Tutta la potenza delle stelle vista dal centro della Via Lattea

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio del Sud Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Osservatorio Europeo del Sud (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

di Redazione Coelum Astronomia

In attesa dei risultati dell’EHT, annunciati per il 10 aprile, una nuova simulazione ci porta al centro della Via Lattea, idealmente seduti sull’orizzonte degli eventi di Sagittarius A*, ad ammirare lo spettacolo della mostruosa potenza dei venti stellari di stelle giganti che interagiscono con i flussi di gas in caduta verso il buco nero.

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Un frame della simulazione che ci mostra un flusso di gas che si scontra con il materiale emesso da stelle giganti, il tutto nel teatro delle enormi forze mareali attorno al buco nero supermassicio al centro della Via Lattea. Crediti: NASA/CXC/Pontifical Catholic Univ. of Chile /C.Russell et al.

Finalmente ci siamo! Dall’ESO è arrivato l’annuncio di una conferenza stampa per il 10 aprile, in cui la Commissione Europea, il Consiglio europeo per la Ricerca e il progetto EHT (Event Horizon Telescope) presenteranno “un risultato rivoluzionario da parte dell’EHT”. Sono due anni che attendiamo notizie su quella che è stata chiamata “la foto del secolo”, una ripresa di Sagitarius A* (in breve Sgr A*), il buco nero supermassiccio al centro della nostra Via Lattea, o per lo meno della sua “ombra” (non potendolo, come sappiamo, osservare in modo diretto, ma potendo solo vedere quel che accade attorno al suo confine).

A quanto pare ci siamo…

Per conoscere qualcosa di più della nostra galassia, grazie agli ultimi dati della DR2 di Gaia, trovate un articolo di approfondimento nel nuovo numero di Coelum astronomia, in questi giorni online, dal titolo “I Segreti della Via Lattea”, come sempre in formato digitale e a lettura gratuita.

Mentre nell’attesa della conferenza stampa possiamo goderci questo nuovo video che ci porta al centro della nostra galassia, dal punto di vista di Sgr A*. Nel filmato che vedete qui sotto, un video a 360°, abbiamo infatti l’opportunità  di guardarci attorno come se fossimo seduti sull’orizzonte degli eventi del buco nero al centro della nostra galassia.

La simulazione è stata ottenuta grazie al supercomputer NASA Ames che ha combinato dati dell’Osservatorio a raggi X Chandra per mostrarci gli effetti dell’interazione di dozzine di enormi giganti stellari e dei loro feroci venti che soffiano via il loro guscio superficiale verso la regione che, a pochi anni luce di distanza, segna i confini del buco nero. Venti che forniscono il materiale di cui il buco nero si nutre.

Vediamo allora nugoli densi di materiale fluire dalle stelle verso Sgr A*, che si formano quando i venti stellari delle stelle giganti si scontrano tra loro. Lungo il loro fluire possiamo osservare nubi di gas a densità relativamente più bassa cadere verso il buco nero. Tutto questo era già visibile in una precedente simulazione, in questa nuova versione vediamo in  blu e ciano l’emissione di raggi X da gas caldo, con temperature di decine di milioni di gradi. Il colore rosso ci indica regioni moderatamente dense di gas più freddo, con temperature di decine di migliaia di gradi mentre in giallo vediamo lo spettacolo dei gas più freddi con le più alte densità.

Allontanandosi dal centro, vediamo le nubi di gas con emissione in raggi X muoversi più lentamente, con una velocità che aumenta man mano che si avvicinano sfrecciando attorno all’osservatore al centro della galassia. Un lampo di raggi X viene emesso quando questi flussi si scontrano con il gas espulso da altre stelle, quando il gas viene riscaldato dall’impatto per poi raffreddarsi velocemente.

Quando si verifica un’esplosione in gas molto vicini al buco nero, questo si scontra con il materiale in arrivo dalle stelle giganti, spingendolo indietro e facendolo anch’esso brillare nei raggi X, per poi spegnersi man mano che l’esplosione si attenua.

Questa simulazione a 360°  dal centro galattico è stata idealmente progettata per la visualizzazione in realtà virtuale, attraverso occhiali come i Samsung Gear VR o il Google Cardboard, ma può essere goduta anche sullo schermo di uno smartphone tramite l’app YouTube (cliccando sul video qui sotto). Grazie ai sensori di movimento ci si può “guardare attorno” attraverso lo schermo del telefono, muovendosi nello spazio come se fosse un dispositivo per realtà virtuale (come nelle foto panoramiche o in tutte quelle app di osservazione del cielo, ad esempio). Tramite browser possiamo invece guardarci attorno cliccando nel video, qui sotto, e trascinando con il mouse la scena nella direzione desiderata.

Questa nuova simulazione è stata presentata al 17 ° Meeting di Astrofisica delle alte energie (HEAD)dell’American Astronomical Society tenutosi a Monterey, in California, dal 17 al 21 marzo scorso, da Christopher Russell della Pontificia Università Cattolica del Cile (Pontifical Catholic University), che ne aveva curato anche la prima versione.

E ora… tutti in attesa del vero volto di Sagittarius A*!


I Segreti della Via Lattea
Il nuovo volto e il destino della nostra galassia svelati da Gaia!

Coelum Astronomia di Aprile 2019 
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Tag: Event Horizon TelescopeSagittarius A*Sgr A*

Fonte: Chandra X Ray Observatory

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All’orizzonte degli eventi di Sgr A*. Tutti i canali per seguire la diretta.

