Pensieri e azioni sono decisi dal cervello o dalla coscienza?

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© pixologic Gelsomino Del Guercio | Gen 20, 2020

Il libero arbitrio è centrale per l’uomo. Sanguineti: amore e peccato sono imputabili alla libertà umana

L’io cosciente sarebbe più un notaio che certifica i fatti quando sono già accaduti (anche se poi si attribuisce ingiustamente la scelta) che non uno stratega. Ogni nostra attività sarebbe decisa dal cervello.

Il neurofisiologo di fama internazionale Piergiorgio Strata qualche tempo ha, presentando le ultime conoscenze sui meccanismi cerebrali, concludeva che il libero arbitrio è un’illusione. Un’affermazione “rivoluzionaria”, che ha scatenato parecchie polemiche.

Gli esperimento di Libet

Un’idea del genere negherebbe il funzionamento della coscienza. Il professore Juan José Sanguineti, ordinario di Filosofia della conoscenza alla Pontificia Università della Santa Croce, esperto di neuroscienze, è scettico:

«Secondo quanto l’articolo dice, mi pare che le obiezioni all’esistenza della libertà della parte della neurobiologia siano due. Prima di tutto, quando si dice che la decisione cerebrale avviene “qualche secondo prima che la coscienza intervenga”, è ovvia l’allusione ai famosi esperimenti di Libet, che risalgono agli anni ’80 e che poi sono stati ripetuti secondo diverse modalità».

ARTIFICIAL INTELLIGENCE

L’origine dei movimenti

Questi esperimenti, secondo Sanguineti, «dimostrano che movimenti volontari semplici eseguiti in laboratorio, come decidere arbitrariamente di muovere un dito o una mano entro un periodo di tempo prefissato, sono anticipati da un potenziale di preparazione corticale circa un secondo prima, e anche ancora prima, che il soggetto indichi di essere cosciente di aver compiuto la decisione di muovere il dito o la mano».

Allo stesso tempo non consentono di concludere semplicemente che le nostre scelte siano sempre precedute (e quindi causate, cioè che non siano vere scelte libere) da attivazioni cerebrali.

«La scelta di muovere arbitrariamente un dito in quelle condizioni di laboratorio non è l’esempio più tipico di atto libero. C’è stata anche la scelta di decidere di sottomettersi all’esperimento. In altri casi, si può scegliere di fare una cosa tra una settimana, o tra un anno. Alcune scelte immediate, invece, possono essere quasi automatiche, perché ci si è abituati, o perché si è scelto in anticipo di entrare in un corso di azione, come chi comincia una corsa o chi comincia a suonare la chitarra, dovendo compiere in seguito molti atti semi-automatici che comunque sono liberi».

Leggi anche: Perché la scienza non ha mai confutato il libero arbitrio…

Diversi tipi di azioni volontarie

Ci sarebbe, dunque, «molto da discutere» su questo esperimento, e «infatti la letteratura al riguardo è molto ampia e non tutti concludono che il libero arbitrio non esista».

Il problema, sostiene l’esperto, «è che ci sono molte modalità di atti volontari e che la genesi dell’atto volontario può essere più complessa di quanto possiamo immaginarci. Si pensi, ad esempio, che una cosa è la scelta libera, e un altra è l’espressione esterna di tale scelta – che poi è quello che l’esperimento di Libet misura – la quale ovviamente viene dopo nel tempo».

Libero arbitrio e patologie

In secondo luogo, le obiezioni alla libertà nell’articolo sembrano nascere da gravi patologie in cui il soggetto compie atti criminali (il caso del cannibale-serial killer americano Dahmer) o comunque atti moralmente diversi da quello che si era abituati a fare (come nel caso di Phineas Gage, l’uomo a cui una sbarra perforò l’occhio e che dopo l’incidente da persona tranquilla divenne iroso, asociale, senza inibizione).

