Mostra – Tutti i colori delle stelle

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20 Ott 2018 – 3 Feb 2019Palazzo dei Musei

Tutti i colori delle stelle
Padre Angelo Secchi e la nascita dell’astrofisica

Palazzo dei Musei
20 ottobre 2018 – 03 febbraio 2019

200 anni fa, il 28 giugno 1818, nasceva a Reggio Emilia Angelo Secchi.
Gesuita, fisico, astronomo, meteorologo, direttore per quasi trent’anni dell’Osservatorio del Collegio romano, dedica con passione le sue energie alla ricerca. Apporta un contributo fondamentale alla nascita dell’astrofisica e allo sviluppo della moderna meteorologia, senza trascurare di applicare le proprie competenze scientifiche in compiti di pubblica utilità, in una visione della scienza al servizio del bene comune e del progresso. Vissuto in un periodo di accesi contrasti tra Stato e Chiesa, rimane fedele a questa anche a scapito di una più luminosa carriera, senza tuttavia trovare mai contraddizione tra Fede e Scienza.

Una mostra, Tutti i colori delle stelle, per recuperare la memoria e sottolineare il valore dello scienziato, anche alla luce delle recenti scoperte, che nei suoi studi pionieristici trovano le basi, ma anche per riscoprirne la genuina curiosità, l’entusiasmo e lo stupore, che per tutta la vita lo hanno spinto a indagare il cosmo.

“Ne’ siamo ancora alla fine delle maraviglie; lo saremo soltanto quando cesseremo di studiare”

Il 20 ottobre,  inaugura a Palazzo dei Musei la mostra “Tutti i colori delle stelle. Padre Angelo Secchi e la nascita dell’astrofisica”, curata e realizzata da Musei Civici di Reggio Emilia in collaborazione con il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita dello scienziato, istituito da MiBAC e Musei Civici di Reggio Emilia.
La mostra rientra nell’ampio programma delle iniziative coordinate dal Comitato reggiano per il bicentenario, che vede la partecipazione dei numerosi soggetti impegnati nella valorizzazione della figura del grande astronomo reggiano.

Il comitato scientifico della mostra è costituito da: Aldo Altamore, Lucio Angelo Antonelli, Maria Carmen Beltrano, Fabrizio Bònoli, Roberto Buonanno, Roberto Capuzzo Dolcetta, Silvia Chicchi, Ileana Chinnici, Federico Corni, Marco Faccini, Matteo Galaverni, Giordano Gasparini, Roberto Marcuccio, Franco Prodi, Giuseppe Adriano Rossi, Ivan Spelti, Ginevra Trinchieri.

Vari i temi trattati dal percorso espositivo che si snoda nel Temporary Museum di Palazzo dei Musei articolandosi in quattro diverse sezioni: “La vita e le ricerche di Angelo Secchi”, “Noi e lo spettro elettromagnetico”, “Breve viaggio nell’Universo”, “Laboratorio Spazio-Luce”.

L’obiettivo è di riconsegnare alla città la memoria di una figura di primo piano nella storia della ricerca astronomica, lanciando un ponte verso l’attualità della ricerca in campo astrofisico e fornendo spunti didattici per accostare in modo sperimentale le proprietà della luce e i principi della spettrografia, tecnica con cui Secchi aprì, per primo, la strada dell’astrofisica e tuttora imprescindibile strumento di conoscenza dell’Universo

Nella mostra sono esposti libri e manoscritti provenienti dalla Biblioteca Panizzi, dall’Archivio del Comune di Reggio Emilia e da privati, disegni di Angelo Secchi e lo spettroscopio con cui studiò la corona solare dal Museo Astronomico copernicano di Roma, Istituto Nazionale di Astrofisica, strumenti per la meteorologia e la topografia, libri e documenti dall’Istituto Secchi, modelli astronomici storici dal liceo Ariosto Spallanzani, oltre ad oggetti delle collezioni museali, tra cui la prestigiosa medaglia d’oro conferita ad Angelo Secchi come Grand Prix all’Esposizione Universale del 1867 a Parigi per il suo Meteorografo.

E’ previsto un evento inaugurale che si terrà sabato 20 ottobre presso l’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia alle ore 10.00.

  • Programma evento inaugurale

Visite guidate alla mostra

a cura di Silvia Chicchi
25 Novembre ore 17.30
16 Dicembre ore 17.30

Planetario

in collaborazione con Istituto Nazionale di Astrofisica e Associazione SOFOS nel mese di dicembre, sarà presente in museo un Planetario, in cui verranno proposte tutti i sabati e domeniche (incluso 8/12) alle ore 16.00, 17.00, 18.00, e nei giorni 27 e 28/12 alle 10, 11 e 12, osservazioni guidate della volta celeste.

Ingresso gratuito limitato ai posti disponibili, 25 per ogni turno. È consigliata la prenotazione allo 0522/456816

“Tutti i colori delle stelle. Padre Angelo Secchi e la nascita dell’astrofisica”
Musei Civici di Reggio Emilia, Palazzo dei Musei
20_10_2018 – 03_02_2019

Palazzo dei Musei, via Spallanzani, 1 – t. 0522 456816
dal martedì al venerdì 09.00 / 12.00
sabato, domenica e festivi: 10.00 / 13.00 e 16.00 / 19.00

Vai alle collezioni di Palazzo dei Musei

L’iniziativa è ad ingresso gratuito e senza obbligo di prenotazione

Info:

0522 456477 Musei Civici – uffici, via Palazzolo, 2
(da lun a ven: 09.00 – 13.00 / mar, gio: 14.00 17.00)
0522 456816 Palazzo dei Musei, via Spallanzani, 1
orari di apertura
musei@municipio.re.it

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Intervista a Padre Gabriele Gionti SJ

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Città del Vaticano/Vatican City, Cristianesimo/Christianity, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Papa Francesco/Pope Francis, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Specola Vaticana‏ @SpecolaVaticana 7 dic

Intervista a p. Gionti sull’inserto “Tutti Liberi” del Corriere della Sera

Padre Raniero Cantalamessa: Cerchiamo Dio, non gli extraterrestri

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CHIESA

padre Raniero Cantalamessa | Dic 07, 2018

PADRE RANIERO CANTALAMESSA

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Il predicatore della Casa Pontificia tiene la prima predica di Avvento, presso la Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico. Il tema che fa da sfondo alle riflessioni verso il Natale, alla presenza di Papa Francesco, è il versetto del Salmo: “L’anima mia ha sete del Dio vivente” (Sal 42, 2)

Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, nella Chiesa siamo così incalzati da compiti da assolvere, problemi da affrontare, sfide a cui rispondere, che rischiamo di perdere di vista, o lasciare come sullo sfondo, il “porro unum necessarium” del Vangelo, e cioè il nostro rapporto personale con Dio. Oltre tutto, sappiamo per esperienza che un rapporto personale autentico con Dio è la prima condizione per affrontare tutte le situazioni e i problemi che si presentano, senza perdere la pace e la pazienza.

