​Il direttore della Specola Vaticana sulla fotografia divulgata dall’Event Horizon Telescope consortium

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio del Sud Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo del Sud (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

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È possibile trovare Dio
in un buco nero?

· ​Il direttore della Specola Vaticana sulla fotografia divulgata dall’Event Horizon Telescope consortium ·

12 aprile 2019

È possibile trovare Dio in un buco nero? Grazie all’immagine prodotta e divulgata in questi giorni dall’Event Horizon Telescope consortium, per la prima volta si dispone della prova diretta che un buco nero è qualcosa di più di un concetto teorico. È una “cosa”. Così, se sant’Ignazio di Loyola aveva ragione nell’invitarci a «trovare Dio in tutte le cose», il buco nero ha ora certamente i giusti requisiti per far parte di quella lista. Nel commentare l’impresa compiuta dalla rete globale di antenne radio dell’Event Horizon Telescope — che ha prodotto la prima immagine dettagliata di un buco nero, quella al centro della galassia m87 a cinquantacinque milioni di anni luce dalla Terra — il gesuita Guy Consolmagno, direttore della Specola Vaticana — in un articolo, del 10 aprile, pubblicato sulla rivista dei gesuiti America — sottolinea come un’analogia ancor più affascinante può essere riconosciuta nel definire il buco nero il «perfetto esempio» di qualcosa in cui noi crediamo anche se non possiamo vederlo o toccarlo. La stessa immagine rilasciata dall’Event Horizon Telescope, per quanto dettagliata, non mostra comunque il buco nero in sé. Ciò che viene offerto all’occhio dello spettatore è l’ombra del buco nero. Guy Consolmagno auspica che a questa prima foto ne seguano, in futuro, numerose altre, così da poter avere cognizioni sempre più approfondite del cosmo, delle sue dinamiche, delle sue variabili e dei suoi misteri. Nell’articolo Consolmagno fa quindi riferimento ad Albert Einstein: la “cosa” la cui ombra abbiamo ora potuto contemplare perfettamente si accorda con quanto sostenuto, nel 1915, nella teoria della relatività. Numerosi teorici — rileva il direttore della Specola Vaticana — hanno tentato di fare meglio di Einstein formulando «idee esotiche», ma finora nessuno di loro è riuscito a spiegare meglio di Einstein il funzionamento dell’universo. In realtà il fisico tedesco, per sua stessa ammissione, non nutriva una passione particolare per i buchi neri (i quali non si chiamavano nemmeno così quando era in vita). Tale nome fu coniato, alla fine degli anni Sessanta, dal fisico statunitense John Archibald Wheeler. La preoccupazione di Einstein, infatti, consisteva nel trovare una teoria che spiegasse l’universo meglio di quella della gravitazione newtoniana. Consolmagno osserva poi che ulteriori studi e osservazioni fanno sperare in nuovi progressi: nel senso che non solo saremo presto in grado di dire che un buco nero esiste, ma avremo anche la capacità di descriverne le caratteristiche e le qualità peculiari. Al momento si può affermare che il buco nero non è un misterioso punto della massa, ma una cosa dotata di struttura dalla quale ora possiamo cominciare a trarre importanti deduzioni. E al di là di quelle che saranno le scoperte future, per ora è già abbastanza il poter provare meraviglia nel contemplare quell’ombra incastonata in un anello di fuoco. 

di Gabriele Nicolò

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È possibile trovare Dio in un buco nero?

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio del Sud Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo del Sud (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

APPROFONDIMENTI

L’Osservatore Romano | Apr 13, 2019

Il direttore della Specola Vaticana sulla fotografia divulgata dall’Event Horizon Telescope consortium

di Gabriele Nicolò

È possibile trovare Dio in un buco nero? Grazie all’immagine prodotta e divulgata in questi giorni dall’Event Horizon Telescope consortium, per la prima volta si dispone della prova diretta che un buco nero è qualcosa di più di un concetto teorico. È una “cosa”. Così, se sant’Ignazio di Loyola aveva ragione nell’invitarci a «trovare Dio in tutte le cose», il buco nero ha ora certamente i giusti requisiti per far parte di quella lista. Nel commentare l’impresa compiuta dalla rete globale di antenne radio dell’Event Horizon Telescope — che ha prodotto la prima immagine dettagliata di un buco nero, quella al centro della galassia m87 a cinquantacinque milioni di anni luce dalla Terra — il gesuita Guy Consolmagno, direttore della Specola Vaticana — in un articolo, del 10 aprile, pubblicato sulla rivista dei gesuiti America — sottolinea come un’analogia ancor più affascinante può essere riconosciuta nel definire il buco nero il «perfetto esempio» di qualcosa in cui noi crediamo anche se non possiamo vederlo o toccarlo. La stessa immagine rilasciata dall’Event Horizon Telescope, per quanto dettagliata, non mostra comunque il buco nero in sé. Ciò che viene offerto all’occhio dello spettatore è l’ombra del buco nero. Guy Consolmagno auspica che a questa prima foto ne seguano, in futuro, numerose altre, così da poter avere cognizioni sempre più approfondite del cosmo, delle sue dinamiche, delle sue variabili e dei suoi misteri. Nell’articolo Consolmagno fa quindi riferimento ad Albert Einstein: la “cosa” la cui ombra abbiamo ora potuto contemplare perfettamente si accorda con quanto sostenuto, nel 1915, nella teoria della relatività. Numerosi teorici — rileva il direttore della Specola Vaticana — hanno tentato di fare meglio di Einstein formulando «idee esotiche», ma finora nessuno di loro è riuscito a spiegare meglio di Einstein il funzionamento dell’universo. In realtà il fisico tedesco, per sua stessa ammissione, non nutriva una passione particolare per i buchi neri (i quali non si chiamavano nemmeno così quando era in vita). Tale nome fu coniato, alla fine degli anni Sessanta, dal fisico statunitense John Archibald Wheeler. La preoccupazione di Einstein, infatti, consisteva nel trovare una teoria che spiegasse l’universo meglio di quella della gravitazione newtoniana. Consolmagno osserva poi che ulteriori studi e osservazioni fanno sperare in nuovi progressi: nel senso che non solo saremo presto in grado di dire che un buco nero esiste, ma avremo anche la capacità di descriverne le caratteristiche e le qualità peculiari. Al momento si può affermare che il buco nero non è un misterioso punto della massa, ma una cosa dotata di struttura dalla quale ora possiamo cominciare a trarre importanti deduzioni. E al di là di quelle che saranno le scoperte future, per ora è già abbastanza il poter provare meraviglia nel contemplare quell’ombra incastonata in un anello di fuoco.

Qui l’originale de L’Osservatore Romano

Tags:BUCHI NERIFEDE E SCIENZASPAZIO

Cosa succede se la Cina prende il primo contatto?

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio del Sud Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo del Sud (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Mentre l’America si è allontanata dalla ricerca di informazioni extraterrestri, la Cina ha costruito il più grande piatto radio del mondo proprio per questo scopo.

o scorso gennaio, l’ Accademia delle scienze cinese ha invitato Liu Cixin, il più importante scrittore di fantascienza cinese, a visitare il suo nuovo piatto radio all’avanguardia nel sud-ovest del paese. Largo quasi il doppio rispetto al piatto dell’Osservatorio americano di Arecibo, nella giungla portoricana, il nuovo piatto cinese è il più grande del mondo, se non l’universo. Sebbene sia abbastanza sensibile da rilevare i satelliti spia anche quando non stanno trasmettendo, i suoi usi principali saranno scientifici, compreso uno insolito: il piatto è il primo osservatorio di punta della Terra costruito su misura per ascoltare un messaggio da un’intelligenza extraterrestre. Se un tale segno scende dal cielo durante il prossimo decennio, la Cina potrebbe benissimo sentirlo prima.

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In un certo senso, non sorprende che Liu sia stato invitato a vedere il piatto. Ha una voce fuori misura negli affari cosmici in Cina, e l’agenzia aerospaziale del governo a volte gli chiede di consultarsi sulle missioni scientifiche. Liu è il patriarca della scena fantascientifica del Paese. Altri scrittori cinesi che ho incontrato hanno allegato il Da onorifico , che significa “Grande”, al suo cognome. Negli anni passati, gli ingegneri dell’accademia hanno inviato a Liu aggiornamenti illustrati sulla costruzione del piatto, insieme a note che dicevano come avesse ispirato il loro lavoro.