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Il fisico Zichichi: «l’esistenza della scienza prova che siamo figli di una logica, non del caos»

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Unione Cristiani Cattolici Razionali | Mar 06, 2017

Molto interessante la recente riflessione del celebre fisico italiano Antonino Zichichi. A lungo diversi esponenti del mondo anticlericale hanno messo in dubbio la sua autorità scientifica avendo più volte affermato di credere in Dio grazie alla scienza.

Tuttavia, ancora oggi, Zichichi risulta avere un H-index (indice di impatto sul mondo scientifico) pari a 62, come Stephen Hawking (62) e ben superiore, ad esempio, a Carlo Rovelli (52) e al premio Nobel Sheldon Lee Glashow (52).

«Le scoperte scientifiche sono la prova che non siamo figli del caos, ma di una logica rigorosa. Se c’è una Logica ci deve essere un Autore»ha scritto Zichichi, professore emerito di Fisica all’Università di Bologna, vincitore del Premio Fermi ed ex presidente dell’European Physical Society (EPS) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Il fisico ha smentito che la scienza possa mai spiegare o riprodurre i miracoli, il che sarebbe equivalente a «illudersi di potere scoprire l’esistenza scientifica di Dio». E ciò è impossibile, poiché «se fosse la Scienza a scoprirlo, Dio non potrebbe essere fatto che di Scienza e basta. Se fosse la Matematica ad arrivare al “Teorema di Dio”, il Creatore del Mondo non potrebbe che essere fatto di Matematica e basta. Sarebbe poca cosa. Noi credenti vogliamo che Dio sia tutto: non soltanto una parte del tutto». Ovvero, se Dio si potesse indagare tramite la scienza (la famosa “prova scientifica” chiesta dagli antiteisti) non sarebbe più il Creatore, ma una semplice creatura.

Zichichi da sempre descrive due realtà dell’esistenza, quella trascendentale e quella immanentistica. La seconda, dice, è studiata dalle scoperte scientifiche, mentre la prima è di competenza della teologia. «È un errore pretendere che la sfera trascendentale debba essere come quella che noi studiamo nei nostri laboratori. Se le due logiche fossero identiche non potrebbero esistere i miracoli, ma solo, e soltanto, le scoperte scientifiche. Se così fosse le due sfere dell’Immanente e del Trascendente sarebbero la stessa cosa. È quello che pretendono coloro che negano l’esistenza del Trascendente, come fa la cultura atea. Non è un dettaglio da poco. I miracoli sono la prova che la nostra esistenza non si esaurisce nell’Immanente. Ma c’è di più».

Ma lo stesso Autore di ciò che la scienza scopre, ha proseguito l’eminente scienziato italiano, «è un’intelligenza di gran lunga superiore alla nostra. Ecco perché le grandi scoperte sono tutte venute, non migliorando i calcoli e le misure ma dal “totalmente inatteso“. Il più grande dei miracoli, amava dire Eugene Wigner (gigante della Scienza), è che esiste la Scienza».

Le parole di Zichichi si rifanno chiaramente alle riflessioni di Albert Einstein, il quale a sua volta scriveva«Trovi sorprendente che io pensi alla comprensibilità del mondo come a un miracolo o a un eterno mistero? A priori, tutto sommato, ci si potrebbe aspettare un mondo caotico del tutto inafferrabile da parte del pensiero. Al contrario, il tipo d’ordine che, per esempio, è stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche se gli assiomi della teoria sono posti dall’uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto grado d’ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. È qui che compare il sentimento del “miracoloso”, che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli» (A. Einstein, “Lettera a Maurice Solovine”, GauthierVillars, Parigi 1956 p.102).

Anche l’unico premio Nobel vivente italiano, il fisico Carlo Rubbia, si è lasciato interrogare dal “perché” la scienza possa essere così efficace: «Se contiamo le galassie del mondo o dimostriamo l’esistenza delle particelle elementari, in modo analogo probabilmente non possiamo avere prove di Dio. Ma, come ricercatore, sono profondamente colpito dall’ordine e dalla bellezza che trovo nel cosmo, così come all’interno delle cose materiali. E come un osservatore della natura, non posso fare a meno di pensare che esiste un ordine superiore. L’idea che tutto questo è il risultato del caso o della pura diversità statistica, per me è completamente inaccettabile. C’è un’Intelligenza ad un livello superiore, oltre all’esistenza dell’universo stesso» (C. Rubbia, Neue Zürcher Zeitung, märz 1993).