Ho pensato perciò di lasciare da parte, in queste prediche di Avvento, ogni riferimento a problemi di attualità. Cercheremo di fare quello che santa Angela da Foligno raccomandava ai suoi figli spirituali: “raccoglierci in unità e inabissare la nostra anima nell’infinito che è Dio” [1]. Fare un bagno mattutino di fede, prima di iniziare la giornata di lavoro.

Il tema di queste prediche di Avvento (e, se Dio lo vorrà, anche della Quaresima) sarà il versetto del Salmo: “L’anima mia ha sete del Dio vivente” (Sal 42, 2). Gli uomini del nostro tempo si appassionano a cercare segnali dell’esistenza di esseri viventi e intelligenti su altri pianeti. È una ricerca legittima e comprensibile anche se tanto incerta. Pochi però cercano e studiano segnali dell’Essere vivente che ha creato l’universo, che è entrato in esso, nella sua storia, e vive in esso. “In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17, 28) e non ce ne accorgiamo. Abbiamo il Vivente reale in mezzo a noi e lo trascuriamo per cercare esseri viventi ipotetici che, nel migliore dei casi, potrebbero fare ben poco per noi, certo non salvarci dalla morte.

Quante volte siamo costretti a dire a Dio, con sant’Agostino: “Tu eri con me, ma io non ero con te” [2]. Al contrario di noi, infatti, il Dio vivente ci cerca, non fa altro dalla creazione del mondo. Continua a dire: “Adamo, dove sei?” (Gen 3,9). Noi ci proponiamo di captare i segnali di questo Dio vivente, di rispondere al suo appello, di “bussare alla sua porta”, per entrare in un contatto nuovo, vivo, con lui.

Ci appoggiamo sulla parola di Gesù: “Cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7). Quando si leggono queste parole, si pensa immediatamente che Gesù prometta di darci tutte le cose che gli chiediamo, e rimaniamo perplessi perché vediamo che questo raramente si realizza. Egli però intendeva dire soprattutto una cosa: “Cercatemi e mi troverete, bussate e vi aprirò”. Promette di dare se stesso, al di là delle cose spicciole che gli chiediamo, e questa promessa è sempre infallibilmente mantenuta. Chi lo cerca, lo trova; a chi bussa, lui apre e una volta trovato lui, tutto il resto passa in seconda linea.

L’anima che ha sete del Dio vivente lo troverà infallibilmente e con lui e in lui troverà tutto, come ci ricordano le parole di Santa Teresa d’Avila: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi; tutto passa, Dio non cambia; la pazienza ottiene tutto; chi possiede Dio non manca di nulla. Solo Dio basta”. Con questi sentimenti iniziamo il nostro cammino di ricerca del volto di Dio vivente.

Tornare alle cose!

La Bibbia è punteggiata di testi che parlano di Dio come del “vivente”. “Egli è il Dio vivente”, dice Geremia (Ger 10,10); “Io sono il vivente”, dice Dio stesso in Ezechiele (Ez 33,11). In uno dei salmi più belli del salterio, scritto durante l’esilio, l’orante esclama: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente” (Sal 42,2). E ancora: “Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente” (Sal 84, 3). Pietro, a Cesarea di Filippo, proclama Gesú “Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16).

Si tratta evidentemente di una metafora tratta dall’esperienza umana. Israele si è rassegnato a usarla per distinguere il suo Dio dagli idoli delle genti che sono divinità “morte”. In contrasto con essi, il Dio della Bibbia è “un Dio che respira” e il suo respiro o soffio (ruah) è lo Spirito Santo.

Dopo il lungo predominio dell’idealismo e il trionfo dell’”idea”, in tempi a noi più vicini, anche il pensiero secolare ha avvertito il bisogno di un ritorno alla “realtà” e l’ha espresso nel grido programmatico: “Tornare alle cose!” [3]. Cioè: non fermarsi alle formulazioni date della realtà, alle teorie costruitevi sopra, a ciò che comunemente si pensa intorno ad essa, ma puntare direttamente alla realtà stessa che sta alla base di tutto; rimuovere i vari strati di terra riportata e scoprire la roccia sottostante.

Dobbiamo applicare questo programma anche all’ambito della fede. Della fede, infatti, san Tommaso d’Aquino ha scritto che “non termina alle enunciazioni, ma alle cose” [4]. Quando si tratta della “cosa” suprema nell’ambito della fede, cioè di Dio, “tornare alle cose”, significa tornare al Dio vivente; sfondare, per così dire, il terribile muro dell’idea che ci siamo fatti di lui e correre, come a braccia aperte, incontro a Dio in persona. Scoprire che Dio non è un’astrazione, ma una realtà; che tra le nostre idee di Dio e il Dio vivo c’è la stessa differenza che tra un cielo dipinto su un foglio di carta e il cielo vero.