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10 APR 2019

di Stefano Schirinzi

Ma come si fa a fotografare un buco nero? Riepiloghiamo velocemente il processo (che ricordiamo ha richiesto più di due anni di elaborazioni…) in attesa della conferenza stampa alle 15 di oggi, che finalmente ci svelerà se… la foto è riuscita e quali sono i risultati ottenuti. Tutti canali per seguirla!

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Mancano ormai poche ore all’attesa release della prima, storica immagine reale (non costruita al computer!) dell’orizzonte degli eventi di Sgr A* (leggesi Sagittarius A*) il buco nero supermassiccio che governa la nostra galassia. La strana sigla denota una sorgente di onde radio molto compatta e luminosa localizzata all’esatto centro della nostra galassia.

L’ambiente galattico nei pressi di Sgr A* ripreso nei raggi X dal telescopio spaziale Chandra: questo è intriso di gas caldo e stelle, alcune delle quali si ritiene che siano esse stesse buchi neri di taglia minore. Le ellissi individuano cosiddette eco di luce, prodotti a seguito di improvvisi flare (generati quasi sicuramente da ciò che accade nei pressi del buco nero) riflessi dalla materia interstellare. Crediti: NASA/Chandra X-Ray Observatory.

Dall’epoca della scoperta, avvenuta a metà degli anni ’70 dello scorso secolo, numerose sono state le osservazioni compiute su questo straordinario oggetto e sul materiale ad esso circostante: gas caldo e stelle che orbitano attorno al buco nero a velocità davvero incredibili.
Come ogni buco nero presente in ogni galassia di un certo rango, anche Sgr A* è estremamente massiccio e denso: secondo le stime, la sua massa oltrepasserebbe di ben 4 milioni di volte quella del Sole e il raggio del suo orizzonte degli eventi sarebbe, invece, di poco inferiore a quello dell’orbita di Mercurio!

Lontano quasi 26 mila anni luce dal Sistema Solare, Sgr A* è tutt’altro che facile da osservare, annidato com’è in una regione dove polveri e gas si muovono in modo tumultuoso. Stando così le cose, e tenendo presente che l’orizzonte degli eventi dovrebbe estendersi su un’area larga più o meno 30 microsecondi d’arco, come è quindi possibile ottenerne un’immagine che possa essere, ad oggi, definita “unica”?

Impossibilitato, per ovvie ragioni, a riprendere direttamente il buco nero, il progetto EHT (Event Horizon Telescope) è stato ideato infatti per osservarne quindi l’orizzonte degli eventi: quella sfera entro la quale giace il buco nero e che fa da linea di confine bloccando, di fatto, tutte le informazioni in uscita tra cui anche la luce.

In aggiunta a questo, immaginiamo di poter scorgere nettamente un DVD posto sulla superficie della Luna: l’esatto paragone di come dovrebbe apparire l’orizzonte degli eventi Sgr A* nelle immagini riprese da EHT!

Sino ad ora, le migliori immagini dell’ambiente circostante Sgr A* sono quelle ottenute nelle onde radio sub-millimetriche tramite interferometria a base molto ampia (VLBI), sfruttata per l’imaging di sorgenti cosmiche anche molto lontane, che non sembrerebbero essere centrate sul buco nero ma deriverebbero da un punto luminoso, molto vicino al suo all’orizzonte degli eventi (che, lo ricordiamo, non coincide necessariamente con la superficie del buco nero; ricordiamo qui che il diametro di questo dovrebbe essere di circa 13 milioni di chilometri), nel disco di accrescimento.

C’è chi sostiene che la fonte radio possa in realtà essere un getto relativistico di materiale espulso dal disco stesso visto esattamente di fronte, rivolto, quindi, proprio in direzione del Sistema Solare.

Proiettandosi sulla costellazione del Sagittario, l’oscuro re della Galassia si rende meglio visibile dall’emisfero australe terrestre, ragione per la quale è stato utilizzato anche il nuovo e potente radiotelescopio ALMA, situato in Cile, e il South Pole Telescope, quest’ultimo esattamente in Antartide al polo sud, assieme alla rete formata da altri 12 radiotelescopi situati in Europa e Nord America.

La rete interferometrica di radiotelescopi impiegati nel progetto EHT per l’osservazione diretta dell’orizzonte degli eventi di Sgr A*.

La tecnica interferometrica ha quindi permesso di raggiungere una risoluzione più che doppia rispetto alle precedenti osservazioni, producendo un’immagine di Sgr A* – quella che tra poche ore potremo finalmente vedere! – con una risoluzione compresa tra 10 e 20 microsecondi d’arco e completamente priva dello sfocamento dovuto alla cosiddetta dispersione di segnale, causata da irregolarità nella densità nel mezzo interstellare ionizzato – giacente lungo la linea di vista tra Sgr A* e la Terra – e che va ad influire abbassandone il grado di risoluzione delle immagini radio.

Osservando attraverso il plasma si può quindi riuscire a penetrare a profondità sempre maggiori nel tumultuoso gas rovente che si trova al di sopra del’orizzonte degli eventi di Sgr A* …d’accordo, ma come? “Semplicemente”, aggiustando la frequenza dei radiotelescopi, spostandola su frequenze sempre più piccole.

