Michel Mayor: invito da Nobel a cercare la vita su altri pianeti

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MEDIAINAF TV
6 dic 2019

Martedì 3 dicembre 2019 si è tenuto all’Università di Cagliari un incontro sulle ultime scoperte alla frontiera della conoscenza dell’universo, con Emilio Molinari (INAF) e Alessandro Riggio (UniCa).
In collegamento video, il premio Nobel Michel Mayor, che si è rivolto direttamente agli studenti.

Servizio di Paolo Soletta

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Scienze e tecnologie

Deep Space: Esopianeti al setaccio

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AsiTV
6 dic 2019

Il video è stato pubblicato su Global Science https://www.globalscience.it/16041/vi…

Ai nastri di partenza l’era 2.0 della caccia agli esopianeti che avrà come obiettivo principale la caratterizzazione dei più promettenti tra gli oltre 4000 esomondi scoperti fino a oggi. Ad aprire le danze il 17 dicembre sarà Cheops, missione europea a forte partecipazione italiana.

E’ di pochi giorni fa la notizia della scoperta, apparsa sulla rivista Nature del primo esopianeta gigante scoperto ad orbitare attorno a una stella morente, una nana bianca. Si tratta di un mondo sopravvissuto alla trasformazione della propria stella in una gigante rossa e che ora si trova a ruotare attorno a un sole ormai spento. Una circostanza mai osservata prima d’ora che ci mostra come potrebbe essere il nostro sistema solare tra 5 miliardi di anni quando la nostra stella, esaurito tutto l’idrogeno nel suo nucleo, si trasformerà in una gigante rossa travolgendo alcuni o tutti i suoi mondi figli, per poi spegnersi lentamente.

Ciò per dire che dal 1992 anno in cui per la prima volta si è potuto affermare con certezza che esistono pianeti oltre i confini del nostro sistema solare, di strada se ne è fatta tanta. Da allora ad oggi, le tecniche e gli strumenti per scovare mondi alieni si sono affinati al punto che la lista di esopianeti conta oltre 4000 esemplari. Di questi però, solo una manciata sono candidati ad essere potenzialmente abitabili o paragonabili al nostro mondo in termini di dimensioni, massa, composizione acqua, temperatura, atmosfera, giusta distanza dalla propria stella, fattori chiave questi, quando si parla di abitabilità.

Il compito delle prossime missioni di caratterizzare gli esopianeti più promettenti tra quelli scovati finora, come Cheops – che sarà lanciata il prossimo 17 dicembre – e Ariel dell’Agenzia spaziale europea, ma anche il James Webb della Nasa. Obiettivo più ambito saranno le atmosfere, la cui composizione chimica cela indizi importanti sull’abitabilità dei pianeti.

Le migliori candidate esoterre, in termini di dimensioni e di massa individuate ad oggi, sono in particolare due. Su di esse saranno certamente puntati gli obiettivi dei futuri osservatori per caratterizzarne le atmosfere. Entrambi i pianeti sono situati in un’orbita abitabile rispetto alla stella madre: il più vicino, a 4 anni luci da noi, è Proxima B nel sistema Proxima Centauri, e il più simile in assoluto è Trappist-1e, lontano 40 anni luce. Entrambi figli di una nana rossa attorno alla quale si ipotizza che essi orbitino in rotazione sincrona, cioè rivolgendo sempre la stessa faccia alla propria stella. Quindi seppure simili a noi, sono immersi in un sistema planetario tanto diverso dal nostro, che ad oggi resta l’unico che sappiamo essere abitato. Luoghi in cui la vita, se mai vi fosse, potrebbe anche non essere come noi la conosciamo.

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Scienze e tecnologie

L'universo a raggi X compie vent'anni

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29 novembre 2019

L’osservatorio spaziale Chandra della NASA celebra i due decenni di attività: la capacità dei suoi strumenti di catturare i raggi X su un ampio intervallo di energie e con una qualità d’immagine senza pari ha aperto una finestra su buchi neri giganteschi, ammassi di galassie e resti di supernove. In questa galleria, alcune delle sue immagini più spettacolari.

