Un ologramma perfetto – O un perfetto universo di illusione?

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Astronomical Observatories, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Genetica/Genetics, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Neuroscienze/Neuroscience, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life
740F9BAF-D939-4458-98E4-F1A05A7C0AF1
a cura di Juan Pablo Roma Cristiana

Un ologramma di un hamburger viene o viene proiettato da un punto di partenza bidimensionale. Se questo hamburger avesse sentimenti e consapevolezza spaziale, l’hamburger sarebbe convinto che la “realtà percepita” dell’hamburger era reale! Noi, come gli umani, sappiamo meglio – come se fossimo quelli che hanno costruito l’ologramma dell’hamburger e noi umani sappiamo che l’hamburger non esiste davvero.

Applicalo al nostro universo tridimensionale originato da un punto di partenza bidimensionale che non possiamo quasi comprendere. Elementi tangibili di questo universo intorno a noi che tocchiamo e percepiamo come “la cosa reale” essendo in effetti un ologramma, un “ologramma perfetto” che non mettiamo in discussione – né abbiamo bisogno di interrogarci?

51c9deb1-77a0-4a20-bb37-3e965ebbb22e

La catena alimentare della simulazione e dove stiamo?

Le possibilità sono infinite di grandi razze auto-consapevoli simili agli umani che hanno la natura e le capacità di creare una simulazione per se stessi. Tutto ciò porta alla realtà delle simulazioni all’interno di altre simulazioni e così via. Ciò suggerisce che ci sono possibilità molto alte che il nostro universo sia in realtà una delle tante simulazioni all’interno delle simulazioni e così via …

La probabilità che viviamo in una simulazione computerizzata avanzata è molto vecchia, e risale a molto tempo in filosofia. La stessa probabilità della realtà e qual è la realtà. Se abbiamo le capacità mentali di fare queste domande più e più volte nel corso della storia, allora cosa dire che non abbiamo le capacità di dissimulare parti della nostra realtà percepita e iniziare a costruire la nostra convoluta? Questa nozione intrigante e la nozione di qual è la natura della simulazione, una menzogna sincera o una menzogna ingannevole? Siamo progettati per andare in questa tana del coniglio? L’abitante di una simulazione al computer pensa, quindi l’abitante della simulazione del computer deve essere. Ciò non prova auto-consapevolezza o altre teorie di simulazione, ma dimostra semplicemente che l’esistenza è reale, ma che tipo di esistenza?

5c5d79c8-1d62-4019-8164-97474f6ecc0e

Un’esistenza umana naturale o un’esistenza progettata con un velo sulla nostra coscienza? Se abbiamo questi pensieri e domande filosofiche sulla vita, allora certamente esistiamo da qualche parte, in qualche forma, forma o pensiero. I costruttori della nostra realtà sicuramente non hanno costruito questa realtà per ingannarci, la realtà potrebbe essere troppo astronomica per capire che la nostra coscienza si inganna, proprio come noi sogniamo per tutti i tipi di ragioni. Non per l’inganno in sé, ma per il riallineamento della psiche e la sopravvivenza. Esaminando la realtà, forse, stiamo vivendo una simulazione estremamente sofisticata, una che è così ricca nel suo spettro di costanti che manterrà i suoi abitanti occupati per un po ‘di tempo. Una simulazione abbastanza sofisticata che noi come abitanti un giorno impareremo la tecnologia da soli e saremo i costruttori di altri mondi e universi. Dobbiamo essere abbastanza scientifici e maturi per realizzare le probabilità.

Sarebbe comicamente presuntuoso da parte nostra sostenere di essere l’originale, o anche una simulazione dell’originale, ma più fattibile: in fondo alla catena alimentare degli universi di successo, ma non necessariamente una cosa negativa.

