Cinquant’anni fa l’Angelus di Paolo VI per la missione dell’uomo sulla luna

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Vatican News | Lug 16, 2019

Il 21 luglio 1969, l’astronauta americano Neil Armstrong diventava il primo uomo a camminare sulla luna. Negli Angelus del 13 e del 20 luglio, Paolo VI parla dell’impresa ormai prossima, esaltando lo storico traguardo ma senza dimenticare i drammi che continuano a sconvolgere la terra

Cinquant’anni fa, il 13 luglio 1969, Paolo VI dedicava l’Angelus domenicale alla missione degli astronauti americani sulla luna. Partiti il 16 luglio con l’Apollo 11 dal Kennedy Space Center, la navicella spaziale effettua l’allunaggio dopo quasi 5 giorni di viaggio: Neil Armstrong è il primo uomo a mettere piede sulla luna. In Italia erano le 4.57 del mattino del 21 luglio. Pronuncia la celebre frase: “That’s a small step for a man, a giant leap for mankind”, questo è un piccolo passo per un uomo, un passo da gigante per l’umanità.

L’uomo, creatura di Dio, si rivela divino nel suo destino

Otto giorni prima, Paolo VI parla all’Angelus di “questo fatto singolarissimo e meraviglioso”:

La scienza e la tecnica vi si manifestano in un modo così incomparabile, così complesso, così audace da segnare il vertice delle loro conquiste e da lasciarne presagire altre, di cui perfino l’immaginazione non riesce ora a sognare. E ciò che stupisce di più è vedere che non si tratta di sogni. La fantascienza diventa realtà. Se poi si considera l’organizzazione di cervelli, di attività, di strumenti, di mezzi economici, con tutti gli studi, gli esperimenti, i tentativi, che l’impresa richiede, l’ammirazione diventa riflessione; e la riflessione si curva su l’uomo, sul mondo, sulla civiltà, da cui scaturiscono novità di tale sapienza e di tale potenza, Sì, sull’uomo, specialmente: chi è questo essere capace di tanto? così piccolo, così fragile, così simile all’animale, che non cambia e non supera da sé i confini dei propri istinti naturali, e così superiore, così padrone delle cose, così vittorioso sul tempo e sullo spazio? chi siamo noi? Vengono alla mente le parole della sacra Scrittura: «Ora io contemplo i tuoi cieli, (o Signore,) opera delle Tue mani, la luna e le stelle, che Tu vi hai collocato. Che cosa è l’uomo che Tu ti ricordi di lui? . . . lo hai fatto di poco inferiore agli Angeli, lo hai coronato di gloria e di onore; e lo hai costituito sopra le opere delle Tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi» (Ps. 8, 4-8; Hebr. 2, 6-8). L’uomo, questa creatura di Dio, ancora più della luna misteriosa, al centro di questa impresa, ci si rivela. Ci si rivela gigante. Ci si rivela divino, non in sé, ma nel suo principio e nel suo destino. Onore all’uomo, onore alla sua dignità, al suo spirito, alla sua vita. Per lui, cioè per l’umanità. E per i pensatori e gli eroi della favolosa impresa, oggi preghiamo.

Un’impresa che deve far meditare: chi è l’uomo?

Papa Montini parla nuovamente della missione spaziale nell’Angelus della domenica successiva, il 20 luglio 1969, il giorno prima dell’allunaggio, e invita “a meditare sopra questo straordinario e strabiliante avvenimento; a meditare sul cosmo, che ci apre davanti il suo volto muto, misterioso, nello sconfinato quadro dei secoli innumerevoli e degli spazi smisurati”:

Che cos’è l’universo, donde, come, perché? Faremo bene a meditare sull’uomo, sul suo ingegno prodigioso, sul suo coraggio temerario, sul suo progresso fantastico. Dominato dal cosmo come un punto impercettibile, l’uomo col pensiero lo domina. E chi è l’uomo? Chi siamo noi, capaci di tanto? Faremo bene a meditare sul progresso. Oggi, lo sviluppo scientifico ed operativo dell’umanità arriva ad un traguardo che sembrava irraggiungibile: il pensiero e la azione dell’uomo dove potranno ancora arrivare? L’ammirazione, l’entusiasmo, la passione per gli strumenti, per i prodotti dell’ingegno e della mano dell’uomo ci affascinano, forse fino alla follia. E qui è il pericolo: da questa possibile idolatria dello strumento noi dovremo guardarci. È vero che lo strumento moltiplica oltre ogni limite l’efficienza dell’uomo; ma questa efficienza è sempre a suo vantaggio? Lo fa più buono? più uomo? O non potrebbe lo strumento imprigionare l’uomo che lo produce e renderlo servo del sistema di vita che lo strumento nella sua produzione e nel suo uso impone al proprio padrone? Tutto ancora dipende dal cuore dell’uomo. Bisogna assolutamente che il cuore dell’uomo diventi tanto più libero, tanto più buono, tanto più religioso, quanto maggiore e pericolosa è la potenza delle macchine, delle armi, degli strumenti che l’uomo mette a propria disposizione.

Il vero progresso dell’umanità: la fratellanza e la pace

Paolo VI, “nell’ebbrezza di questo giorno fatidico, vero trionfo dei mezzi prodotti dall’uomo, per il dominio del cosmo”, esorta, tuttavia, a non dimenticare i drammi che sconvolgono ancora l’umanità e indica le vie del vero progresso.

