astronomia in tutti i suoi aspetti, compresa la ricerca, la comunicazione, l’educazione e lo sviluppo, attraverso la cooperazione internazionale. L’IAU funge anche da autorità riconosciuta a livello internazionale per l’assegnazione delle designazioni ai corpi celesti e alle caratteristiche di superficie su di essi. Fondata nel 1919, l’IAU è il corpo professionale più grande del mondo per gli astronomi.

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Tel: +39 3280117563
E-mail: piero.benvenuti@unipd.it

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Tel: +49 89 320 06 761
Cell: +49 173 38 72 621
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L’astronoma Teresa Lago, il professor Filipe Resurreição e il presentatore radiofonico Edgar Canelas sono i vincitori dei premi Ciência Viva Montepio 2018.

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

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Teresa Lago12 novembre 2018


L’astronoma Teresa Lago è il vincitore del Grand Prix Montepio del 2018 Ciência Viva
Teresa Lago, Segretario Generale della IAU, ha ricevuto il Gran Premio 2014 Ciência Viva Montepio per il suo contributo alla promozione della scienza.

Il Gran Premio Ciência Viva Montepio distingue Teresa Lago per il suo eccezionale lavoro nel promuovere la cultura scientifica come professore, ricercatore, autore e divulgatore nel campo dell’astronomia. Dopo aver conseguito il dottorato in astrofisica presso l’Università del Sussex, è stata la fondatrice del Centro di Astrofisica dell’Università di Porto e ha creato il primo grado in astronomia in Portogallo. Attualmente è Segretaria Generale dell’Unione Internazionale Astronomica.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 24 novembre 2018, Giornata nazionale della cultura scientifica, alle 15:00 WET, nell’Anfiteatro del Museo della Scienza dell’Università di Coimbra.

Questa iniziativa fa parte della Settimana della scienza e della tecnologia e sarà presenziata dal ministro portoghese della Scienza, della tecnologia e dell’istruzione superiore, Manuel Heitor.

I premi Ciência Viva Montepio vengono assegnati ogni anno da Ciência Viva e Montepio e celebrano personalità e istituzioni che si distinguono per il loro eccezionale merito nel promuovere la cultura scientifica in Portogallo. I vincitori sono stati selezionati dai rappresentanti degli istituti di ricerca scientifica che compongono l’Agenzia Ciência Viva.

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L’IAU è l’organizzazione astronomica internazionale che riunisce oltre 13 500 astronomi professionisti provenienti da oltre 100 paesi in tutto il mondo. La sua missione è promuovere e salvaguardare l’astronomia in tutti i suoi aspetti, compresa la ricerca, la comunicazione, l’educazione e lo sviluppo, attraverso la cooperazione internazionale. L’IAU funge anche da autorità riconosciuta a livello internazionale per l’assegnazione delle designazioni ai corpi celesti e alle caratteristiche di superficie su di essi. Fondata nel 1919, l’IAU è il corpo professionale più grande del mondo per gli astronomi.

Le istituzioni associate di Ciência Viva sono:

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surriscaldamento: l’allarme dei climatologi internazionali

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Città del Vaticano/Vatican City, Cristianesimo/Christianity, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Papa Francesco/Pope Francis, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

nov 2018

Parlano di noiScienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente
Rai3 – Tg3 – Cambiamenti climatici, salute e futuro dell’umanità: i più importanti climatologi internazionali riuniti in Vaticano lanciano l’allarme sulle conseguenze della surriscaldamento. Intervista a: Fausto Guzzetti, direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, a Massimo Inguscio, presidente del Cnr e a Steven Chu della Stanford University.

Conferenza internazionale Pas-Cnr sui Cambiamenti climatici, salute del pianeta e futuro dell’umanità

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Città del Vaticano/Vatican City, Cristianesimo/Christianity, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Papa Francesco/Pope Francis, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life
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INTERVENTO DEL PRESIDENTE

16/11/2018

Il presidente del Cnr Massimo Inguscio
Il presidente del Cnr Massimo Inguscio

La Pontificia accademia delle scienze (Pas), in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha organizzato presso la propria sede in Vaticano il 15 novembre 2018 – con ambasciatori, scienziati di fama mondiale, presidenti di accademie, enti di ricerca, università, giornalisti, studenti – una conferenza internazionale, prima nel suo genere, ispirata dalle idee e parole dell’enciclica ‘Laudato Sì’ di Papa Francesco, su cambiamenti climatici, salute del pianeta e futuro dell’umanità con risultati scientifici, buone pratiche e scenari futuri in preparazione di COP24 che si terrà a Katowice in Polonia dal 3 al 14 dicembre 2018.