Juan Pablo Roma Cristiana

Mostra – Tutti i colori delle stelle

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Astronomical Observatories, Astronomy, Christianity, Città del Vaticano/Vatican City, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Cristianesimo/Christianity, European Southern Observatory (ESO), Extraterrestrial intelligent Life, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Gesuiti, Gesuiti/Jesuits, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Papa Francesco/Pope Francis, Physics, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vatican Observatory, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

20 Ott 2018 – 3 Feb 2019Palazzo dei Musei

Tutti i colori delle stelle
Padre Angelo Secchi e la nascita dell’astrofisica

Palazzo dei Musei
20 ottobre 2018 – 03 febbraio 2019

200 anni fa, il 28 giugno 1818, nasceva a Reggio Emilia Angelo Secchi.
Gesuita, fisico, astronomo, meteorologo, direttore per quasi trent’anni dell’Osservatorio del Collegio romano, dedica con passione le sue energie alla ricerca. Apporta un contributo fondamentale alla nascita dell’astrofisica e allo sviluppo della moderna meteorologia, senza trascurare di applicare le proprie competenze scientifiche in compiti di pubblica utilità, in una visione della scienza al servizio del bene comune e del progresso. Vissuto in un periodo di accesi contrasti tra Stato e Chiesa, rimane fedele a questa anche a scapito di una più luminosa carriera, senza tuttavia trovare mai contraddizione tra Fede e Scienza.

Una mostra, Tutti i colori delle stelle, per recuperare la memoria e sottolineare il valore dello scienziato, anche alla luce delle recenti scoperte, che nei suoi studi pionieristici trovano le basi, ma anche per riscoprirne la genuina curiosità, l’entusiasmo e lo stupore, che per tutta la vita lo hanno spinto a indagare il cosmo.

“Ne’ siamo ancora alla fine delle maraviglie; lo saremo soltanto quando cesseremo di studiare”

Il 20 ottobre,  inaugura a Palazzo dei Musei la mostra “Tutti i colori delle stelle. Padre Angelo Secchi e la nascita dell’astrofisica”, curata e realizzata da Musei Civici di Reggio Emilia in collaborazione con il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita dello scienziato, istituito da MiBAC e Musei Civici di Reggio Emilia.
La mostra rientra nell’ampio programma delle iniziative coordinate dal Comitato reggiano per il bicentenario, che vede la partecipazione dei numerosi soggetti impegnati nella valorizzazione della figura del grande astronomo reggiano.

Il comitato scientifico della mostra è costituito da: Aldo Altamore, Lucio Angelo Antonelli, Maria Carmen Beltrano, Fabrizio Bònoli, Roberto Buonanno, Roberto Capuzzo Dolcetta, Silvia Chicchi, Ileana Chinnici, Federico Corni, Marco Faccini, Matteo Galaverni, Giordano Gasparini, Roberto Marcuccio, Franco Prodi, Giuseppe Adriano Rossi, Ivan Spelti, Ginevra Trinchieri.

Vari i temi trattati dal percorso espositivo che si snoda nel Temporary Museum di Palazzo dei Musei articolandosi in quattro diverse sezioni: “La vita e le ricerche di Angelo Secchi”, “Noi e lo spettro elettromagnetico”, “Breve viaggio nell’Universo”, “Laboratorio Spazio-Luce”.

L’obiettivo è di riconsegnare alla città la memoria di una figura di primo piano nella storia della ricerca astronomica, lanciando un ponte verso l’attualità della ricerca in campo astrofisico e fornendo spunti didattici per accostare in modo sperimentale le proprietà della luce e i principi della spettrografia, tecnica con cui Secchi aprì, per primo, la strada dell’astrofisica e tuttora imprescindibile strumento di conoscenza dell’Universo

Nella mostra sono esposti libri e manoscritti provenienti dalla Biblioteca Panizzi, dall’Archivio del Comune di Reggio Emilia e da privati, disegni di Angelo Secchi e lo spettroscopio con cui studiò la corona solare dal Museo Astronomico copernicano di Roma, Istituto Nazionale di Astrofisica, strumenti per la meteorologia e la topografia, libri e documenti dall’Istituto Secchi, modelli astronomici storici dal liceo Ariosto Spallanzani, oltre ad oggetti delle collezioni museali, tra cui la prestigiosa medaglia d’oro conferita ad Angelo Secchi come Grand Prix all’Esposizione Universale del 1867 a Parigi per il suo Meteorografo.