Ancora vi sono, lo sappiamo, tre guerre in atto sulla faccia della terra: il Vietnam, l’Africa, il Medio Oriente. Una quarta si è aggiunta già con migliaia di vittime tra il Salvador e l’Honduras. Proprio in questi giorni! E poi la fame affligge ancora intere popolazioni. Dov’è l’umanità vera? Dov’è la fratellanza, la pace? Quale sarebbe il vero progresso dell’uomo se queste sciagure perdurassero e si aggravassero? Possa invece il progresso, di cui oggi festeggiamo una sublime vittoria, rivolgersi al vero bene, temporale e morale dell’umanità. E perciò preghiamo.

Qui l’originale di Vatican News

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Il gesuita cosmologo: vita extraterrestre, Dio avrà la soluzione

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Pubblicato il 8 mag 2017

Roma, (askanews) – “Sicuramente Dio ha la soluzione”. Il gesuita Gabriele Gionti, cosmologo della Specola vaticana, commenta così le ultime scoperte della Nasa su pianeti che potrebbero ospitare la vita. “Noi sappiamo dalla Sacra scrittura e dalla nostra tradizione che Gesù di Nazareth è stato il messia, figlio di Dio, che ha portato la redenzione sulla terra”, spiega. Se la realtà della vita extra-terrestre venisse confermata “è chiaro che questo porrà dei problemi per la teologia”. Ma “dobbiamo accettare il problema: non abbiamo ancora la soluzione, sicuramente Dio ha la soluzione a questo e ha fatto le cose in modo tale che quando arriveremo anche questa verità teologica ci meraviglieremo. Per adesso non lo sappiamo ma sicuramente lui ci ha donato gli strumenti razionali e spirituali per potere ragigungere anche questa verità”.

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Notizie e politica

“Sarebbe strano se gli extraterrestri non esistessero”

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SABATO 20 LUGLIO 2019 | SANT’ELIA, PROFETA

Aggiornato: 05:03

RELIGIONI

VENERDÌ 19 LUGLIO 2019, 16:04, IN TERRIS

CHIESA E UNIVERSO

Il cosmologo del Papa, fratel Gabriele Gionti, riflette sull’allunaggio e racconta il lavoro della Specola Vaticana

GIACOMO GALEAZZI

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Papa Francesco in collegamento con il team della Stazione Spaziale Inernazionale il 26 ottobre 2017

Papa Francesco in collegamento con il team della Stazione Spaziale Inernazionale il 26 ottobre 2017

Quando 50 anni fa Neil Armstrong Buzz Aldrin toccarono il suolo lunare davanti a mezzo miliardo di persone incantate davanti alla televisione, fratel Gabriele Gionti, cosmologo del Papa, era appena nato. Non sapeva ancora che quelle immagini suggestive, entrate nella storia, viste e riviste negli anni a venire, lo avrebbero condizionato nella sua carriera. “Sicuramente tutto il seguito, l’interesse che si è avuto per le scienze da allora, mi ha influenzato e mi ha spinto a fare le scelte che ho fatto”, racconta a LaPresse. Gesuita, una laurea in Fisica alla Federico II di Napoli, poi il dottorato in Fisica matematica, specializzazioni in Filosofia e in Teologia. Fu assegnato all’osservatorio vaticano di Tucson, in Arizona, nell’autunno del 2014. Dal 2010 fa parte dello staff della Specola Vaticana, da studioso di gravità quantistica e teoria delle stringhe. Con la Specola, spiega, “Facciamo ricerche osservative, ma anche ricerche più teoriche che hanno a che fare con teorie più scientifiche”. Dei detrattori dello sbarco degli americani sulla Luna, di chi pensa che sia stata una montatura, non vuol sentir parlare: “Mi è capitato di avere a che fare con gente che crede in questa fake news. È completamente falsa, sulla superficie ci sono ancora i resti dell’allunaggio”.  Sul futuro della mobilità spaziale, prestata al turismo, nutre delle perplessità: “Ha un fine commerciale più che scientifico, va preso con le pinze, potrebbe essere pericoloso per chi si avventura. E poi è troppo costoso. Queste teorie per cui la Terra diventerà talmente invivibile da dover essere costretti a spostarsi su un altro pianeta potrebbero essere solo mosse pubblicitarie. Nessuno sa se potrebbe essere davvero così”.

Scienza e teologia

Nell’intervista a LaPresse, Fratel Gionti sembra molto più convinto del futuro della Specola Vaticana: “Continueremo nella ricerca scientifica, spaziando dalla planetologia allo studio di stelle, galassie e dell’universo a larga scala. Sulle teorie di gravità quantistica e sulla fase iniziale dell’universo”. Sulla fase iniziale dell’Universo, in molti pensano che ci sia un punto, la Creazione, in cui la religione si scontri con la scienza. Ma non i gesuiti della Specola: “No, non c’è. Questi ‘scontri’ non sono veri e propri dissidi. Argomenti scientifici e argomenti teologici hanno superato questo conflitto, che nasce solo quando qualcuno vuole vedere nel Big Bang qualcosa che spiega tutto il nostro mondo. Nessuna teoria scientifica può spiegare tutto il nostro mondo”. E neanche il mondo di chi non appartiene alla Terra, che, per Gionti, esiste quasi senza dubbio: “Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo”, dice convinto. “Se fosse così sarebbe di per sè un argomento scientifico da spiegare”. Ma che il Vaticano abbia da tempo posizioni aperte sull’esistenza degli extraterrestri non è cosa nuova. “L’Extraterrestre è mio Fratello” disse padre José Gabriel Funes, ex direttore della Specola Vaticana, in un’intervista rilasciata nel 2008 all’Osservatore Romano che fece scalpore. E mai quanto la domanda che si è posto l’attuale direttore, padre Guy Consolmagno in un libro di successo presentato al simposio della Nasa di Washington: “Vuoi battezzare un extraterrestre?”.