Il programma: “Tornare alle cose!” ha avuto un’applicazione giustamente famosa: quella che ha portato alla scoperta che le cose…esistono. Vale la pena rileggere la pagina famosa di Sartre:

“Ero al giardino pubblico. La radice del castagno s’affondava nella terra, proprio sotto la mia panchina. Non mi ricordavo più che era una radice. Le parole erano scomparse, con esse, il significato delle cose, i modi del loro uso, i tenui segni di riconoscimento che gli uomini hanno tracciato sulla loro superficie. Ero seduto, un po’ chino, a testa bassa, solo, di fronte a quella massa nera e nodosa, del tutto brutta, che mi faceva paura. E poi ho avuto un lampo d’illuminazione. Ne ho avuto il fiato mozzo. Mai prima di questi ultimi tempi, avevo presentito ciò che vuol dire ‘esistere’. Ero come gli altri, come quelli che passeggiano in riva al mare nei loro abiti primaverili. Dicevo come loro: ‘Il mare è verde; quel punto bianco, lassù, è un gabbiano’, ma non sentivo che ciò esisteva, che il gabbiano era un gabbiano-esistente; di solito l’esistenza si nasconde. È lì attorno a noi, è noi, non si può dire due parole senza parlare di essa e, infine, non la si tocca…E poi, ecco: d’un tratto, era lì, chiaro come il giorno: l’esistenza s’era improvvisamente svelata”[5].

Il filosofo che ha fatto questa “scoperta” si dichiarava ateo, perciò non è andato oltre la constatazione che io esisto, che il mondo esiste, che le cose esistono.

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Artide chiama Antartide: le sorprendenti connessioni climatiche degli antipodi

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Uno studio su Nature rivela il complesso sistema di interazioni climatiche tra il Mar Glaciale Artico e l’Antartide.

Davide Michielin 03 dicembre 2018 alle 14:00

Quando l’Artico chiama, l’Antartide risponde. E lo fa relativamente in fretta, nonostante i 20 mila chilometri che separano i due poli. Un messaggio stringato, spedito per posta aerea, anticipa la risposta vera e propria che tuttavia impiegherà due secoli per giungere a destinazione via mare: se ti riscaldi, io mi raffreddo.

Con una buona dose di immaginazione, si può riassumere così il complesso sistema di interazioni climatiche tra Mar Glaciale Artico e Antartide descritto su Nature da un gruppo di ricercatori coordinati da Christo Buizert, professore di Geofisica all’Università statale dell’Oregon. Nel periodo glaciale compreso tra 100 e 20 mila anni fa, il pianeta è stato interessato da 25 sbalzi di temperatura piuttosto bruschi.

Per comprendere a fondo questi eventi, i ricercatori hanno analizzato le carote di ghiaccio campionate in cinque siti dell’Antartide, mettendole a confronto con quelle estratte in precedenza in Groenlandia.

“Non è stata un’operazione facile. L’Antartide è un continente estremamente arido perciò la formazione di ghiaccio è molto ridotta rispetto a quanto avviene in Groenlandia. Per poter sincronizzare gli eventi climatici dei due emisferi ci serviva un campione che facesse da ‘ponte’, cioè di una carota antartica caratterizzata da un accumulo molto elevato. Grazie a questa abbiamo potuto porre sulla stessa linea temporale le carote dei due antipodi” spiega a OggiScienza Barbara Stenni, professoressa di Geochimica e Paleoclimatologia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, tra gli autori dello studio.

Crediti immagine: Pixabay

Il ruolo della corrente del Golfo

Innanzitutto, le analisi hanno rivelato come questi cambiamenti climatici siano dipesi dalle variazioni di intensità della circolazione oceanica superficiale, e in particolare della corrente del Golfo che trasferisce calore dalla regione tropicale a quella nordatlantica. Quando questa corrente calda raggiungeva la massima intensità, la Groenlandia andava incontro a riscaldamenti repentini, con aumenti fino a 10 o 15° C in appena un decennio.

“In concomitanza con questi eventi di riscaldamento, nelle carote dell’Atlantico settentrionale sono stati rinvenuti dei sedimenti grossolani, estranei alla normale deposizione: sono un indizio dell’attività erosiva da parte di iceberg. La loro fusione provocò un massiccio input di acqua dolce nell’oceano, modificando la circolazione termoalina” prosegue Stenni.

Quando il calore viene trasferito verso Nord dalla corrente del Golfo, il resto degli oceani gradualmente si raffredda. La conferma viene dalle carote antartiche, che registrano opposte variazioni di temperatura con circa 200 anni di ritardo. “Quella del Golfo fa parte del vasto sistema di correnti noto come Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica o più concisamente come AMOC, il suo acronimo in inglese. Le alterazioni di questo sistema hanno ripercussioni a livello planetario sulla circolazione oceanica. Fino a interessare, nel lungo periodo, persino gli antipodi” prosegue Stenni.

È la cosiddetta altalena bipolare (bipolar seesaw), il fenomeno per il quale, su scala millenaria, le variazioni di temperatura ai due poli avvengono fuori fase: quando l’Artico si riscalda, l’Antartide si raffredda e viceversa.

Questa risposta mediata dalle correnti non è tuttavia l’unico tipo di connessione climatica tra Mar Glaciale Artico e Antartide. “Le carote antartiche hanno rivelato l’esistenza di un segnale più rapido, che impiega appena qualche anno, o decennio, per giungere a destinazione. Il riscaldamento dell’emisfero boreale provoca infatti mutamenti anche a livello della circolazione atmosferica, che avvicinano o allontanano i venti occidentali che lambiscono l’Antartide” rivela Stenni.

Sebbene più debole e meno uniforme dell’altalena bipolare, il segnale lasciato dallo spostamento dei venti occidentali è infatti presente in tutti e cinque i siti antartici. La scoperta non amplia solamente le nostre conoscenze delle dinamiche climatiche del passato, ma interessa da vicino sia il presente sia il futuro del pianeta.

La situazione attuale

Un numero sempre maggiore di ricercatori è convinto che da almeno quindici anni, cioè da quando è stato inaugurato un raffinato sistema di rilevamento dedicato, il Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica si sta gradualmente indebolendo.

Se dovesse ripetersi quanto accaduto nel passato, l’intensità dei monsoni asiatici verrebbe smorzata, mettendo in difficoltà milioni di persone la cui vita dipende dalle loro piogge. Inoltre, le variazioni nei venti dell’emisfero australe ridurrebbero la capacità dell’oceano di rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera, accelerando il riscaldamento del pianeta.

“Tuttavia, non dobbiamo scordare le diversità tra lo scenario attuale e quello dello studio: ci troviamo in un periodo interglaciale, l’aumento delle temperature medie è di origine antropica e inoltre riguarda l’intero pianeta” frena Stenni.