COP24, ovvero la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, è l’evento internazionale più rilevante dell’anno, partecipato da oltre 60 presidenti, capi di stato, leader mondiali, scienziati, rappresentanti della politica e della società civile. Il 2018 sarà ricordato come un anno importante per la diplomazia climatica internazionale man mano che le varie Nazioni cominciano ad avanzare nell’applicazione degli Accordi di Parigi 2015. Di fatto, nel 2018, l’ONU auspica si raggiungano una serie di risultati chiave. Tra queste pietre miliari è necessario completare le linee direttive per far sì che l’Accordo di Parigi sia completamente operativo, così come è necessario fare un bilancio sui risultati che le Nazioni stanno raggiungendo in maniera collettiva per rispettare gli obiettivi di Parigi e aumentare il livello di azione per gli anni futuri. Viene stimato da autorevoli centri studi internazionali che gli impegni assunti finora coprono soltanto un terzo di ciò che è necessario per mantenere la crescita della temperatura media globale ad un massimo di due gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali.

L’evento, ospitato presso la Casina Pio IV, sede della Pontificia Accademia delle Scienze della Città del Vaticano, è stato organizzato in cinque sessioni: ‘Nuove prospettive di ricerca sul cambiamento climatico mondiale’, ‘Cambiamento climatico e azioni nelle diverse regioni’, ‘Cambiamento climatico, popolazione e risorse’, ‘Orientamenti politici in previsione di Cop24 – Katowice – dicembre 2018’, “Dichiarazioni e commenti finali”.

I temi sono stati approfonditi alla presenza di un ampio parterre di relatori internazionali di fama mondiale. Per il Cnr sono intervenuti il presidente Massimo Inguscio, professore di fisica quantistica di fama mondiale -tra gli ideatori e ispiratori della conferenza internazionale assieme al vescovo Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della PAS-, il direttore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari Francesco Loreto e il direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica Fausto Guzzetti. Tra gli altri speakers Vanderlei S. Bagnato (Ifsc- Università di San Paolo e membro della PAS), Steven Chu (premio Nobel per la fisica 1997, professore alla Stanford University, già Secretary of energy con il presidente USA Obama), Mohamed H.A. Hassan (presidente della National Academy of Sciences del Sudan, chairman del Governing Coucil of the United Nations Technology Bank for the least developed countries), Zbigniew W. Kundzewicz (Polish Academy of Sciences, Dooge Medal of IAHS UNESCO WMO International Hydrology Prize), Hoesung Lee (Chair dell’International Panel on Climate Change – Ipcc), Costas N. Papanicolas (presidente del Cyprus Institute), Angelo Riccaboni (professore di economia e già rettore dell’Università di Siena, chair della Fondazione PRIMA e di United Nations SDSN for the Mediterran Area), Pawel M. Rowinski (vice presidente della Polish Academy of Sciences e professore in scienza della terra, co-fondatore di GeoPlanet), Jeffrey D. Sachs (professore di economia di fama mondiale e direttore dipartimento Center sustainable development of Columbia University and of United Nations SDSN e advisor degli ultimi 3 segretari generali dell’ONU), Marcelo Sánchez Sorondo (nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II, Cancelliere dell’Accademia Pontificia delle Scienze, professore di filosofia), Hans Joachim Schellnhuber (fondatore e direttore emerito del Potsdam Institute for Climate Impact Research – Pik, professore di fisica, per molti anni membro dell’IPCC delle Nazioni Unite), Riccardo Valentini (fisico, tra i negoziatori del Kyoto Protocol e del UNFCCC, fa parte degli scienziati del Russian State Agriculture University of Moscow Group), Peter Wadhams (professore emerito dell’Ocean Physics University of Cambridge, già direttore dello Scott Polar Research Institute in Cambridge, ha diretto un gruppo di ricerca sulla fisica dei ghiacci marini e sul cambiamento climatico con 54 spedizioni al Polo Nord, Antartide e altre aree ghiacciate), Roberto Williams (ricercatore del Conicet, National Research Council of Argentina, presidente della  National academy of exact physical and natural science of Argentina ANCEFN, ha ricevuto il premio presidenziale per meriti scientifici).