Spazio al lettore: per commentare questo articolo scrivi a direttore@interris.it

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Il cosmologo del Papa: “Sarebbe strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo”

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“Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo”, dice. “Se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare”

A cura di Filomena Fotia 19 Luglio 2019 15:19

universo

Quando il 20 luglio 1969 avvenne l’allunaggio, fratel Gabriele Gionticosmologo del Papa, era appena nato: “Sicuramente tutto il seguito, l’interesse che si è avuto per le scienze da allora, mi ha influenzato e mi ha spinto a fare le scelte che ho fatto“, racconta a Maria Elena Ribezzo per LaPresse. Gesuita, laureatosi in Fisica alla Federico II di Napoli, ha conseguito il dottorato in Fisica matematica, specializzandosi in Filosofia e in Teologia. Dal 2010 fa parte dello staff della Specola Vaticana.
In riferimento ai negazionisti dello Sbarco sulla Luna, l’esperto dichiara: “Mi è capitato di avere a che fare con gente che crede in questa fake news. E’ completamente falsa, sulla superficie ci sono ancora i resti dell’allunaggio“.
Sul futuro della Specola Vaticana spiega: “Continueremo nella ricerca scientifica, spaziando dalla planetologia allo studio di stelle, galassie e dell’universo a larga scala. Sulle teorie di gravità quantistica e sulla fase iniziale dell’universo“.
Sul Big Bang? C’è scontro tra religione e scienza? Non per i gesuiti della Specola: “No, non c’è. Questi ‘scontri’ non sono veri e propri dissidi. Argomenti scientifici e argomenti teologici hanno superato questo conflitto, che nasce solo quando qualcuno vuole vedere nel Big Bang qualcosa che spiega tutto il nostro mondo. Nessuna teoria scientifica può spiegare tutto il nostro mondo“.
Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo“, dice. “Se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare“.

Gli esperti della Specola Vaticana: possibili forme di vita extraterrestre

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Gelsomino Del Guercio | Lug 19, 2019

“Possiamo comprendere che un Dio infinito può concentrare la sua attenzione amorevole su qualunque altra creatura ci sia, ci possa essere o ci possa essere stata, in qualunque modo in questo universo”

Vita extraterrestre: gli esperti della Specola Vaticana non lo escludono. Fratel Gabriele Gionti, uno dei cosmologi del Papa, ne ha parlato con La Presse (19 luglio).

Gesuita, laureatosi in Fisica alla “Federico II” di Napoli, ha conseguito il dottorato in Fisica matematica, specializzandosi in Filosofia e in Teologia. Dal 2010 fa parte dello staff della Specola Vaticana, da studioso di gravità quantistica e teoria delle stringhe. Con la Specola, spiega, «facciamo ricerche osservative, ma anche ricerche più teoriche che hanno a che fare con teorie più scientifiche».

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Padre Gabriele Gionti

Mobilità spaziale? No grazie

Sul futuro della mobilità spaziale, prestata al turismo, nutre delle perplessità: «Ha un fine commerciale più che scientifico, va preso con le pinze, potrebbe essere pericoloso per chi si avventura. E poi è troppo costoso. Queste teorie per cui la Terra diventerà talmente invivibile da dover essere costretti a spostarsi su un altro pianeta potrebbero essere solo mosse pubblicitarie. Nessuno sa se potrebbe essere davvero così».

Leggi anche: C’è una “nuova Terra”, ci sarà anche la vita?

Big Bang non spiega il mondo

Sul Big Bang? C’è scontro tra religione e scienza? «No, non c’è. Questi ‘scontri’ non sono veri e propri dissidi. Argomenti scientifici e argomenti teologici hanno superato questo conflitto, che nasce solo quando qualcuno vuole vedere nel Big Bang qualcosa che spiega tutto il nostro mondo. Nessuna teoria scientifica può spiegare tutto il nostro mondo».

«Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo», chiosa, «se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare» (In Terris, 19 luglio)

L’immensità della Creazione

Fratel Guy Consolmagno, direttore della Specola, evidenzia: «Come credenti, abbiamo imparato che confinare la nostra comprensione di Dio solo al pianeta Terra ha reso Dio – o almeno, la nostra immagine di Dio – troppo piccolo. Il salmista lo sapeva bene, del resto, così come i profeti: quando parlavano delle stelle cantavano a Dio, il loro Creatore. Ma proprio perché apprezziamo l’immensità della creazione possiamo accorgerci di quanto immenso sia Dio».

ALIEN
E’ possibile che esistano gli alieni?

Gli “alieni”

A partire da questo, prosegue Consolomagno, «possiamo comprendere che un Dio infinito può concentrare la sua attenzione amorevole su ciascuno di noi, non soltanto qui e ora sul pianeta Terra ma su qualunque altra creatura ci sia, ci possa essere o ci possa essere stata, in qualunque modo in questo universo. Persino se ci fossero forme indicibilmente bizzarre in qualche luogo lontano dalla Terra non sarebbero “alieni”, ma figli dello stesso Padre.  Questo dovrebbe collocare i nostri problemi in un’altra prospettiva, farci fermare a riflettere e darci speranza» (Toscana Oggi, 21 luglio).

Leggi anche: Come si può conciliare l’ipotesi di vita extraterrestre con la fede?

Across the Universe: The Church of UFO

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14 settembre 2017

Br. Guy Consolmagno

Questa voce è la parte 138 di 184 nella serie  Across the Universe

Questa colonna è stata pubblicata per la prima volta in The Tablet  nel settembre 2014

“Preparing for Discovery”, un simposio di due giorni presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti per discutere del possibile impatto sulla società di trovare la vita nello spazio, è stata la mia destinazione [settembre 2014]. Scoprire la vita al di fuori della Terra sarebbe un grande passo avanti nella comprensione della biologia; trovare una vita intelligente colorerebbe il modo in cui capiamo di essere umani. Ma è una calamita per le nostre speranze e paure.

