RIP Padre George Coyne SJ (1933-2020)

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Segnaliamo con tutto il cuore la morte del nostro grande mentore, fedele collega e caro amico, padre George V. Coyne SJ.

Padre Coyne, che ha diretto l’Osservatorio Vaticano per quasi 30 anni dal 1978 al 2006, è morto martedì 11 febbraio presso l’Ospedale Universitario Upstate di Syracuse, New York, dove era in cura per il cancro alla vescica. Aveva 87 anni.
Fr. Coyne fu nominato direttore dell’Osservatorio del Vaticano all’età di 45 anni – in particolare fu uno dei pochi appuntamenti presi durante il breve papato di Giovanni Paolo I – dopo la morte inaspettata del suo predecessore. Ha servito fino a quando aveva 73 anni, il periodo più lungo di qualsiasi direttore dell’Osservatorio.
Durante il suo mandato come direttore dell’Osservatorio, P. Coyne ha supervisionato la modernizzazione del ruolo dell’Osservatorio nel mondo della scienza, accogliendo nel suo staff un numero di giovani astronomi gesuiti provenienti da tutto il mondo, tra cui Africa, Asia e Sud America. Sotto la sua guida, il gruppo di ricerca dell’Osservatorio Vaticano è stato istituito presso l’Università dell’Arizona e in collaborazione con l’Università ha reso possibile la costruzione del Vatican Advanced Technology Telescope, con il primo specchio spin-cast al mondo, sul Monte Graham.
Fr. Coyne ha promosso il dialogo tra scienza e teologia ai massimi livelli. In stretta collaborazione con Papa San Giovanni Paolo II, negli anni ’90 ha organizzato una serie di conferenze su “L’azione di Dio nell’universo” presso la sede dell’Osservatorio a Castel Gandolfo, in Italia, in collaborazione con il Centro di teologia e scienze naturali di Berkeley , California. Una serie di atti furono pubblicati dall’Università di Notre Dame Press. Una lettera di San Giovanni Paolo a George Coyne in occasione del 300 ° anniversario dei Principia di Newton è stata una delle dichiarazioni più dettagliate della teologia cattolica sul rapporto tra scienza e fede. Ha scritto una serie di pubblicazioni su questo argomento, in particolare il suo libro con Alessandro Omizzolo, Wayfarers in the Cosmos: The Human Quest for Definition.
E con l’istituzione nel 1986 delle Biennali Scuole estive dell’Osservatorio Vaticano in astronomia e astrofisica, P. Coyne ha fatto progredire l’educazione di una generazione di giovani astronomi, specialmente dai paesi in via di sviluppo.
Fr. Coyne è nato a Baltimora, MD, il 19 gennaio 1933, il terzo di otto figli. Frequentò le scuole elementari cattoliche e ricevette una borsa di studio completa presso la scuola superiore gesuita Loyola Blakefield a Towson, MD. Dopo la laurea nel 1951 entrò nel noviziato gesuita a Wernersville, Pennsylvania. Durante il suo primo anno di studi in letteratura latina e greca, fu istruito da un sacerdote gesuita che, oltre ad avere un dottorato di ricerca. nelle lingue classiche, aveva anche un M.S. in matematica e un interesse educato per l’astronomia; notò l’interesse di George per l’astronomia e lo incoraggiò sul campo. George ha guadagnato un B.S. in matematica e licenza in filosofia presso la Fordham University nel 1958, dottorato di ricerca. in astronomia nel 1962 dalla Georgetown University, e infine la licenza in teologia sacra dal Woodstock College nel 1965, anno in cui fu ordinato.
Per il suo dottorato in astronomia alla Georgetown University, Coyne ha condotto uno studio spettrofotometrico della superficie lunare. Trascorse l’estate del 1963 a fare ricerche presso l’Università di Harvard, l’estate del 1964 come docente della National Science Foundation presso l’Università di Scranton e l’estate del 1965 come professore di ricerca presso l’Università dell’Arizona Lunar and Planetary Laboratory.
Il principale interesse di ricerca di Coyne era lo studio tramite polarimetria di numerosi oggetti astronomici. Questi includevano le superfici della Luna e di Mercurio; il mezzo interstellare; stelle con atmosfere estese; e galassie di Seyfert, che sono un gruppo di galassie a spirale con centri stellari molto piccoli e insolitamente luminosi. I suoi lavori finali riguardavano la polarizzazione prodotta in variabili cataclismiche, interagendo con sistemi stellari binari che emettevano improvvisi scoppi di energia intensa.
Coyne è stato assistente alla cattedra presso il Lunar and Planetary Laboratory (LPL) dell’Università dell’Arizona nel 1966-67 e 1968-69, e ha visitato l’astronomo presso l’Osservatorio Vaticano nel 1967-68. Si è unito all’Osservatorio del Vaticano come astronomo nel 1969 ed è diventato assistente alla LPL nel 1970. Nel 1976 è diventato ricercatore senior presso la LPL e docente presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università dell’Arizona. L’anno seguente è stato direttore dell’osservatorio Catalina dell’Università dell’Arizona e direttore associato della LPL.
Coyne fu nominato Direttore dell’Osservatorio Vaticano da Papa Giovanni Paolo I nel 1978, e nello stesso anno divenne anche Direttore associato dell’Osservatorio Steward. Nel periodo 1979-80 ha ricoperto il ruolo di Direttore ad interim e Capo dell’Osservatorio Steward e del Dipartimento di Astronomia, e successivamente ha continuato come professore a contratto presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università dell’Arizona.
Si è ritirato come direttore dell’Osservatorio del Vaticano nell’agosto 2006. Dopo aver trascorso un anno sabbatico come pastore associato presso la chiesa cattolica di San Raffaele a Raleigh, Carolina del Nord, è rimasto nello staff dell’Osservatorio Vaticano e ha servito come presidente della Fondazione dell’Osservatorio Vaticano fino al 2011. In quell’anno è stato nominato alla cattedra di filosofia religiosa McDevitt al Le Moyne College di Syracuse, New York.
Coyne ha ricevuto il dottorato onorario dal Boston College; l’Università Jagelloniana a Cracovia, in Polonia; Loyola University Chicago; Marquette University; St Peter’s College Jersey City; e l’Università di Padova, Italia. Era membro dell’Unione Internazionale Astronomica, dell’American Astronomical Society, dell’Astronomical Society of the Pacific, dell’American Physical Society, della Optical Society of America e della Pontificia Accademia delle Scienze.