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Il misticismo e il problema mente-corpo

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16 gennaio 2020

di John Horgan/Scientific American

© Westend61-RF / AGF 

Il misticismo può essere una risposta alle domande irrisolte sul rapporto tra mente e corpo? La questione, che include problemi come quelli della coscienza, del libero arbitrio e del senso della vita, è stata al centro di un seminario informale intitolato “Fisica, esperienza e metafisica”, che ha coinvolto fisici, filosofi, psicologi e studiosi di varie discipline umanistiche

Ho trascorso una settimana partecipando a un simposio sul problema mente-corpo, il più profondo di tutti i misteri. Porsi il problema del rapporto tra mente e corpo – che poi comprende quelli della coscienza, del libero arbitrio e del senso della vita – significa chiedersi che cosa siamo veramente. Siamo materia alla quale è semplicemente capitato di dare origine a una mente? O può essere invece, come tanti sapienti hanno …

Una luce sul mistero dei quasar che svaniscono

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30 dicembre 2019

di Shannon Hall/Scientific American

Interpretazione artistica del quasar 3C 279 (© ESO/M. Kornmesser) 

Un nuovo censimento degli oggetti più luminosi dell’universo ci avvicina alla soluzione del perché alcuni di loro sembrano scomparire, anche se alla base di questo fenomeno potrebbero esserci diversi meccanismi astrofisici

È il più grande “trucco di sparizione” dell’universo. I quasar – fari luminosi alimentati da famelici buchi neri supermassicci nei nuclei di galassie distanti – sono stati osservati mentre scompaiono, svanendo a volte in meno di un anno.

Successivamente, dal ridotto bagliore emergono quelle che appaiono come monotone galassie standard. Anche se gli astronomi sanno da tempo che qualsiasi quasar alla fine raggiungerà la quiescenza quando il suo buco nero centrale esaurirà la sua materia prima di gas e polvere, quegli oggetti hanno dimensioni così grandi che il processo dovrebbe richiedere decine di migliaia di anni. Quindi, come è potuto avvenire in meno di un anno?

Forse, ha suggerito qualcuno, le nuvole di polveri che passavano davanti ai quasar ne bloccavano temporaneamente la vista. Forse, sostengono alcuni teorici, quelle stranezze erano qualcosa di completamente diverso. Un buco nero supermassiccio che divorava una stella avrebbe potuto produrre un breve lampo altrettanto brillante. Oppure una stella in transito avrebbe potuto fare da lente d’ingrandimento celeste, creando un’amplificazione della luce simile a un lampo.

Ma queste idee sono state in gran parte scartate. Invece, secondo gli astronomi le prove mostrano che sono i quasar stessi a trasformarsi. Più precisamente, il vero responsabile è qualche cambiamento nel loro disco di accrescimento, quel vortice di materia calda che circonda il buco nero e lo alimenta.

Ora un nuovo studio, recentemente accettato per la pubblicazione sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, getta altra benzina sul fuoco. L’astronomo del California Institute of Technology Matthew Graham e i suoi colleghi hanno quasi triplicato il numero di quasar noti che cambiano aspetto, e tutti mostrano chiaramente drastici cambiamenti nel disco di accrescimento. Si tratta del più ampio catalogo di quei quasar mai compilato e consente agli astronomi di avere finalmente maggiori dettagli su questi misteriosi cambiamenti, dettagli che, a loro volta, potrebbero aiutare a spiegare meglio i meccanismi con cui si alimentano i buchi neri e il modo in cui le galassie come la Via Lattea evolvono su scale temporali cosmiche.