Gli atti del simposio sono usciti nel gennaio 2016. Questa immagine si collega al sito amazon.com; per un collegamento diretto al sito di Cambridge Press,  link qui 

Il campo dell’astrobiologia ha ancora difficoltà a sfuggire alla contaminazione dei “piccoli uomini verdi”. Così quasi tutti gli oratori si sono fatti in quattro per enfatizzare che erano Scienziati Seri, vedendo la vita e l’intelligenza da un materialismo puramente secolare e, appunto, materialista punto di vista. È stato fatto costante riferimento al problema “N = 1”: come si può definire la vita, molto meno l’intelligenza, quando il numero di pianeti noti per ospitare la vita è uguale a uno solo? Tuttavia, le leggi della fisica forniscono alcune indicazioni. E comprendere l’origine di quell’esempio che abbiamo della vita, qui sulla Terra, ci aiuterebbe certamente a posizionare come la vita potrebbe essere trovata altrove.

Ciò non significa che non sia stato promosso alcun numero di idee esotiche. In effetti, i discorsi erano spesso una miscela esasperante del profondo e dell’assurdo.

Un oratore ha chiesto: perché limitiamo la nostra ricerca ai microbi o all’intelligenza? Perché scartiamo altri “animali non umani”? È una domanda legittima (con una risposta semplice – i microbi e l’intelligenza saranno probabilmente più facili da trovare) ma è stata subito ribattuta dall’insistenza del relatore sul fatto che non è  scientifico  valutare gli umani rispetto ad altri animali.

La ricerca della vita è uguale alla ricerca dell’intelligenza? Equilibrando l’intelligenza con la complessità calcolatrice, un altro oratore ha concluso che gli esseri avanzati si sarebbero caricati nei computer superintelligenti – solo per diventare obsoleti 18 mesi dopo, suppongo.

Perché supponiamo che le civiltà con tecnologia avanzata dispongano anche di sistemi etici avanzati? Questo certamente non è stato il caso nella storia umana. Da ciò, un altro oratore ha messo in discussione la vera realtà dell’etica, dell’altruismo e dell’amore. (Come i pony extraterrestri, sono difficili da osservare con un telescopio.)

Nell’insegnare la fisica universitaria, ricorderei sempre ai miei studenti che quando arrivano alla fine di un calcolo hanno bisogno di fare un respiro profondo, guardare la loro risposta e chiedersi: questo ha davvero senso? O ho fatto uno svarione da qualche parte lungo la strada? È un passo che troppi miei colleghi non sembrano aver preso. Vedere le assurdità che possono derivare dalla loro rigida applicazione del materialismo mi ha dato un nuovo apprezzamento per la mia fede cristiana.

Nel frattempo, le domande e i commenti del pubblico hanno suggerito che molti di loro erano veri credenti UFO. Molti hanno insistito nel raccontarmi delle sedute di UFO che avevano vissuto, completate da interpretazioni abbozzate degli artisti degli eventi.(Strano come la diffusione delle fotocamere dei telefoni cellulari non abbia soppiantato tali disegni).

Il fumetto online  xkcd  ha evidenziato l’interessante mancanza di correlazione tra i report UFO e le fotocamere dei cellulari …

Diversi giornalisti erano più interessati alla domanda letterale del titolo del mio discorso (“Vorresti battezzare un extraterrestre?”) Che alle mie più banali riflessioni sulle reazioni di entrambi i credenti e degli atei ai possibili avvistamenti di ET. Sia i credenti che gli atei insistono sul fatto che trovare l’ET rivendicherebbe le loro credenze; non ha scosso nessuno dei due lati che non li abbiamo ancora trovati!

Linda Billings dell’Istituto nazionale aerospaziale ha chiuso il seminario suggerendo che SETI, la ricerca dell’intelligenza extraterrestre, aveva tutte le caratteristiche di una religione fondamentalista. Film di successo e spettacoli di TV via cavo surriscaldati sono le tende di risveglio che entusiasmano una disperata passione per trovare la nostra nemesi, o salvatore, tra gli extraterrestri. Seth Shostak, dell’Istituto SETI, ha fatto eccezione; se SETI fosse una religione, borbottò, sarebbe stato meglio finanziato!

Data la mia posizione  di raccolta fondi per l’Osservatorio Vaticano , vorrei solo che fosse vero.

Across the Universe: Reaching out

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21 settembre 2017

Br. Guy Consolmagno

Questa voce è la parte 139 di 184 nella serie  Across the Universe

Questa colonna è stata pubblicata per la prima volta su The Tablet  settembre 2015

Ottanta anni fa, 29 settembre 1935, Papa Pio XI dedicò nuove abitazioni all’Osservatorio Vaticano e ai telescopi nel suo palazzo d’estate a Castel Gandolfo.Per celebrare l’anniversario, a settembre 2015, abbiamo tenuto un simposio a Castel Gandolfo, tra cui una visita alle vecchie cupole che Pio XI aveva dedicato. La festa si è conclusa in un’udienza privata a Roma con Papa Francesco (meno di 24 ore prima che partisse per Cuba e gli Stati Uniti).

Dopo averci dato un breve discorso, il Papa alzò lo sguardo e attirò la mia attenzione. Sorrise e disse: “Ah! Il nuovo direttore! “

È vero. Da quel giorno in poi, sono diventato il nuovo direttore dell’Osservatorio Vaticano. (In realtà non ho creduto fino a quando non ho sentito.)

Pranzo con il Cardinale Segretario di Stato nella sala della Pontificia Accademia delle Scienze, celebrando la mia nuova posizione come direttore nel settembre 2015. Ignorare il pazzo con la barba racconta una barzelletta;controlla il soffitto!