E’ previsto un evento inaugurale che si terrà sabato 20 ottobre presso l’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia alle ore 10.00.

  • Programma evento inaugurale

Visite guidate alla mostra

a cura di Silvia Chicchi
25 Novembre ore 17.30
16 Dicembre ore 17.30

Planetario

in collaborazione con Istituto Nazionale di Astrofisica e Associazione SOFOS nel mese di dicembre, sarà presente in museo un Planetario, in cui verranno proposte tutti i sabati e domeniche (incluso 8/12) alle ore 16.00, 17.00, 18.00, e nei giorni 27 e 28/12 alle 10, 11 e 12, osservazioni guidate della volta celeste.

Ingresso gratuito limitato ai posti disponibili, 25 per ogni turno. È consigliata la prenotazione allo 0522/456816

“Tutti i colori delle stelle. Padre Angelo Secchi e la nascita dell’astrofisica”
Musei Civici di Reggio Emilia, Palazzo dei Musei
20_10_2018 – 03_02_2019

Palazzo dei Musei, via Spallanzani, 1 – t. 0522 456816
dal martedì al venerdì 09.00 / 12.00
sabato, domenica e festivi: 10.00 / 13.00 e 16.00 / 19.00

Vai alle collezioni di Palazzo dei Musei

L’iniziativa è ad ingresso gratuito e senza obbligo di prenotazione

Info:

0522 456477 Musei Civici – uffici, via Palazzolo, 2
(da lun a ven: 09.00 – 13.00 / mar, gio: 14.00 17.00)
0522 456816 Palazzo dei Musei, via Spallanzani, 1
orari di apertura
musei@municipio.re.it

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Astronomical Observatories, Città del Vaticano/Vatican City, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Mussolini, Hitler e l’Osservatorio sbagliato

I misteri di Monteporzio, dove la prestigiosa struttura non può essere sede di attività osservativa, essendo completamente abbagliata dalle luci di Roma. Lo scambio col führer e la cessione del Discobolo “Lancellotti”

  

Quasi da tutti i punti di Roma, guardando verso le pendici del Tuscolo, si può vedere un grande edificio bianco, tra Frascati e Monteporzio Catone: l’Osservatorio di Monteporzio, oggi sede dell’Osservatorio di Roma dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Avvicinandosi, si vede la grande cupola metallica che sovrasta l’imponente struttura, eretta nel classico stile razionalista dell’architettura monumentale fascista.

L’osservatorio di Monte Porzio Catone (da http://www.visitlazio.com/documents/563196/753816/Foto+Osservatorio.jpg/c6198c17-e5a2-46c1-95fd-ddcee342e9c9?t=1418988629123)

L’osservatorio di Monte Porzio Catone (da http://www.visitlazio.com/documents/563196/753816/Foto+Osservatorio.jpg/c6198c17-e5a2-46c1-95fd-ddcee342e9c9?t=1418988629123)

Chi ha qualche, anche minima, conoscenza di astronomia capisce immediatamente che questa prestigiosa struttura non può essere sede di attività osservativa, essendo completamente abbagliata dalle luci di Roma. Infatti, la grande cupola ospita la biblioteca dell’Osservatorio e i numerosi astronomi che vi lavorano raccolgono i loro dati da strumenti come il Large Binocular Telescope di Mount Graham in Arizona (che gestiscono in collaborazione con l’Università dell’Arizona ed il Max Plank tedesco), il Telescopio Nazionale Galileo alle Canarie, la Stazione Osservativa di Campo Imperatore e numerosi altri telescopi terrestri e spaziali.

Viene naturale chiedersi perché prima della II Guerra Mondiale e quindi prima che queste moderne strutture di ricerca esistessero, un osservatorio astronomico, per il quale la dimensione della cupola dimostra che era prevista l’installazione di un grande telescopio, sia stato costruito in una posizione nella quale esso sarebbe stato inevitabilmente inutilizzabile per lo scopo fondamentale di una struttura di questo tipo: osservare il cielo.