La maggior parte della luce che fuoriesce da questa caotica regione è prodotta da un processo non dissimile a quello associato alle aurore boreali. Esattamente come il flusso solare di particelle cariche che si avvicina al campo magnetico terrestre, il gas in caduta in avvicinamento al buco nero subisce stiramenti e compressioni tali che le linee del campo magnetico presente nel plasma incandescente vengono tese, obbligando ancora più le particelle ad urtarsi, producendo così il segnale radio che rappresenta, in definitiva, il segnale lanciato da questo plasma in fase di annientamento, in un ultimo e disperato tentativo di renderci partecipi della sua esistenza, giunta ormai al termine.

Osservando quindi Sgr A* a frequenze sempre più piccole, sintonizzando i radiotelescopi da frequenze millimetriche a quelle sub-millimetriche, ecco che il mezzo circostante l’orizzonte degli eventi inizia ad essere sempre più trasparente e rilevante.

Quando la trasparenza arriva al punto tale da permettere di penetrare attraverso tutto il plasma, ciò che si percepisce è la radiazione emessa dal gas che si trova proprio sull’orlo del salto finale: in altre parole, siamo giunti al punto da poter vedere proprio l’orizzonte degli eventi del buco nero o, se vogliamo, l’ombra del buco nero al centro della Galassia!

Simulazione polarimetrica di Sgr A*. Crediti: Bromley, Melia & Liu.

Al fine di rimuovere la dispersione del segnale e raggiungere, così, la massima risoluzione consentita ad EHT è stata utilizzata una nuova tecnica, sviluppata dall’astronomo M. Johnson (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics) che sfrutta il fenomeno della polarizzazione delle onde radio, indotta dal gas caldo ionizzato (plasma) in orbita attorno al buco nero: la radiazione polarizzata di questo tende a vibrare avanti e indietro nella stessa direzione imposta dal campo magnetico ad esso sottostante.
La radiazione polarizzata può essere osservata con una certa facilità facendo uso di filtri che ne rivelino la direzione di oscillazione: ecco quindi che, a frequenze sempre più piccole (sub-millimetriche), l’effetto di sfocatura indotto dal mezzo interstellare inizia a divenire sempre meno rilevante, permettendo di vedere l’orizzonte degli eventi (che apparirà come un’ombra oscura) e il gas orbitante con maggiore chiarezza rispetto a frequenze maggiori (millimetriche).

Attendiamo quindi di vedere la tanto attesa immagine di questo evento che darà certamente una svolta decisiva nella conferma della relatività generale in ambienti dall’intenso campo gravitazionale.

Dove seguire la diretta:

Gli aggiornamenti EHT sui canali social: Twitter (@ehtelescope#EHTblackhole), Facebook(@ehtelescope), and Youtube.

Focus TV ha poi previsto una diretta per il commento dei risultati dalle 14:30 sul canale 35, condotta da Luigi Bignami.


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Coelum Astronomia di Aprile 2019 
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Tag: #EHTblackholeBuco NeroEHTEvent Horizon TelescopeFoto di un buco neroorizzonte degli eventiSagittarius A*Sgr A*Via Lattea

Fonte: Alla deriva negli anni luce

All’ombra del buco nero. La prima foto diretta.

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10 APR 2019

di Redazione Coelum Astronomia

Non è Sagittarius A*, l’ombra che vediamo è quella del buco nero supermassicio al centro di Messier 87. Una immagine radio comunque storica che conferma finalmente in modo diretto l’esistenza dei buchi neri, proprio così come le teorie li descrivono… (e Albert aveva ragione!).

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D’accordo… non è Sagittarius A* ma è comunque la prima immagine diretta dell’ombra di un buco nero!

Messier 87 e il getto di plasma emesso dal buco nero supermassiccio al suo centro Crediti: NASA, ESA and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA); Acknowledgment: P. Cote (Herzberg Institute of Astrophysics) and E. Baltz (Stanford University)È il buco nero supermassiccio al centro di Messier 87, una bella galassia nella costellazione della Vergine a 55 milioni di anni luce da noi. Sei le conferenze stampa in tutto il mondo che stanno annunciando lo storico risultato ottenuto solo grazie alla collaborazione di oltre 200 ricercatori, di diverse agenzie tra cui anche ricercatori INFN e INAF, che lavorano in modo coordinato alla rete di radiotelescopi, dislocati in diverse aree del globo terrestre: Europa, Stati Uniti e Hawaii, America Centrale e del Sud, Africa e Asia:

ALMA (Atacama Large Millimeter/Submillimeter Array in Cile, Chajnantur Plateau),
APEX (Atacama Pathfinder Experiment in Cile, Chajnantur Plateau),
IRAM 30m (Institute de RadioAstonomie Millimtrique, Pico Veleta in Spagna),
LMT (Large Millimeter Telescope in Messico),
SMT (Submillimeter Telescope in Arizona, USA),
JCMT (James Clerk Maxwell Telescope alle Hawaii, USA),
SMA
 (SubMillimeter Array alle Hawaii, USA),
SPT (South Pole Telescope al Polo Sud).

Osservazioni coordinate a quelle dei radio telescopi (effettuate negli stessi momenti) sono state effettuate nella banda dei raggi X e gamma.

I risultati sono stati descritti in sei articoli scientifici pubblicati su The Astrophysical Journal Letters. Dal comunicato stampa INFN:

«Questo straordinario risultato – spiega Mariafelicia De Laurentis, ricercatrice dell’INFN e professore di astrofisica all’Università Federico II di Napoli, che come membro della collaborazione EHT ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell’esperimento – non solo ci regala la prima immagine di un buco nero, ma ci fornisce anche una prova diretta della presenza di buchi neri supermassicci al centro delle galassie e del motore centrale dei nuclei galattici attivi».