Se il futuro resta un’incognita, la scoperta di questa connessione rapida tra gli emisferi aumenterà l’accuratezza dei modelli previsionali, fornendo solide basi su cui tararli. Come la consapevolezza che i due giganti bianchi, anche se lontani, parlano spesso tra loro.

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Leggi anche: Antartide, il vento è cambiato: così il ghiaccio si scioglie più velocemente

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

LIGO e Virgo Annunciano Quattro Nuove Rivelazioni di Onde Gravitazionali

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life
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Sabato 1 dicembre, scienziati partecipanti al Gravitational Wave Physics and Astronomy Workshop presso il College Park nel Maryland (USA) hanno presentato i nuovi risultati raggiunti dalle ricerche di oggetti cosmici coalescenti, come ad esempio coppie di buchi neri e coppie di stelle di neutroni, condotte da LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) e dal rivelatore di onde gravitazionali Virgo, in Italia. Le collaborazioni LIGO e Virgo hanno ora rivelato con confidenza onde gravitazionali da un totale di dieci fusioni di sistemi binari di buchi neri di massa stellare e una fusione di stelle di neutroni, che sono resti densi e sferici delle esplosioni stellari. Sette di questi eventi sono già stati pubblicati mentre quattro delle rivelazioni di buchi neri sono ora annunciate per la prima volta.

Dal 12 settembre 2015 al 19 gennaio 2016, durante il primo periodo di osservazione di LIGO dall’inizio del programma di miglioramento chiamato Advanced LIGO, sono state rivelate onde gravitazionali da tre fusioni di sistemi binari di buchi neri. Il secondo periodo osservativo, durato dal 30 novembre 2016 al 25 agosto 2017, ha portato all’osservazione della fusione di una sistema binario di stelle di neutroni e di sette ulteriori fusioni di buchi neri binari, inclusi i quattro nuovi eventi gravitazionali che vengono comunicati ora. I nuovi eventi sono indicati come GW170729, GW170809, GW170818 e GW170823, in base alle date in cui sono stati rivelati.

L’interferometro Virgo si è unito ai due rivelatori LIGO il 1 agosto 2017, quando LIGO era nel suo secondo periodo osservativo. Sebbene la rete di tre rivelatori LIGO-Virgo sia stata operativa per sole tre settimane e mezzo, in quel periodo sono stati osservati cinque eventi. Due eventi rivelati assieme da LIGO e Virgo, GW170814 e GW170817, sono già stati pubblicati.

Uno dei nuovi eventi, GW170818, rivelato dalla rete globale formata dagli osservatori LIGO e Virgo (rispettivamente negli Stati Uniti e in Italia), è stato localizzato nel cielo con molta precisione. La posizione del sistema binario di buchi neri, a una distanza di 2.5 miliardi di anni luce dalla Terra, è stata individuata nel cielo con una precisione di 39 gradi quadri. Ciò la rende la seconda sorgente di onde gravitazionali meglio localizzata, dopo la fusione di stelle di neutroni GW170817.

La figura a sinistra mostra l’area di localizzazione delle diverse rivelazioni di onde gravitazionali. Le rivelazioni triple sono indicate come HLV, dalle iniziali dei tre interferometri (LIGO-Hanford, LIGO-Livingston e Virgo) che hanno osservato i segnali. Il fatto che per le rivelazioni triple l’area di localizzazione sia inferiore è una dimostrazione delle potenzialità della rete globale di rivelatori di onde gravitazionali.

 Articoli scientifici e materiale supplementare

 GWTC-1: Gravitational-Wave Transient Catalog 1

 Press release – Communiqué de presse – Comunicato stampa – Persbericht – Notas de prensa – Materiały dla prasy – Sajtókiadványok

Pubblicato: 03/12/2018

LIGO e Virgo Annunciano Quattro Nuove Rivelazioni di Onde Gravitazionali

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life
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3 DICEMBRE 2018

LIGO e Virgo Annunciano Quattro Nuove Rivelazioni di Onde Gravitazionali0

Sabato 1 dicembre, scienziati partecipanti al Gravitational Wave Physics and Astronomy Workshop presso il College Park nel Maryland (USA) hanno presentato i nuovi risultati raggiunti dalle ricerche di oggetti cosmici coalescenti, come ad esempio coppie di buchi neri e coppie di stelle di neutroni, condotte da LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) e dal rivelatore di onde gravitazionali Virgo, in Italia. Le collaborazioni LIGO e Virgo hanno ora rivelato con confidenza onde gravitazionali da un totale di dieci fusioni di sistemi binari di buchi neri di massa stellare e una fusione di stelle di neutroni, che sono resti densi e sferici delle esplosioni stellari. Sette di questi eventi sono già stati pubblicati mentre quattro delle rivelazioni di buchi neri sono ora annunciate per la prima volta.

Dal 12 settembre 2015 al 19 gennaio 2016, durante il primo periodo di osservazione di LIGO dall’inizio del programma di miglioramento chiamato Advanced LIGO, sono state rivelate onde gravitazionali da tre fusioni di sistemi binari di buchi neri. Il secondo periodo osservativo, durato dal 30 novembre 2016 al 25 agosto 2017, ha portato all’osservazione della fusione di una sistema binario di stelle di neutroni e di sette ulteriori fusioni di buchi neri binari, inclusi i quattro nuovi eventi gravitazionali che vengono comunicati ora. I nuovi eventi sono indicati come GW170729, GW170809, GW170818 e GW170823, in base alle date in cui sono stati rivelati.

L’interferometro Virgo si è unito ai due rivelatori LIGO il 1 agosto 2017, quando LIGO era nel suo secondo periodo osservativo. Sebbene la rete di tre rivelatori LIGO-Virgo sia stata operativa per sole tre settimane e mezzo, in quel periodo sono stati osservati cinque eventi. Due eventi rivelati assieme da LIGO e Virgo, GW170814 e GW170817, sono già stati pubblicati.

Uno dei nuovi eventi, GW170818, rivelato dalla rete globale formata dagli osservatori LIGO e Virgo (rispettivamente negli Stati Uniti e in Italia), è stato localizzato nel cielo con molta precisione. La posizione del sistema binario di buchi neri, a una distanza di 2.5 miliardi di anni luce dalla Terra, è stata individuata nel cielo con una precisione di 39 gradi quadri. Ciò la rende la seconda sorgente di onde gravitazionali meglio localizzata, dopo la fusione di stelle di neutroni GW170817.