Continuerò a scrivere articoli come questi (per tablet)?Sì, finché c’è un posto per me. Non è solo perché amo far parte di questo diario. Quando Papa Leone XIII fondò l’Osservatorio Vaticano nel 1891 fu così che “il mondo poteva vedere chiaramente” la Chiesa sostenendo la buona scienza. Fare una buona scienza è, ovviamente, essenziale; altrimenti non abbiamo nulla da mostrare. Ma lo “spettacolo” è anche essenziale.

L’abbiamo fatto in base ad hoc negli ultimi 20 anni. Ora sto cercando di organizzare un approccio più sistematico alla nostra educazione e consapevolezza pubblica. Stiamo sviluppando programmi per un laboratorio di fede e di astronomia per parrocchiani educatori (il prossimo si terrà in un anno, nel gennaio 2019), per un numero di partenariati delle scuole superiori, la pagina del nostro blog di astronomi cattolici. Le mie colonne fanno parte di quel lavoro.

Gran parte del mio impegno è sempre stato attraverso colloqui pubblici nelle chiese, nelle scuole e nelle convenzioni di fantascienza . Ad esempio, l’estate 2015 dell’estate sono stato ospite d’onore ad una convention di Chicago per gente che ama armeggiare e inventare;poi, alla Sasquan World Science Fiction Convention di Spokane, in agosto, ho tenuto la conferenza sulla scienza di base, in parte i miei doveri come medaglia Carl Sagan di quest’anno. [Nel 2017 sono stato ospite d’onore a  due  convention di fantascienza!] Ahimè, una volta saputo del mio nuovo lavoro, ho dovuto cancellare tre settimane di colloqui nel Regno Unito; Avevo bisogno di essere qui per firmare tutte le pratiche burocratiche e imparare dove trovare gli ingranaggi e le leve del nuovo lavoro.

Eventi come le convention di fantascienza sono il luogo ideale per parlare di scienza. Qui trovi persone brillanti e curiose che amano ascoltare l’astronomia e metterla nel contesto umano. Questo contesto, dopotutto, è ciò che è la fantascienza. Il contesto umano include la religione, in tutte le sue forme, organizzata e personale e tutto il resto.

Solo un’altra bella astrofotografia gratuita, in questo caso, la Nebulosa Testa di Cavallo riprodotta al Vaticano Advanced Technology Telescope.

Anche questo contesto ha avuto una forte connotazione nel nostro simposio. Storici e filosofi hanno parlato eloquentemente di come la scienza modella gli scienziati (e la loro cultura). Ma anche gli astronomi hanno sottolineato, più e più volte, che le decisioni umane sono necessarie in punti critici del nostro lavoro, dalla scelta dei nostri esperimenti alla riduzione dei dati. I coinvolgimenti attivi di ogni Papa nel nostro lavoro durante tutti questi anni ci ricordano l’importanza che hanno attribuito al nostro lavoro.Dopotutto, questo Osservatorio era un’idea del Papa, non nostro!

Ma noi facciamo questo lavoro non solo perché un Papa vuole che lo facciamo. Tutto ciò che facciamo, dalle convenzioni di fantascienza ai pezzi di pensiero nelle riviste intellettuali, riflette un’altra qualità che motiva tutto ciò che facciamo nell’astronomia: un senso di gioia. Le stelle sono gloriose, ed è un piacere essere impegnati nel loro studio … perché la loro gloria proclama la Gloria del loro Creatore.

L’astronomia è una professione gioiosa e intendo divertirmi in questo lavoro. Per citare il poeta e.e. cummings:  c’è un inferno di un buon universo della porta accanto; Andiamo! 

Across the Universe: Father’s Day

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Consorzio del Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope Consortium (EHTC), Cristianesimo/Christianity, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Father Josè Gabriel Funes SJ, Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Grande Schieramento Millimetrico di Antenne Radio in Atacama/Atacama Large Millimeter Array (ALMA), Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Padre Josè Gabriel Funes SJ, Papa Francesco/Pope Francis, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Sferico con Apertura di Cinquecento Metri/Five Hundred Meter Aperture Spherical Telescope (FAST), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life
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13 giugno 2019

Br. Guy Consolmagno

Questa voce è la parte 184 di 184 nella serie Across the Universe

Questa colonna di The Tablet è stata pubblicata per la prima volta nel giugno 2018

Gli studenti della scuola estiva biennale dell’osservatorio vaticano (argomento dell’anno 2018, variabilità stellare nell’epoca delle grandi indagini) sono stati ricevuti da Papa Francesco in un’udienza privata il 14 giugno 2018. Presentandoli, ho detto al Papa che insieme a quattro settimane di pesante astrofisica, la nostra scuola include anche lezioni speciali per riflettere non solo su ciò che stiamo studiando, ma sul perché lo studiamo.

Questa foto è stata scattata al nostro pubblico con la scuola estiva nel 2018 … quello che mi stava dicendo, è nell’ultimo paragrafo.

“Perché il Vaticano ha un Osservatorio?” Quella domanda comune è quella più grande, perché qualcuno fa l’astronomia. Contrariamente a quanto predica la nostra cultura, l’astronomia non ti rende ricco, potente o sexy. (Forse è per questo che i miei voti da gesuita di povertà, castità e obbedienza mi sono sembrati così naturali). Ciò che l’astronomia fa, tuttavia, è darvi lo spazio per contemplare domande più grandi di “cosa c’è per pranzo?”

Fare scienza è un modo per diventare intimi con la creazione, e quindi con il Creatore. L’impulso a conoscere la verità sopra ogni altra cosa è comune a tutti gli scienziati, anche a quelli che non riconoscono che la loro devozione alla verità è una devozione a Dio. Per me è un atto di preghiera. 