Chi ha scoperto il primo esopianeta?

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04 dicembre 2019

di Joshua N. Winn/Scientific American

© PHL@UPR Arecibo (phl.upr.edu), ESA/Hubble, NASA 

Due astronomi svizzeri hanno vinto il Nobel 2019 per la scoperta di un esopianeta. Ma era il primo? In realtà, l’identificazione del primo pianeta extrasolare è stata una faccenda molto più complessa del previsto, punteggiata da una serie di rivendicazioni: nessuna delle quali, quando fu avanzata, soddisfaceva i requisiti per essere definita una scoperta.

L’anno 1995, come il 1492, ha visto l’alba di una nuova epoca di scoperte. Invece di prendere il mare alla ricerca di nuovi continenti, i nuovi esploratori prendono il telescopio, e cercano pianeti orbitanti intorno a stelle remote. Di questi pianeti extrasolari (termine in genere abbreviato in “esopianeti”) ne sono stati trovati migliaia, e fra questi qualcuno che potrebbe essere simile alla Terra, accanto ad altri strani oggetti che non …

🔵 🌑 Viaggio tra i ghiacci del Sistema Solare ❄ E' online Coelum Astronomia 239 di dicembre 2019

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Coelum Astronomia 239 di dicembre è ONLINE

Viaggio tra i ghiacci del Sistema Solare
Dai grandi pianeti ghiacciati al ghiaccio sulla Luna

Come potrebbe essere l’osservazione del cielo da un mondo ben più distante e inospitale della nostra Terra, estremamente più gelido e alieno? Senza abbandonare i confini del nostro Sistema Solare, ma spingendoci nella sua oscura e fredda periferia, andiamo conoscere più da vicino quegli ultimi pianeti che chiamiamo genericamente “giganti ghiacciati”: Urano e Nettuno. 
Mondi dimenticati, raramente al centro dell’attenzione. Basti pensare che l’ultima visita effettuata da un manufatto umano risale ormai a 30 anni fa, con il flyby di Nettuno da parte dell’intrepida sonda Voyager 2. Mai più ci siamo avvicinati tanto a questi pianeti, ricchi di fascino e mistero, con la possibilità di studiarli solo da lontano. 
Con Massimo Orgiazzi andiamo a conoscere meglio questi gelidi giganti gassosi e a riepilogare quanto sappiamo di essi, dalle scoperte compiute dalla Voyager 2 alle ultime novità ricavate dalle osservazioni terrestri effettuate in tempi più recenti… in attesa di una futura missione diretta verso questi mondi lontani.
Se però, con la fantasia immaginassimo di osservare le stelle “galleggiando” proprio nella densa atmosfera di Urano o Nettuno… come ci apparirebbe il cielo? Michele Diodati ci guida alla conoscenza di nuovi cieli, cieli extraterrestri, tracciando una descrizione realistica di ciò che potremmo vedere volgendo il nostro sguardo al cielo stellato da questi lontani pianeti. Ma se non vogliamo indulgere troppo nell’uso dell’immaginazione, potremmo chiederci: è possibile con una strumentazione amatoriale riuscire a scorgere qualche dettaglio di Urano e Nettuno? E la risposta è affermativa, grazie agli enormi passi avanti, in campo amatoriale, compiuti dalla tecnologia di ripresa ed elaborazione digitale. Luigi Morrone ci spiega come attrezzarci e operare per riuscire in quest’intento.

Dai mondi di ghiaccio al ghiaccio sulla Luna, dalle tecniche di stampa 3D in campo professionale, a quello amatoriale e, con un breve passo, alla divulgazione astronomica inclusiva. Questi gli altri argomenti di questo nuovo numero che potete scoprire meglio dal sommario qui di seguito e direttamente tra le pagine della nostra rivista! Come sempre in formato digitale e gratuito. Spargete la voce!

Buona lettura! 