Hanno partecipato ai lavori il Ministro Fabrizio Nicoletti (MAECI), diversi ambasciatori presso la Santa Sede tra cui Pietro Sebastiani per l’Italia, Rogelio Pfirter per l’Argentina, ambasciatori e rappresentanti delle ambasciate di USA, Filippine, Guatemala, Perù, Portogallo, Santo Domingo, il professor Giuseppe Valditara (capo dipartimento del MIUR) e in mattinata un gruppo di studenti del College of Saint Benedict and Saint John’s University accompagnati dal professor Henry Jacubowski. Vari i giornalisti presenti in rappresentanza delle principali testate italiane e straniere accreditati presso la Sala Stampa Vaticana e la Stampa Estera di Roma, tra cui Massimo Milone, direttore di Rai Vaticano, Giuseppe Beccaria, capo redattore de La Stampa, Arianna Voto di Radio Rai GR1, Luciana Parisi di Rai TG3, Riccardo Cascioli de Il Giornale, Francesco Peloso di Vatican Insider, Chiara Pugliesi di SKY tg24, Elise Ann Harris per Crux, Roland Albert Juchem di CIC.A valle dell’incontro, è stato rilasciato il Final Statement of the 2018 PAS Plenary Session documento che evidenzia il ruolo chiave della scienza nella società, e individua azioni e opportunità per fronteggiare i rischi derivanti dall’emergenza ambientale: il presidente Massimo Inguscio è tra i 28 scienziati del mondo firmatari del documento.

Per informazioni:
Presidenza Cnr
presidenza@cnr.it

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Hubble scopre migliaia di ammassi globulari di stelle sparsi tra le galassie

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life
Hubble scopre migliaia di ammassi globulari di stelle sparsi tra le galassie
DATA DI RILASCIO: 29 NOVEMBRE 2018 10:00 (EST)

L’indagine consentirà la mappatura della materia oscura nell’enorme ammasso di galassie

I cluster di stelle globulari sono i bersagli preferiti per gli osservatori del cielo dilettanti. Ad occhio nudo appaiono come stelle dall’aspetto sfocato. Attraverso un piccolo telescopio si risolvono in scintillanti isole a forma di palla di neve di innumerevoli stelle ammassate insieme. Circa 150 globuli stellari globulari orbitano intorno alla nostra Via Lattea, come api che ronzano intorno a un alveare. Sono le prime famiglie della nostra galassia, contenenti le stelle più antiche conosciute dell’universo.

Hubble è così potente da poter vedere ammassi globulari stellari a 300 milioni di anni luce di distanza. E molti di loro. Sbirciando nel cuore del gigantesco gruppo di galassie di Coma, Hubble catturò 22.426 ammassi globulari stellari. L’indagine ha trovato i cluster globulari sparsi nello spazio tra le 1.000 galassie all’interno del cluster di Coma. Sono rimasti orfani dalla loro galassia di origine a causa della galassia vicino alle collisioni all’interno del cluster di galassie ingolfato. Poiché sono così numerosi nel cluster di Coma, sono eccellenti traccianti dell’intero campo gravitazionale che impedisce alle galassie di lanciarsi nello spazio. La gravità è un tracciante della distribuzione della materia oscura.ID rilascio: STScI-2018-44
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Hubble scopre migliaia di ammassi globulari di stelle sparsi tra le galassie

Coma Cluster Full Mosaic

tag Cluster di galassie , ammassi globulari , telescopio Hubble , osservazioni

La storia completa Data di rilascio: 29 novembre 2018

Numero di comunicato stampa: STScI-2018-44

Guardando oltre 300 milioni di anni luce in una mostruosa città di galassie, gli astronomi hanno usato il telescopio spaziale Hubble della NASA per fare un censimento completo di alcuni dei suoi membri più minuscoli: ben 22.426 ammassi globulari di stelle trovati fino ad oggi.

L’ indagine , pubblicata sul the Astro Physical Journal del 9 novembre 2018, consentirà agli astronomi di utilizzare il campo di ammassi globulari per mappare la distribuzione di materia e materia oscura nel cluster di galassie di Coma, che contiene oltre 1.000 galassie che sono imballate insieme.

Poiché gli ammassi globulari sono molto più piccoli di intere galassie – e molto più abbondanti – sono un tracciante molto migliore di come il tessuto dello spazio sia distorto dalla gravità del gruppo di Coma. In effetti, l’ammasso di Coma è uno dei primi posti in cui le anomalie gravitazionali osservate erano considerate indicative di molta massa invisibile nell’universo – in seguito chiamata “materia oscura”.

Tra i primi homesteader dell’universo, i cluster di stelle globulari sono isole a forma di globo di neve di diverse centinaia di migliaia di stelle antiche. Sono parte integrante della nascita e della crescita di una galassia. Circa 150 ammassi globulari circondano la nostra galassia della Via Lattea e, poiché contengono le stelle più antiche conosciute nell’universo, erano presenti nei primi anni formativi della nostra galassia.