«Queste osservazioni – prosegue la ricercatrice dell’INFN – vengono ora a costituire un nuovo strumento di indagine per esplorare la gravità nel suo limite estremo e su una scala di massa che finora non era stata accessibile».

«Dal punto di vista concettuale, il risultato rappresenterà uno strumento formidabile per studiare, confermare o escludere le varie teorie relativistiche della gravitazione formulate a partire dalla Relatività Generale di Albert Einstein», conclude De Laurentis.

E Sagittarius A*? Ancora non è pronta… servirà probabilmente un altro anno di analisi ed elaborazioni, i risultati sulle immagini di M 87 erano così promettenti che si è preferito concentrarsi su quelli. Non dimentichiamo che ci troviamo in una posizione “scomoda” per osservare il centro della nostra galassia, e paradossalmente è più facile osservare più lontano. Non solo, visto così “da vicino” non sta mai fermo… difficile quindi metterlo “a fuoco”, ma abbiamo fiducia e restiamo in attesa.

Del progetto e dei risultati attesi ne abbiamo già parlato nelle news che trovate di seguito e molto altro vi aspetta nei prossimi giorni e nel prossimo numero di Coelum Astronomia.

A prestissimo!


All’orizzonte degli eventi di Sgr A*. Tutti i canali per seguire la diretta.

Ma come si fa a fotografare un buco nero? Riepiloghiamo velocemente il processo (che ricordiamo ha richiesto più di due anni di elaborazioni…) in attesa della conferenza stampa alle 15 di oggi, che finalmente ci svelerà se… la foto è riuscita e quali sono i risultati ottenuti. Tutti canali per seguirla!

Tutta la potenza delle stelle vista dal centro della Via Lattea

In attesa dei risultati dell’EHT, annunciati per il 10 aprile, una nuova simulazione ci porta al centro della Via Lattea, idealmente seduti sull’orizzonte degli eventi di Sagittarius A*, ad ammirare lo spettacolo della mostruosa potenza dei venti stellari di stelle giganti che interagiscono con i flussi di gas in caduta verso il buco nero.

Tutto pronto per la foto del secolo

ATTESI A BREVE I RISULTATI PRELIMINARI DI EHT Un grande evento attende astronomi, scienziati e curiosi: se tutto andrà bene, dovrebbe diventare presto disponibile la prima “immagine” ad alta risoluzione mai realizzata di un buco nero, o più precisamente della sua “ombra”. Per saperne di più, Media Inaf ha raggiunto Ciriaco Goddi, responsabile scientifico del progetto BlackHoleCam, che ci svela il ”dietro le quinte” dell’esperimento più atteso dell’anno.

Apex guarda nel cuore dell’oscurità

L’aggiunta di Apex all’Event Horizon Telescope rivela nuovi dettagli nella struttura asimmetrica e non puntiforme della sorgente Sgr A * al centro della Via Lattea. Il miglioramento della risoluzione angolare conseguito grazie ad Apex rivela ora dettagli dell’ordine di 36 milioni di km: dimensioni che sono solo 3 volte più grandi dell’ipotetica dimensione del buco nero (3 raggi di Schwarzschild). Tutti i dettagli su The Astrophysical Journal.

Mission impossible per l’Event Horizon Telescope

UNO SGUARDO NELL’OMBRA DI SAGITTARIUS A* È tutto pronto per scattare la foto del secolo. Un insieme di otto osservatori simulerà un radiotelescopio delle dimensioni della Terra allo scopo di intravedere il moto del gas incandescente che circonda il buco nero supermassiccio della Via Lattea. Quali le sfide e le attese? Ne parliamo con Heino Falcke, presidente del consiglio scientifico dell’Eht, e Ciriaco Goddi, responsabile scientifico del progetto BlackHoleCam.



I Segreti della Via Lattea
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Coelum Astronomia di Aprile 2019 
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Tag: #EHTblackholeBuco NeroEHTEvent Horizon TelescopeFoto di un buco neroMessier 87orizzonte degli eventiradio interferometroSagittarius A*Sgr A*Via Lattea

Fonte: Redazione Coelum Astronomia

Raggi cosmici: sorgenti e meccanismi di accelerazione | Reccom Magazine

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I raggi cosmici sono particelle energetiche provenienti da ogni direzione dello spazio. La loro composizione varia a seconda della sorgente da cui provengono, dalle interazioni con il mezzo interstellare e con l’atmosfera terrestre

Origen: Raggi cosmici: sorgenti e meccanismi di accelerazione | Reccom Magazine

Il bosone di Higgs e l’universo metastabile | Reccom Magazine

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Lo stato fondamentale dell’Universo dipende dal potenziale del campo di Higgs. se il modello standard è corretto, i valori misurati di determinati quantitativi, come ad esempio la massa del bosone di Higgs, implicano che l’Universo sia metastabile. Tuttavia, essi mostrano anche che la stabilità potrebbe essere più probabile di quanto studi precedenti abbiano indicato

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Come capiremo se un esopianeta può ospitare la vita?abile un pianeta? | Reccom Magazine

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Quando si parla di ricerca della vita si finisce inevitabilmente per parlare di come individuare gli esopianeti abitabili, speculando sulla distanza dalla stella, sulla composizione dell’atmosfera e sulla presenza di acqua e composti organici sulla sua superficie. Ma cosa intende la scienza per pianeta abitabile? Cosa lo rende tale?