L’illustrazione raffigura l’alone di gas intorno a un quasar nell’universo primordiale (© ESO/M. Kornmesser)

Dalla scoperta, avvenuta nel 2014, del primo quasar noto che cambia aspetto, gli astronomi sono andati alla ricerca di molte di queste stranezze, alcune delle quali sembrano illuminarsi rapidamente quando una galassia si accende di colpo fino a diventare un brillante quasar.

Anche in questi casi, la tempistica sembrava impossibile. Così gli astronomi hanno monitorato questi oggetti in tutte le lunghezze d’onda disponibili. Di recente, questo approccio ha coinvolto sia la luce visibile sia lo spettro infrarosso, due lunghezze d’onda che consentono ai ricercatori di studiare diversi aspetti del sistema fisico.

In un quasar, la luce visibile proviene principalmente dal disco di accrescimento, mentre la radiazione infrarossa da un toro esterno più grande, un anello di polvere a forma di ciambella che avvolge il disco di accrescimento. Quelle doppie osservazioni sovrapposte hanno rivelato un nuovo dettaglio importante: i cambiamenti della luce visibile sono echeggiati da cambiamenti della luce infrarossa. Poiché il disco di accrescimento luminoso proietta la sua luce verso il toro più scuro, dove essa viene assorbita e riemessa alle lunghezze d’onda dell’infrarosso, l’eco è la prova conclusiva che si sta verificando una sorta di rapido cambiamento all’interno del disco di accrescimento stesso. “Scommetterei una discreta cifra di denaro – anche se non il mio mutuo o il mio prestito studentesco – che le semplici variazioni del tasso di accrescimento sono la spiegazione più probabile”, afferma Nicholas Ross, co-autore del nuovo studio e astronomo all’Università di Edimburgo.

Con questo modello in mente, Graham, Ross e colleghi hanno analizzato i dati della Catalina Sky Survey, che raccoglie curve di luce su scala decennale (misure di luminosità in funzione del tempo) per circa mezzo miliardo di sorgenti del cielo. Innanzitutto, il team ha passato al setaccio i dati di Catalina per scovare oggetti classificati come quasar in base ai loro spettri (i vari colori della loro luce emessa). In secondo luogo, ha analizzato le curve della luce visibile per trovare quasar che si sono attenuati nel tempo, facendo un confronto incrociato con le curve nello spettro infrarosso (usando i dati del satellite Wide-Field Infrared Survey Explorer della NASA) per verificare come si fosse attenuato ciascun candidato in entrambi i tipi di radiazione. Infine, i ricercatori hanno esaminato di nuovo lo spettro post-attenuazione di ciascun oggetto per verificare se l’oggetto si fosse trasformato in una galassia. Quindi hanno cercato le galassie che si erano trasformate in un quasar.

Nel complesso, il gruppo ha scoperto 111 quasar in rapida evoluzione che si aggiungono ai 60 circa già noti. Ma oltre alla semplice aggiunta di voci a un catalogo, il nuovo articolo costituisce una solida conferma di un modello emergente delle circostanze fisiche responsabili di questo enigmatico fenomeno.

Questo risultato, sostiene Eric Morganson, astronomo dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign, che non era coinvolto nello studio, lo rende una pietra miliare. In astronomia, ogni nuova bizzarria – persino gli stessi quasar, scoperti a metà del Ventesimo secolo – entra per la prima volta in campo in una serie di articoli che destano sorpresa, che sottolineano principalmente la sua stranezza. Gli astronomi iniziano con alcuni esempi che li lasciano perplessi. Ma via via che conducono ricerche sistematiche e scoprono di più, arrivano a una comprensione più profonda, costruendo modelli migliori di ciò che credono si stia verificando. Alla fine, la ricerca supera una soglia in cui le osservazioni, per lo più, pongono dei limiti ai modelli esistenti anziché dare origine a nuovi. Questo studio segna quel punto di svolta, dice Morganson.