Ma in altri modi Liu è una scelta strana per visitare il piatto. Ha scritto molto sui rischi del primo contatto. Ha avvertito che la “comparsa di questo Altro” potrebbe essere imminente e che potrebbe comportare la nostra estinzione. “Forse tra diecimila anni, il cielo stellato che il genere umano osserva rimarrà vuoto e silenzioso”, scrive nel poscritto di uno dei suoi libri. “Ma forse domani ci sveglieremo e troveremo un’astronave aliena della dimensione della Luna parcheggiata in orbita”.


La nuova radio della Cina è stata costruita su misura per ascoltare un messaggio extraterrestre. 
(Liu Xu / Xinhua / Getty)

Negli ultimi anni, Liu ha aderito ai ranghi dei letterati globali. Nel 2015, il suo romanzo The Three-Body Problem è diventato il primo lavoro in traduzione per vincere l’Hugo Award, il premio più prestigioso della fantascienza. Barack Obama ha dichiarato al New York Times che il libro – il primo di una trilogia – gli ha dato una prospettiva cosmica durante la frenesia della sua presidenza. Liu mi ha detto che lo staff di Obama gli ha chiesto una copia anticipata del terzo volume.

Alla fine del secondo volume, uno dei personaggi principali espone la filosofia animatrice della trilogia. Nessuna civiltà dovrebbe mai annunciare la sua presenza al cosmo, dice. Qualsiasi altra civiltà che apprenda della sua esistenza la percepirà come una minaccia di espansione – come fanno tutte le civiltà, eliminando i loro concorrenti fino a quando non ne incontreranno uno con tecnologia superiore e saranno essi stessi eliminati. Questa cupa visione cosmica è chiamata “teoria della foresta oscura”, perché concepisce ogni civiltà nell’universo come un cacciatore nascosto in un bosco senza luna, ascoltando i primi fruscii di un rivale.

La trilogia di Liu inizia alla fine degli anni ’60, durante la Rivoluzione Culturale di Mao, quando una giovane donna cinese manda un messaggio a un sistema stellare vicino. La civiltà che la riceve intraprende una missione lunga secoli per invadere la Terra, ma a lei non importa; gli orribili eccessi della guardia rossa l’hanno convinta che gli umani non meritano più di sopravvivere. In rotta verso il nostro pianeta, la civiltà extraterrestre sconvolge i nostri acceleratori di particelle per impedirci di avanzare nella fisica della guerra, come quella che ha portato la bomba atomica a meno di un secolo dall’invenzione del fucile a ripetizione.

La narrativa di S cience è talvolta descritta come una letteratura del futuro, ma l’allegoria storica è una delle sue modalità dominanti. Isaac Asimov ha basato la sua serie della Fondazione sulla Roma classica e la duna di Frank Herbertprende in prestito i punti della trama del passato degli arabi beduini. Liu è riluttante a fare collegamenti tra i suoi libri e il mondo reale, ma mi ha detto che il suo lavoro è influenzato dalla storia delle civiltà terrestri, “specialmente gli incontri tra civiltà tecnologicamente più avanzate e coloni originari di un luogo.” tale incontro avvenne durante il XIX secolo, quando il “Regno di Mezzo” della Cina, attorno al quale tutta l’Asia aveva una volta ruotato, guardò in mare e vide le navi degli imperi marinari europei, la cui conseguente invasione innescò una perdita di status per la Cina paragonabile alla caduta di Roma.

“Sembra qualcosa di fantascientifico”, ha detto Liu.

L’estate scorsa, ho viaggiato in Cina per visitare il suo nuovo osservatorio, ma prima ho incontrato Liu a Pechino. A titolo di chiacchiere, gli ho chiesto dell’adattamento cinematografico di The Three-Body Problem . “La gente qui vuole che sia Star Wars in Cina “, ha detto, con aria sofferente. Le riprese costose si sono concluse a metà 2015, ma il film è ancora in post-produzione. A un certo punto, l’intero team di effetti speciali è stato sostituito. “Quando si tratta di fare film di fantascienza, il nostro sistema non è maturo”, ha detto Liu.

Ero venuto per intervistare Liu nella sua veste di primo filosofo cinese di primo contatto, ma volevo anche sapere cosa aspettarmi quando ho visitato il nuovo piatto. Dopo che un traduttore ha trasmesso la mia domanda, Liu ha smesso di fumare e ha sorriso.

“Sembra qualcosa di fantascientifico”, ha detto.

Una settimana dopo, ho guidato un treno proiettile da Shanghai, lasciandosi alle spalle il suo bagliore viola Blade Runner , i suoi caffè alla moda e le birre artigianali. Avanzavo su una pista sopraelevata, osservavo i grattacieli sfocati, ognuno dei quali era un minuscolo elemento a nido d’ape della megastruttura urbana collegata alle ferrovie che è recentemente esplosa fuori dal paesaggio cinese. La Cina ha versato più cemento dal 2011 al 2013 di quanto l’America abbia fatto durante tutto il 20 ° secolo. Il paese ha già costruito linee ferroviarie in Africa, e spera di sparare proiettili in Europa e in Nord America, quest’ultimo attraverso un tunnel sotto il Mare di Bering.

I grattacieli e le gru si ridussero mentre il treno si spostava più all’interno. Nei campi di riso color smeraldo, tra le nebbie basse, era facile immaginare la Cina antica, la Cina la cui lingua scritta fu adottata in gran parte dell’Asia; la Cina che ha introdotto monete metalliche, banconote e polvere da sparo nella vita umana; la Cina che ha costruito il sistema di domare il fiume che irriga ancora le colline terrazzate del paese. Quelle colline si fecero più ripide mentre andavamo verso ovest, salendo sempre più in alto le scale, finché non dovetti appoggiarmi alla finestra per vedere le loro vette. Ogni tanto suonava una nota di basso di Hans Zimmer, e il vetro si riempiva del lato bianco liscio di un’astronave di un altro treno, sibilando nella direzione opposta a quasi 200 miglia all’ora.


Liu Cixin, preminente scrittore di fantascienza cinese, ha scritto molto sui rischi del primo contatto. 
(Illustrazione di Han Wancheng / Shanxi)

Era metà pomeriggio quando scivolammo in un frizzante e cavernoso terminal di Guiyang, la capitale del Guizhou, una delle province più povere e remote della Cina. Una trasformazione sociale imposta dal governo sembrava essere in corso. I segni imploravano la gente di non sputare all’interno. Gli altoparlanti hanno irritato i passeggeri per “mantenere un’atmosfera di buone maniere”. Quando un uomo anziano ha tagliato la linea del taxi, una guardia di sicurezza lo ha vestito di fronte a una folla di centinaia.

Il mattino dopo, scesi nella hall del mio hotel per incontrare l’autista che avevo assunto per portarmi all’osservatorio. Dopo due ore in quella che doveva essere una passeggiata di quattro ore, si fermò sotto la pioggia e guadò 30 metri in un campo dove una donna anziana stava raccogliendo riso, per chiedere indicazioni a un osservatorio radiofonico a più di 100 miglia di distanza. Dopo molti gesti frustrati da entrambe le parti, indicò la strada con la sua falce.

Siamo ripartiti, facendoci strada attraverso una serie di piccoli villaggi, facendo beep-beep, motociclisti e pedoni fuori dai nostri piedi. Alcuni degli edifici lungo la strada erano vecchi di secoli, con cornicioni rovesciati; altri erano di nuova costruzione, i loro residenti erano stati trasferiti dallo stato per far spazio al nuovo osservatorio. Un gruppo di abitanti del villaggio sfollati si è lamentato delle loro nuove abitazioni, attirando la stampa cattiva, una rarità per un progetto governativo in Cina. I giornalisti occidentali hanno preso nota. “Il telescopio cinese smaschererà 9.000 abitanti del villaggio a caccia di extraterrestri “, ha letto un titolo sul New York Times .