La figura a sinistra mostra l’area di localizzazione delle diverse rivelazioni di onde gravitazionali. Le rivelazioni triple sono indicate come HLV, dalle iniziali dei tre interferometri (LIGO-Hanford, LIGO-Livingston e Virgo) che hanno osservato i segnali. Il fatto che per le rivelazioni triple l’area di localizzazione sia inferiore è una dimostrazione delle potenzialità della rete globale di rivelatori di onde gravitazionali.

per approfondimenti: VIRGO

Contatti:
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Studenti delle Superiori alla ricerca dei Raggi Cosmici

Dietro le quinte di recuperare Hubble della NASA

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Data di rilascio: 27 novembre 2018 11.30 (EST)

Behind the Scenes of Recovering NASA's Hubble

Grazie al duro lavoro del team operativo, Hubble è tornato alla piena capacità scientifica con tre gyros funzionanti.

La mattina presto del 27 ottobre 2018, il Telescopio Spaziale Hubble si diresse verso un campo di galassie non lontano dalla Grande Piazza nella costellazione di Pegaso. Contenute nel campo c’erano galassie che formano stelle fino a 11 miliardi di anni luce di distanza. Con l’obiettivo nel mirino, la Wide Field Camera 3 di Hubble ha registrato un’immagine. Era la prima immagine catturata dal telescopio da quando aveva chiuso gli occhi sull’universo tre settimane prima, ed era il risultato di un’intera squadra di ingegneri ed esperti che lavoravano instancabilmente per far sì che il telescopio esplorasse ancora il cosmo.

Release ID: STScI-2018-61


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DSF2237b

DSF2237b

Tags GalaxiesHubble TelescopeInfraredObservations

The Full Story

Data di rilascio: 27 nov. 2018

Numero di comunicato stampa: STScI-2018-61


La mattina presto del 27 ottobre 2018, il Telescopio Spaziale Hubble si diresse verso un campo di galassie non lontano dalla Grande Piazza nella costellazione di Pegaso. Contenute nel campo c’erano galassie che formano stelle fino a 11 miliardi di anni luce di distanza. Con l’obiettivo nel mirino, la Wide Field Camera 3 di Hubble ha registrato un’immagine. Era la prima immagine catturata dal telescopio da quando aveva chiuso gli occhi sull’universo tre settimane prima, ed era il risultato di un’intera squadra di ingegneri ed esperti che lavoravano instancabilmente per far sì che il telescopio esplorasse ancora il cosmo.

“Questa è stata una saga incredibile, costruita sugli eroici sforzi del team di Hubble”, ha dichiarato la scienziata senior del progetto Hubble, Jennifer Wiseman, alla NASA Goddard. “Grazie a questo lavoro, il Telescopio Spaziale Hubble è tornato alla piena capacità scientifica che andrà a beneficio della comunità astronomica e del pubblico per gli anni a venire”.

La sera di venerdì 5 ottobre, l’osservatorio orbitante si era messo in “modalità sicura” dopo che uno dei suoi giroscopi (o “gyros”) non era riuscito. Hubble smise di prendere osservazioni scientifiche, orientò i suoi pannelli solari verso il Sole e attese ulteriori istruzioni da terra.

È stato l’inizio di un weekend di tre giorni in cui i membri del team operativo della navicella hanno iniziato a ricevere messaggi di testo sul proprio telefono, avvertendoli che c’era qualcosa di sbagliato in Hubble. In meno di un’ora, più di una dozzina di membri del team si erano riuniti nella sala di controllo del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, per valutare la situazione. Dopo aver riattivato senza successo il giroscopio fallito, attivarono un giroscopio di riserva sulla navicella. Tuttavia, il giroscopio cominciò presto a riportare tassi di rotazione impossibilmente alti – circa 450 gradi all’ora, quando Hubble stava effettivamente girando meno di un grado all’ora.

“Questo è qualcosa che non abbiamo mai visto prima in nessun altro gyros – ha un tasso così alto”, ha dichiarato Dave Haskins, responsabile delle operazioni di missione di Hubble a Goddard.

Hubble ha sei giroscopi a bordo, e in genere ne usa tre alla volta per raccogliere la maggior parte della scienza. Tuttavia, due dei suoi sei giroscopi avevano precedentemente fallito. Questo era l’ultimo giroscopio di riserva di Hubble. Il team operativo doveva capire come farlo funzionare o passare a una modalità “one-gyro” precedentemente sviluppata e testata, che ha dimostrato di funzionare ma limiterebbe l’efficienza di Hubble e la quantità di cielo che il telescopio potrebbe osservare a un certo periodo dell’anno – qualcosa che il team operativo e gli astronomi vogliono evitare fino a quando non c’è altra scelta.

Quando decisero che cosa fare dopo, i membri del team rimasero continuamente nel centro di controllo per monitorare la salute e la sicurezza del veicolo spaziale. Poiché il centro di controllo di Hubble era passato alle operazioni automatizzate nel 2011, non c’erano più persone in grado di monitorare Hubble 24 ore al giorno.

“Il team ha lavorato insieme al personale 24 ore su 24, cosa che non abbiamo fatto da anni”, ha condiviso Haskins. I membri del team sono intervenuti per prendere dei turni – molti degli ingegneri di sistemi di Hubble, altri che aiutano a eseguire test e checkout dei sistemi di terra di Hubble, e alcuni che erano impiegati nella sala di controllo di Hubble ma non lo avevano fatto da molto tempo. “Sono passati anni da quando erano in console a fare quel tipo di lavoro a turni”, ha detto Haskins. “Per me è stato perfetto, mostra la versatilità della squadra”.

Nel frattempo, durante il weekend festivo, il responsabile del progetto di Hubble, Pat Crouse, era impegnato a reclutare un gruppo di esperti di Goddard e di tutto il paese per analizzare il comportamento insolito del giroscopio di backup e determinare se potesse essere corretto. Questo comitato di revisione delle anomalie si è riunito per la prima volta martedì 9 ottobre e ha fornito preziose informazioni durante la ripresa di Hubble.