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Pensieri e azioni sono decisi dal cervello o dalla coscienza?

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NEWS

© pixologic Gelsomino Del Guercio | Gen 20, 2020

Il libero arbitrio è centrale per l’uomo. Sanguineti: amore e peccato sono imputabili alla libertà umana

L’io cosciente sarebbe più un notaio che certifica i fatti quando sono già accaduti (anche se poi si attribuisce ingiustamente la scelta) che non uno stratega. Ogni nostra attività sarebbe decisa dal cervello.

Il neurofisiologo di fama internazionale Piergiorgio Strata qualche tempo ha, presentando le ultime conoscenze sui meccanismi cerebrali, concludeva che il libero arbitrio è un’illusione. Un’affermazione “rivoluzionaria”, che ha scatenato parecchie polemiche.

Gli esperimento di Libet

Un’idea del genere negherebbe il funzionamento della coscienza. Il professore Juan José Sanguineti, ordinario di Filosofia della conoscenza alla Pontificia Università della Santa Croce, esperto di neuroscienze, è scettico:

«Secondo quanto l’articolo dice, mi pare che le obiezioni all’esistenza della libertà della parte della neurobiologia siano due. Prima di tutto, quando si dice che la decisione cerebrale avviene “qualche secondo prima che la coscienza intervenga”, è ovvia l’allusione ai famosi esperimenti di Libet, che risalgono agli anni ’80 e che poi sono stati ripetuti secondo diverse modalità».

ARTIFICIAL INTELLIGENCE

L’origine dei movimenti

Questi esperimenti, secondo Sanguineti, «dimostrano che movimenti volontari semplici eseguiti in laboratorio, come decidere arbitrariamente di muovere un dito o una mano entro un periodo di tempo prefissato, sono anticipati da un potenziale di preparazione corticale circa un secondo prima, e anche ancora prima, che il soggetto indichi di essere cosciente di aver compiuto la decisione di muovere il dito o la mano».

Allo stesso tempo non consentono di concludere semplicemente che le nostre scelte siano sempre precedute (e quindi causate, cioè che non siano vere scelte libere) da attivazioni cerebrali.

«La scelta di muovere arbitrariamente un dito in quelle condizioni di laboratorio non è l’esempio più tipico di atto libero. C’è stata anche la scelta di decidere di sottomettersi all’esperimento. In altri casi, si può scegliere di fare una cosa tra una settimana, o tra un anno. Alcune scelte immediate, invece, possono essere quasi automatiche, perché ci si è abituati, o perché si è scelto in anticipo di entrare in un corso di azione, come chi comincia una corsa o chi comincia a suonare la chitarra, dovendo compiere in seguito molti atti semi-automatici che comunque sono liberi».