La ricerca dell’intelligenza extraterrestre (seti) è spesso derisa come una specie di misticismo religioso, anche all’interno della comunità scientifica. Quasi un quarto di secolo fa, il Congresso degli Stati Uniti defunded America seti programma con un emendamento di bilancio proposto dal senatore Richard Bryan del Nevada, che ha detto di sperare che “sarebbe la fine della stagione marziana caccia a spese del contribuente.” Questo è uno dei motivi è la Cina, e non gli Stati Uniti, che ha costruito il primo osservatorio radiofonico di livello mondiale con seti come obiettivo scientifico fondamentale.

seti condivide alcuni tratti con la religione. È motivato da profondi desideri umani di connessione e trascendenza. Si occupa di domande sulle origini umane, sul crudo potere creativo della natura e sul nostro futuro in questo universo – e fa tutto questo in un momento in cui le religioni tradizionali sono diventate non convincenti per molti. Perché questi aspetti di seti debbano essere considerati non è chiaro. Né è chiaro perché il Congresso dovrebbe trovare il setindegno di finanziamenti, dato che il governo è stato in precedenza felice di spendere centinaia di milioni di dollari dei contribuenti per ricerche ambiziose di fenomeni la cui esistenza era ancora in discussione. Le costose missioni decennali che hanno trovato buchi neri e onde gravitazionali sono entrambe iniziate quando i loro obiettivi erano semplici possibilità speculative. Che la vita intelligente possa evolversi su un pianeta non è una possibilità speculativa, come ha dimostrato Darwin. In effetti, seti potrebbe essere il progetto scientifico più intrigante suggerito dal darwinismo.

Anche senza finanziamenti federali negli Stati Uniti, seti è ora nel bel mezzo di un rinascimento globale. I telescopi di oggi hanno avvicinato le stelle lontane e nelle loro orbite possiamo vedere i pianeti. La prossima generazione di osservatori ora sta facendo clic e con loro ingrandiremo le atmosfere di questi pianeti. setii ricercatori si stanno preparando per questo momento. Nel loro esilio sono diventati filosofi del futuro. Hanno cercato di immaginare quali tecnologie potrebbero utilizzare una civiltà avanzata e quali impronte sarebbero quelle tecnologie nell’universo osservabile. Hanno capito come individuare da lontano le tracce chimiche degli inquinanti artificiali. Sanno come scansionare densi campi stellari per strutture giganti progettate per proteggere i pianeti dalle onde d’urto di una supernova.

Nel 2015, il miliardario russo Yuri Milner ha versato $ 100 milioni di soldi propri in un nuovo programma seti guidato dagli scienziati dell’UC Berkeley. Il team esegue più osservazioni seti in un singolo giorno di quanto non sia avvenuto durante gli interi anni di appena un decennio fa. Nel 2016, Milner ha investito altri $ 100 milioni in una missione interstellare. Un raggio proveniente da un gigantesco raggio laser, che verrà costruito nell’alto deserto cileno, rimpiazzerà dozzine di sonde sottilissime più di quattro anni luce al sistema Alpha Centauri, per dare un’occhiata più da vicino ai suoi pianeti. Milner mi ha detto che le telecamere delle sonde potrebbero essere in grado di distinguere i singoli continenti. Il team di Alpha Centauri ha modellato la radiazione che un raggio di questo tipo avrebbe inviato nello spazio e ha notato sorprendenti somiglianze con le misteriose “raffiche radio veloci” che gli astronomi terrestri continuano a rilevare, il che suggerisce la possibilità che siano causate da raggi giganti simili, che alimentano simili sonda altrove nel cosmo.

Andrew Siemion, il leader del team set di Milner , sta attivamente esaminando questa possibilità. Ha visitato il piatto cinese mentre era ancora in costruzione, per gettare le basi per osservazioni congiunte e per aiutare la squadra cinese ad entrare in una rete crescente di osservatori radiofonici che collaboreranno alla ricerca di set , incluse nuove strutture in Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. Quando sono entrato a far parte di Siemion per osservazioni setiche durante la notte in un osservatorio radiofonico nel West Virginia lo scorso autunno, ha iniziato a sgorgare il piatto cinese. Ha detto che era il telescopio più sensibile del mondo nella parte dello spettro radio che è “classicamente considerato il posto più probabile per un trasmettitore extraterrestre”.

Prima di partire per la Cina, Siemion mi ha avvertito che le strade intorno all’osservatorio erano difficili da navigare, ma ha detto che sapevo che ero vicino quando la ricezione del mio telefono è andata traballante. Le trasmissioni radio sono vietate vicino al piatto, per timore che gli scienziati non scambino la radiazione elettromagnetica per un segnale dal profondo. I supercomputer stanno ancora setacciando miliardi di falsi positivi raccolti durante le precedenti osservazioni setiche , la maggior parte causate da interferenze tecnologiche umane.

Il mio autista era sul punto di tornare indietro quando la ricezione del mio telefono cominciò finalmente a calare. Il cielo si era oscurato nelle cinque ore da quando avevamo lasciato il soleggiato Guiyang. Venti venti si muovevano tra le montagne in stile Avatar , facendo ondeggiare i lunghi steli di bambù come gigantesche piume verdi. Un acquazzone di gocce di grasso cominciò a schizzare il parabrezza proprio mentre perdevo servizio per sempre.

La settimana prima, Liu e io avevamo visitato un sito di osservazione delle stelle di un’annata molto più antica. Nel 1442, dopo che la dinastia Ming spostò la capitale cinese a Pechino, l’imperatore aprì un nuovo osservatorio vicino alla Città Proibita. Alta più di 40 piedi, l’elegante struttura a forma di castelli ha ospitato gli strumenti astronomici più preziosi della Cina.

Nessuna civiltà sulla Terra ha una tradizione di astronomia più lunga della Cina, i cui primi imperatori attirarono la loro legittimità politica dal cielo, sotto forma di un “mandato del cielo”. Più di 3.500 anni fa, gli astronomi di corte cinesi premettero pittogrammi di eventi cosmici nei gusci di tartaruga e nelle ossa di bue. Una di queste “oracoli” reca il primissimo record noto di un’eclissi solare. Probabilmente è stato interpretato come un presagio di catastrofe, forse un’invasione conseguente.


Jon Juarez

Liu e io ci sedemmo a un tavolo di marmo nero nel cortile di pietra del vecchio osservatorio. Pini secolari torreggiavano sopra la testa, bloccando la nebbiosa luce del sole che si riversava nel cielo giallo e inquinato di Pechino. Attraverso un portale rosso rotondo sul bordo del cortile, una scala conduceva a una piattaforma di osservazione simile a una torretta, dove si ergeva una fila di antichi dispositivi astronomici, tra cui un gigantesco globo celeste sostenuto da draghi di bronzo striscianti. Il globo stellato fu rubato nel 1900, dopo che un’alleanza di otto paesi assaltò Pechino per reprimere la Ribellione dei Boxer. Truppe dalla Germania e dalla Francia si sono riversate nel cortile dove eravamo seduti io e Liu e sono fuggite con 10 strumenti preziosi dell’osservatorio.

Gli strumenti sono stati infine restituiti, ma il pungiglione dell’incidente è rimasto. Agli scolari cinesi viene ancora insegnato a pensare a questo periodo generale come al “secolo dell’umiliazione”, il nadir della lunga caduta della Cina dalla vetta della dinastia Ming. Quando l’antico osservatorio fu costruito, la Cina poteva considerarsi giustamente l’unica sopravvissuta delle grandi civiltà dell’Età del Bronzo, una classe che includeva i Babilonesi, i Micenei e persino gli antichi Egizi. I poeti occidentali consideravano le rovine di quest’ultimo come una prova di Ozymandian che nulla durò. Ma la Cina ha avutodurato. I suoi imperatori presiedevano la più grande organizzazione sociale del pianeta. Ordinarono il pagamento dei tributi dai vicini della Cina, i cui governanti inviarono inviati a Pechino per eseguire una cerimonia di prua barocca faccia a terra per il piacere degli imperatori.