Riassumiamone quindi la storia.

Nel 1938, Hitler venne in Italia per la sua seconda visita, il principale scopo della quale era certamente quella di assicurarsi dell’alleanza con Mussolini nella guerra che stava per scatenare. Però, il führer ne approfittò anche per un altro motivo: egli desiderava intensamente la statua del Discobolo “Lancellotti”, ora custodita al Museo Nazionale Romano, nella quale vedeva la perfetta rappresentazione del suo ideale di “razza ariana”. Aveva già tentato di acquistarlo, a qualsiasi prezzo, per farne il simbolo delle Olimpiadi di Berlino, ma la legge italiana vietava la vendita delle opere d’arte di proprietà pubblica e aveva ricevuto un gentile, ma fermo, rifiuto. Perciò, Hitler propose a Mussolini uno scambio: l’Italia avrebbe donato alla Germania il Discobolo e questa in cambio avrebbe donato a Roma un modernissimo osservatorio astronomico, che doveva essere visibile in tutta la città, a riprova dell’alleanza tra il fascismo e il nazismo.

Il Discobolo “Lancellotti”

Il Discobolo “Lancellotti”

Mussolini accettò e il Discobolo fu rapidamente portato a Berlino, mentre, sulle indicazioni di una commissione di astronomi italiani, la Zeiss incominciò la progettazione dei telescopi richiesti: un rifrattore da 65 cm, un doppio astrografo da 40 cm e uno Schimdt da 1 m di diametro. A questa lista, si aggiunse l’anno dopo la richiesta di un coronografo, strumento appena inventato dal francese Lyot, che avrebbe permesso di studiare la corona solare senza bisogno di aspettare un’eclisse. La Zeiss iniziò immediatamente anche la produzione delle cupole metalliche mobili, che avrebbero dovuto ospitare questi strumenti. Nel contempo, cominciò la costruzione degli edifici dell’osservatorio sulle pendici del Tuscolo, appunto in una posizione visibile da tutta Roma. Secondo la propaganda del regime, quello di Roma avrebbe dovuto diventare “il più grande telescopio d’Europa, e forse del mondo” … ma già dal 1917, negli Stati Uniti operava il telescopio di Mount Wilson, con uno specchio di 2,5 m di diametro.

La progettazione e la costruzione di un telescopio però non sono lavori banali e richiedono tempo. Così, nel 1943, l’edificio dell’Osservatorio era stato completato e le cupole fabbricate, trasferite da Jena a Roma e montate. I telescopi erano però ancora negli impianti della Zeiss, in attesa dell’ultimo collaudo. Però la Storia seguiva il suo corso: arrivò l’8 settembre, l’inizio della Resistenza e l’occupazione nazista di Roma. Rapidamente, un reparto del Genio della Wehrmacht smontò la cupola più grande e costosa, quella del rifrattore da 65 cm, e la rispedì a Jena e dell’Osservatorio di Roma non si sentì più parlare fino alla fine della guerra.

Dopo la disfatta del nazifascismo, nel 1946 l’Italia riuscì a recuperare il Discobolo, insieme a molte delle opere d’arte trafugate dai nazisti, e anche la grande cupola dell’Osservatorio di Roma fu riportata in Italia e rimontata al suo posto. I telescopi però non c’erano più.

zeiss_marchio_dettaglio

Infatti, durante l’occupazione dell’URSS, i nazisti avevano sistematicamente distrutto tutti gli osservatori astronomici sovietici sui quali erano riusciti a mettere le mani o che erano nel raggio d’azione dei loro bombardieri. Quando l’Armata Rossa arrivò a Jena, di conseguenza, tutti i telescopi che erano nella fabbrica Zeiss furono sequestrati come risarcimento dei danni di guerra, per andare a sostituire gli strumenti distrutti. Il grande rifrattore da 65 cm andò a Pulkovo, dove ancora viene usato per studi su asteroidi e comete, lo Schimdt andò a Byurakan, dove fu impiegato dall’astronomo Markarian per la sua famosa survey di galassie attive, gli altri due telescopi in altri osservatori sovietici minori.