Articoli in Copertina Coelum Astronomia n. 239 di dicembre 2019

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2I/Borisov, la viaggiatrice interstellare che affascina gli astronomi

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28 novembre 2019

di Alexandra Witze/Nature

La cometa 2I/Borisov in un’immagine ripresa dal telescopio spaziale Hubble mentre si trovava a circa 420 milioni di chilometri dalla Terra (NASA, ESA, J. Olmsted, F. Summers (STScI), CC BY 4.0) 

Individuata già al suo ingresso nel sistema solare, la cometa di origine interstellare 2I/Borisov – il secondo oggetto proveniente dallo spazio profondo mai osservato – permette osservazioni più prolungate e dettagliate di quanto sia stato possibile fare con ‘Oumuamua. E stanno già arrivando i primi risultati che chiariranno la composizione chimico-fisica delle polveri cosmiche

Dal picco più alto delle Hawaii a un altipiano sulle Ande, nelle prossime settimane alcuni telescopi tra i più grandi della Terra saranno puntati verso una macchiolina di luce sfuocata. Lo stesso pezzetto di cielo avrà anche l’attenzione di Gennady Borisov, un astrofilo che vive in Crimea, e di tanti altri appassionati che sacrificano le ore di sonno e preferiscono appisolarsi al lavoro durante il giorno piuttosto che perdere questa …

LA MATERIA OSCURA ATTACCA LE GALASSIE A SPIRALE PIÙ MASSICCE PER SPEZZARE LA VELOCITÀ

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17 ottobre 2019 10:00 (EDT)  ID versione: 2019-54 

Super Spirals Spin Super Fast

SU QUESTA PAGINA

SOMMARIO

Probabilmente non l’hai mai notato, ma il nostro sistema solare si sta muovendo con un certo ritmo. Le stelle nelle aree esterne della Via Lattea, incluso il nostro Sole, orbitano a una velocità media di 130 miglia al secondo. Ma questo non è nulla in confronto alle più grandi galassie a spirale. Le “super spirali”, che sono più grandi, più luminose e più massicce della Via Lattea, ruotano ancora più velocemente del previsto per la loro massa, a velocità fino a 350 miglia al secondo.

La loro rapida rotazione è il risultato di stare seduti all’interno di una nuvola straordinariamente massiccia, o alone, di materia oscura – materia invisibile rilevabile solo attraverso la sua gravità. La più grande “super spirale” studiata qui risiede in un alone di materia oscura che pesa almeno 40 trilioni di volte la massa del nostro Sole. L’esistenza di super spirali fornisce ulteriori prove del fatto che una teoria alternativa della gravità nota come Dinamica Newtoniana modificata, o MOND, sia errata.
Mosaico di super spirali

Quando si tratta di galassie, quanto è veloce? La Via Lattea, una galassia a spirale media, gira a una velocità di 130 miglia al secondo (210 km / sec) nel nostro quartiere del Sole. Una nuova ricerca ha scoperto che le galassie a spirale più massicce ruotano più velocemente del previsto. Queste “super spirali”, la più grande delle quali pesa circa 20 volte di più della nostra Via Lattea, ruotano a una velocità fino a 350 miglia al secondo (570 km / sec).

Le super spirali sono eccezionali in quasi tutti i modi. Oltre ad essere molto più massicci della Via Lattea, sono anche più luminosi e di dimensioni fisiche maggiori. La più grande portata 450.000 anni luce rispetto al diametro di 100.000 anni luce della Via Lattea. Ad oggi sono note solo circa 100 super spirali. Le super spirali sono state scoperte come un’importante nuova classe di galassie mentre studiavano i dati dello Sloan Digital Sky Survey (SDSS) e del NASA / IPAC Extragalactic Database (NED).

“Le super spirali sono estreme sotto molti aspetti”, afferma Patrick Ogle dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, nel Maryland. “Rompono i record per le velocità di rotazione.”

Ogle è il primo autore di un articolo che è stato pubblicato il 10 ottobre 2019 su Astrophysical Journal Letters . Il documento presenta nuovi dati sulle velocità di rotazione delle super spirali raccolte con il Southern African Large Telescope (SALT), il più grande singolo telescopio ottico nell’emisfero meridionale. Ulteriori dati sono stati ottenuti utilizzando il telescopio Hale di 5 metri dell’Osservatorio Palomar, gestito dal California Institute of Technology. I dati della missione WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer) della NASA sono stati cruciali per misurare le masse di galassie in stelle e i tassi di formazione stellare.