Nel primo volume della sua serie storica , Science and Civilization in China, pubblicato nel 1954, il sinologo britannico Joseph Needham chiese perché la rivoluzione scientifica non fosse avvenuta in Cina, data la sua sofisticata meritocrazia intellettuale, basata su esami che misuravano la padronanza dei cittadini dei testi classici. Questa inchiesta è diventata nota come la “Domanda di Needham”, sebbene anche Voltaire si fosse chiesto perché la matematica cinese si fosse arrestata alla geometria, e perché fossero i gesuiti a portare il vangelo di Copernico in Cina, e non viceversa. Incolpò l’enfasi confuciana sulla tradizione. Altri storici hanno accusato la Cina di una politica notevolmente stabile. Una vasta massa continentale governata da lunghe dinastie potrebbe aver incoraggiato un dinamismo meno tecnico di quanto non facesse l’Europa, dove più di 10 politi erano stipati in una piccola area, innescando un conflitto costante. Come sappiamo dal Progetto Manhattan,

Altri ancora hanno accusato la Cina premoderna di insufficiente curiosità per la vita oltre i suoi confini. (In particolare, sembra esserci stata poca speculazione in Cina sulla vita extraterrestre prima dell’era moderna.) Questa mancanza di curiosità è detta per spiegare perché la Cina ha fatto una pausa sull’innovazione navale durante il tardo Medioevo, proprio agli albori dell’età europea di esplorazione, quando le potenze imperiali occidentali stavano guardando affettuosamente indietro attraverso la nebbia medievale a Atene per i navigatori.

Qualunque sia la ragione, la Cina ha pagato un caro prezzo per scivolare dietro l’occidente nella scienza e nella tecnologia. Nel 1793, Re Giorgio III rifornì una nave con le invenzioni più folgoranti dell’impero britannico e la mandò in Cina, solo per essere respinta dal suo imperatore, il quale disse che non aveva “alcun senso” per le cianfrusaglie inglesi. Quasi mezzo secolo dopo, la Gran Bretagna tornò in Cina, cercando acquirenti per il raccolto di oppio in India. L’imperatore cinese declinò di nuovo, e invece crollò sulla vendita locale della droga, culminata nel sequestro e nella fiammeggiante distruzione sul mare di 2 milioni di sterline di oppio di proprietà britannica. La Marina di Sua Maestà ha risposto con tutta la forza della sua tecnologia futuristica, dirigendo navi a vapore corazzate lungo lo Yangtze, affondando barche spazzatura cinesi, finché l’imperatore non ha avuto altra scelta che firmare il primo degli “ineguali trattati” che hanno ceduto Hong Kong, insieme ad altri cinque porti, alla giurisdizione britannica. Dopo che i francesi fecero una colonia del Vietnam, si unirono a questa “spaccatura del melone cinese”, come venne chiamata, insieme ai tedeschi, che occuparono una parte significativa della provincia dello Shandong.

Nel frattempo il Giappone, un “fratellino” per quanto riguardava la Cina, reagì all’aggressione occidentale rinnovando rapidamente la sua flotta, così che nel 1894 riuscì ad affondare la maggior parte della flotta cinese in una singola battaglia, portando a Taiwan il bottino. E questo è stato solo un preludio alla brutale invasione della Cina in Cina a metà del XX secolo, parte di una più ampia campagna di espansione della civiltà che mirava a diffondere il potere giapponese sull’intero Pacifico, una campagna che ebbe grande successo, fino a quando non incontrò gli Stati Uniti e le sue bombe che livellano le città.

Le umiliazioni della Cina si sono moltiplicate con l’ascesa dell’America. Dopo aver inviato 200.000 operai al fronte occidentale a sostegno dello sforzo bellico alleato durante la prima guerra mondiale, i diplomatici cinesi arrivarono a Versailles aspettandosi qualcosa di un restauro, o almeno un sollievo dai trattati iniqui. Invece, la Cina era seduta al tavolo dei bambini con la Grecia e il Siam, mentre le potenze occidentali scolpivano il globo.

La Cina ha imparato a fondo che spettacolari conquiste scientifiche conferiscono prestigio alle nazioni.

Solo di recente la Cina ha riacquistato la sua forza geopolitica, dopo l’apertura al mondo durante il regno di Deng Xiaoping negli anni ’80. Deng ha mostrato una venerazione quasi religiosa per la scienza e la tecnologia, un sentimento che oggi non ha riscontri nella cultura cinese. Il paese è in grado di superare gli Stati Uniti in R & S questo decennio, ma la qualità della sua ricerca varia molto. Secondo uno studio , anche presso le più prestigiose istituzioni accademiche della Cina, un terzo di articoli scientifici è falso o plagiato. Conoscendo la scarsa considerazione delle riviste del paese, le università cinesi stanno offrendo un bonus fino a sei cifre ai ricercatori che pubblicano su riviste occidentali.

Rimane una questione aperta se la scienza cinese riuscirà mai a raggiungere quella dell’Occidente senza un radicato impegno politico per il libero scambio di idee. La persecuzione cinese degli scienziati dissidenti è iniziata sotto Mao, i cui ideologi hanno bollato le teorie di Einstein “controrivoluzionarie”. Ma non è finita con lui. Anche in assenza di persecuzioni palesi, il “grande firewall” del paese ostacola gli scienziati cinesi , che hanno difficoltà ad accedere ai dati pubblicati all’estero.

La Cina ha imparato a fondo che spettacolari conquiste scientifiche conferiscono prestigio alle nazioni. Il “Regno Celeste” guardò in disparte mentre la Russia gettava il primo satellite e l’essere umano nello spazio, e poi di nuovo quando gli astronauti americani spinsero le stelle e le strisce nella crosta lunare.

La Cina si è concentrata principalmente sulle scienze applicate. Costruì il supercomputer più veloce del mondo, speso pesantemente nella ricerca medica e piantò un “grande muro verde” di foreste nel suo nord-ovest come un ultimo tentativo di fermare la diffusione del Deserto del Gobi. Ora la Cina sta portando le sue immense risorse a sostenere le scienze fondamentali. Il paese ha in programma di costruire un atomo di Smasher che evocare migliaia di “particelle” dio dall’etere, nello stesso tempo impiegato cern s’Large Hadron Collider per la tensione fuori una manciata. Sta anche guardando Marte. Nell’idioma tecnopoietico del XXI secolo, nulla avrebbe simboleggiato l’ascesa della Cina come un colpo ad alta definizione di un astronauta cinese che mette piede sul pianeta rosso. Niente se non, forse, primo contatto.

Auna stazione di sicurezza a 10 miglia dal piatto, ho consegnato il mio cellulare a una guardia. Lo chiuse in un compartimento sicuro e mi scortò verso un paio di metal detector in modo da poter dimostrare che non stavo trasportando nessun’altra elettronica. Una guardia diversa mi guidò su una stretta strada di accesso a una scala carica di tornanti che saliva di 800 gradini su un fianco di una montagna, attraverso ronzanti nuvole di libellule blu, fino a una piattaforma che si affacciava sull’osservatorio.

Fino a pochi mesi prima della sua morte, lo scorso settembre, il radioastronomo Nan Rendong era il capo scientifico dell’osservatorio e la sua anima. Era Nan che si era assicurato che il nuovo piatto fosse personalizzato per cercare l’intelligenza extraterrestre. Era stato con il progetto sin dal suo inizio, nei primi anni ’90, quando ha usato immagini satellitari per selezionare centinaia di siti candidati tra le profonde depressioni della regione montana del Carso cinese.

A parte le microonde, come quelle che compongono il debole bagliore del Big Bang, le onde radio sono la forma più debole di radiazione elettromagnetica. L’energia collettiva di tutte le onde radio catturate dagli osservatori della Terra in un anno è inferiore all’energia cinetica rilasciata quando un singolo fiocco di neve si posa dolcemente sul terreno nudo. La raccolta di questi segnali eterei richiede un silenzio tecnologico. Ecco perché la Cina prevede di un giorno mettere un osservatorio radiofonico sul lato oscuro della luna, un luogo più tecnologicamente silenzioso di qualsiasi altro posto sulla Terra. È per questo, nel corso del secolo scorso, gli osservatori radio sono germogliati, come freschi funghi bianchi, nei punti vuoti tra le scintillanti città di questo pianeta. Ed è per questo che Nan è andata alla ricerca di un sito di piatti nelle remote montagne del Carso. Alti, frastagliati e coperti di vegetazione subtropicale, queste montagne calcaree si ergono bruscamente dalla crosta del pianeta, formando barriere che possono proteggere l’orecchio sensibile di un osservatorio dal vento e dal rumore della radio.

Il ricevitore addestrerà i suoi algoritmi sensibili su miliardi di stelle, alla ricerca di un faro.