Leggi anche: Perché la scienza non ha mai confutato il libero arbitrio…

Diversi tipi di azioni volontarie

Ci sarebbe, dunque, «molto da discutere» su questo esperimento, e «infatti la letteratura al riguardo è molto ampia e non tutti concludono che il libero arbitrio non esista».

Il problema, sostiene l’esperto, «è che ci sono molte modalità di atti volontari e che la genesi dell’atto volontario può essere più complessa di quanto possiamo immaginarci. Si pensi, ad esempio, che una cosa è la scelta libera, e un altra è l’espressione esterna di tale scelta – che poi è quello che l’esperimento di Libet misura – la quale ovviamente viene dopo nel tempo».

Libero arbitrio e patologie

In secondo luogo, le obiezioni alla libertà nell’articolo sembrano nascere da gravi patologie in cui il soggetto compie atti criminali (il caso del cannibale-serial killer americano Dahmer) o comunque atti moralmente diversi da quello che si era abituati a fare (come nel caso di Phineas Gage, l’uomo a cui una sbarra perforò l’occhio e che dopo l’incidente da persona tranquilla divenne iroso, asociale, senza inibizione).

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Il fisico Zichichi: «l’esistenza della scienza prova che siamo figli di una logica, non del caos»

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NEWS

Unione Cristiani Cattolici Razionali | Mar 06, 2017

Molto interessante la recente riflessione del celebre fisico italiano Antonino Zichichi. A lungo diversi esponenti del mondo anticlericale hanno messo in dubbio la sua autorità scientifica avendo più volte affermato di credere in Dio grazie alla scienza.

Tuttavia, ancora oggi, Zichichi risulta avere un H-index (indice di impatto sul mondo scientifico) pari a 62, come Stephen Hawking (62) e ben superiore, ad esempio, a Carlo Rovelli (52) e al premio Nobel Sheldon Lee Glashow (52).

«Le scoperte scientifiche sono la prova che non siamo figli del caos, ma di una logica rigorosa. Se c’è una Logica ci deve essere un Autore»ha scritto Zichichi, professore emerito di Fisica all’Università di Bologna, vincitore del Premio Fermi ed ex presidente dell’European Physical Society (EPS) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Il fisico ha smentito che la scienza possa mai spiegare o riprodurre i miracoli, il che sarebbe equivalente a «illudersi di potere scoprire l’esistenza scientifica di Dio». E ciò è impossibile, poiché «se fosse la Scienza a scoprirlo, Dio non potrebbe essere fatto che di Scienza e basta. Se fosse la Matematica ad arrivare al “Teorema di Dio”, il Creatore del Mondo non potrebbe che essere fatto di Matematica e basta. Sarebbe poca cosa. Noi credenti vogliamo che Dio sia tutto: non soltanto una parte del tutto». Ovvero, se Dio si potesse indagare tramite la scienza (la famosa “prova scientifica” chiesta dagli antiteisti) non sarebbe più il Creatore, ma una semplice creatura.

Zichichi da sempre descrive due realtà dell’esistenza, quella trascendentale e quella immanentistica. La seconda, dice, è studiata dalle scoperte scientifiche, mentre la prima è di competenza della teologia. «È un errore pretendere che la sfera trascendentale debba essere come quella che noi studiamo nei nostri laboratori. Se le due logiche fossero identiche non potrebbero esistere i miracoli, ma solo, e soltanto, le scoperte scientifiche. Se così fosse le due sfere dell’Immanente e del Trascendente sarebbero la stessa cosa. È quello che pretendono coloro che negano l’esistenza del Trascendente, come fa la cultura atea. Non è un dettaglio da poco. I miracoli sono la prova che la nostra esistenza non si esaurisce nell’Immanente. Ma c’è di più».

Ma lo stesso Autore di ciò che la scienza scopre, ha proseguito l’eminente scienziato italiano, «è un’intelligenza di gran lunga superiore alla nostra. Ecco perché le grandi scoperte sono tutte venute, non migliorando i calcoli e le misure ma dal “totalmente inatteso“. Il più grande dei miracoli, amava dire Eugene Wigner (gigante della Scienza), è che esiste la Scienza».

Le parole di Zichichi si rifanno chiaramente alle riflessioni di Albert Einstein, il quale a sua volta scriveva«Trovi sorprendente che io pensi alla comprensibilità del mondo come a un miracolo o a un eterno mistero? A priori, tutto sommato, ci si potrebbe aspettare un mondo caotico del tutto inafferrabile da parte del pensiero. Al contrario, il tipo d’ordine che, per esempio, è stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche se gli assiomi della teoria sono posti dall’uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto grado d’ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. È qui che compare il sentimento del “miracoloso”, che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli» (A. Einstein, “Lettera a Maurice Solovine”, GauthierVillars, Parigi 1956 p.102).