Ci sono volute settimane di pensiero creativo, test continui e battute d’arresto minori per risolvere il problema del giroscopico. I membri del team operativo e il comitato di revisione sospettavano che potesse esserci una sorta di ostruzione nel giroscopio che influenzava le sue letture. Cercando di rimuovere un tale blocco, il team ha ripetutamente provato a cambiare il giroscopio tra diverse modalità operative e a ruotare la navicella di grandi quantità. In risposta, i tassi di rotazione estremamente elevati del giroscopio diminuirono gradualmente fino a quando non furono quasi normali.

Incoraggiato ma cauto, il team ha caricato nuove protezioni software su Hubble per proteggere il telescopio nel caso in cui il giroscopio segnalasse di nuovo frequenze eccessivamente alte, quindi ha inviato il telescopio attraverso alcune manovre di pratica per simulare le osservazioni scientifiche reali. Tenevano sotto stretto controllo per assicurarsi che tutto sul veicolo spaziale fosse eseguito correttamente. Lo ha fatto.

“All’inizio non avevamo idea se saremmo stati in grado di risolvere quel problema o meno”, ha detto il responsabile delle operazioni della vice missione di Hubble, Mike Myslinski, riguardo alle alte frequenze del giroscopio.

Sullo sfondo, altri membri del team di Goddard e dello Space Telescope Science Institute avevano iniziato a prepararsi nel caso in cui Hubble dovesse passare a usare un solo giroscopio, con l’altro giroscopio funzionante tenuto in riserva come backup. Fortunatamente, i risultati dei loro sforzi non erano necessari questa volta, ma il loro lavoro non era per niente. “Sappiamo che un giorno dovremo andare su un giroscopio e vogliamo essere il più preparati possibile”, ha spiegato Myslinski. “Avevamo sempre detto che una volta che avessimo ridotto a tre giroscopi avremmo fatto tutto il lavoro possibile per la scienza con un solo giroscopio, quel giorno è arrivato”.

Per ora, tuttavia, Hubble è tornato ad esplorare l’universo con tre giroscopi funzionanti, grazie al duro lavoro di una moltitudine di persone sul campo.

“Molti membri del team hanno compiuto sacrifici personali per lavorare a turni lunghi e turni di lavoro per garantire la salute e la sicurezza dell’osservatorio, identificando al contempo un percorso sicuro ed efficace”, ha detto Crouse degli sforzi per tornare alla scienza. “Il recupero del giroscopio non è solo vitale per l’aspettativa di vita dell’osservatorio, ma Hubble è più produttivo nella modalità a tre giroscopi, e l’estensione di questo periodo storico di produttività è un obiettivo principale della missione. scoperte quando è il momento di operare in modalità one-gyro, ma a causa dell’enorme sforzo e determinazione del team di missione, ora non è il momento. “

Hubble Space Telescope è un progetto di cooperazione internazionale tra la NASA e l’ESA (European Space Agency). Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, gestisce il telescopio. Lo Space Telescope Science Institute (STScI) di Baltimora, nel Maryland, conduce operazioni scientifiche di Hubble. STScI è gestito dalla NASA dall’Associazione delle università per la ricerca in astronomia, a Washington, DC.

Credits

Image: NASAESA, and A. Shapley (UCLA)

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Vanessa Thomas 
NASA Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Maryland 
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Data di rilascio: 27 novembre 2018 11.30 (EST)

Dietro le quinte di recuperare Hubble della NASA

Grazie al duro lavoro del team operativo, Hubble è tornato alla piena capacità scientifica con tre gyros funzionanti.

La mattina presto del 27 ottobre 2018, il Telescopio Spaziale Hubble si diresse verso un campo di galassie non lontano dalla Grande Piazza nella costellazione di Pegaso. Contenute nel campo c’erano galassie che formano stelle fino a 11 miliardi di anni luce di distanza. Con l’obiettivo nel mirino, la Wide Field Camera 3 di Hubble ha registrato un’immagine. Era la prima immagine catturata dal telescopio da quando aveva chiuso gli occhi sull’universo tre settimane prima, ed era il risultato di un’intera squadra di ingegneri ed esperti che lavoravano instancabilmente per far sì che il telescopio esplorasse ancora il cosmo.ID rilascio: STScI-2018-61


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Dietro le quinte di recuperare Hubble della NASA

DSF2237b

tag Galassie , Telescopio Hubble , Infrarossi , Osservazioni

La storia completa

Data di rilascio: 27 novembre 2018

Numero di comunicato stampa: STScI-2018-61

La mattina presto del 27 ottobre 2018, il Telescopio Spaziale Hubble si diresse verso un campo di galassie non lontano dalla Grande Piazza nella costellazione di Pegaso. Contenute nel campo c’erano galassie che formano stelle fino a 11 miliardi di anni luce di distanza. Con l’obiettivo nel mirino, la Wide Field Camera 3 di Hubble ha registrato un’immagine. Era la prima immagine catturata dal telescopio da quando aveva chiuso gli occhi sull’universo tre settimane prima, ed era il risultato di un’intera squadra di ingegneri ed esperti che lavoravano instancabilmente per far sì che il telescopio esplorasse ancora il cosmo.

“Questa è stata una saga incredibile, costruita sugli eroici sforzi del team di Hubble”, ha dichiarato la scienziata senior del progetto Hubble, Jennifer Wiseman, alla NASA Goddard. “Grazie a questo lavoro, il Telescopio Spaziale Hubble è tornato alla piena capacità scientifica che andrà a beneficio della comunità astronomica e del pubblico per gli anni a venire”.

La sera di venerdì 5 ottobre, l’osservatorio orbitante si era messo in “modalità sicura” dopo che uno dei suoi giroscopi (o “gyros”) non era riuscito. Hubble smise di prendere osservazioni scientifiche, orientò i suoi pannelli solari verso il Sole e attese ulteriori istruzioni da terra.