Dopo aver fatto una lista di località candidate, Nan ha deciso di ispezionarle a piedi. Facendo un’escursione al centro della depressione di Dawodang, si trovò in fondo a una scodella approssimativamente simmetrica, protetta da un anello quasi perfetto di montagne verdi, il tutto formato dai ciechi processi di sconvolgimento ed erosione. Più di 20 anni e 180 milioni di dollari più tardi, Nan posizionò il piatto per la sua osservazione inaugurale – la sua “prima luce”, nel linguaggio dell’astronomia. Lo indicò al bagliore radiofonico sbiadito di una supernova, o “guest star”, come gli avevano chiamato gli astronomi cinesi quando registrarono l’insolita luminosità della sua esplosione iniziale quasi 1.000 anni prima.

Dopo aver calibrato la parabola, inizierà la scansione di ampie sezioni del cielo. Il seti team di Andrew Siemion sta lavorando con i cinesi per sviluppare uno strumento per cavalcare questi ampi movimenti, che di per sé costituiranno un’espansione radicale della ricerca umana dell’altro cosmico.

Siemion mi ha detto che è particolarmente eccitato all’osservazione di densi campi di stelle al centro della galassia. “È un posto molto interessante per una civiltà avanzata per situarsi”, ha detto. L’enorme numero di stelle e la presenza di un buco nero supermassiccio creano condizioni ideali “se vuoi lanciare una serie di sonde intorno alla galassia”. Il ricevitore di Siemion addestrerà i suoi algoritmi sensibili su miliardi di lunghezze d’onda, su miliardi di stelle, guardando per un faro.


Jon Juarez

Liu Cixin mi ha detto che dubita che il piatto possa trovarne uno. In un cosmo di foresta oscura come quello che immagina, nessuna civiltà invierebbe mai un faro a meno che non fosse un “monumento della morte”, una trasmissione potente che annuncia l’imminente estinzione del mittente. Se una civiltà stava per essere invasa da un’altra, o incenerita da una raffica di raggi gamma, o uccisa da qualche altra causa naturale, potrebbe usare l’ultima delle sue riserve di energia per trasmettere un grido morente al più amichevole per la vita. pianeti nelle sue vicinanze.

Anche se Liu ha ragione, e il piatto cinese non ha speranza di individuare un faro, è ancora abbastanza sensibile da sentire i sussurri di una radio più debole della civiltà, quelli che non sono destinati a essere ascoltati, come le onde radar-velivolo che costantemente diffondersi dalla superficie terrestre. Se le civiltà sono davvero cacciatori silenziosi, potremmo essere saggi su cui concentrare questa radiazione di “dispersione”. Molte stelle del cielo notturno potrebbero essere circondate da lievi aloni di perdita, ciascuna un artefatto sbiadito del primo rossore della civiltà con la tecnologia radio, prima che riconoscesse il rischio e spegnessero i suoi trasmettitori rilevabili. I precedenti osservatori potevano cercare solo una manciata di stelle per questa radiazione. Il piatto della Cina ha la sensibilità di cercare decine di migliaia.

A Pechino, ho detto a Liu che stavo dando speranza per un faro. Gli dissi che pensavo che la teoria della foresta oscura fosse basata su una lettura della storia troppo ristretta. Può dedurre troppo del comportamento generale delle civiltà dagli incontri specifici tra Cina e Occidente. Liu ha risposto, in modo convincente, che l’esperienza della Cina con l’Occidente è rappresentativa di modelli più ampi. Attraverso la storia, è facile trovare esempi di vaste civiltà che utilizzavano tecnologie avanzate per fare il prepotente con gli altri. “Anche nella storia imperiale della Cina”, ha detto, riferendosi al dominio di vecchia data del paese sui suoi vicini.

Ma anche se questi modelli si estendono a tutta la storia documentata, e anche se si estendono alle oscure epoche della preistoria, a quando i Neanderthal svanirono qualche tempo dopo il primo contatto con gli umani moderni, ciò potrebbe non dirci molto sulle civiltà galattiche. Per una civiltà che ha imparato a sopravvivere attraverso tempi cosmici, l’intera esistenza dell’umanità sarebbe solo un momento in un’alba lunga e luminosa. E nessuna civiltà potrebbe durare decine di milioni di anni senza imparare a vivere in pace internamente. Gli esseri umani hanno già creato armi che mettono a rischio la nostra intera specie; le armi di una civiltà avanzata probabilmente supererebbero di gran lunga le nostre.

Ho detto a Liu che la gioventù relativa della nostra civiltà suggerirebbe di essere un modello esterno del comportamento civilizzatore, non un caso platonico da cui generalizzare. La Via Lattea è abitata da miliardi di anni. Chiunque entriamo in contatto sarà quasi sicuramente più vecchio e forse più saggio.

Mnoltre, la notte cielo non contiene alcuna prova che le civiltà più anziani trattano espansione come primo principio. i ricercatori di seti hanno cercato civiltà che sparano verso l’esterno in tutte le direzioni da un unico punto di origine, diventando una sfera di tecnologia in continua crescita, fino a quando non colonizzano intere galassie. Se consumassero molta energia, come previsto, queste civiltà emanerebbero una luce infrarossa rivelatrice, eppure non ne vediamo alcuna nelle nostre scansioni a tutto cielo. Forse il meccanismo autoreplicante richiesto per diffondersi rapidamente attraverso 100 miliardi di stelle sarebbe condannato da errori di codifica galoppante. O forse le civiltà si diffondono in modo non uniforme in tutta la galassia, proprio come gli umani si sono diffusi in modo non uniforme attraverso la Terra. Ma anche una civiltà che catturasse un decimo delle stelle di una galassia sarebbe facile da trovare, e non ne abbiamo trovata una sola, nonostante avessimo cercato le 100.000 galassie più vicine.


Jon Juarez

Alcuni ricercatori di seti si sono interrogati sulle modalità di espansione più sane. Hanno esaminato la fattibilità di ” Sonde Genesis ” , veicoli spaziali che possono seminare un pianeta con microbi, o accelerare l’evoluzione sulla sua superficie, scatenando un’esplosione Cambriana, come quella che ha spremuto la creatività biologica sulla Terra. Alcuni hanno anche cercato prove che tali veicoli spaziali avrebbero potuto visitare questo pianeta, cercando nel nostro DNA messaggi codificati, che sono, dopo tutto, il più robusto mezzo di memorizzazione delle informazioni noto alla scienza. Anche loro sono usciti vuoti. L’idea che le civiltà si espandano sempre verso l’esterno potrebbe essere tristemente antropocentrica.

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Liu non ha ammesso questo punto. Per lui, l’assenza di questi segnali è solo un’ulteriore prova che i cacciatori sono bravi a nascondersi. Mi ha detto che siamo limitati nel modo in cui pensiamo alle altre civiltà. “Soprattutto quelli che possono durare milioni o miliardi di anni”, ha detto. “Quando ci chiediamo perché non usano certe tecnologie per diffondersi in una galassia, potremmo essere come ragni che si domandano perché gli umani non usano le reti per catturare gli insetti”. E comunque, una civiltà più anziana che ha raggiunto la pace interiore può ancora comportarsi come un cacciatore, disse Liu, in parte perché avrebbe afferrato la difficoltà di “comprendersi a vicenda attraverso le distanze cosmiche”. E saprebbe che la posta in gioco di un malinteso potrebbe essere esistenziale.

Il primo contatto sarebbe ancora più complicato se avessimo incontrato un’intelligenza artificiale postbiologica che aveva preso il controllo del suo pianeta. La sua visione del mondo potrebbe essere doppiamente aliena. Potrebbe non provare empatia, che non è una caratteristica essenziale dell’intelligenza, ma piuttosto un’emozione installata da una particolare storia e cultura evolutiva. La logica dietro le sue azioni potrebbe essere oltre i poteri dell’immaginazione umana. Potrebbe aver trasformato il suo intero pianeta in un supercomputer e, secondo un trio di ricercatori di Oxford, potrebbe trovare il cosmo attuale troppo caldo per un calcolo realmente efficiente a lungo termine. Potrebbe nascondersi dall’osservazione e spegnersi in un sonno senza sogni che dura centinaia di milioni di anni, fino al momento in cui l’universo si è espanso e raffreddato a una temperatura che consente molte altre epoche di calcolo.