Lo strano caso dei quasar trasformisti

di Shannon Hall/Scientific AmericanNel nuovo campione, ogni quasar contrassegnato ha prima mostrato un cambiamento nella luce visibile, seguito da un cambiamento nella luce infrarossa. Questa è una prova sufficiente, secondo gli autori dell’articolo, per concludere che il cambiamento osservato è intrinseco a un quasar stesso piuttosto che essere il risultato di qualche evento o forza esterna. In quanto tale, il gruppo sostiene che per riferirsi a questi oggetti sarebbe meglio parlare di quasar che cambiano stato, e non di quasar che cambiano aspetto, per riflettere la vera natura della loro origine.

Nomenclatura a parte, il nocciolo del mistero rimane: come, esattamente, un intero quasar può improvvisamente spegnersi? E come, esattamente, una galassia può improvvisamente illuminarsi?

I cambiamenti di temperatura nel disco di accrescimento – indotti, forse, da fronti freddi o caldi di gas, oppure cambiamenti di campi magnetici o una loro combinazione – sono la spiegazione preferita dai ricercatori.

Indipendentemente dalla causa principale, il loro studio ha anche elaborato un modello per spiegare come dovrebbe essere un disco di accrescimento perché tali cambiamenti si propaghino così rapidamente. In particolare, il gruppo ha scoperto che un disco deve essere gonfio e molto viscoso per presentare cambiamenti così rapidi. “Puoi trasmettere un’onda attraverso la melassa più velocemente di quanto puoi fare attraverso l’acqua”, afferma la coautrice dello studio Kathleen E. Saavik Ford, astronoma all’American Museum of Natural History (AMNH) di New York City e del Borough of Manhattan Community College della City University di New York (BMCC). Lo stesso vale per un disco più spesso e soffice, qualcosa che assomiglia più a una ciambella che a un CD. “Puoi pensarlo, in un certo senso, come un tubo”, dice Saavik Ford. “È possibile trasmettere informazioni più velocemente attraverso un tubo largo che attraverso un tubo stretto.” Quindi, indipendentemente da quale sia il cambiamento, probabilmente è richiesto un disco gonfio e viscoso.

Questa conclusione è contraria all’opinione scientifica condivisa da tempo, secondo cui quei dischi dovrebbero essere sottili. Ma il co-autore dello studio Barry McKernan, astronomo dell’AMNH e del BMCC, sostiene che la scoperta è in accordo con recenti lavori teorici che dimostrano che i dischi di accrescimento potrebbero essere piuttosto spessi.

Tuttavia, l’esatto meccanismo in atto nel caso dei quasar che spariscono rimane sconosciuto. John Ruan, astronomo della McGill University, che non era coinvolto nello studio, sostiene che in ogni caso potrebbe non essere necessario selezionare un solo meccanismo. Un dato che emerge da tutti i nuovi esempi è la loro impressionante diversità. Alcuni sembrano cambiare gradualmente, mentre altri lampeggiano rapidamente. “Non sarei affatto sorpreso se i quasar che cambiano aspetto fossero dovuti a una varietà di processi”, dice.

(L’originale di questo articolo è stato pubblicato su “Scientific American” il 12 dicembre 2019. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

Un religioso BIG BANG

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IL DIRETTORE DELLA SPECOLA VATICANA Angelo Secchi FU IL PIONIERE DELLA SPETTROSCOPIA