Anche l’unico premio Nobel vivente italiano, il fisico Carlo Rubbia, si è lasciato interrogare dal “perché” la scienza possa essere così efficace: «Se contiamo le galassie del mondo o dimostriamo l’esistenza delle particelle elementari, in modo analogo probabilmente non possiamo avere prove di Dio. Ma, come ricercatore, sono profondamente colpito dall’ordine e dalla bellezza che trovo nel cosmo, così come all’interno delle cose materiali. E come un osservatore della natura, non posso fare a meno di pensare che esiste un ordine superiore. L’idea che tutto questo è il risultato del caso o della pura diversità statistica, per me è completamente inaccettabile. C’è un’Intelligenza ad un livello superiore, oltre all’esistenza dell’universo stesso» (C. Rubbia, Neue Zürcher Zeitung, märz 1993).

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

S.A. – AA.VV. Iscrizioni funerarie romane, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1991, p. 295

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por simonebocchetta

btr

Il misticismo e il problema mente-corpo

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16 gennaio 2020

di John Horgan/Scientific American

© Westend61-RF / AGF 

Il misticismo può essere una risposta alle domande irrisolte sul rapporto tra mente e corpo? La questione, che include problemi come quelli della coscienza, del libero arbitrio e del senso della vita, è stata al centro di un seminario informale intitolato “Fisica, esperienza e metafisica”, che ha coinvolto fisici, filosofi, psicologi e studiosi di varie discipline umanistiche

Ho trascorso una settimana partecipando a un simposio sul problema mente-corpo, il più profondo di tutti i misteri. Porsi il problema del rapporto tra mente e corpo – che poi comprende quelli della coscienza, del libero arbitrio e del senso della vita – significa chiedersi che cosa siamo veramente. Siamo materia alla quale è semplicemente capitato di dare origine a una mente? O può essere invece, come tanti sapienti hanno …

Kathleen Lonsdale: una vita tra fede, cristallografia e pacifismo

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IPAZIA

Pioniera nell’uso dei raggi X per lo studio dei cristalli ma anche quacchera, obiettrice di coscienza, convinta pacifista, attivista, riformatrice carceraria: è stata una scienziata e una persona straordinaria

Simone Petralia 09 Gennaio 2020 alle 16:00

Nel corso della sua carriera scientifica, la cristallografa Kathleen Lonsdale ha ottenuto diversi primati. Nota per aver dimostrato per la prima volta la struttura dell’esametilbenzene, è stata anche, insieme alla biochimica Marjory Stephenson, una delle prime due donne a entrare nella Royal Society, la prima a essere nominata professoressa ordinaria all’University College di Londra, la prima a guidare l’International Union of Crystallography e la prima a capo della British Association for the Advancement of Science.

A volte una semplice enumerazione di scoperte e successi scientifici può essere sufficiente a raccontare una vita. Non è questo il caso di Kathleen Lonsdale.

Pioniera nell’uso dei raggi X per lo studio dei cristalli, ma anche quacchera, obiettrice di coscienza, convinta pacifista, attivista, riformatrice carceraria, Kathleen Lonsdale è stata una persona straordinaria, in grado di vivere ogni singolo aspetto della sua esistenza – dalla ricerca scientifica al pacifismo – come parte di un impegno sincero e profondo nei confronti dell’intera umanità.

I primi anni e l’incontro con William Bragg

Kathleen Yardley nasce nel 1903 a Newbridge, a pochi chilometri da Dublino. Ultima di dieci figli, all’età di cinque anni si trasferisce con la famiglia in Inghilterra. Dopo un periodo alla Woodford County High School for Girls, decide di proseguire i suoi studi alla Ilford County High School for Boys, dove ha la possibilità di frequentare i corsi di fisica, chimica e matematica, materie non previste nella scuola femminile. A soli sedici anni ottiene una borsa di studio che le consente di accedere al Bedford College for Women di Londra, dove nel 1922 si laurea in scienze col massimo dei voti. L’anno dopo, su invito dell’importante fisico William Henry Bragg, entra a far parte di un team di ricerca in cristallografia, dapprima all’University College e poi presso la Royal Institution di Londra. Su consiglio di Bragg, Kathleen si concentra sull’analisi della struttura di semplici cristalli organici e collabora con William Thomas Astbury alla messa a punto della tecnica di diffrazione dei raggi X. Nel 1924 si specializza in fisica all’University College; qui incontra Thomas Jackson Lonsdale, studente di ingegneria e suo futuro marito.