Riferendosi al nuovo studio, Tom Jarrett dell’Università di Cape Town, in Sudafrica, afferma: “Questo lavoro illustra magnificamente la potente sinergia tra osservazioni ottiche e infrarosse delle galassie, rivelando i movimenti stellari con la spettroscopia SDSS e SALT e altre proprietà stellari – in particolare la massa stellare o “spina dorsale” delle galassie ospiti – attraverso l’imaging a infrarossi medi WISE “.

La teoria suggerisce che le super spirali ruotano rapidamente perché si trovano all’interno di nuvole o aloni incredibilmente grandi di materia oscura. La materia oscura è stata collegata alla rotazione delle galassie per decenni. L’astronoma Vera Rubin è stata pioniera nel lavoro sui tassi di rotazione delle galassie, dimostrando che le galassie a spirale ruotano più velocemente di quanto dovrebbe essere se la loro gravità fosse dovuta esclusivamente alle stelle e al gas costituenti. Un’ulteriore sostanza invisibile nota come materia oscura deve influenzare la rotazione delle galassie. Una galassia a spirale di una data massa in stelle dovrebbe ruotare a una certa velocità. Il team di Ogle scopre che le super spirali superano significativamente la velocità di rotazione prevista.

Le spirali super risiedono anche in aloni di materia oscura più grandi della media. L’alone più massiccio misurato da Ogle contiene abbastanza materia oscura da pesare almeno 40 trilioni di volte tanto quanto il nostro Sole. Quella quantità di materia oscura normalmente contiene un gruppo di galassie anziché una singola galassia.

“Sembra che la rotazione di una galassia sia determinata dalla massa del suo alone di materia oscura”, spiega Ogle.

Il fatto che le super spirali rompano la solita relazione tra la massa della galassia in stelle e la velocità di rotazione è una nuova prova contro una teoria della gravità alternativa nota come Newtonian Dynamics o MOND. MOND propone che sulle scale più grandi come galassie e ammassi di galassie, la gravità è leggermente più forte di quanto previsto da Newton o Einstein. Ciò causerebbe, ad esempio, che le regioni esterne di una galassia a spirale ruotino più velocemente di quanto altrimenti previsto in base alla sua massa di stelle. MOND è progettato per riprodurre la relazione standard nelle velocità di rotazione delle spirali, quindi non può spiegare valori anomali come le super spirali. Le osservazioni a spirale super suggeriscono che non è richiesta alcuna dinamica non newtoniana.

Nonostante siano le galassie a spirale più massicce dell’universo, le super spirali sono in realtà sottopeso in stelle rispetto a quanto ci si aspetterebbe dalla quantità di materia oscura che contengono. Ciò suggerisce che l’enorme quantità di materia oscura inibisce la formazione stellare. Ci sono due possibili cause: 1) Qualsiasi gas aggiuntivo che viene tirato nella galassia insieme si schianta e si riscalda, impedendogli di raffreddarsi e formare stelle, o 2) La rapida rotazione della galassia rende più difficile il collasso delle nuvole di gas, si chiama influenza della forza centrifuga.

“Questa è la prima volta che troviamo galassie a spirale che sono le più grandi che si possano mai ottenere”, dice Ogle.

Nonostante queste influenze dirompenti, le super spirali sono ancora in grado di formare stelle. Sebbene le più grandi galassie ellittiche formassero tutte o la maggior parte delle loro stelle più di 10 miliardi di anni fa, le super spirali stanno ancora formando stelle oggi. Convertono circa 30 volte la massa del Sole in stelle ogni anno, il che è normale per una galassia di quelle dimensioni. In confronto, la nostra Via Lattea forma circa una massa solare di stelle all’anno.