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Annuncio della Masterclass JWST

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio del Sud Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio Europeo del Sud (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

ann1905 – Annuncio

29 aprile 2019

Lo Space Telescope Science Institute (STScI) ha annunciato un bando per le applicazioni per frequentare la Master Class del James Webb Space Telescope (JWST). La classe fornirà una formazione dedicata alle proposte JWST a ricercatori selezionati che desiderano condividere le loro conoscenze con gli scienziati delle loro istituzioni locali / regionali. L’annuncio originale di STScI può essere trovato qui .

L’Agenzia spaziale europea (ESA) offrirà un’opportunità simile agli astronomi europei. Una Master Class JWST simile sarà organizzata presso l’European Space Astronomy Centre (ESAC) nella prima settimana di febbraio 2020. Il workshop durerà circa 2-3 giorni e includerà argomenti relativi alla pianificazione della proposta JWST, strumenti utente, modalità strumento, casi di scienza, documentazione, risorse e guida per quanto riguarda l’educazione e la diffusione di questi argomenti ad altri.

Saranno selezionati circa 10 astronomi per partecipare alla Master Class JWST europea. Questi diplomati della Master Class ospiteranno un’attività formativa di preparazione alla proposta / mini-workshop presso le proprie istituzioni di appartenenza nel corso di febbraio-maggio 2020.

L’ESA offrirà ai partecipanti selezionati:

  • Pieno supporto di viaggio all’ESAC per l’addestramento alla Master Class (nella prima settimana di febbraio 2020).
  • Materiali di presentazione, forniture e supporto completi necessari per ospitare attività di formazione locali.
  • Presenza di un esperto ESA / JWST in occasione di eventi locali.

Le domande sono dovute entro le 17:00 CEST del 3 giugno 2019.

Gli astronomi interessati devono presentare una domanda a jwst_masterclass@sciops.esa.int e descrivere i loro piani per l’organizzazione del mini laboratorio che propongono di ospitare presso la loro istituzione. Il documento dell’applicazione può essere trovato qui .

Contatti

Antonella Nota 
Scienziato del progetto HST dell’ESA, scienziato del progetto JWST dell’ESA per osservatori ospiti

Pierre Ferruit 
ESA JWST Project Scientist

Marco Sirianni 
ESA JWST Responsabile dello sviluppo delle operazioni scientifiche

Email : jwst_masterclass@sciops.esa.int

Informazioni sull’annuncio

Id:ann1905

immagini

The James Webb Space Telescope

In addition to looking at distant stars, galaxies and exoplanets, the NASA/ESA/CSA James Webb Space Telescope will investigate our Solar System.

Immagine PR ann1905a

The James Webb Space Telescope

iconic

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iconic

Pochi degli abitanti dell’universo sono iconici come la galassia a spirale . Questi oggetti celestiali che riflettono le luci della ribalta combinano vorticose braccia a girandola con stelle scintillanti, esplosioni di gas e oscuri percorsi di polvere cosmica, creando scene davvero fantastiche – specialmente se viste attraverso un telescopio come lo spazio Hubble della NASA / ESA Telescope . In effetti, questa immagine di Hubble incornicia un perfetto esemplare a spirale: lo straordinario NGC 2903.

NGC 2903 si trova a circa 30 milioni di anni luce di distanza nella costellazione del Leone (Il Leone) , ed è stato studiato come parte di un rilevamento Hubble delle regioni centrali di circa 145 galassie disco vicine. Questo studio ha lo scopo di aiutare gli astronomi a capire meglio la relazione tra i buchi neri che si nascondono nei nuclei di galassie come questi, e il rigonfiamento a forma di palla di stelle, gas e polvere al centro della galassia – come quello visto in questo Immagine.

Credito:

ESA / Hubble e NASA, L. Ho et al.

Hubble assembla l’ampia visione dell’universo distante

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heic1909 – Photo Release

2 maggio 2019

Gli astronomi hanno sviluppato un mosaico dell’universo distante che documenta 16 anni di osservazioni dal telescopio spaziale Hubble della NASA / ESA. L’immagine, chiamata Hubble Legacy Field, contiene circa 265.000 galassie che si estendono fino a 500 milioni di anni dopo il Big Bang.

La gamma di lunghezze d’onda di questa immagine si estende dalla luce ultravioletta a quella del vicino infrarosso, catturando tutte le caratteristiche dell’assemblaggio della galassia nel tempo. Le galassie più deboli e lontane nell’immagine sono solo una decina di miliardesimo di luminosità di ciò che l’occhio umano può osservare.

“Ora che siamo andati più in largo rispetto ai sondaggi precedenti, stiamo raccogliendo molte più distanti galassie nel più grande set di dati mai prodotto”, ha detto Garth Illingworth dell’Università della California, Santa Cruz, leader del team che ha assemblato l’immagine. “Nessuna immagine supererà questo fino a quando non verranno lanciati futuri telescopi spaziali come James Webb.” 

Il campo Hubble Legacy combina le osservazioni fatte da diverse indagini sul campo profondo di Hubble . Nel 1995, l’ Hubble Deep Field catturò diverse migliaia di galassie inedite. Il successivo Hubble Ultra Deep Field del 2004 ha rivelato quasi 10.000 galassie in una singola immagine. L’Hubble eXtreme Deep Field 2012 , o XDF, è stato assemblato combinando dieci anni di osservazioni del telescopio spaziale Hubble della NASA / ESA prese da una porzione di cielo all’interno del campo Hubble Ultra Deep originale.