Così, l’Italia perse per sempre i “telescopi di Mussolini” (come questi strumenti sono ancora chiamati in Russia) e l’Osservatorio di Roma prese la sua strada che lo ha portato ad essere una delle istituzioni di punta dell’astrofisica italiana, prima come sede di importanti studi teorici, poi anche di ricerche osservative con strumenti sempre più grandi e moderni, situati nei luoghi più bui del pianeta o nello spazio.

Fin qui, è la storia.

Rimangono però diversi misteri che debbono essere ancora spiegati.

Se motivi propagandistici spinsero Mussolini a far costruire l’Osservatorio in un luogo dove non avrebbe mai potuto essere usato, perché gli astronomi accettarono questa assurdità? La spiegazione la diede il professor Bianchi, allora direttore dell’Osservatorio di Roma, a Livio Gratton, prima suo collaboratore e poi l’artefice della rinascita dell’astronomia italiana. Gratton riporta nelle sue memorie, pubblicate sulla rivista Coelum, che il piano di Bianchi era quello di assecondare Mussolini e Hitler, per far venire i telescopi in Italia, ma poi, dopo qualche anno, essi sarebbero stati trasferiti in un sito più opportuno, lontano dalle luci di Roma. Molto probabilmente si trattava di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, dove effettivamente dopo la guerra fu costruita la prima stazione osservativa dell’Osservatorio di Roma.

Un’altra domanda che ci si può porre è perché gli astronomi italiani chiesero alla Germania un telescopio, come il grande rifrattore da 65 cm, che ormai era uno strumento completamente superato come concetto, quando, per un costo analogo, avrebbero potuto chiedere un telescopio riflettore molto più grande, come quelli da tempo in uso negli Stati Uniti, in Francia ed in Unione Sovietica e che già stavano dando importantissimi risultati nell’astrofisica. Nessuno, fino ad ora, ha dato una risposta a questa domanda. Il mio parere personale però è che agli astronomi italiani che detenevano il potere accademico prima della guerra, in realtà l’astrofisica interessava poco: ad essi, che avevano una formazione in prevalenza di matematici piuttosto che di fisici, interessava solo l’astronomia posizionale, cioè il calcolo sempre più preciso delle orbite dei pianeti e del moto reciproco delle stelle doppie, argomenti già negli anni ’30 poco interessanti per la comunità astronomica internazionale ma nei quali essi eccellevano. Per questi studi, un grande rifrattore è sicuramente più adatto di un riflettore.

Ci si può anche chiedere come mai i nazisti, in una fase così critica della guerra in Italia come quella del 1943, sprecarono tempo e risorse in una operazione tanto inutile a fini bellici come lo smontare e rispedire in Germania la grande cupola dell’Osservatorio di Roma. Personalmente, ritengo però che la ragione sia la stessa per la quale essi distrussero gli osservatori sovietici, incendiarono le navi romane del Lago di Nemi, saccheggiarono e distrussero il patrimonio culturale di tutti i Paesi occupati. Secondo l’aberrante logica nazista, solo loro, e in una certa misura i loro alleati, erano veri “uomini”: gli altri erano subumani ed in quanto tali non avevano diritto ad avere accesso alla scienza ed alla cultura. Gli italiani, dopo l’8 settembre, erano stati passati dalla prima alla seconda categoria.