È stato l’inizio di un weekend di tre giorni in cui i membri del team operativo della navicella hanno iniziato a ricevere messaggi di testo sul proprio telefono, avvertendoli che c’era qualcosa di sbagliato in Hubble. In meno di un’ora, più di una dozzina di membri del team si erano riuniti nella sala di controllo del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, per valutare la situazione. Dopo aver riattivato senza successo il giroscopio fallito, attivarono un giroscopio di riserva sulla navicella. Tuttavia, il giroscopio cominciò presto a riportare tassi di rotazione impossibilmente alti – circa 450 gradi all’ora, quando Hubble stava effettivamente girando meno di un grado all’ora.

“Questo è qualcosa che non abbiamo mai visto prima in nessun altro gyros – ha un tasso così alto”, ha dichiarato Dave Haskins, responsabile delle operazioni di missione di Hubble a Goddard.

Hubble ha sei giroscopi a bordo, e in genere ne usa tre alla volta per raccogliere la maggior parte della scienza. Tuttavia, due dei suoi sei giroscopi avevano precedentemente fallito. Questo era l’ultimo giroscopio di riserva di Hubble. Il team operativo doveva capire come farlo funzionare o passare a una modalità “one-gyro” precedentemente sviluppata e testata, che ha dimostrato di funzionare ma limiterebbe l’efficienza di Hubble e la quantità di cielo che il telescopio potrebbe osservare a un certo periodo dell’anno – qualcosa che il team operativo e gli astronomi vogliono evitare fino a quando non c’è altra scelta.

Quando decisero che cosa fare dopo, i membri del team rimasero continuamente nel centro di controllo per monitorare la salute e la sicurezza del veicolo spaziale. Poiché il centro di controllo di Hubble era passato alle operazioni automatizzate nel 2011, non c’erano più persone in grado di monitorare Hubble 24 ore al giorno.

“Il team ha lavorato insieme al personale 24 ore su 24, cosa che non abbiamo fatto da anni”, ha condiviso Haskins. I membri del team sono intervenuti per prendere dei turni – molti degli ingegneri di sistemi di Hubble, altri che aiutano a eseguire test e checkout dei sistemi di terra di Hubble, e alcuni che erano impiegati nella sala di controllo di Hubble ma non lo avevano fatto da molto tempo. “Sono passati anni da quando erano in console a fare quel tipo di lavoro a turni”, ha detto Haskins. “Per me è stato perfetto, mostra la versatilità della squadra”.

Nel frattempo, durante il weekend festivo, il responsabile del progetto di Hubble, Pat Crouse, era impegnato a reclutare un gruppo di esperti di Goddard e di tutto il paese per analizzare il comportamento insolito del giroscopio di backup e determinare se potesse essere corretto. Questo comitato di revisione delle anomalie si è riunito per la prima volta martedì 9 ottobre e ha fornito preziose informazioni durante la ripresa di Hubble.

Ci sono volute settimane di pensiero creativo, test continui e battute d’arresto minori per risolvere il problema del giroscopico. I membri del team operativo e il comitato di revisione sospettavano che potesse esserci una sorta di ostruzione nel giroscopio che influenzava le sue letture. Cercando di rimuovere un tale blocco, il team ha ripetutamente provato a cambiare il giroscopio tra diverse modalità operative e a ruotare la navicella di grandi quantità. In risposta, i tassi di rotazione estremamente elevati del giroscopio diminuirono gradualmente fino a quando non furono quasi normali.

Incoraggiato ma cauto, il team ha caricato nuove protezioni software su Hubble per proteggere il telescopio nel caso in cui il giroscopio segnalasse di nuovo frequenze eccessivamente alte, quindi ha inviato il telescopio attraverso alcune manovre di pratica per simulare le osservazioni scientifiche reali. Tenevano sotto stretto controllo per assicurarsi che tutto sul veicolo spaziale fosse eseguito correttamente. Lo ha fatto.

“All’inizio non avevamo idea se saremmo stati in grado di risolvere quel problema o meno”, ha detto il responsabile delle operazioni della vice missione di Hubble, Mike Myslinski, riguardo alle alte frequenze del giroscopio.

Sullo sfondo, altri membri del team di Goddard e dello Space Telescope Science Institute avevano iniziato a prepararsi nel caso in cui Hubble dovesse passare a usare un solo giroscopio, con l’altro giroscopio funzionante tenuto in riserva come backup. Fortunatamente, i risultati dei loro sforzi non erano necessari questa volta, ma il loro lavoro non era per niente. “Sappiamo che un giorno dovremo andare su un giroscopio e vogliamo essere il più preparati possibile”, ha spiegato Myslinski. “Avevamo sempre detto che una volta che avessimo ridotto a tre giroscopi avremmo fatto tutto il lavoro possibile per la scienza con un solo giroscopio, quel giorno è arrivato”.

Per ora, tuttavia, Hubble è tornato ad esplorare l’universo con tre giroscopi funzionanti, grazie al duro lavoro di una moltitudine di persone sul campo.

“Molti membri del team hanno compiuto sacrifici personali per lavorare a turni lunghi e turni di lavoro per garantire la salute e la sicurezza dell’osservatorio, identificando al contempo un percorso sicuro ed efficace”, ha detto Crouse degli sforzi per tornare alla scienza. “Il recupero del giroscopio non è solo vitale per l’aspettativa di vita dell’osservatorio, ma Hubble è più produttivo nella modalità a tre giroscopi, e l’estensione di questo periodo storico di produttività è un obiettivo principale della missione. scoperte quando è il momento di operare in modalità one-gyro, ma a causa dell’enorme sforzo e determinazione del team di missione, ora non è il momento. “

Hubble Space Telescope è un progetto di cooperazione internazionale tra la NASA e l’ESA (European Space Agency). Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, gestisce il telescopio. Lo Space Telescope Science Institute (STScI) di Baltimora, nel Maryland, conduce operazioni scientifiche di Hubble. STScI è gestito dalla NASA dall’Associazione delle università per la ricerca in astronomia, a Washington, DC.