Il nuovo set di immagini di Hubble, creato da quasi 7.500 esposizioni individuali, è il primo di una serie di immagini di Hubble Legacy Field. L’immagine comprende il lavoro collettivo di 31 programmi Hubble da parte di diversi gruppi di astronomi [1] . Hubble ha trascorso più tempo su questa piccola area che su qualsiasi altra regione del cielo, per un totale di oltre 250 giorni. Il team sta lavorando a una seconda serie di immagini, per un totale di oltre 5.200 esposizioni Hubble.

” Un aspetto eccitante di queste nuove immagini è il gran numero di canali di colore sensibili ora disponibili per visualizzare le galassie distanti, specialmente nella parte ultravioletta dello spettro “, ha spiegato il membro del team Rychard Bouwens della Leiden University nei Paesi Bassi. ” Con le immagini a così tante frequenze, possiamo sezionare la luce dalle galassie nei contributi di stelle vecchie e giovani, così come nuclei galattici attivi ” .

Prima che Hubble venisse lanciato nel 1990, gli astronomi furono in grado di vedere le galassie fino a circa sette miliardi di anni luce di distanza, a metà strada dal Big Bang. Le osservazioni con i telescopi terrestri non erano in grado di stabilire come si formarono e si sono formate le galassie nell’Universo primordiale. Come guardare i singoli fotogrammi di un film, le indagini profonde di Hubble rivelano l’emergere della struttura nell’Universo infantile e nelle successive fasi dinamiche dell’evoluzione della galassia. Le vedute in profondità delle galassie come questa aiutano gli astronomi a tracciare l’espansione dell’universo per sviluppare la nostra comprensione della fisica sottostante del cosmo. Le galassie mostrano anche quando gli elementi chimici hanno avuto origine e consentono le condizioni che alla fine hanno portato alla nascita della vita.

L’imae produce un enorme catalogo di galassie lontane. ” Queste squisite misurazioni ad alta risoluzione delle numerose galassie nel catalogo consentono un’ampia gamma di studi extragalattici “, ha detto la ricercatrice capo del catalogo Katherine Whitaker dell’Università del Connecticut.

L’imminente NASA / ESA James Webb Space Telescope consentirà agli astronomi di spingersi molto più in profondità nel campo legacy per rivelare come le galassie infantili si sono sviluppate nel tempo.

Gli appunti

[1] L’immagine, insieme alle singole esposizioni che compongono la nuova vista, è disponibile per la comunità astronomica mondiale attraverso l’Archivio Mikulski per i telescopi spaziali (MAST).

Maggiori informazioni

Hubble Space Telescope è un progetto di cooperazione internazionale tra ESA e NASA.

Il team internazionale coinvolto nel Hubble Legacy Field è composto da G. Illingworth e D. Magee (Università della California, Santa Cruz), K. Whitaker (Università del Connecticut), R. Bouwens (Università di Leida), P. Oesch (Università di Ginevra) e il team Hubble Legacy Field.

Credito d’immagine: NASA, ESA, G. Illingworth e D. Magee (Università della California, Santa Cruz), K. Whitaker (Università di Conneticut), R. Bouwens (Università di Leida), P. Oesch (Università di Ginevra), e il team Hubble Legacy Field.

link

Contatti

Garth Illingworth 
University of California, Santa Cruz 
Tel: +1 831 459 2843 
Email: gillingw@ucsc.edu

Bethany Downer 
ESA / Hubble, responsabile dell’informazione pubblica 
Garching, Germania 
Email: bethany.downer@partner.eso.orgUtilizzo di immagini e video di ESA / Hubble

Informazioni sulla release

Numero di rilascio:heic1909
Nome:Hubble Legacy Field
Genere:Early Universe: Cosmology
Servizio, struttura:Telescopio spaziale Hubble

immagini

La spettacolare vista sull'universo di Hubble

Immagine PR heic1909aLa spettacolare vista sull’universo di Hubble

Il campo profondo di Hubble eXtreme

Immagine PR heic1909bIl campo profondo di Hubble eXtreme

Hubble Ultra Deep Field

Immagine PR heic1909cHubble Ultra Deep Field

Il campo profondo di Hubble

Immagine PR heic1909dIl campo profondo di Hubble


video

Zoomando sul campo legacy di Hubble

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Panoramica su Hubble Legacy Field

PR video heic1909bPanoramica su Hubble Legacy Field


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Gli astronomi di Hubble assemblano una visione ampia dell’universo in evoluzione

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Data di rilascio: 2 maggio 2019 10:00 (EDT)

Gli astronomi di Hubble assemblano una visione ampia dell'universo in evoluzione

L’immagine contiene 265.000 galassie che si allungano indietro di miliardi di anni nel tempo.

Quanto è lontano? E come fai a sapere quando ci arrivi? Nel 1995, gli astronomi decisero di usare il telescopio spaziale Hubble per condurre un esperimento audace e audace per affrontare questo enigma. Per 10 giorni consecutivi, Hubble fissò una minuscola porzione di cielo apparentemente vuota per 1 milione di secondi.

Il gioco del prezioso tempo del telescopio è stato ripagato. Hubble catturò il debole bagliore di una miriade di galassie mai viste prima. Molte delle galassie sono così lontane che ci sono voluti miliardi di anni perché la loro luce ci raggiungesse. Pertanto, la vista è come guardare in un “corridoio temporale”, dove le galassie possono essere viste come apparivano miliardi di anni fa. Hubble divenne la macchina del tempo per eccellenza dell’astronomia.