Ogle e il suo team hanno proposto ulteriori osservazioni per aiutare a rispondere alle domande chiave sulle super spirali, comprese osservazioni progettate per studiare meglio il movimento di gas e stelle all’interno dei loro dischi. Dopo il suo lancio nel 2021, il James Webb Space Telescope della NASA potrà studiare super spirali a grandi distanze e di conseguenza di età più giovane per imparare come si evolvono nel tempo. E la missione WFIRST della NASA può aiutare a localizzare più super spirali, che sono estremamente rare, grazie al suo ampio campo visivo.

Lo Space Telescope Science Institute sta espandendo le frontiere dell’astronomia spaziale ospitando il centro operativo scientifico del telescopio spaziale Hubble, il centro scientifico e operativo del James Webb Space Telescope e il centro operativo scientifico per il futuro Wide Field Infrared Survey Telescope ( WFIRST). La STScI ospita anche l’Archivio Mikulski per telescopi spaziali (MAST) che è un progetto finanziato dalla NASA per supportare e fornire alla comunità astronomica una varietà di archivi di dati astronomici ed è il deposito di dati per Hubble, Webb, Kepler, K2, TESS missioni e altro ancora.

PAROLE CHIAVE:GALASSIE GALASSIE A SPIRALE

CONTATTO: Christine Pulliam
Space Telescope Science Institute, Baltimora, Maryland
410-338-4366
cpulliam@stsci.edu

LINK CORRELATI:L’articolo scientifico di P. Ogle et al.

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Mosaico di super spirali

Mosaic of Super Spirals (Annotated)

Fede e nuovi pianeti abitabili si possono conciliare?

Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Cristianesimo/Christianity, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Father Josè Gabriel Funes SJ, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Gesuiti/Jesuits, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Padre Josè Gabriel Funes SJ, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Teologia/Theology, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

CHIESA

NASA/JPL-Caltech/R. Hurt; T. Pyle (IPAC) Gelsomino Del Guercio/Aleteia | Feb 23, 2017

La teologia non esclude la possibilità di una vita oltre la Terra

Auna distanza di 39 anni luce dalla Terra, attorno alla stella battezzata Trappist-1, orbita un sistema composto da sette pianeti simili al nostro, tre dei quali potrebbero ospitare la vita come la conosciamo. Pianeti, come si dice, «gemelli» della Terra (La Stampa, 22 febbraio).

La scoperta è contenuta in una ricerca coordinata dall’Università di Liegi (in Belgio) pubblicata sulla rivista Nature – e che la Nasa ha presentato in conferenza stampa – che ha scatenato l’interesse della comunità scientifica e non.

POSSIBILITA’ DI ACQUA

Secondo gli astronomi che hanno condotto le ricerche, almeno tre esopianeti orbiterebbero a una distanza dalla loro stella che consentirebbe all’acqua di restare in superficie allo stato liquido. E dunque di ospitare le condizioni perché si sviluppi la vita. Si troverebbero nella cosiddetta «zona abitabile» – che in inglese ha il nome fiabesco di «Goldilocks zone» («zona di Ricciolidoro», richiamo alla favola per bambini “Riccioli d’oro e i tre orsi”).

COS’E’ UNA “ZONA ABITABILE”

Cioè ad una distanza dalla stella-madre tale da consentire una temperatura superficie tra zero e cento gradi centigradi e quindi lo scorrere dell’acqua liquida. Naturalmente l’eventuale presenza del prezioso liquido è il presupposto più importante per immaginare la vita, almeno come la conosciamo sulla Terra (Corriere della Sera, 22 febbraio).