«Scusi, ma come fa ad essere sicuro che l’universo è nato 13,7 miliardi di anni fa?». Siamo a il Festival della Scienza, l’auditorium è gremito di spettatori di tutte le età e, dalle domande al termine della conferenza, si percepisce un curioso imbarazzo. Sul palco c’è un prete che parla di astronomia e dice cose che non tutti si aspettavano di ascoltare.
«Immaginiamo di comprimere la storia dell’universo in un solo anno», dice padre José Gabriel Funes SJ. «Il Big Bang è avvenuto il primo gennaio. A febbraio è nata la Via Lattea e il 3 settembre la Terra. Le scoperte di Galileo, risalgono a un secondo fa». Perché quando a parlare sul tema «L’evoluzione dell’universo» c’è il direttore della Specola Vaticana – avamposto astronomico della Chiesa dal 1891 – il pubblico si divide fatalmente in due: quelli che sperano di sentirgli dire che il creazionismo è una fandonia, e quelli che sperano di ascoltare parole sulla supremazia della fede sulla scienza.
Ma non aspettatevi questo da José Gabriel Funes SJ, nato a Cordoba in Argentina , astronomo e gesuita che si divide fra Città del Vaticano e Tucson, in Arizona, dove la Specola Vaticana ha un osservatorio celeste. «Il Big Bang – risponde padre Funes a quel ragazzo che nutre dubbi sull’esplosione primordiale – è la migliore spiegazione che abbiamo oggi sulla nascita dell’universo: è comprovata scientificamente da numerose osservazioni e non è in contrasto con la fede. La Bibbia non è una spiegazione scientifica del mondo: è stata scritta da uomini ispirati da Dio, migliaia di anni fa».
«Non c’è nessuna contraddizione, fra essere un teologo e un astronomo», ci assicura più tardi, seduto davanti a un caffè. Difatti, a nominargli Galileo, risponde con la facilità di chi si è sentito fare mille volte la stessa domanda. «Non è facile ammettere i propri errori e la Chiesa, seppur tardivamente, lo ha fatto. Credo sia il momento di voltare pagina e guardare avanti. Per quanto mi riguarda, è grazie a Galileo, se io sono qui».
Per l’esattezza, è grazie a Gregorio XIII – l’artefice del Calendario gregoriano – se il Vaticano cominciò già nel lontano 1582 a occuparsi di astronomia. Il primo osservatorio era a San Pietro ma, per difendersi dall’inquinamento luminoso, è stato prima spostato a Castel Gandolfo (1935) e poi sul monte Graham in Arizona (1993). «Nessuno dovrebbe meravigliarsi: padre Secchi diceva le stesse cose che dico io», si schernisce Funes. Angelo Secchi, gesuita, nato nel 1818, è il suo più insigne predecessore alla direzione dell’Osservatorio Vaticano: fu il primo astronomo a classificare le stelle a seconda del loro spettro o, se volete, della loro temperatura.
La questione però, come dimostra il composito pubblico genovese, è decisamente più spinosa: non tutti, dentro alla Chiesa, la pensano come Secchi e soprattutto come Funes, ora che nell’ultimo secolo la scienza ha guardato meglio dentro al cosmo. Perché, in qualche modo, una visione più moderna del mondo non vede più il genere umano al centro del creato.
«Si calcola che ci siano 100 miliardi di galassie – dice Funes al suo pubblico – ovvero 15 galassie per ogni essere umano vivente. Ognuna, può contenere 100 miliardi di stelle». «Non abbiamo ancora la prova che esistano altre civiltà, ma ci sono alte probabilità e questa sarebbe una delle scoperte più importanti della storia. E chi dice che questa non sia la posizione della Chiesa? Non è vero». E ancora: «La teoria della stringhe è molto interessante, seppur tutta da confermare. Qualora si rivelasse esatta, invece di un solo universo, potrebbero essercene molti. E se ce n’è uno con 100 miliardi di galassie, perché non ce ne possono essere tanti?».
L’astronomo Funes è sicuro che l’universo sia nato 13,7 miliardi di anni fa. Il teologo Funes è convinto che sia opera di un Creatore. «Non si può spiegare tutto con la scienza, perché nell’essere umano c’è molto più di quel che si può scientificamente osservare. Ma se la religione si chiude alla scienza diventa fondamentalista, con tutti i suoi rischi». Del resto, «sia la scienza che la religione, ci dicono che chi cerca la verità, la troverà». E così sia.


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C’e’ qualcuno la’ fuori

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Antares
Pubblicato il 19 giu 2016

Le civiltà extraterrestri certamente esistono ma comunicare con loro è impossibile a causa delle enormi distanze che ci separano.
Abbiamo tre grandi limitazioni: le enormi distanze ( l’universo si sta espandendo quindi le distanze saranno destinate ad aumentare col tempo) la velocità della luce (impossibile da superare) e il fattore tempo (noi abbiamo una vita troppo breve se paragonata a quella del cosmo).