Mussolini e Hitler

Mussolini e Hitler

Resta infine l’ultimo mistero: perché Hitler propose a Mussolini lo scambio del Discobolo “Lancellotti” proprio con un osservatorio astronomico e perché il duce accettò? Come si è detto, l’astronomia non era certamente una scienza molto sviluppata in Italia nel periodo tra le due guerre mondiali né c’era ragione per la quale dovesse essere particolarmente cara al regime fascista. Perché dunque Mussolini avrebbe dovuto chiedere in cambio di un’opera d’arte certamente importante anche per lui, con la sua mania per la Roma imperiale, proprio un Osservatorio e non, ad esempio, un impianto chimico o un altro centro di ricerche impiegabili a scopo militare, settore al quale era molto più interessato? Se invece la proposta veniva da Hitler, perché Mussolini accettò? Fu solo per avere un’altra opera monumentale a Roma? Fu perché non poteva rifiutare nulla al fürer? Anche se questa è stata, come mi pare possibile, la ragione dell’assenso di Mussolini, come mai ad Hitler, il quale non risulta che si sia mai interessato di astronomia, venne in mente proprio un osservatorio? Sempre nelle sue memorie, Gratton riporta che quando pose questa domanda a Bianchi, questi rispose che Hitler, nella sua prima visita in Italia nel 1934, in occasione di una gita a Castelgandolfo insieme a Mussolini era stato incuriosito dalla cupola dell’Osservatorio Vaticano sopra il palazzo papale ed avesse chiesto di visitarla, ma il duce gli aveva risposto che non era possibile, perché non era in territorio italiano ma in quello dello Stato Pontificio. Perciò Hitler gli avrebbe promesso che presto avrebbe donato all’Italia un osservatorio che avrebbe fatto sfigurare quello vaticano. Questa spiegazione però non regge, perché non risulta che Hitler nella sua visita del 1934 sia mai stato a Gastelgandolfo. In occasione di un recente seminario svolto dalla Dottoressa Natalya Ptitsyna all’Osservatorio di Roma (dal quale derivano molte delle informazioni sulle quali è basato questo articolo), è stata avanzata l’ipotesi che la proposta di Hitler fosse stata suggerita dalla stessa Zeiss, interessata a procurarsi un questo modo una sostanziosa commessa. Certo, dati gli stretti legami dell’industria tedesca con il nazismo, ciò potrebbe essere possibile, ma resterebbe da spiegare come la Zeiss fosse a conoscenza del fatto che il führer avrebbe proposto lo scambio tra un’opera d’arte italiana e una struttura scientifica tedesca e quale canale avrebbe usato per contattare le più alte gerarchie del Reich.

Questo ultimo mistero dell’Osservatorio di Monteporzio rimane quindi per ora senza risposta.

Per saperne di più

Altamore, N. Ptitsyna,L’Osservatorio del Tuscolo e “i telescopi di Mussolini”, Il giornale di Astronomia, Vol 42/2, 2016.

Gianpaoli, L’Osservatorio Astronomico di Campo Imperatore, dalle origini ad oggi, 2014, http://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=7269.

Gratton, Viaggio di un astronomo attraverso il XX secolo, Coelumn.163, 2012.

INAF, Museo dell’Osservatorio Astronomico di Roma, http://www.beniculturali.inaf.it/easyne2/struttura/museo_dell_osservatorio_astronomico_di_roma/, 2016

Guidi, Il telescopio di Monteporzio, Il Messaggero, 1 novembre 1940, http://www.museoscienza.org/voci-della-scienza/documento.asp?doc=127#document_open

M. Strollo, L’Osservatorio Astronomico del Tuscolo, Quaderni di Architettura dell’Area Tuscolana II, Roma (ARACNE), 2008

 

Vito Francesco Polcaro, scienziato dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia spaziale (Istituto Nazionale di Astrofisica), e membro del Centro per l’astronomia e l’eredità culturale dell’Università di Ferrara

via To participants at the Astrophysics Summer School hosted by the Vatican Observatory – Activities of the Holy Father Pope Francis | Vatican.va

To participants at the Astrophysics Summer School hosted by the Vatican Observatory – Activities of the Holy Father Pope Francis | Vatican.va

Astronomical Observatories, Astronomy, Christianity, Physics, Vatican Observatory

via Ai partecipanti alla Scuola estiva di Astrofisica promossa dalla Specola Vaticana – Attività del Santo Padre Francesco | Vatican.va

Ai partecipanti alla Scuola estiva di Astrofisica promossa dalla Specola Vaticana – Attività del Santo Padre Francesco | Vatican.va