La scoperta

Nel 1927, la giovane Kathleen Lonsdale ottiene un incarico presso il dipartimento di fisica della prestigiosa Università di Leeds. Qui, due anni dopo, studiando ai raggi X la struttura dei cristalli dell’esametilbenzene, composto aromatico del benzene, dimostra che gli atomi di carbonio sono complanari, ovvero piatti e disposti sullo stesso piano, in modo da formare degli esagoni. Per la chimica organica è una scoperta importantissima, che mette fine a un dibattito che andava avanti da oltre sessant’anni.

Tra il 1929 e il 1934 Lonsdale ha tre figli. Deve lasciare l’università e dedicarsi alla famiglia – all’epoca non ci sono alternative – ma non smette mai di lavorare; a casa, tra un impegno e l’altro, esegue complicati calcoli a mano sulla struttura dei cristalli. Terminato questo periodo, ha l’opportunità di tornare a fare ricerca presso la Royal Institution e nel 1936 consegue un dottorato di ricerca in chimica presso l’University College di Londra.

Fede e pacifismo

Per Lonsdale, eticafede e scienza sono strettamente connesse. Nella struttura di un cristallo scorge il medesimo ordine presente nella natura, la stessa bellezza e armonia che percepisce in Dio e che tenta di trasferire nel suo lavoro, nel suo modo di relazionarsi agli altri e in ogni aspetto della sua vita. Crede che “apprezzare la bellezza e l’ordine, così come l’onestà intellettuale, possa condurre verso la verità, non lontano da essa”.

Cresciuta nella fede battista, dopo un lungo periodo di introspezione e ricerca decide di diventare quacchera. Si avvicina a questa religione perché la sente vicina alle sue forti tendenze pacifiste, sviluppate durante la prima guerra mondiale, dopo aver assistito impotente alla distruzione sotto i bombardamenti della sua casa di famiglia nell’Essex. Entra a far parte della Peace Pledge Union, la più antica organizzazione pacifista britannica, ma le sue convinzioni si traducono anche in azioni di vera e propria disobbedienza civile e obiezione di coscienza.

L’esperienza in carcere e gli ultimi traguardi

Durante la seconda guerra mondiale sconta una condanna di un mese nella prigione di Holloway per essersi rifiutata di pagare una multa che le era stata comminata per non aver accettato di arruolarsi nella difesa civile.

Dopo aver vissuto sulla sua pelle la terribile esperienza del carcere, diventa un’attivista per la riforma del sistema detentivo e dell’ordinamento penitenziario del Regno Unito, si unisce alla Howard League for Penal Reform ed entra nel Board of Visitors di diverse prigioni femminili, lottando per un carcere autenticamente “umano”, in cui le detenute siano trattate con maggiore rispetto e che metta al primo posto la funzione riabilitativa.

La breve permanenza di Lonsdale nella prigione di Holloway non frena la sua carriera scientifica, che raggiunge il suo culmine nel 1949, anno in cui viene nominata professoressa ordinaria di chimica presso l’University College. È la prima donna del prestigioso ateneo londinese a ottenere questo incarico. Nel 1956 ottiene invece il titolo di Dame Commander dell’Impero britannico, conferitole per essersi distinta in campo scientifico e sociale. Continua a lavorare all’University College fino al 1968, anno in cui diventa professoressa emerita. Muore di cancro due anni dopo, nel 1971, all’età di 68 anni.

La scienza può escludere l’esistenza di Dio?

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08 gennaio 2020

di Mark Alpert/Scientific American

© BE&W / AGF 

Perché c’è qualcosa invece del nulla? A questa domanda, che si pongono sempre più spesso molti fisici teorici, la scienza – che pure è riuscita a confutare la teoria dell’universo come “disegno intelligente”-  non è ancora in grado di rispondere. Per farlo dobbiamo prima capire più a fondo le leggi della natura e la loro origine

Meglio chiarirlo subito: in campo religioso non ho una posizione specifica da sostenere. Non sono credente. E non sono un ateo convinto. Per dieci anni sono stato uno dei redattori di “Scientific American”. In quel periodo, abbiamo evidenziato con diligenza le falsità dei proponenti della teoria del “disegno intelligente”, che sostenevano di vedere la mano di Dio nell’origine delle strutture biologiche complesse come l’occhio umano o il flagello dei batteri. …

Fede e nuovi pianeti abitabili si possono conciliare?

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CHIESA

NASA/JPL-Caltech/R. Hurt; T. Pyle (IPAC) Gelsomino Del Guercio/Aleteia | Feb 23, 2017

La teologia non esclude la possibilità di una vita oltre la Terra

Auna distanza di 39 anni luce dalla Terra, attorno alla stella battezzata Trappist-1, orbita un sistema composto da sette pianeti simili al nostro, tre dei quali potrebbero ospitare la vita come la conosciamo. Pianeti, come si dice, «gemelli» della Terra (La Stampa, 22 febbraio).

