Voyager 2 è arrivato nello spazio interstellare

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11 dicembre 2018

Voyager 2 è arrivato nello spazio interstellare
(Credit: JPL/NASA) 

I dati degli strumenti della sonda della NASA, lanciata nel 1977, non lasciano dubbi, ha lasciato l’eliosfera, la bolla di particelle e campi magnetici prodotti dal Sole, e si è inoltrata nello spazio interstellare. I ricercatori sperano di ottenere preziose informazioni sull’interazione dell’eliosfera con i gas presenti nello spazio(red)«

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Abituati come siamo ai film di fantascienza, viaggiare nello spazio interstellare non sembra essere un grande risultato. Eppure è solo la seconda volta che una macchina prodotta dagli esseri umani raggiunge questa regione dello spazio profondo. A varcare la fatidica soglia del bordo esterno dell’eliosfera, la bolla protettiva di particelle e campi magnetici creata dal Sole, è stata la sonda Voyager 2 della NASA lo scorso 5 novembre. Ne ha dato ora notizia l’agenzia spaziale statunitense, dopo un’attenta analisi dei dati inviati a Terra.

La missione ha tutte le caratteristiche di una vera esplorazione di un territorio sconosciuto. Voyager 1 – sonda gemella di Voyager 2 lanciata nel 1977, a distanza di 16 giorni – era già riuscita a raggiungere il mezzo interstellare nel 2012, ma il suo Plasma Science Experiment (PLS), lo strumento che avrebbe dovuto dare la conferma dell’uscita dall’eliosfera, ha smesso di funzionare già da molti anni. Per questo, è in grado di fornire dati solo parziali su ciò che incontra nel suo viaggio.

Voyager 2 è arrivato nello spazio interstellare
Illustrazione della sonda Voyager 2 che lascia l’eliosfera. (Credit: JPL/NASA)

Su Voyager 2 invece tutto sembra funzionare a dovere. Il PLS rileva velocità, densità, temperatura, pressione e flusso del vento solare. Questo flusso ha avuto un brusco calo proprio intorno allo scorso 5 novembre: è il segnale che la sonda ha lasciato l’eliosfera. La conferma è poi giunta da tre strumenti diversi, tra loro indipendenti.

Voyager 2 si trova attualmente a circa 18 miliardi di chilometri dalla Terra, e quindi i segnali che trasmette, che viaggiano alla velocità della luce, arrivano sul nostro pianeta circa 16,5 ore dopo l’invio (per confronto, la luce solare arriva sulla Terra circa otto minuti dopo che è stata emessa).

“Lavorare su Voyager mi fa sentire un esploratore, perché tutto quello che stiamo vedendo è nuovo”, ha spiegato John Richardson, principal investigator dello strumento PLS. “Anche se Voyager 1 ha attraversato l’eliopausa nel 2012, lo ha fatto in un altro luogo e in un momento diverso, e senza i dati PLS. Quindi stiamo ancora vedendo cose che nessuno ha mai visto prima”.

Il progetto dei ricercatori della NASA è arrivare a una descrizione minuziosa, grazie a diverse missioni di osservazione, della fisica dell’interazione dell’eliosfera con il costante vento interstellare. Quest’ultimo è una sorta di vento apparente, dovuto al fatto che il nostro sistema solare si muove, con tutti i suoi pianeti, all’interno della galassia. E in questo movimento attraversa masse di gas neutro, che penetra nell’eliosfera, generando un’interazione seguita a distanza dagli strumenti del satellite Interstellar Boundary Explorer (IBEX) della NASA. Per il 2024 la NASA sta anche preparando un’ulteriore missione: l’Interstellar Mapping and Acceleration Probe (IMAP).

“Le Voyager occupano un posto molto speciale per noi eliofisici”, ha concluso Nicola Fox, direttore della Heliophysics Division della NASA. “I nostri studi partono dal Sole e si estendono a tutto ciò che tocca il vento solare. Avere le Voyager che inviano informazioni sul bordo dell’influenza del Sole ci permette di dare uno sguardo senza precedenti su un territorio veramente inesplorato”.

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