Astronomical Observatories, Astronomy, Christianity, Physics, Vatican Observatory
Astronomical Observatories, Astronomy, Geology, Physics
Aggiornamenti sulla tempesta di sabbia che sta imperversando su Marte e mettendo a rischio l’operatività del rover Opportunity, che al momento ha interrotto le trasmissioni. Il controllo missione è in attesa che la tempesta passi per vedere se il rover riuscirà a risvegliarsi e riprendere la sua attività scientifica. In ogni caso però si prospetta una straordinaria occasione per conmprendere meglio il clima marziano, studiando un evento eccezionale con la flotta di sonde a disposizione attorno e sulla supeficie del pianeta.
Astroshop.it

Ieri vi abbiamo dato una panormica degli eventi delle ultime due settimane, con i dettagli sulla tempesta in corso e le condizioni in cui si è trovato il rover Opportunity della NASA, che per il momento ha interrotto le trasmissioni. Si tratta sicuramente della più grossa e intensa tempesta di sabbia che i rover sul suolo marziano hanno dovuto affrontare.

Ieri sera (19:30 italiane) la NASA ha trasmesso una conferenza stampa per dare tutti i dettagli sull’evolvere della tempesta e un aggiornamento sullo stato delle sonde al momento operative, la tempesta infatti rischia di diventare una nuova tempesta globale, e anche Curiosity comincia a mostrarcene le avvisaglie, ma, è il succo della conferenza stampa di ieri, si tratta anche di una straordinaria e nuova occasione per lo studio di questi eventi e delle dinamiche dell’atmosfera marziana, soprattutto in vista di prossime missioni robotiche o di colonizzazione umana del Pianeta Rosso.

La flotta di sonde NASA in orbita e sul suolo del pianeta sono al lavoro e, da Terra, le “orecchie” del Deep Space Network della NASA sono pronte all’ascolto per la raccolta dei dati. La NASA ha infatti tre orbiter attorno al pianeta rosso, ognuno dotato di telecamere speciali e altri strumenti atmosferici, oltre al rover Curiosity della NASA che ha già inviato immagini che mostrano l’aumento di sabbia anche nella sua posizione, nel cratere Gale, oltre a continuare l’analisi dell’atmosfera marziana che lo circonda.

«Si tratta della tempesta perfetta per la scienza di Marte», ha spiegato infatti Jim Watzin, direttore del Mars Exploration Program della NASA, presso la sede dell’agenzia a Washington. «Abbiamo un numero storico di veicoli spaziali che operano sul Pianeta Rosso, ognuno dei quali offre uno sguardo unico su come si formano e si comportano le tempeste di sabbia – conoscenze che saranno essenziali per le future missioni robotiche e umane».

Le tempeste di sabbia sono una caratteristica frequente su Marte e si verificano in tutte le stagioni. Occasionalmente, possono gonfiarsi in tempeste regionali nel giro di pochi giorni, e talvolta persino espandersi fino ad avvolgere tutto il pianeta. Si stima che tempeste così massicce su scala planetaria avvengano circa una volta ogni tre o quattro anni marziani (da sei a otto anni terrestri; l’ultima è stata nel 2007). Possono durare settimane ma, al massimo, anche mesi.

L’attuale tempesta che sta coinvolgendo Opportunity, e che è ancora in crescita, ora copre circa 35 milioni di chilometri quadrati di superficie marziana, circa un quarto del pianeta.
Tutti gli eventi che coinvolgono sabbia e polvere marziana, indipendentemente dalle dimensioni, contribuiscono a modellare la superficie marziana (ne abbiamo parlato in questo bell’articolo di Lori Fenton, astronoma planetaria del SETI institute, Arte su Marte) e studiare la loro fisica è fondamentale per comprendere il clima marziano, sia antico che moderno, ha spiegato Rich Zurek, capo scienziato del Mars Program Office presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California.

«Ogni osservazione di queste grandi tempeste ci avvicina sempre più a riuscire a creare modelli affidabili per questi eventi e, forse un giorno, ad essere in grado di prevederli», alla pari quindi di come, qui sulla Terra, riusciamo a prevedere l’evoluzione di eventi come El Niño o la gravità della stagione degli uragani in arrivo.