Alcuni dei grappoli globulari della Via Lattea sono visibili ad occhio nudo come “stelle” dall’aspetto sfocato. Ma alla distanza del cluster di Coma, i suoi globulari appaiono come punti luce anche alla visione super nitida di Hubble. L’indagine ha trovato gli ammassi globulari sparsi nello spazio tra le galassie. Sono rimasti orfani dalla loro galassia di origine a causa della galassia in prossimità delle collisioni all’interno del cluster intasato dal traffico. Hubble ha rivelato che alcuni ammassi globulari si allineano lungo schemi simili a ponti. Questa è una prova rivelatrice delle interazioni tra le galassie in cui gravitano l’un l’altro come tirando il taffy.

L’astronomo Juan Madrid dell’Australian Telescope National Facility a Sydney, in Australia, ha inizialmente pensato alla distribuzione di ammassi globulari in Coma quando stava esaminando le immagini di Hubble che mostrano i grappoli globulari che si estendono fino al limite di ogni data foto di galassie nel Coma grappolo.

Non vedeva l’ora di ulteriori dati da uno dei sondaggi legacy di Hubble che era stato progettato per ottenere i dati dell’intero cluster Coma, chiamato Coma Cluster Treasury Survey. Tuttavia, a metà del programma, nel 2006, la potente Advanced Camera for Surveys (ACS) di Hubble ha avuto un guasto elettronico. (L’ACS fu successivamente riparato dagli astronauti durante una missione di manutenzione di Hubble del 2009).

Per colmare le lacune del sondaggio, Madrid e il suo team hanno tirato faticosamente numerose immagini Hubble del cluster di galassie prese da diversi programmi di osservazione di Hubble. Questi sono archiviati nell’archivio Mikulski per telescopi spaziali dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, nel Maryland. Ha assemblato un mosaico della regione centrale del cluster, lavorando con gli studenti del programma di ricerca per studenti universitari della National Science Foundation. “Questo programma offre l’opportunità agli studenti iscritti nelle università con poca o nessuna astronomia di acquisire esperienza nel settore”, ha detto Madrid.

Il team ha sviluppato algoritmi per setacciare le immagini del mosaico di Coma che contengono almeno 100.000 fonti potenziali. Il programma utilizzava il colore dei grappoli globulari (dominato dal bagliore delle stelle rosse invecchiate) e la forma sferica per eliminare oggetti estranei – per lo più galassie di sfondo non associate al cluster di Coma.

Anche se Hubble ha rivelatori superbi con una sensibilità e una risoluzione senza pari, il loro principale svantaggio è che hanno campi visivi minuscoli. “Uno degli aspetti interessanti della nostra ricerca è che mette in mostra la straordinaria scienza che sarà possibile con il Wide Field Infrared Survey Telescope (WFIRST) della NASA che avrà un campo di visione molto più ampio di quello di Hubble”, ha affermato Madrid. “Saremo in grado di immaginare interi gruppi di galassie contemporaneamente.”

Hubble Space Telescope è un progetto di cooperazione internazionale tra la NASA e l’ESA (European Space Agency). Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, gestisce il telescopio. Lo Space Telescope Science Institute (STScI) di Baltimora, nel Maryland, conduce operazioni scientifiche di Hubble. STScI è gestito dalla NASA dall’Associazione delle università per la ricerca in astronomia, a Washington, DCTitoli di coda

Immagine: NASA , ESA , J. Mack ( STScI ) e J. Madrid (Australian National Telescope Facility)

Scienza: NASA , ESA e J. Madrid (Australian National Telescope Facility)Link correlatiQuesto sito non è responsabile per il contenuto trovato su link esterni

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InSight è su Marte

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Certo non è una notizia nuova, non è una notizia freschissima, perché risale ormai a qualche giorno fa. La sonda Insight, acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport (ma come le studiano, verrebbe da chiederci) è infatti “atterrata” su Marte il 26 novembre, ormai quattro giorni fa.

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Ma a noi piace parlarne con la calma e la ponderatezza che si guadagna solo facendo riposare la notizia, facendo sedimentare l’evento. D’altronde, ormai questo sito non ha pretese di stare sulla frontiera delle cose (magari prima per un po’ ci abbiamo provato, perché sostanzialmente mancavano riferimenti autorevoli nel panorama italiano dell’informazione), ma di portare quel granello di riflessione – quando riesce – per il quale l’evento di cui si parla, la notizia che si tratta, acquista uno spessore, riceve una luce più familiare, dove forse meglio si comprende la sua rilevanza umana.