Una s mi è venuta l’ultima rampa di scale alla piattaforma di osservazione, la Terra stessa sembrò ronzare come un supercomputer, grazie al forte, ronzio di insetti cinguettii dei monti, il tutto amplificato dalla acustica del piatto. La prima cosa che ho notato in cima non era l’osservatorio, ma le montagne del Carso. Erano tutti individui, stranamente e stranamente modellati. Era come se i Maya avessero costruito piramidi giganti su centinaia di miglia quadrate, e tutte le deformità erano cresciute in modo particolare quando venivano assorbite dalla vegetazione. Si allungavano in ogni direzione, fino all’orizzonte, i più vicini erano di un verde scuro, e quelli più lontani sembravano delle creste blu.

In mezzo a questo paesaggio di forme caotiche c’era la spettacolare struttura del piatto. Cinque campi da calcio larghi e abbastanza profondi da contenere due ciotole di riso per ogni essere umano del pianeta, era un vero esempio del sublime tecnologico. La sua vastità mi ha ricordato la miniera di rame di Utah Bingham, ma senza l’aria di una frettolosa violenza industriale. Fresco e concavo, il piatto sembrava uno con la Terra. Era come se Dio avesse premuto un dito perfetto rotondo nella crosta esterna del pianeta e lasciato una stampa liscia e argentata.

Rimasi seduto lì per un’ora sotto la pioggia, mentre nuvole scure si spostavano nel cielo, proiettando luce guizzante sull’osservatorio. Le sue migliaia di pannelli triangolari in alluminio hanno assunto un effetto mosaico: alcune tessere hanno reso l’argento brillante, altre il bronzo pallido. Era strano pensare che se un segnale da un’intelligenza lontana ci raggiungesse presto, probabilmente si riverserebbe in questa fossetta metallica del pianeta. Le onde radio emetterebbero un rumore metallico dal piatto e nel ricevitore. Sarebbero stati controllati e verificati. I protocolli internazionali richiedono la divulgazione del primo contatto, ma non sono vincolanti. Forse la Cina sarebbe diventata pubblica con il segnale, ma avrebbe trattenuto la sua stella di origine, per evitare che un gruppo marginale inviasse la prima risposta della Terra. Forse la Cina renderebbe il segnale un segreto di stato. Anche allora, uno dei suoi partner internazionali potrebbe diventare un ladro. O forse uno degli scienziati cinesi avrebbe convertito il segnale in impulsi luminosi e lo avrebbe inviato oltre il grande firewall, per volare liberamente intorno al confuso groviglio di cavi a fibre ottiche che attraversa il nostro pianeta.

A Pechino, avevo chiesto a Liu di mettere da parte la teoria della foresta oscura per un momento. Gli ho chiesto di immaginare l’Accademia Cinese delle Scienze che lo chiamava per dirgli che aveva trovato un segnale.

Come risponderebbe a un messaggio di una civiltà cosmica? Disse che avrebbe evitato di dare un resoconto troppo dettagliato della storia umana. “È molto buio”, ha detto. “Potrebbe farci sembrare più minacciosi.” In Blindsight , il romanzo di Peter Watts di primo contatto, il semplice riferimento al sé individuale è sufficiente per farci profilare come una minaccia esistenziale. Ho ricordato a Liu che civiltà lontane potrebbero essere in grado di rilevare bagliori di bomba atomica nelle atmosfere di pianeti lontani, a patto che si impegnino nel monitoraggio a lungo termine di habitat favorevoli alla vita, come sicuramente farebbe qualsiasi civiltà avanzata. La decisione se rivelare la nostra storia potrebbe non essere nostra.

Liu mi ha detto che il primo contatto avrebbe portato a un conflitto umano, se non a una guerra mondiale. Questo è un tropo popolare nella fantascienza. Nel cinema candidato all’Oscar l’anno scorso arrivo , l’improvvisa comparsa di un’intelligenza extraterrestre ispira la formazione di culti apocalittici e quasi scatena una guerra tra le potenze mondiali ansiosi di guadagnare un vantaggio nella corsa per comprendere i messaggi dello straniero. Esistono anche prove del mondo reale per il pessimismo di Liu: quando la trasmissione radiofonica di “War of the Worlds” di Orson Welles che simulava un’invasione aliena fu ripetuta in Ecuador nel 1949, scoppiò una rivolta, causando la morte di sei persone. “Siamo caduti in conflitti su cose che sono molto più facili da risolvere”, mi ha detto Liu.

Anche se non seguissero conflitti geopolitici, gli esseri umani sperimenterebbero sicuramente una radicale trasformazione culturale, poiché ogni sistema di credenze sulla Terra è alle prese con il semplice fatto del primo contatto. I buddhisti scendevano facilmente: la loro fede presuppone già un universo infinito di un’antichità incalcolabile, con ogni angolo vivo delle energie vibranti degli esseri viventi. Il cosmo indù è altrettanto maestoso e brulicante. Il Corano fa riferimento alla “creazione dei cieli e della terra e alle creature viventi che Allah ha disperso attraverso di loro”. Gli ebrei credono che il potere di Dio non ha limiti, certamente nessuno che limiti i suoi poteri creativi alla superficie cosmicamente piccola di questo pianeta.

Potremmo essere umiliati nel trovare un giorno noi stessi uniti, attraverso la distanza delle stelle, in una più antica rete di menti.

Il cristianesimo potrebbe renderlo più duro. C’è un dibattito nella teologia cristiana contemporanea sul fatto che la salvezza di Cristo si estenda a ogni anima che esiste nell’universo più ampio, o se gli abitanti contaminati dal peccato di pianeti lontani richiedano i loro stessi interventi divini. Il Vaticano è particolarmente desideroso di massaggiare la vita extraterrestre nella sua dottrina, forse avvertendo che un’altra rivoluzione scientifica potrebbe essere imminente. La vergognosa persecuzione di Galileo è ancora fresca nella sua lunga memoria istituzionale.

STORIE CORRELATE

Gli umanisti laici non saranno risparmiati da una considerazione intellettuale che fa riflettere sul primo contatto. Copernico rimosse la Terra dal centro dell’universo e Darwin strattonò gli umani nel letame con il resto del regno animale. Ma anche all’interno di questo quadro, gli esseri umani hanno continuato a considerarci come l’apice della natura. Abbiamo continuato a trattare creature “inferiori” con grande crudeltà. Ci siamo meravigliati che l’esistenza stessa sia stata creata in modo tale da generare, dai più semplici materiali e assiomi, esseri come noi. Ci siamo lusingati di essere, secondo le parole di Carl Sagan, “il modo dell’universo di conoscere se stesso”. Questi sono modi secolari di dire che siamo fatti a immagine di Dio.

Potremmo essere umiliati nel trovare un giorno noi stessi, attraverso la distanza delle stelle, in una più antica rete di menti, compagni di viaggio nel lungo viaggio del tempo. Potremmo ricevere da loro un’educazione nella vera storia delle civiltà, giovani, vecchi ed estinti. Potremmo essere introdotti a opere di arte galattica, portate da tradizioni millenarie. Potremmo essere invitati a partecipare a osservazioni scientifiche che possono essere svolte solo da più civiltà, separate da centinaia di anni luce. Le osservazioni di questo ambito possono rivelare aspetti della natura che non possiamo ora comprendere. Potremmo arrivare a conoscere una nuova metafisica. Se siamo fortunati, arriveremo a conoscere una nuova etica. Riemergeremo dal nostro shock esistenziale sentendoci nuovamente in vita per la nostra umanità condivisa. La prima luce che ci raggiunge in questa oscura foresta può illuminare anche il nostro mondo natale.

CIRCA L’AUTORE

Ross Andersen

ROSS ANDERSEN è un redattore senior
di The Atlantic , dove supervisiona le
sezioni Scienza, Tecnologia e Salute.

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Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio del Sud Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo del Sud (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

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SOPRA E OLTRE

LA MOSTRA DI VIAGGIO OPEN SOURCE

Above and Beyond: Making Sense Of The Universe Per 100 anni la mostra è un umile tentativo di navigare attraverso alcuni dei più importanti e spettacolari traguardi dell’astronomia moderna avvicinandoli al pubblico.

Un viaggio attraverso un secolo di progressi scientifici e tecnologici e un’era di ispirazione che si è espansa oltre l’immaginazione precedente. Creato nell’ambito del 100 ° anniversario della International Astronomical Union (1919-2019), la mostra è stata presentata in anteprima all’Assemblea generale della IAU a Vienna, nell’agosto 2018.