La scoperta è contenuta in una ricerca coordinata dall’Università di Liegi (in Belgio) pubblicata sulla rivista Nature – e che la Nasa ha presentato in conferenza stampa – che ha scatenato l’interesse della comunità scientifica e non.

POSSIBILITA’ DI ACQUA

Secondo gli astronomi che hanno condotto le ricerche, almeno tre esopianeti orbiterebbero a una distanza dalla loro stella che consentirebbe all’acqua di restare in superficie allo stato liquido. E dunque di ospitare le condizioni perché si sviluppi la vita. Si troverebbero nella cosiddetta «zona abitabile» – che in inglese ha il nome fiabesco di «Goldilocks zone» («zona di Ricciolidoro», richiamo alla favola per bambini “Riccioli d’oro e i tre orsi”).

COS’E’ UNA “ZONA ABITABILE”

Cioè ad una distanza dalla stella-madre tale da consentire una temperatura superficie tra zero e cento gradi centigradi e quindi lo scorrere dell’acqua liquida. Naturalmente l’eventuale presenza del prezioso liquido è il presupposto più importante per immaginare la vita, almeno come la conosciamo sulla Terra (Corriere della Sera, 22 febbraio).

“SISTEMA PLANETARIO ECCEZIONALE”

Secondo il coordinatore della ricerca, da Michael Gillon, «è un sistema planetario eccezionale, non solo perché i suoi pianeti sono così numerosi, ma perché hanno tutti dimensioni sorprendentemente simili a quelle della Terra». Parte fondamentale nella scoperta l’ha avuta l’uso del telescopio Trappist, installato in Cile all’European Southern Observatory (Eso). I sei pianeti più vicini alla stella sono paragonabili per dimensioni e temperatura alla Terra e probabilmente hanno una composizione rocciosa.

trappist-1-nasa-pia21428

CREAZIONE E NUOVI PIANETI

La presenza di pianeti abitabili come si può conciliare con la religione cristiana e, in particolare, la Creazione? Meglio ancora: la fede cristiana non pare avere argomenti pregiudiziali contro la presenza di vita e di vita intelligente nel cosmo (come potrebbe trattandosi di eventi che apparterrebbero all’ordine fattuale?), ma neanche si può qualificare come antiscientifico il ritenere ragionevole, in mancanza di dati cogenti, la “soluzione classica” che prevede l’unicità dell’essere umano (Aleteia, 24 luglio 2015).

DIO “NON GEOCENTRICO”

L’immagine di Dio uno e trino, scriveva Avvenire (22 novembre 2012), consegnata dalla Rivelazione ebraico-cristiana non è geocentrica, né antropocentrica, bensì universale e trascendente, soggetto di una onnipotenza creatrice la cui portata è di ordine cosmico generale e certamente non locale.

Sono infatti concetti universali l’esistenza di una paternità e di una filiazione, la cui intelligibilità è legata ad un processo generativo comune ad ogni vivente, ed è universale il concetto di un Amore-Dono, lo Spirito Santo, la cui comprensione rimanda all’idea di comunione, di altruismo e di donazione, comune ad ogni intelligenza cosciente. Anche l’Incarnazione del Verbo possiede un valore rivelativo di ambito universale, non solo locale.

DUE IPOTESI

Anche la eventuale presenza di forme di vita su altri pianeti non è esclusa dalla teologia cristiana. Ad esempio il teologo tedesco Armin Kreiner in “Gesù, gli UFO e gli alieni. L’intelligenza extraterrestre come sfida alla teologia cristiana” (Queriniana, 2012, a cura di A. Aguti) prova a sciogliere il nodo: o si ammette l’esistenza di intelligenze extraterrestri, e allora sembra perdersi il significato cosmico dell’evento singolare di Cristo, oppure non la si ammette, e allora quest’ultimo può essere mantenuto.

LA TESI DI KREINER

Kreiner tenta di superare questa rigida alternativa concependo il problema posto dall’esistenza di extraterrestri intelligenti e della loro probabile religione alla stregua di quello che impegna la teologia cristiana con le religioni non cristiane. In particolare, la proposta di Kreiner passa per un ripensamento del concetto teologico di “incarnazione” e in particolare della tesi anselmiana della necessità dell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo a motivo del peccato umano (Aleteia, 28 agosto 2014).

NON SOLO SULLA TERRA

Seguendo l’indirizzo di altri teologi medioevali come San Bonaventura e Duns Scoto, egli propone di concepire l’incarnazione come il compimento del rapporto tra Dio e il mondo, dunque come un evento non collegato alla contingenza del peccato umano, ma al disegno complessivo di Dio sulla sua creazione. Ammesso questo, diviene plausibile pensare che un’incarnazione, ovvero una manifestazione di sé, come quella avvenuta in Gesù Cristo, sia realizzata da Dio anche in altri luoghi rispetto alla Terra, soltanto in forme diverse.