Una delle prime immagini acquisite da InSight è un selfie, che si è concessa una volta preso casa sul suolo marziano (Crediti: NASA).

Dunque la sonda della NASA ha affrontato un viaggio di diversi mesi per arrivare nei pressi del pianeta rosso, dove poi ha compiuto con successo la procedura di atterraggio. Lo scopo scientifico è quello di condurre uno studio approfondito sulla struttura interna di Marte; rilevante è la presenza di un sensore termico che verrà posto dalla sonda ad una profondità di ben cinque metri sotto la superficie del pianeta. InSight è in assoluto la prima sonda ad andare a vedere cosa accade “sotto il tappeto”, ad investigare davvero sotto lo strato sottile della superficie marziana.

Ma quello che vorremmo accennare qui è l’aspetto più social che queste missino moderne sempre più vanno ad assumere. Non è una impresa di pochi, per pochi. Tanto per cominciare, su InSight c’è un microchip con i nomi di più di due milioni di persone di appassionati: la NASA ha chiesto al pubblico una sorta di partecipazione, e la risposta è stata forte e chiara

Perché, in barba al pensiero neocinico, che purtroppo affligge questa epoca, la gente non pensa solo a rinchiudersi nel proprio orticello. La gente ha bisogno di sognare, e sognare in grande. Ed anche, appoggiarsi a quel sogno condiviso, a quel sogno possibile, che prende le vesti dell’impresa scientifica. Portare un nome su Marte non è appena un giochino come ci verrebbe forse da pensare; è dire io ci sono, nell’impresa. Io contribuisco, non solo passivamente finanziando comunque l’impresa scientifica pubblica, ma interessandomi e lasciando il segno di questo interesse, appena ciò diviene possibile.

When I was Landing in my Hometown #Mars #nasa #nasainsight #nasainsightmission #stars #planets #planet #planetmars #science #technology #invention #insight #surface #dream #photography #universe #comets #asteroids #sun #moon #light #travel #speed #space #spacex #elonmusk #MarsLanding

A post shared by NASAInSight (@nasainsightmission) on Nov 26, 2018 at 8:39pm PST

Non bisogna essere acuti psicologi o affermati sociologi per capire che l’impresa spaziale – e segnatamente l’esplorazione del Sistema Solare – assume ora il ruolo che un tempo aveva la navigazione dei mari, le partenze verso terre sconosciute. C’è un senso di avventura, di mistero e (anche) di rischio, che contribuisce a rendere attraente questa avventura, anche per il grande pubblico. Più profondamente, c’è la voglia di ritornare a raccontare questo Universo, ad avvertire gli echi familiari di una narrazione cosmica, che nelle epoche remote peraltro non è mai mancata.

Lo sappiamo. Ci sarà sempre qualche intellettuale che dai giornali ci avvisa che abbiamo ben altro di cui occuparci. Ci sarà, certo: e sarà autorevolmente smentito dall’allegria di queste persone che esultano (vedete bene il video), persone che non sono solo scienziati ma persone “normali” davanti ad un maxischermo, per un traguardo che è – senza alcuna retorica – il segno e simbolo della voglia umana di comprendere il mondo e di traversarlo recuperando quel senso di avventura, che ormai (nell’attesa di un pieno recupero a tutto campo) è appannaggio quasi solo della scienza. 

Ricaricate il video, ora. Guardate bene in faccia questi “compassati” tecnici e scienziati NASA. Guardate come esultano quando la sonda dice loro che è arrivata, e che va tutto bene. Guardate la tensione umanissima sui loro volti prima e l’entusiasmo – altrettanto umanissimo – sui loro volto, dopo. E ammirate l’esultanza della gente “comune” davanti ad uno schermo, per qualcosa che – secondo alcuni illuminati soloni – non dovrebbe interessar loro affatto.

Guardate e riflettete.

E non venite più a dirci che la scienza è noiosa, è inutile. Che non sia così, ce lo dimostrano mille e mille circostanze. Non ultima, quella di un “freddo” agglomerato di metallo e tecnologia, che ha appena iniziato una nuova avventura, su un pianeta a decine di milioni di chilometri da noi. 

E che vuole che noi questa avventura la pensiamo, la seguiamo. La viviamo, come fosse nostra, quasi fosse nostra. Perché forse è davvero nostra, forse è proprio totalmente nostra. Sì, non può essere che tutta nostra, come la nostra voglia di alzare lo sguardo al cielo e di capire. E di stupirci. 

PUBBLICATO DA

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro.

http://www.marcocastellani.me

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Scritto il 30 novembre 2018 Autore Marco Castellani Categorie NASApianetiSistema solare