La mostra è anche un esempio di una collaborazione globale e multiculturale perseguita nello spirito della scienza aperta. La mostra sarà disponibile in due versioni. Una versione completa “mostra itinerante” (150 metri quadrati, design modulare) e un toolkit open-source basato sui contenuti della mostra da riadattare nelle comunità locali a basso costo.

Anteprima

http://100exhibit.iau.org/wp-content/uploads/2018/08/IAU100_promo_long_IAU_SN_720.mov


Con i contributi da

https://www.eso.org/public/

https://www.esa.int/ESA

https://www.cfa.harvard.edu/

http://global.jaxa.jp/

https://www.jpl.nasa.gov/

https://www.universiteitleiden.nl/en/science/astronomy

https://www.nasa.gov/

http://en.roscosmos.ru/

https://ras.ac.uk/

SULLA MOSTRA

LA STORIA

La mostra è un viaggio attraverso alcune delle scoperte più significative e sorprendenti che hanno caratterizzato il volto della ricerca astronomica, della tecnologia e della cultura nel corso dell’ultimo secolo.  È sostenuto da tre domande universali che oggi sembrano ugualmente curiose, come hanno cento anni fa.

QUAL È LA DIMENSIONE E LA STRUTTURA 
DELL’UNIVERSO?

Per secoli siamo stati solo in grado di percepire il mondo attraverso le lenti dell’occhio umano. Ma oggi, aiutato da strumenti sempre più elaborati, comprendiamo che l’Universo è una struttura immensamente complessa, sede di centinaia di miliardi di galassie che contengono ciascuna miliardi di stelle e pianeti. Ora possiamo sbirciare in quei lontani confini dell’Universo osservabile e guardare indietro alle sue origini. Mentre esploriamo e approfondiamo, scopriamo molte nuove domande che non abbiamo ancora una risposta.

COME SI FORMANO 
E BRILLANO LE STELLE ?

Guardando verso il cielo, abbiamo sempre trovato ispirazione nel nostro compagno quotidiano e fonte di vita, il Sole. Anche se è speciale per noi, abbiamo imparato che è solo uno dei miliardi che brillano nel cielo notturno. Le ricerche portate avanti nel secolo scorso hanno rivelato di cosa sono fatte le stelle e cosa le fa brillare, permettendoci di investigare su come si evolvono e muoiono. Studiando le stelle, abbiamo sviluppato una migliore comprensione di come vengono creati gli elementi, ma rimane ancora molto da scoprire .

C’è vita altrove 
nell’universo?

A differenza della credenza popolare all’inizio del secolo, ora abbiamo una forte evidenza che le condizioni per il sorgere della vita esistono in qualche modo oltre la Terra stessa. Forse la vita è nascosta in profondità sotto la superficie di Marte, negli oceani sotterranei di alcune delle lune di Giove e di Saturno o altrove. Le recenti missioni spaziali ci stanno avvicinando per verificare questa ipotesi, aprendo un capitolo completamente nuovo nella storia dell’umanità. Il futuro potrebbe sorprenderci in modi inaspettati .


LA MOSTRA E’ ATTUALMENTE DISPONIBILE SU

Vida Science Center Brno, Repubblica Ceca 11.02.2019 – 31.03.2019

PROSSIMI LUOGHI

MONACO

GERMANIA

2019

BRUXELLES

BELGIO

2019

LEIDEN

PAESI BASSI

2019

ROMA

ITALIA

2019

PARIGI

FRANCIA

2019

GALLERIA

GUARDA ALLA MOSTRA

NASA / ESA

NASA / ESA
Hubble Ultra Deep Field
NASA / JPL-Caltech / O.  Krause

NASA / JPL-CALTECH / O. 
KRAUSE
Cassiopea Un residuo di supernova
NASA, ESA e il team Hubble Heritage

NASA, ESA E IL TEAM HUBBLE HERITAGE
Pilastri della creazione
Sarao

SARAO
Via Lattea vista dal telescopio MeerKAT

OPEN SOURCE EXHIBITION

MANUALE DELLE ESPOSIZIONI

FILO SORGENTE DELL’ESPOSIZIONE IN

SCALA REALE FILE SORGENTE

DELL’ESPOSIZIONE IN SCALA RIDOTTA

La mostra è stata progettata per offrire al grande pubblico una narrazione astronomica bella e perspicace, nello spirito della scienza aperta. Tutti i suoi contenuti e disegni sono disponibili con una licenza open source per l’adattamento e il riutilizzo ulteriore. I progetti consentono di riprodurre la mostra nella sua dimensione completa come esperienza indipendente (150 metri quadrati, design modulare) e una versione economica basata su poster e localizzazione della comunità.

Se vuoi creare la tua versione personale della mostra, non esitare a contattare l’ufficio IAU100 ( rivero@strw.leidenuniv.nl ) o Science Now ( contact@sciencenow.studio ).

MEDIA

La mostra Above & Beyond è un progetto pilota per nuovi tipi di attività di sensibilizzazione da parte dell’Unione Internazionale Astronomica per avvicinare l’astronomia moderna e l’esplorazione dello spazio al pubblico. La sua intenzione è quella di ispirare il pubblico in generale e la prossima generazione di appassionati di spazio.

La mostra è stata sviluppata congiuntamente dall’IAU e dallo studio di comunicazione scientifica e design strategico Science Now per consentire un’esperienza condivisa e globale. La mostra è stata creata nell’ambito del 100 ° anniversario della International Astronomical Union (1919-2019).

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COMUNICATO STAMPA

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IAU 100 
CELEBRAZIONI 

Nel 2019 l’IAU celebra il suo 100 ° anniversario. Per commemorare questo traguardo, l’IAU sta organizzando una celebrazione di un anno per aumentare la consapevolezza di un secolo di scoperte astronomiche e per sostenere e migliorare l’uso dell’astronomia come strumento per l’educazione, lo sviluppo e la diplomazia sotto il tema centrale “Under One” Cielo”.

Le celebrazioni del centenario stimoleranno l’interesse mondiale per l’astronomia e la scienza e raggiungeranno la comunità astronomica globale, le organizzazioni scientifiche nazionali, le società, i decisori politici, gli studenti, le famiglie e il pubblico in generale.

Maggiori informazioni su www.iau.org/iau100 

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ASSOCIATI ORGANIZZATIVI

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TITOLI DI CODA

PRODUTTORI ESECUTIVI 
EWINE VAN DISHOECK (LEIDEN UNIVERSITY, IAU) 
JAN POMIERNY (SCIENCE NOW) 
PEDRO RUSSO (LEIDEN UNIVERSITY, IAU)

PRODUTTORE CREATIVO 
ŁUKASZ ALWAST (SCIENCE NOW)

COORDINATORE IAU100 
JORGE RIVERO GONZÁLEZ (UNIVERSITÀ DI LEIDA, IAU)

CONCEPT CREATIVO 
ŁUKASZ ALWAST (SCIENCE NOW) 
KAROLINA PANASIUK (SCIENCE NOW) 
JAN POMIERNY (SCIENCE NOW)

SVILUPPO DEI CONTENUTI 
ŁUKASZ ALWAST (SCIENCE NOW) 
KAMIL DERESZ (SCIENCE NOW) 
EWINE VAN DISHOECK (UNIVERSITÀ DI LEIDA, IAU) 
JORGE RIVERO GONZÁLEZ (UNIVERSITÀ DI LEIDA, IAU) 
JAN POMIERNY (SCIENCE NOW) 
MILENA RATAJCZAK (SCIENCE NOW) 
PEDRO RUSSO (LEIDEN UNIVERSITY, IAU)

CONTENUTO SUPPORTO 
JARLE BRINCHMANN 
DIRK VAN DELFT 
HENK HOEKSTRA 
MAKSYMILIAN MANKO 
CLAUDIA MIGNONE 
FRANS SNIK

CON IL CONTRIBUTO DI 
EUROPEAN SOUTHERN OBSERVATORY 
AGENZIA SPAZIALE EUROPEA 
HARVARD UNIVERSITY 
GIAPPONE AEROSPACE EXPLORATION AGENCY 
JET PROPULSION LAB 
UNIVERSITÀ DI LEIDEN 
NOKIA CORPORATION 
OSSERVATORIO ASTRONOMICO NAZIONALE DEL GIAPPONE 
AERONAUTICA NAZIONALE E AMMINISTRAZIONE SPAZIALE 
NATIONAL RADIO OSSERVATORIO ASTRONOMICO 
ROSCOSMOS 
ROYAL ASTRONOMICAL SOCIETY 
OSSERVATORIO ASTROFISICO SMITHSONIAN 
RADIO SUDAFRICANA OSSERVATORIO ASTRONOMICO 
IL MONDO DI NOTTE