L’immagine punto di riferimento risultante è chiamata Hubble Deep Field. A quel tempo, l’immagine ha vinto la medaglia d’oro per essere la sbirciatina più lontana nell’universo mai fatto. Il suo straordinario successo ha incoraggiato gli astronomi a seguire una serie di indagini sul campo profondo di Hubble. Le indagini successive hanno scoperto più galassie a maggiore distanza dalla Terra, grazie alle nuove telecamere installate su Hubble durante le missioni di assistenza degli astronauti. Le telecamere aumentarono il potere del telescopio di guardare ancora più in profondità nell’universo.

Queste indagini hanno fornito agli astronomi un enorme album di immagini, mostrando come, dopo il big bang, le galassie si sono costruite nel tempo per diventare i grandi e maestosi assemblaggi visti oggi nell’universo vicino.

Tra le indagini di campo profonde più importanti ci sono il Great Observatories Origins Deep Survey (GOODS), nel 2003; Hubble Ultra Deep Field (HUDF), nel 2004; e eXtreme Deep Field (XDF), nel 2012.

Ora, gli astronomi stanno rilasciando una nuova immagine del campo profondo intrecciando le esposizioni di alcune di queste precedenti “spedizioni di pesca” della galassia. I loro sforzi hanno prodotto il “libro di storia” più grande e completo delle galassie nell’universo. L’istantanea, una combinazione di quasi 7.500 esposizioni separate di Hubble, rappresenta un valore di osservazione di 16 anni. L’ambizioso sforzo è chiamato Hubble Legacy Field. La nuova vista contiene circa 30 volte più galassie che nell’HUDF. La gamma di lunghezze d’onda si estende dalla luce ultravioletta a quella del vicino infrarosso, catturando tutte le caratteristiche dell’assemblaggio della galassia nel tempo.

Il mosaico di immagini presenta un ampio ritratto dell’universo distante e contiene circa 265.000 galassie. Si estendono indietro di 13,3 miliardi di anni a soli 500 milioni di anni dopo la nascita dell’universo nel Big Bang.

ID rilascio: STScI-2019-17
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Gli astronomi di Hubble assemblano una visione ampia dell'universo in evoluzione

Hubble Legacy Field

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http://hubblesite.org/video/1203/news_release/2019-17

Hubble Legacy Field Zoom video

tag Cosmologia , campi profondi , galassie lontane , BENI , Hubble Deep Field , Hubble Ultra Deep Field , Survey

La storia completa

Data di rilascio: 2 maggio 2019

Numero di comunicato stampa: STScI-2019-17

Gli astronomi di Hubble assemblano una visione ampia dell'universo in evoluzione

Gli astronomi hanno riunito il più grande e completo “libro di storia” delle galassie in un’unica immagine, utilizzando 16 anni di osservazioni dall’Hubble Space Telescope della NASA.

Il mosaico del cielo profondo, creato da quasi 7.500 esposizioni individuali, fornisce un ampio ritratto dell’universo distante, contenente 265.000 galassie che si estendono per 13,3 miliardi di anni a soli 500 milioni di anni dopo il Big Bang. Le galassie più deboli e lontane sono solo una decina di miliardesimo di luminosità di ciò che l’occhio umano può vedere. La storia evolutiva dell’universo è anche raccontata in questa ampia visione. Il ritratto mostra come le galassie cambiano nel tempo, costruendo se stesse fino a diventare le galassie giganti viste nell’universo vicino.

Questo ambizioso sforzo, chiamato Hubble Legacy Field, combina anche le osservazioni fatte da diverse indagini sul campo profondo di Hubble, tra cui l’eXtreme Deep Field (XDF), la visione più profonda dell’universo. La gamma di lunghezze d’onda si estende dalla luce ultravioletta a quella dell’infrarosso vicino, catturando le caratteristiche chiave dell’assemblaggio della galassia nel tempo.

“Ora che siamo andati oltre le precedenti indagini, stiamo raccogliendo molte galassie più distanti nel più grande set di dati mai prodotto da Hubble”, ha detto Garth Illingworth dell’Università della California, Santa Cruz, leader del team che ha assemblato l’immagine . “Questa immagine contiene l’intera storia della crescita delle galassie nell’universo, dal loro tempo come ‘bambini’ a quando sono diventati ‘adulti’ a tutti gli effetti.

Nessuna immagine supererà questo fino a quando non verranno lanciati futuri telescopi spaziali. “Abbiamo messo insieme questo mosaico come strumento da utilizzare da noi e da altri astronomi”, ha aggiunto Illingworth. “L’aspettativa è che questo sondaggio porterà a una comprensione ancora più coerente, approfondita e più ampia dell’evoluzione dell’universo nei prossimi anni”.

L’immagine produce un enorme catalogo di galassie lontane. “Queste squisite misurazioni ad alta risoluzione delle numerose galassie in questo catalogo consentono un’ampia gamma di studi extragalattici”, ha dichiarato la ricercatrice capo del catalogo Katherine Whitaker dell’Università del Connecticut, a Storrs. “Spesso, questi tipi di indagini hanno prodotto scoperte inattese che hanno avuto il maggiore impatto sulla nostra comprensione dell’evoluzione delle galassie.”

Le galassie sono i “segni dello spazio”, come un tempo l’astronomo Edwin Hubble descriveva loro un secolo fa. Le galassie consentono agli astronomi di tracciare l’espansione dell’universo, offrono indizi sulla fisica sottostante del cosmo, mostrano quando hanno origine gli elementi chimici e consentono le condizioni che alla fine hanno portato alla comparsa del nostro sistema solare e della vita.