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Immagine: NASA , ESA e A. Shapley (UCLA)

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Celebrazione della galassia celebrativa per il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione Hubble della NASA

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Data di rilascio: 4 dicembre 2018 11:00 (EST)

Celebrazione della galassia celebrativa per il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione Hubble della NASA

Ritratto di Spiral Galaxy M100 ha dimostrato la riparazione ottica di Hubble

Negli ultimi 28 anni Hubble ha fotografato innumerevoli galassie in tutto l’universo, vicino e lontano. Ma una galassia particolarmente fotogenica situata a 55 milioni di anni luce di distanza occupa un posto speciale nella storia di Hubble. Mentre la NASA faceva piani per correggere la visione sfocata di Hubble nel 1993 (a causa di un difetto di fabbricazione nel suo specchio primario) selezionarono diversi oggetti astronomici a cui Hubble avrebbe dovuto mirare per dimostrare la correzione ottica programmata. La magnifica galassia a spirale M100 sembrava un obiettivo ideale che si adattava solo al campo visivo di Hubble. Ciò richiedeva che fosse scattata una foto di confronto mentre Hubble aveva ancora gli occhi spalancati. Il Wide Field / Planetary Camera 1 è stato selezionato per l’attività. E l’immagine doveva essere presa prima che gli astronauti si scambiassero la fotocamera con la Wide Field / Planetary Camera 2 corretta per la vista, nel dicembre del 1993. In seguito alla missione di manutenzione, Hubble ri-fotografò di nuovo la galassia e scattò in una nitida messa a fuoco. Il pubblico ha festeggiato con il trionfale ritorno di Hubble alla visione chiara che era stata promessa. E le immagini sbalorditive del vasto universo che seguì non hanno deluso gli entusiasti dello spazio. A causa delle missioni di manutenzione degli astronauti, le capacità di Hubble sono migliorate. Per commemorare il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione, questa foto a 2 pannelli confronta l’immagine sfocata e pre-revisionata del 1993 con un’immagine del 2009 scattata con lo strumento Wide Field Camera 3 di Hubble, installato durante l’ultima missione di manutenzione degli astronauti nello spazio telescopio. Il pubblico ha festeggiato con il trionfale ritorno di Hubble alla visione chiara che era stata promessa. E le immagini sbalorditive del vasto universo che seguì non hanno deluso gli entusiasti dello spazio. A causa delle missioni di manutenzione degli astronauti, le capacità di Hubble sono migliorate. Per commemorare il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione, questa foto a 2 pannelli confronta l’immagine sfocata e pre-revisionata del 1993 con un’immagine del 2009 scattata con lo strumento Wide Field Camera 3 di Hubble, installato durante l’ultima missione di manutenzione degli astronauti nello spazio telescopio. Il pubblico ha festeggiato con il trionfale ritorno di Hubble alla visione chiara che era stata promessa. E le immagini sbalorditive del vasto universo che seguì non hanno deluso gli entusiasti dello spazio. A causa delle missioni di manutenzione degli astronauti, le capacità di Hubble sono migliorate. Per commemorare il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione, questa foto a 2 pannelli confronta l’immagine sfocata e pre-revisionata del 1993 con un’immagine del 2009 scattata con lo strumento Wide Field Camera 3 di Hubble, installato durante l’ultima missione di manutenzione degli astronauti nello spazio telescopio. Le capacità di s sono solo migliorate. Per commemorare il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione, questa foto a 2 pannelli confronta l’immagine sfocata e pre-revisionata del 1993 con un’immagine del 2009 scattata con lo strumento Wide Field Camera 3 di Hubble, installato durante l’ultima missione di manutenzione degli astronauti nello spazio telescopio. Le capacità di s sono solo migliorate. Per commemorare il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione, questa foto a 2 pannelli confronta l’immagine sfocata e pre-revisionata del 1993 con un’immagine del 2009 scattata con lo strumento Wide Field Camera 3 di Hubble, installato durante l’ultima missione di manutenzione degli astronauti nello spazio telescopio.ID rilascio: STScI-2018-48


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Spiral Galaxy M100

Spiral Galaxy M100

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Confronto video di Galaxy M100 (Hubble WFPC1 a WFC3)

Confronto video di Galaxy M100 (Hubble WFPC1 a WFC3)

tag Osservazioni annotate , galassie , telescopio Hubble , osservazioni , galassie a spirale

Celebrazione della galassia celebrativa per il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione Hubble della NASA

Astrofisica/Astrophysics, Astronomia/Astronomy, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Fisica/Physics, Geologia/Geology, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Europeo Australe (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

Data di rilascio: 4 dicembre 2018 11:00 (EST)

Celebratory Galaxy Photo Honors 25th Anniversary of NASA's First Hubble Servicing Mission

Ritratto di Spiral Galaxy M100 ha dimostrato la riparazione ottica di Hubble

Negli ultimi 28 anni Hubble ha fotografato innumerevoli galassie in tutto l’universo, vicino e lontano. Ma una galassia particolarmente fotogenica situata a 55 milioni di anni luce di distanza occupa un posto speciale nella storia di Hubble. Mentre la NASA faceva piani per correggere la visione sfocata di Hubble nel 1993 (a causa di un difetto di fabbricazione nel suo specchio primario) selezionarono diversi oggetti astronomici a cui Hubble avrebbe dovuto mirare per dimostrare la correzione ottica programmata. La magnifica galassia a spirale M100 sembrava un obiettivo ideale che si adattava solo al campo visivo di Hubble. Ciò richiedeva che fosse scattata una foto di confronto mentre Hubble aveva ancora gli occhi spalancati. Il Wide Field / Planetary Camera 1 è stato selezionato per l’attività. E l’immagine doveva essere presa prima che gli astronauti si scambiassero la fotocamera con la Wide Field / Planetary Camera 2 corretta per la visione, nel dicembre 1993. Dopo la missione di manutenzione, Hubble ri-fotografò di nuovo la galassia, e scattò in un fuoco cristallino . Il pubblico ha festeggiato con il trionfale ritorno di Hubble alla visione chiara che era stata promessa. E le immagini sbalorditive del vasto universo che seguì non hanno deluso gli entusiasti dello spazio. A causa delle missioni di manutenzione degli astronauti, le capacità di Hubble sono migliorate. Per commemorare il 25 ° anniversario della prima missione di manutenzione, questa foto a 2 pannelli confronta l’immagine sfocata e pre-revisionata del 1993 con un’immagine del 2009 scattata con lo strumento Wide Field Camera 3 di Hubble, installato durante l’ultima missione di manutenzione degli astronauti nello spazio telescopio.

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Space Telescope Science Institute, Baltimore, Maryland 
410-338-4514 
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