MODIFICA 
CLAUDIA MIGNONE 
BETHANY DOWNER

VISUAL DESIGN 
LENA MITEK (LENIVA °) 
JANEK MOŃKA (LENIVA °) 
NEON NEONOV (LENIVA °)

SPATIAL DESIGN 
MADE STUDIO

SUPPORTO ALLA PRODUZIONE 
JOANNA TRYTEK (BLACK SALT)

PRODUZIONE 
RYSZARD ZALEWSKI (MONT-EXPO)

UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE 
MICHELE ARMANO 
DAVID BANEKE 
PIERO BENVENUTI 
LARS LINDBERG CHRISTENSEN 
MARIA ROSARIA D’ANTONIO 
GERHARD HENSLER 
WERNER Z. ZELLINGER

CONTATTO


L’International Astronomical Union è un’associazione internazionale di astronomi professionisti attivi nella ricerca professionale e nell’istruzione in astronomia. 
La missione dell’Unione Internazionale Astronomica è di promuovere e salvaguardare l’astronomia in tutti i suoi aspetti – compresa la ricerca, la comunicazione, l’educazione e lo sviluppo – attraverso la cooperazione internazionale.

UNIONE ASTRONOMICA INTERNAZIONALE 

Jorge Rivero / Coordinatore IAU 100 

rivero@strw.leidenuniv.nl

Science Now è uno studio multidisciplinare di scienza e progettazione strategica specializzato in varie forme di comunicazione scientifica e tecnologica, ricerca e sviluppo e sviluppo di nuove imprese. 
Il team è composto da un gruppo di produttori, scienziati, artisti e comunicatori esperti che introducono un approccio creativo alla narrazione della scienza e dell’innovazione .


SCIENZA ORA 

Łukasz Alwast / Creative Producer 

lukasz.alwast@sciencenow.studio

Copyright © 2018 
International Astronomical Union, Science Now. Tutti i diritti riservati.


Progettato a 
leniva ° agenzia fullmetal

IAU e-Newsletter – Volume 2019 n°3

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio del Sud Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo del Sud (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Teresa Lago – General Secretary<iauinfos@iap.fr>

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iau1903 – Comunicato stampa

Inaugurazione della cerimonia dell'ammiraglia di 100 anni sotto un cielo

Iscriviti alla e-newsletter IAU.12 aprile 2019
L’IAU celebra il suo centenario

Clicca per ingrandire

L’IAU 1919-2019: 100 Years Under One Sky si è svolta la cerimonia di consegna delle bandiere al Palazzo delle Accademie di Bruxelles (Belgio) dall’11 al 12 aprile 2019. L’evento si è tenuto nel luogo in cui l’IAU è stata fondata 100 anni fa.

La cerimonia dell’ammiraglia azzurra di 100 anni sotto lo IAU100 ha visto sessioni dedicate con rappresentanti di alto livello e importanti astronomi, con particolare attenzione all’astronomia per diplomazia e pace, sviluppo, istruzione, sensibilizzazione, arte e il suo coinvolgimento nel settore dell’alta tecnologia.

” La commemorazione di questo anniversario non è solo un’opportunità per guardare indietro e celebrare, ma è anche un’opportunità per guardare avanti e riflettere in modo critico sul ruolo della IAU per i decenni a venire ” , ha detto Ewine van Dishoeck, Presidente della IAU e professore dell’Università di Leida. ” Questo evento ci ricorda la gamma di possibilità che ci attendono; potremmo essere la prima generazione a rispondere alla domanda se siamo soli nell’Universo. 

Tra i relatori dell’evento ci sono i premi Nobel per il premio Brian Schmidt (Australian National University) e Ben Feringa (Center for Systems Chemistry, Università di Groningen), Chiaki Mukai (JAXA Astronaut e Vice President dell’Università di Scienze di Tokyo), John Grunsfeld (NASA Astronaut ), Phil Mjwara (Direttore generale del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Sud Africa) e Maria Popova (autore, BrainPickings.org).

“L’ astronomia è una scienza mondiale che prospera quando l’umanità fa ” , ha spiegato il premio Nobel Brian Schmidt della Australian National University. “Il mondo guarda allo spazio e all’astronomia per metterlo insieme “, ha aggiunto Schmidt.

I procedimenti di punta hanno anche dimostrato come l’IAU possa facilitare l’astronomia come mezzo per guardare verso l’esterno e verso l’avanti. ” L’impatto dell’astronomia sulla società non è possibile senza gli astronomi professionisti ” , haaffermato Maria Teresa Ruiz dell’Universidad de Chile.

Domani, sabato 13 aprile 2019, l’IAU organizzerà il suo primo evento per gli astrofili nella stessa posizione. Attraverso le presentazioni di astronomi professionisti e dilettanti, questo incontro mira a costruire ulteriormente il rapporto tra gli astrofili, le loro organizzazioni e l’IAU. Questo evento speciale per gli astrofili includerà conferenze di importanti eminenti scienziati, discussioni di opinioni su progetti di astrofili amatoriali professionisti, sessioni parallele per mostrare il lavoro di astronomi dilettanti e pannelli che discutono di argomenti come quello che l’IAU può fare per gli astrofili.

L’evento include anche l’acclamata mostra Above and Beyond , che è stata commissionata dalla IAU per mostrare alcune delle più significative e sorprendenti scoperte astronomiche che hanno plasmato la scienza, la tecnologia e la cultura nel corso dell’ultimo secolo.

Il futuro della IAU ha sviluppi interessanti. Il piano strategico IAU 2020-2030, approvato dall’Assemblea generale XXX a Vienna nell’agosto 2018, fornisce una panoramica completa dell’IAU, presenta gli obiettivi a lungo termine dell’organizzazione e descrive in che modo le diverse attività dell’Unione si completano a vicenda nel lavorare verso questi obiettivi. In corrispondenza di questi obiettivi, l’evento Under One Sky Flagship ha incluso tavole rotonde su astronomia e scienza nel prossimo secolo, scienza e diplomazia, inclusione e sviluppo.

Negli ultimi dieci anni l’IAU ha creato tre uffici: l’Office of Astronomy for Development ( OAD ); l’Office for Astronomy Outreach ( OAO ); e l’Office for Young Astronomers ( OYA ). L’IAU sta ora istituendo il quarto ufficio: l’Office of Astronomy for Education ( OAE ), incentrato sulla fornitura di formazione e risorse per l’utilizzo dell’astronomia come stimolo per l’insegnamento e l’istruzione, dal livello elementare a quello superiore (educazione all’astronomia e alle scienze).

Maggiori informazioni

L’IAU è l’organizzazione astronomica internazionale che riunisce oltre 13 500 astronomi professionisti provenienti da oltre 100 paesi in tutto il mondo. La sua missione è promuovere e salvaguardare l’astronomia in tutti i suoi aspetti, compresa la ricerca, la comunicazione, l’educazione e lo sviluppo, attraverso la cooperazione internazionale. L’IAU funge anche da autorità riconosciuta a livello internazionale per l’assegnazione delle designazioni ai corpi celesti e alle caratteristiche di superficie su di essi. Fondata nel 1919, l’IAU è il corpo professionale più grande del mondo per gli astronomi.

Contatti

Jorge Rivero González 
Segretariato IAU100, Leiden University 
Leiden, Paesi Bassi 
Tel: +31 71 527 8445 
Email: rivero@mail.strw.leidenuniv.nl

Lars Lindberg Christensen 
IAU addetto stampa 
Garching bei München, Germania 
Tel: +49 89 320 06 761 
Cell: +49 173 38 72 621 
Email: lars@eso.org

Segui l’IAU sui social media

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immagini

Immagine PR iau1903a

Inaugurazione della cerimonia dell’ammiraglia di 100 anni sotto un cielo

Immagine PR iau1903b

Foto di gruppo della cerimonia di ammirazione dei 100 anni sotto un cielo

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