RISPOSTA NON ELUSIVA

In modo simile a quanto sostenuto dalla posizione pluralistica all’interno dell’attuale teologia delle religioni, la singolarità dell’evento di Cristo non entrerebbe in contrasto, così, con la manifestazione di Dio in altre religioni, ma rappresenterebbe una delle forme di tale manifestazione cosmica di Dio. Si tratta di una tesi che naturalmente è discutibile sotto diversi profili, ma che rappresenta un risposta non banale o elusiva ad un problema tanto affascinante intellettualmente quanto potenzialmente dirompente per la teologia cristiana.

La tesi del Dio alieno di Mauro Biglino smontata pezzo per pezzo

Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Bibbia/Biblia/Bible, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Cristianesimo/Christianity, Custodia di Terra Santa/Custody of the Holy Land, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Father Josè Gabriel Funes SJ, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Gesuiti/Jesuits, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Padre Josè Gabriel Funes SJ, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Teologia/Theology, Terra Santa/Holy Land, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

APPROFONDIMENTI

Mauro Biglino © Gabriele Geraci/CC | Alien © adike/Shutterstock. Giovanni Marcotullio/Aleteia Italia | Mag 09, 2017

Molti dei suoi lettori cercano in lui semplicemente un puntello per sorreggere la loro ostilità al cristianesimo e alla Chiesa, ma non pochi tra loro restano turbati dai suoi libri per difetto di strumentario tecnico

Pare che il paradossale apologeta inglese non l’abbia mai scritta, questa cosa, ma certamente è innegabile il suo sapore chestertoniano: «Quando la gente smette di credere in Dio non è vero che non crede più a niente: anzi, comincia a credere a tutto». Mi torna in mente ogni volta che vedo qualcuno levarsi dal collo “il giogo della fede” e caricarsi quello delle superstizioni… ma anche quello delle dicerie, dei complottismi, delle “fake news”.

Ci penso una volta di più leggendo Antico e Nuovo testamento, libri senza Dio, di Mauro Biglino. Nelle intenzioni dell’autore, questo libro dovrebbe replicare ad alcune delle obiezioni fondamentali mosse ai suoi lavori precedenti da alcuni lettori critici. Recentemente, la Uno Editori ha raccolto questo titolo con i due precedenti, del medesimo autore, ed ha accorpato il tutto con un capitolo inedito. Evidentemente autore ed editore guardano a questi scritti considerandoli in qualche modo un punto d’arrivo, un traguardo di compiutezza.

Meglio così: se non altro sappiamo che leggendo queste pagine attingiamo a uno stadio tendenzialmente stabile della loro proposta. Per quanto nell’introduzione all’ultimo volume della trilogia, appunto, si legga:

Questo nuovo libro è come un fiume, una corrente il cui flusso scorre con i pensieri che si richiamano gli uni con gli altri senza suddivisioni didascaliche.

(p. 12)

A dire il vero, una suddivisione mi sembra ravvisabile fin dall’indice: i capitoli 1-4 si concentrano sulla questione del termine “אֱלוֹהִים” [“Elohîm”]; i capitoli 5-6 entrano nel Nuovo Testamento e discutono le narrazioni sulla figura di Gesù; mentre gli ultimi capitoli (7-9) ambiscono a tirare le somme di tutte le considerazioni precedenti, appurando una buona volta se «quello che ci è stato detto sulla Bibbia è falso» o no. Chiaramente Biglino ritiene di sì, cioè che grossomodo tutte le credenze accumulate e trasmesse nei secoli mediante e riguardo ai testi biblici siano nient’altro che un sistema di controllo e di dominio delle coscienze. Invenzioni «costruite a tavolino – recita il sottotitolo del libro – per mantenere il potere».

Non una tesi inedita, a ben pensare: da Marx in qua, una siffatta critica è stata rivolta a ogni religione, e in particolare al cristianesimo. Anche il bersaglio di Biglino, si parva licet…, è in prima e fondamentale istanza la tradizione cristiana (e cattolica in specie), ma ciò comporta infine un attacco a ogni credenza religiosa. Neppure Marx aveva inventato qualcosa di eccezionale, a dirla tutta: almeno da Cicerone in qua si ammette che nell’età classica le liturgie romane fossero meri instrumenta regni (strumenti di governo), e che nessuno dei ceti alti credesse davvero alle divinità. A chi non conosca le tesi di Biglino sembrerà forse strano, ma in effetti l’accostamento alla testimonianza ciceroniana parrebbe portare acqua al suo mulino, poiché è convinzione dell’autore che il “dio unico” di Israele altro non sia che uno dei tanti “dèi” discesi dal cielo chissà come e chissà quando, che le religioni tutte siano in sostanza un inganno ordito dagli alieni per assoggettare gli uomini e che vi sia sempre stato qualcuno “messo a parte” del segreto – qualcuno che avrebbe tratto maggior frutto dalle mistificazioni religiose – e Cicerone sarebbe un candidato meraviglioso da portare a supporto di questa tesi. Anzi, strano che non se ne trovi traccia, nelle pagine di Biglino…