“SISTEMA PLANETARIO ECCEZIONALE”

Secondo il coordinatore della ricerca, da Michael Gillon, «è un sistema planetario eccezionale, non solo perché i suoi pianeti sono così numerosi, ma perché hanno tutti dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra». Parte fondamentale nella scoperta l’ha avuta l’uso del telescopio Trappist, installato in Cile all’European Southern Observatory (Eso). I sei pianeti più vicini alla stella sono paragonabili per dimensioni e temperatura alla Terra e probabilmente hanno una composizione rocciosa.

trappist-1-nasa-pia21428

CREAZIONE E NUOVI PIANETI

La presenza di pianeti abitabili come si può conciliare con la religione cristiana e, in particolare, la Creazione? Meglio ancora: la fede cristiana non pare avere argomenti pregiudiziali contro la presenza di vita e di vita intelligente nel cosmo (come potrebbe trattandosi di eventi che apparterrebbero all’ordine fattuale?), ma neanche si può qualificare come antiscientifico il ritenere ragionevole, in mancanza di dati cogenti, la “soluzione classica” che prevede l’unicità dell’essere umano (Aleteia, 24 luglio 2015).

DIO “NON GEOCENTRICO”

L’immagine di Dio uno e trino, scriveva Avvenire (22 novembre 2012), consegnata dalla Rivelazione ebraico-cristiana non è geocentrica, né antropocentrica, bensì universale e trascendente, soggetto di una onnipotenza creatrice la cui portata è di ordine cosmico generale e certamente non locale.

Sono infatti concetti universali l’esistenza di una paternità e di una filiazione, la cui intelligibilità è legata ad un processo generativo comune ad ogni vivente, ed è universale il concetto di un Amore-Dono, lo Spirito Santo, la cui comprensione rimanda all’idea di comunione, di altruismo e di donazione, comune ad ogni intelligenza cosciente. Anche l’Incarnazione del Verbo possiede un valore rivelativo di ambito universale, non solo locale.

DUE IPOTESI

Anche la eventuale presenza di forme di vita su altri pianeti non è esclusa dalla teologia cristiana. Ad esempio il teologo tedesco Armin Kreiner in “Gesù, gli UFO e gli alieni. L’intelligenza extraterrestre come sfida alla teologia cristiana” (Queriniana, 2012, a cura di A. Aguti) prova a sciogliere il nodo: o si ammette l’esistenza di intelligenze extraterrestri, e allora sembra perdersi il significato cosmico dell’evento singolare di Cristo, oppure non la si ammette, e allora quest’ultimo può essere mantenuto.

LA TESI DI KREINER

Kreiner tenta di superare questa rigida alternativa concependo il problema posto dall’esistenza di extraterrestri intelligenti e della loro probabile religione alla stregua di quello che impegna la teologia cristiana con le religioni non cristiane. In particolare, la proposta di Kreiner passa per un ripensamento del concetto teologico di “incarnazione” e in particolare della tesi anselmiana della necessità dell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo a motivo del peccato umano (Aleteia, 28 agosto 2014).

NON SOLO SULLA TERRA

Seguendo l’indirizzo di altri teologi medioevali come San Bonaventura e Duns Scoto, egli propone di concepire l’incarnazione come il compimento del rapporto tra Dio e il mondo, dunque come un evento non collegato alla contingenza del peccato umano, ma al disegno complessivo di Dio sulla sua creazione. Ammesso questo, diviene plausibile pensare che un’incarnazione, ovvero una manifestazione di sé, come quella avvenuta in Gesù Cristo, sia realizzata da Dio anche in altri luoghi rispetto alla Terra, soltanto in forme diverse.

RISPOSTA NON ELUSIVA

In modo simile a quanto sostenuto dalla posizione pluralistica all’interno dell’attuale teologia delle religioni, la singolarità dell’evento di Cristo non entrerebbe in contrasto, così, con la manifestazione di Dio in altre religioni, ma rappresenterebbe una delle forme di tale manifestazione cosmica di Dio. Si tratta di una tesi che naturalmente è discutibile sotto diversi profili, ma che rappresenta un risposta non banale o elusiva ad un problema tanto affascinante intellettualmente quanto potenzialmente dirompente per la teologia cristiana.