Ma c’è un livello più profondo alla domanda. Perché ogni singola persona sceglie di diventare un astronomo? Intervistando ognuno dei nostri 25 studenti delle scuole estive, ho scoperto che indipendentemente dalla cultura o dalla nazione da cui provengono, un tema comune è il ruolo che le nostre famiglie svolgono nelle nostre vocazioni. 

Certamente nel mio caso, non era tanto “Padre nostro” quanto mio padre. Mio padre avrebbe descritto la sua infanzia distesa sul tetto del garage dietro la sua casa nella periferia di Boston, osservando le stelle e aspettando di vedere se qualcuno “cadeva”. Vedendo gli zeppelin volare sopra la sua testa, sognava di essere un pilota. Invece, la sua cattiva vista e le più alte abilità matematiche gli valsero un posto come navigatore negli Stati Uniti Air Air Corps … dove gli insegnarono le stelle per la navigazione.

Guidò uno squadrone di B-17 verso le Hawaii per cercare la flotta giapponese prima della Battaglia di Midway, e poi come parte del 306 ° Gruppo di Bombardieri fu tra i primi volantini americani ad arrivare in Gran Bretagna alla fine del 1942. Nell’aprile 1943 egli Sono stati abbattuti sul Belgio e spediti a Stalag Luft III. Lì, la sua mente agile era pronta a non risolvere problemi astronomici, ma a scrivere lettere a casa che corteggiavano contemporaneamente una certa dolce ragazza irlandese-americana a New York e contenevano anche messaggi in codice di intelligence militare.

Dopo la guerra, le sue capacità di scrittura gli procurarono un lavoro come giornalista. Da lui ho imparato la scrittura e la narrazione … e i nomi delle stelle più luminose. Nel frattempo, il suo lavoro ha pagato la mia formazione in scienze planetarie al MIT. Anni dopo, scrivendo queste colonne scientifiche per The Tablet , gli scrivevo sempre il mio ultimo lavoro per i suoi commenti prima di inviarlo. (Ha ottenuto il suo primo computer di casa alla fine degli anni ’70 ed era uno dei primi utenti di Internet.) Una volta, quando gli è stata chiesta una recensione per un libro che aveva comprato online, ha risposto, “Sono lieto di accontentarlo, perché è un ottimo libro; e perché è curato da mio figlio. Mi è costato $ 26 da Amazon. E l’insegnamento di Guy al MIT. “L’aveva comprato prima che potessi mandargli una copia. Ha spiegato, “Quando ho passato novanta, ho smesso di aspettare per le cose.”

Alla nostra udienza del 14 giugno, Papa Francesco ha parlato in privato per offrirmi le sue condoglianze personali … mio padre, Joseph Edwin Consolmagno, è morto l’11 giugno 2018. Aveva 100 anni.

PADRE FUNES: LA FEDE NON È IN CONTRASTO CON LA SCIENZA

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Consorzio del Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope Consortium (EHTC), Cristianesimo/Christianity, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Father Josè Gabriel Funes SJ, Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Grande Schieramento Millimetrico di Antenne Radio in Atacama/Atacama Large Millimeter Array (ALMA), Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Padre Josè Gabriel Funes SJ, Papa Francesco/Pope Francis, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Sferico con Apertura di Cinquecento Metri/Five Hundred Meter Aperture Spherical Telescope (FAST), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

INTERVISTA A PADRE FUNES

22/12/2014  «La chiesa si rallegra per le scoperte scientifiche», dice l’astronomo gesuita, direttore della Specola vaticana, l’Osservatorio della Santa sede, che oggi e il 25 dicembre è ospite del programma Rai “Nautilus”, dedicato alla stella cometa.

Paolo Perazzolo

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Una delle immagini utilizzate durante la trasmissione "Nautilus" del 22 e 25 dicembre. In alto: padre Funes con i conduttori della trasmissione.

Una delle immagini utilizzate durante la trasmissione “Nautilus” del 22 e 25 dicembre. In alto: padre Funes con i conduttori della trasmissione.

Oggi e il 25 dicembre il programma “Nautilus” sarà dedicato a un tema natalizio per eccellenza, la stella cometa. Ospite d’eccezione della puntata sarà padre José Gabriel Funes, il gesuita astronomo direttore della Specola vaticana,l’Osservatorio della Santa sede. 

L’appuntamento è il 22 e il 25 dicembre alle 21.00 su Rai Scuola, canale 146 del Digitale terrestre. 

Ecco l’intervista di Federico Taddia a padre Funes.

Che cos’è la Specola Vaticana? 
«È l’osservatorio del Papa, è un osservatorio astronomico come tanti altri nel mondo. Nato nel 1891 per volontà di Papa Leone XIII, a causa dell’inquinamento luminoso, l’osservatorio si è spostato dal Vaticano a Castel Gandolfo e poi da lì in Arizona». 

Questo Papa era particolarmente appassionato di astronomia o c’è una stretta connessione tra teologia e astronomia? 
«C’è da sempre questa connessione tra scienza, cielo e le diverse religioni, anche certamente il cristianesimo. Papa Leone XIII era molto attento alle questioni sociali e anche alle questioni scientifiche, per questo motivo ha voluto fondare la Specola Vaticana per far capire che la Chiesa è a favore della scienza». 

Lei Padre ha ben tre lauree, in astronomia, teologia e filosofia; ha fatto il dottorato in astronomia all’Università di Padova , su quale argomento? 
«Con la mia tesi di dottorato ho aiutato a pesare le galassie, a misurare la quantità di materia che c’è nelle regioni centrali delle galassie. Provo a segnalare quelle galassie che in qualche modo sono candidate ad avere un buco nero super massiccio al centro». 