Questa vista più ampia contiene circa 30 volte più galassie che nei precedenti campi profondi. Il nuovo ritratto, un mosaico di istantanee multiple, copre quasi la larghezza della Luna piena. L’XDF, che è penetrato più a fondo nello spazio rispetto a questa visione più ampia, si trova in questa regione, ma copre meno di un decimo del diametro della Luna piena. The Legacy Field scopre anche uno zoo di oggetti insoliti. Molti di loro sono i resti di “relitti ferroviari” galattici, un tempo nell’universo primordiale quando piccole galassie giovani si scontrarono e si fusero con altre galassie.

Assemblare tutte le osservazioni era un compito immenso. L’immagine comprende il lavoro collettivo di 31 programmi Hubble da parte di diversi gruppi di astronomi. Hubble ha trascorso più tempo su questa piccola area che su qualsiasi altra regione del cielo, per un totale di oltre 250 giorni, che rappresentano quasi tre quarti di un anno.

“Il nostro obiettivo era riunire tutti i 16 anni di esposizioni in un’immagine legacy”, ha spiegato Dan Magee, della University of California, Santa Cruz, responsabile dell’elaborazione dei dati del team. “In precedenza, la maggior parte di queste esposizioni non era stata messa insieme in un modo coerente che può essere utilizzato da qualsiasi ricercatore: gli astronomi possono selezionare i dati nel campo legacy che vogliono e lavorare con esso immediatamente, invece di dover eseguire una quantità enorme riduzione dei dati prima di condurre analisi scientifiche. “

L’ immagine, insieme alle singole esposizioni che costituiscono la nuova vista , è disponibile per la comunità astronomica mondiale attraverso l’ Archivio Mikulski per i telescopi spaziali (MAST). MAST, un database online di dati astronomici di Hubble e di altre missioni della NASA, si trova presso lo Space Telescope Science Institute di Baltimora, nel Maryland.

Il Telescopio Spaziale Hubble ha fatto molta strada nel prendere sempre più “campioni fondamentali” dell’universo distante. Dopo il lancio di Hubble nel 1990, gli astronomi hanno discusso se valesse la pena spendere un pezzo del tempo del telescopio per andare in una “spedizione di pesca” per fare un’esposizione molto lunga di un piccolo pezzo di cielo apparentemente vuoto. L’immagine risultante di Hubble Deep Field nel 1995 ha catturato diverse migliaia di galassie invisibili in un solo punto. Lo sforzo coraggioso è stato una dimostrazione di riferimento e una dimostrazione del concetto che ha posto le basi per future immagini in profondità. Nel 2002, Advanced Camera for Surveys di Hubble è andato ancora più in profondità per scoprire 10.000 galassie in una singola istantanea. Gli astronomi hanno utilizzato le esposizioni scattate dalla Wide Field Camera 3 (WFC3) di Hubble, installata nel 2009,Istantanea Deep eXtreme Deep nel 2012. A differenza delle precedenti fotocamere Hubble, il WFC3 del telescopio copre un intervallo di lunghezza d’onda più ampio, dall’ultravioletto al vicino-infrarosso.

Questo nuovo mosaico di immagini è il primo di una serie di immagini di Hubble Legacy Field. Il team sta lavorando a una seconda serie di immagini, per un totale di oltre 5.200 esposizioni Hubble, in un’altra area del cielo. In futuro, gli astronomi sperano di ampliare la gamma di multiwavelength nelle immagini legacy includendo dati a infrarossi con lunghezze d’onda maggiori e osservazioni a raggi X ad alta energia da altri due grandi osservatori della NASA, il telescopio spaziale Spitzer e l’osservatorio a raggi X Chandra.

Il vasto numero di galassie nell’immagine del campo legacy è anche il primo obiettivo per i futuri telescopi. “Questo costituirà davvero il terreno per il vasto telescopio a infrarossi per il campo magnetico della NASA (WFIRST)”, ha affermato Illingworth. “The Legacy Field è un pathfinder per WFIRST, che catturerà un’immagine che è 100 volte più grande di una tipica foto di Hubble: in sole tre settimane di osservazioni da parte del WFIRST, gli astronomi saranno in grado di assemblare un campo molto più profondo e più del doppio rispetto al Hubble Legacy Field. “

Inoltre, l’imminente telescopio spaziale James Webb della NASA consentirà agli astronomi di spingersi molto più in profondità nel campo legacy per rivelare come le galassie infantili siano effettivamente cresciute. La copertura a infrarossi di Webb andrà oltre i limiti di Hubble e Spitzer per aiutare gli astronomi a identificare le prime galassie nell’universo.

Hubble Space Telescope è un progetto di cooperazione internazionale tra la NASA e l’ESA (European Space Agency). Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, gestisce il telescopio. Lo Space Telescope Science Institute (STScI) di Baltimora, nel Maryland, conduce operazioni scientifiche di Hubble. STScI è gestito dalla NASA dall’Associazione delle università per la ricerca in astronomia a Washington, DC

Titoli di coda

NASA , ESA e G. Illingworth (Università della California, Santa Cruz, UCO / Lick Observatory)Link correlatiQuesto sito non è responsabile per il contenuto trovato su link esterni

Contatto

Donna Weaver / Ray Villard 
Space Telescope Science Institute, Baltimora, Maryland 
410-338-4493 / 410-338-4514 
dweaver@stsci.edu / villard@stsci.edu

Garth Illingworth 
University of California, Santa Cruz; UCO / Lick Observatory, Santa Cruz, California 
831-459-2843 
gdi@ucolick.org