La tesi del Dio alieno di Mauro Biglino smontata pezzo per pezzo

Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Bibbia/Biblia/Bible, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Cristianesimo/Christianity, Custodia di Terra Santa/Custody of the Holy Land, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Father Josè Gabriel Funes SJ, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Gesuiti/Jesuits, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Padre Josè Gabriel Funes SJ, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Teologia/Theology, Terra Santa/Holy Land, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

APPROFONDIMENTI

Mauro Biglino © Gabriele Geraci/CC | Alien © adike/Shutterstock. Giovanni Marcotullio/Aleteia Italia | Mag 09, 2017

Molti dei suoi lettori cercano in lui semplicemente un puntello per sorreggere la loro ostilità al cristianesimo e alla Chiesa, ma non pochi tra loro restano turbati dai suoi libri per difetto di strumentario tecnico

Pare che il paradossale apologeta inglese non l’abbia mai scritta, questa cosa, ma certamente è innegabile il suo sapore chestertoniano: «Quando la gente smette di credere in Dio non è vero che non crede più a niente: anzi, comincia a credere a tutto». Mi torna in mente ogni volta che vedo qualcuno levarsi dal collo “il giogo della fede” e caricarsi quello delle superstizioni… ma anche quello delle dicerie, dei complottismi, delle “fake news”.

Ci penso una volta di più leggendo Antico e Nuovo testamento, libri senza Dio, di Mauro Biglino. Nelle intenzioni dell’autore, questo libro dovrebbe replicare ad alcune delle obiezioni fondamentali mosse ai suoi lavori precedenti da alcuni lettori critici. Recentemente, la Uno Editori ha raccolto questo titolo con i due precedenti, del medesimo autore, ed ha accorpato il tutto con un capitolo inedito. Evidentemente autore ed editore guardano a questi scritti considerandoli in qualche modo un punto d’arrivo, un traguardo di compiutezza.

Meglio così: se non altro sappiamo che leggendo queste pagine attingiamo a uno stadio tendenzialmente stabile della loro proposta. Per quanto nell’introduzione all’ultimo volume della trilogia, appunto, si legga:

Questo nuovo libro è come un fiume, una corrente il cui flusso scorre con i pensieri che si richiamano gli uni con gli altri senza suddivisioni didascaliche.

(p. 12)

A dire il vero, una suddivisione mi sembra ravvisabile fin dall’indice: i capitoli 1-4 si concentrano sulla questione del termine “אֱלוֹהִים” [“Elohîm”]; i capitoli 5-6 entrano nel Nuovo Testamento e discutono le narrazioni sulla figura di Gesù; mentre gli ultimi capitoli (7-9) ambiscono a tirare le somme di tutte le considerazioni precedenti, appurando una buona volta se «quello che ci è stato detto sulla Bibbia è falso» o no. Chiaramente Biglino ritiene di sì, cioè che grossomodo tutte le credenze accumulate e trasmesse nei secoli mediante e riguardo ai testi biblici siano nient’altro che un sistema di controllo e di dominio delle coscienze. Invenzioni «costruite a tavolino – recita il sottotitolo del libro – per mantenere il potere».

Non una tesi inedita, a ben pensare: da Marx in qua, una siffatta critica è stata rivolta a ogni religione, e in particolare al cristianesimo. Anche il bersaglio di Biglino, si parva licet…, è in prima e fondamentale istanza la tradizione cristiana (e cattolica in specie), ma ciò comporta infine un attacco a ogni credenza religiosa. Neppure Marx aveva inventato qualcosa di eccezionale, a dirla tutta: almeno da Cicerone in qua si ammette che nell’età classica le liturgie romane fossero meri instrumenta regni (strumenti di governo), e che nessuno dei ceti alti credesse davvero alle divinità. A chi non conosca le tesi di Biglino sembrerà forse strano, ma in effetti l’accostamento alla testimonianza ciceroniana parrebbe portare acqua al suo mulino, poiché è convinzione dell’autore che il “dio unico” di Israele altro non sia che uno dei tanti “dèi” discesi dal cielo chissà come e chissà quando, che le religioni tutte siano in sostanza un inganno ordito dagli alieni per assoggettare gli uomini e che vi sia sempre stato qualcuno “messo a parte” del segreto – qualcuno che avrebbe tratto maggior frutto dalle mistificazioni religiose – e Cicerone sarebbe un candidato meraviglioso da portare a supporto di questa tesi. Anzi, strano che non se ne trovi traccia, nelle pagine di Biglino…

Ma forse il lettore ignaro dell’opera di Biglino sta rimanendo disorientato dall’eterogeneità degli argomenti chiamati in causa: filologia semitica, archeologia, letteratura classica, ufologia… No, non mi sono sbagliato: c’è davvero tutto questo nelle sue singolari tesi.