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INTERCETTATI SEGNALI PROVENIENTI DA UN’ALTRA GALASSIA FRB -FAST RADIO BURST-

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[OBY] Divulgazione Scientifica
Pubblicato il 13 gen 2019

Un lampo radio veloce (dall’inglese fast radio burst, FRB) è un fenomeno astrofisico di alta energia che si manifesta come un impulso radio dalla durata di pochi millisecondi.
Si tratta di lampi molto potenti, provenienti da regioni del cielo esterne alla nostra galassia.
L’origine dei lampi radio veloci è ancora sconosciuta, naturalmente sono state suggerite spiegazioni sia naturali, sia artificiali, che rimangono per lo più solo delle ipotesi.

https://www.nature.com/articles/d4158…

https://dataverse.harvard.edu/dataset…

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Bubble Hubble

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FOTORITRATTO PER NGC 2022

Il telescopio spaziale Hubble cattura una nebulosa planetaria nella costellazione di Orione. Una bolla di gas luminescente che custodisce al suo interno una stella nella fase di gigante rossa, sorgente della luce ultravioletta che illumina questo scatto

di Davide Coero Borga Segui @@dcoeroborga

lunedì 19 Agosto 2019 @ 11:23

Crediti: Esa / Hubble / Nasa, R. Wade

Un’efira al microscopio, una giovane medusa che si contrae ritmicamente nel liquido di un campione da laboratorio. Che dite? Potrebbe sembrare, almeno a prima vista. O, perché no, una bolla colorata! Come quelle sputate dal simpatico draghetto del videogioco arcade Bubble Bobble.

E invece quello che potete osservare in questa bella immagine raccolta dal telescopio spaziale Hubble nella costellazione di Orione è Ngc 2022, una gigantesca bolla di gas “soffiata” nello spazio da una stella che invecchia; una stella ben visibile al centro dello scatto mentre riluce attraverso la coltre di gas che per gran parte della vita ne ha costituito il corpo.

Sic transit gloria mundi. Quando una stella di massa paragonabile a quella del nostro Sole invecchia, si espande e si spoglia degli strati esterni di materiale che l’hanno composta, trasformandosi in quella che gli astronomi chiamano gigante rossa. Più della metà della massa di una stella può essere liberata in questo modo, dando forma a un guscio di gas attorno ad essa. Una bolla resa luminescente dall’emissione ultravioletta proveniente da Ngc 2022, il cui nucleo si restringe e diventa più caldo.

Questo tipo di oggetti viene chiamato, in modo un po’ confuso, nebulosa planetaria. Sebbene, come è evidente, non abbiano nulla a che fare con pianeti e sistemi planetari. Colpa dell’astronomo William Herschel, al quale l’aspetto arrotondato – simile a un pianeta – di questi oggetti nei primi telescopi sembrò quello di un sistema planetario in fase di formazione. Gli astronomi mantennero il nome dato da Herschel nel 1780 senza modificarlo. Si tratta comunque di un fenomeno relativamente breve se paragonato alla vita complessiva di una stella: poche decine di migliaia di anni.

MARATONA ALIENA – QUASI UN’ORA DI VIDEO DI ESOBIOLOGIA (13 video)

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[OBY] Divulgazione Scientifica
Trasmesso in anteprima il giorno 6 ago 2019

Ho unito tredici vecchi video, ma ancora molto attuali.
Spero di fare cosa gradita ai frequentatori del canale!
Grazie e buona visione!

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MARATONA UNIVERSI PARALLELI (9 video)

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[OBY] Divulgazione Scientifica
Trasmesso in anteprima il giorno 17 ago 2019

GRUPPO OBY – DIVULGAZIONE SCIENTIFICA https://www.facebook.com/groups/12747…

PLAYLIST UNIVERSI PARALLELI
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