Ha visto “Interstellar”? 
«Sì, l’ho visto e mi è piaciuto molto, credo sia un bel film, ha molti a argomenti su cui poter riflettere, dal futuro della terra al futuro dell’agricoltura, la ricerca di altri pianeti , tutta la relatività, i buchi neri… tutti temi molto interessanti». 

Nel suo presepe la mette la stella cometa? 
«Certo, mettiamo anche i Re Magi con dei piccoli telescopi, sono i nostri santi Patroni». 

A proposito del suo duplice ruolo di scienziato e religioso, esiste un punto di contatto tra sacre scritture e ricerca scientifica? 
«Rispondo come scienziato e come religioso. Come scienziato quello che mi muove è la curiosità di capire come si è formato l’universo, le stelle i pianeti… in questo condivido la stessa passione dei miei colleghi scienziati. Com’è nata la vita sulla terra è ancora un’ipotesi, noi non sappiamo come sia successo, ma sono fiducioso che in futuro, la scienza, saprà dircelo. E questo non è in contrasto con la fede, la Chiesa si rallegra quando gli scienziati fanno delle scoperte, perché la Chiesa è come una madre e qualsiasi genitore è orgoglioso dei progressi dei suoi figli». 

Rosetta quindi non è in contrasto con il libro della Genesi, sono due cose che possono convivere?
 

«Certamente non è in contrasto, ricordiamoci che il libro della Bibbia non è un libro scientifico, se noi cerchiamo risposte scientifiche a domande scientifiche non possiamo cercarle lì. La Bibbia è il libro ispirato da Dio, è una lettera d’amore che Dio ha scritto al suo popolo. Il linguaggio è quello di duemila anni fa e l’autore sacro non sapeva niente della relatività generale o della fisica quantica o della gravitazione di Newton. “Le scritture ci dicono come si va in cielo ma non come va il cielo”, diceva Galileo Galilei». 

Oggi a che punto siamo tra la Chiesa e Galileo?
«Siamo ad un buon punto, San Giovanni Paolo II ha riabilitato Galileo. Credo che non si possa negare che ci sia stato un conflitto e che Galileo Galilei abbia sofferto. Probabilmente ha sofferto molto, ma bisogna dire che Galileo era un buon cattolico, ha obbedito alle autorità del tempo. Galileo era un buon cattolico e anche un buon scienziato, i conflitti ci saranno sempre e ci sono stati, non si può negare. Il punto è che questi conflitti, sulle diverse visioni del mondo, non dico andranno a diminuire, ma almeno se ne potrà discutere attraverso un dialogo sincero; questa è la missione di tutti noi, promuovere il dialogo e non un dibattito sterile, fine a se stesso».

PADRE FUNES, UN GESUITA TRA LE STELLE

Astrofisica/Astrophysics, Astronomi Gesuiti/Jesuit Astronomers, Astronomia/Astronomy, Brother Guy Joseph Consolmagno SJ, Città del Vaticano/Vatican City, Collaborazione Specola Vaticana/Vatican Observatory Collaboration, Compagnia di Gesù/Society of Jesus, Consorzio del Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope Consortium (EHTC), Cristianesimo/Christianity, Father David Brown SJ, Father Gabriele Gionti SJ, Father George V. Coyne SJ - Director of the Vatican Observatory (1978 - 2006), Father Josè Gabriel Funes SJ, Fisica/Physics, Fratello Guy Joseph Consolmagno SJ, Geologia/Geology, Gesuiti/Jesuits, Grande Schieramento Millimetrico di Antenne Radio in Atacama/Atacama Large Millimeter Array (ALMA), Intelligenza Artificiale/Artificial Intelligence, Matematica/Mathematics, Oggetti Volanti Non Identificati (OVNI)/Unidentified Flying Objects (UFO), Osservatori Astronomici Australiani/Australian Astronomical Observatories, Osservatori Astronomici/Astronomical Observatories, Osservatorio Australe Europeo (ESO)/European Southern Observatory (ESO), Osservatorio di Antenne Radio di un Chilometro Quadrato/Square Kilometre Array Observatory (SKAO), Padre David Brown SJ, Padre Gabriele Gionti SJ, Padre George V. Coyne SJ - Direttore della Specola Vaticana (1978 - 2006), Padre Josè Gabriel Funes SJ, Papa Francesco/Pope Francis, Pianeti del Sistema Solare/Planets of the Solar System, Pianeti Extrasolari/Extrasolar Planets, Progetto SETI/SETI Project, Sonde Interplanetarie/Interplanetary Probes, Specola Vaticana/Vatican Observatory, Storia dell'Astrofisica/History of Astrophysics, Telescopi Spaziali/Space Telescopes, Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi/Event Horizon Telescope (EHT), Telescopio Sferico con Apertura di Cinquecento Metri/Five Hundred Meter Aperture Spherical Telescope (FAST), Telescopio Spaziale James Webb/James Webb Space Telescope, Unione Astronomica Internazionale/International Astronomical Union (IAU), Vita Extraterrestre/Extraterrestrial Life, Vita intelligente Extraterrestre/Extraterrestrial intelligent Life

ESPLORAZIONE DELLO SPAZIO

PADRE FUNES, UN GESUITA TRA LE STELLE

12/11/2014  L’astronomo argentino dal 2006 dirige la Specola Vaticana. Il rapporto tra fede e scienza, tra Genesi e Big Bang. “L’extraterrestre è mio fratello” titolò l’Osservatore Romano pubblicando una chiacchierata con lui.