 Leggi anche: Mauro Biglino? Gli danno torto sia gli ebrei antichi e credenti sia quelli atei e moderni

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Il profeta Ezechiele descrive davvero un UFO?

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APPROFONDIMENTI

EZECHIELE UFO

Pixabay – Domaine Public Simone Venturini | Gen 29, 2018

Tra i profeti d’Israele, quelli che più di ogni altro sono entrati in contatto con i misteri del mondo e del tempo di Dio sono indubbiamente Ezechiele e Daniele. A dire il vero erano più dei mistici – una specie di odierni santoni – che vissero esperienze assai misteriose. Ezechiele (in ebraico, yechezeqel, “Dio rafforzerà”) visse alla fine del VI secolo a.C. Era figlio di un sacerdote chiamato Buzì (Ezechiele 1,3) e perciò anch’egli apparteneva alla classe sacerdotale. Dovette lasciare la sua amata patria giudaica durante la prima deportazione, nel 597 a.C., quando Nabucodonosor condusse a Babilonia tutta la casa reale di Gerusalemme, insieme ai notabili della città (cfr. 2 Re 24,10-17). Profeta assai singolare, a differenza di Isaia o Geremia, non formulò delle vere e proprie previsioni, bensì ricevette numerose visioni (Ezechiele, capitoli 138-113740-48). In particolare, si dice spesso che la mano del Signore lo avesse afferrato e portato in luoghi anche assai distanti da Babilonia (cfr. 8,1-3; 37,1; 40,1). Così leggiamo, per esempio, in questo emblematico testo (tradotto direttamente dall’originale): «Uno spirito mi acciuffò per per i capelli, mi sollevò fra terra e cielo e mi portò in visioni divine (in ebr. mar’òt ’elohìma Gerusalemme» (Ezechiele, 8,3). L’espressione mar’òt ’elohìm può essere tranquillamente tradotto con “estasi”, soprattutto a motivo di ciò che subito prima era stato detto: «uno spirito divino mi sollevò tra terra e cielo», ovvero Ezechiele era stato misteriosamente portato a mezz’aria. Effettivamente si tratta di una dimensione che sta nel mezzo, anche se il fatto che Ezechiele sia stato condotto in questa zona intermedia da uno spirito impedisce di dare all’espressione un senso troppo materiale.

Recentemente, alcuni esperti hanno accostato queste ed altre esperienze al fenomeno della trance, tipico tra gli sciamani, per mezzo del quale un uomo o una donna possono essere guidati da uno spirito e fare così delle esperienze impossibili in un normale stato di coscienza.

 Leggi anche: La prima apparizione della Madonna fu un atto di bilocazione, ed è la sua invocazione più antica

Senza allontanarsi troppo dalla cultura occidentale, nella mistica cristiana è ben noto il fenomeno della bilocazione, per mezzo della quale una persona – per esempio, padre Pio – poteva trovarsi simultaneamente in più di un luogo. Tuttavia, questo fenomeno suscita non poche perplessità nella comunità scientifica, poiché la copia della stessa persona in genere viene vista a grande distanza dall’originale, mentre in nessun caso la persona sdoppiata si troverebbe a pochi metri di distanza, permettendo così una “verifica” sperimentale. Inoltre, non sarebbe possibile che una copia perfetta in carne e ossa appaia in un altro luogo, se non l’anima. Probabilmente, l’estasi di Ezechiele è un fenomeno profetico assai singolare. L’espressione «tra cielo e terra» era stata usata anche nella Genesi (cfr. 1,1) per dire che tutto ciò che esiste è in qualche modo originato da Dio. Al di fuori di questo quadro di riferimento, penso che sia difficile esplorare il mistero del luogo in cui fu trasportato Ezechiele.

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