Ma forse il lettore ignaro dell’opera di Biglino sta rimanendo disorientato dall’eterogeneità degli argomenti chiamati in causa: filologia semitica, archeologia, letteratura classica, ufologia… No, non mi sono sbagliato: c’è davvero tutto questo nelle sue singolari tesi.

 Leggi anche: Mauro Biglino? Gli danno torto sia gli ebrei antichi e credenti sia quelli atei e moderni

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Il profeta Ezechiele descrive davvero un UFO?

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APPROFONDIMENTI

EZECHIELE UFO

Pixabay – Domaine Public Simone Venturini | Gen 29, 2018

Tra i profeti d’Israele, quelli che più di ogni altro sono entrati in contatto con i misteri del mondo e del tempo di Dio sono indubbiamente Ezechiele e Daniele. A dire il vero erano più dei mistici – una specie di odierni santoni – che vissero esperienze assai misteriose. Ezechiele (in ebraico, yechezeqel, “Dio rafforzerà”) visse alla fine del VI secolo a.C. Era figlio di un sacerdote chiamato Buzì (Ezechiele 1,3) e perciò anch’egli apparteneva alla classe sacerdotale. Dovette lasciare la sua amata patria giudaica durante la prima deportazione, nel 597 a.C., quando Nabucodonosor condusse a Babilonia tutta la casa reale di Gerusalemme, insieme ai notabili della città (cfr. 2 Re 24,10-17). Profeta assai singolare, a differenza di Isaia o Geremia, non formulò delle vere e proprie previsioni, bensì ricevette numerose visioni (Ezechiele, capitoli 138-113740-48). In particolare, si dice spesso che la mano del Signore lo avesse afferrato e portato in luoghi anche assai distanti da Babilonia (cfr. 8,1-3; 37,1; 40,1). Così leggiamo, per esempio, in questo emblematico testo (tradotto direttamente dall’originale): «Uno spirito mi acciuffò per per i capelli, mi sollevò fra terra e cielo e mi portò in visioni divine (in ebr. mar’òt ’elohìma Gerusalemme» (Ezechiele, 8,3). L’espressione mar’òt ’elohìm può essere tranquillamente tradotto con “estasi”, soprattutto a motivo di ciò che subito prima era stato detto: «uno spirito divino mi sollevò tra terra e cielo», ovvero Ezechiele era stato misteriosamente portato a mezz’aria. Effettivamente si tratta di una dimensione che sta nel mezzo, anche se il fatto che Ezechiele sia stato condotto in questa zona intermedia da uno spirito impedisce di dare all’espressione un senso troppo materiale.

Recentemente, alcuni esperti hanno accostato queste ed altre esperienze al fenomeno della trance, tipico tra gli sciamani, per mezzo del quale un uomo o una donna possono essere guidati da uno spirito e fare così delle esperienze impossibili in un normale stato di coscienza.

 Leggi anche: La prima apparizione della Madonna fu un atto di bilocazione, ed è la sua invocazione più antica

Senza allontanarsi troppo dalla cultura occidentale, nella mistica cristiana è ben noto il fenomeno della bilocazione, per mezzo della quale una persona – per esempio, padre Pio – poteva trovarsi simultaneamente in più di un luogo. Tuttavia, questo fenomeno suscita non poche perplessità nella comunità scientifica, poiché la copia della stessa persona in genere viene vista a grande distanza dall’originale, mentre in nessun caso la persona sdoppiata si troverebbe a pochi metri di distanza, permettendo così una “verifica” sperimentale. Inoltre, non sarebbe possibile che una copia perfetta in carne e ossa appaia in un altro luogo, se non l’anima. Probabilmente, l’estasi di Ezechiele è un fenomeno profetico assai singolare. L’espressione «tra cielo e terra» era stata usata anche nella Genesi (cfr. 1,1) per dire che tutto ciò che esiste è in qualche modo originato da Dio. Al di fuori di questo quadro di riferimento, penso che sia difficile esplorare il mistero del luogo in cui fu trasportato Ezechiele.

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