L’atmosfera sottile di Marte rende però queste tempeste enormemente diverse dagli analoghi eventi terrestri: nonostante gli eventi drammatici del film (o del romanzo) “The Martian”, i venti di superficie più potenti incontrati su Marte non riuscirebbero a far cadere un’astronave, nonostante riescano ad alzare ventate di sabbia nell’atmosfera.

Lavoro di squadra

Le sonde della NASA cooperano spesso, fornendo dati complementari da diversi punti di vista, oltre al fatto che gli orbiter rimbalzano i dati proveniente dai rover verso Terra, ma il Mars Reconnaissance Orbiter ha un ruolo speciale. MRO funziona infatti da sistema di allarme per eventi meteorologici come questa tempesta. È la fotocamera grandangolare dell’orbiter, la Mars Color Imager, che ha inviato al team di Opportunity le prime avvisaglie sulla tempesta. Questo imager, costruito e gestito da Malin Space Science Systems a San Diego, può creare mappe globali giornaliere del pianeta che tracciano l’evoluzione delle tempeste, allo stesso modo in cui i satelliti meteorologici tracciano gli uragani qui sulla Terra.

Gli altri due orbiteri della NASA – 2001 Mars Odyssey e MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) – offrono altri punti di vista unici per la scienza. Odyssey ha una termocamera a infrarossi chiamata THEMIS (Thermal Emission Imaging System) che può misurare la quantità di polvere sottostante; MAVEN è invece progettato per studiare il comportamento dell’alta atmosfera e la perdita di gas nello spazio.

Dal suolo marziano invece, nonostante si trovi dall’altra parte del pianeta dove la tempesta è in corso, il rover Curiosity della NASA sta iniziando a rilevare un aumento del “tau”, la misura del velo di foschia polverosa che oscura la luce del Sole durante una tempesta di sabbia. Abbiamo già visto quali livelli di opacità ha raggiunto la tempesta nel precedente articolo, con un’immagine che mostra una simulazione di quanto viene oscurato il Sole a vari tau, dal punto di vista di Oppy. Una nuova informazione in arrivo dalla conferenza stampa è però che tali livelli di tau, pur essendo in media quelli appartenenti normalmente alla stagione delle tempeste di sabbia, solitamente si manifestano più avanti nella stagione, e mai così precocemente.

Fortunatamente, a differenza di Oppy, Curiosity ha una batteria a propulsione nucleare. Ciò significa che, anche se la tempesta dovesse arrivare nella sua zona con gli stessi livelli raggiunti nell’area in cui si trova Opportunity, non correrrebbe comunque gli stessi rischi, non dipendendo solo dall’energia del Sole.

The Next Big One

Dal 2007, gli scienziati stanno aspettando pazientemente un evento in cui la coltre di polvere circondi l’intero pianeta – viene chiamata, anche se impropriamente, tempesta di sabbia “globale”: le tempeste infatti non coprono mai realmente l’intero globo di Marte. Nel 1971, una di queste tempeste si avvicinò a farlo, lasciando solo le vette dei vulcani di Marte, nella regione Tharsis, spuntare sopra la coltre. Sarà questa la Tempesta Perfetta?

Di sicuro però è anche la prima di questo genere mai osservata nell’emisfero nord di Marte, ha dichiarato Bruce Cantor della Malin Space Science Systems, vice PI della Mars Color Imager.

In realtà ancora è presto per dirlo, potrebbero volerci molti giorni prima di poter ipotizzare che la tempesta stia davvero accerchiando l’intero pianeta. Ma dovesse “diventare globale”, offrirà allora un aspetto completamente nuovo del clima marziano, e questi quattro veicoli spaziali sono pronti a raccogliere la scienza che ne uscirà.

Per ulteriori aggiornamenti sulla visita alla tempesta di sabbia marziana

Per ulteriori informazioni sulle missioni su Marte della NASA