Agnese Pellegrini

In comune, con Fabiola Gianotti ha due certezze: che la scienza – e l’astronomia – sono veicoli di pace. Ma anche che non esiste contraddizione tra evoluzionismo e fede. «Non solo possono convivere, ma si aiutano a vicenda. Le scoperte della scienza arricchiscono la fede», dichiara padre José Gabriel Funes, uno dei primi a congratularsi con la Gianotti, la “signora delle particelle”, di recente nominata direttrice del Cern. Il gesuita argentino dal 2006 guida la Specola Vaticana, l’imponente osservatorio della Santa Sede che possiede anche un telescopio ad alta tecnologia in Arizona e vanta un team di scienziati che fa invidia a quello della Nasa. Inaspettatamente, ma solo per chi crede che scienza e fede siano due universi paralleli, è padre Funes è un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale e, come spiega in quest’intervista, anche la fede considera la scienza una grande alleata. 

Non è usuale incontrare un sacerdote astronomo. Come è nata la sua passione per le stelle?
 
«Diciamo che quella sacerdotale è una vocazione dentro la vocazione! Fin da piccolo, infatti, ero affascinato dall’osservazione del cielo. Ero all’Università, studiavo al corso di laurea in astronomia e, al terzo anno, ho sentito la chiamata di Dio. Ho atteso la laurea e poi sono entrato in seminario, iniziando quel bellissimo viaggio di formazione personalizzata tipico di noi gesuiti. Soltanto dopo l’ordinazione, ho svolto a Padova un master in astronomia, e poi sono stato destinato alla Specola, a Roma». 

Perché alla Chiesa interessa lo studio dell’universo? 
«Alla Chiesa sta a cuore tutto ciò che è umano e, a mio parere, una delle scienze più umane è proprio l’astronomia, che ha da sempre affascinato e ispirato la cultura umana, ci aiuta a capire da dove veniamo e verso dove andiamo». 

Non c’è però il rischio che lo studio dell’astronomia ci allontani da Dio? 
«No, anzi. L’aver compreso, ad esempio, che l’uomo non è più al centro dell’universo deve aiutarci a essere più umili. Papa Francesco ci ha più volte ricordato che siamo “alla periferia”, e possiamo dire addirittura di trovarci ai confini non soltanto del mondo, ma dell’universo! Questo cambio di prospettiva è importante, soprattutto perché ci dimostra che la nostra centralità di uomini non è data dalla posizione in cui ci troviamo, ma dall’incarnazione, dal fatto che Gesù si è fatto uno di noi. È questo evento a darci la dignità, a concederci uno spazio speciale nell’universo. L’incarnazione – ovvero la venuta di Dio che, come il buon pastore, si è messo alla ricerca della nostra umanità smarrita – non deve però farci credere che siamo al di sopra delle altre creature: dobbiamo avere rispetto e cura per la nostra Terra».

Padre Funes con papa Francesco.

Padre Funes con papa Francesco.

Come si armonizza l’incarnazione con la possibilità di altre galassie e, quindi, di altra vita? 
«La fede ci aiuta a trovare una spiegazione. L’incarnazione è un evento unico nello spazio e nel tempo dell’universo. Dio si è fatto uomo 2000 anni fa, non prima né dopo. E si è anche fatto uomo in un luogo preciso: in Palestina, nella Terra Santa, non in Italia o in Argentina. Questo non toglie che, come scritto da Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptor hominis, Dio nell’incarnazione si è unito a tutti gli esseri umani, quelli che sono esistiti prima di Gesù e quelli che vivranno dopo. Così possiamo dire che se ci fossero – e c’è un grande se – esseri intelligenti nell’universo, anche loro sarebbero uniti a Gesù».

In un periodo di crisi economica, ha senso spendere soldi per fare ricerca nello spazio?«È meglio che spendere soldi nelle armi! In realtà, anche i poveri hanno diritto di conoscere cosa accade nell’universo, tutti dovremmo avere accesso alla conoscenza scientifica, sapere che l’universo ha un’età di 14 miliardi di anni… perché questo ci rende umani. La scienza deve essere condivisa e comunicata. E poi, se vogliamo parlare da un punto di vista pratico, le missioni spaziali danno lavoro a molta gente. Del resto, è assolutamente giusto e necessario che gli Stati investano in educazione e ricerca. Forse, sono ben altri i costi che andrebbero tagliati…». 

È da poco arrivata la nomina alla direzione generale del Cern per l’italiana Fabiola Gianotti che, due anni fa, annunciò la scoperta del bosone di Higgs. Come possono convivere scienza e fede?
 
«Non solo possono convivere, ma possono aiutarsi a vicenda, perché offrono diverse interpretazioni della stessa realtà. Nessuna di queste interpretazioni è assoluta, perché la scienza offre una visione parziale, valida, vera, ma pur sempre parziale: non possiamo ridurre tutto alla conoscenza scientifica. Così, anche la religione ha bisogno di un pensiero critico e razionale, altrimenti diventa fondamentalismo. Le scoperte della scienza arricchiscono la fede». 

E la cosiddetta “particella di Dio”? 
«La chiamano così, ma Dio non c’entra niente con la particella!». 

Come è nato l’universo? 

«La migliore spiegazione che abbiamo è quella data dalla teoria del Big Bang. Dio è il creatore, ma non possiamo pensarlo come un orologiaio o un ingegnere che “gioca” con i pezzi per costruire questo universo. Dio è la condizione di possibilità, sostiene l’essere e l’universo, permette a noi uomini di pensare, di fare scienza».

Il gesuita padre José Gabriel Funes, dal 2006 direttore della Specola Vaticana.

Il gesuita padre José Gabriel Funes, dal 2006 direttore della Specola Vaticana.

Padre Funes, un astronomo-gesuita come la mette con l’evoluzionismo?
«Tra fede è scienza ci sono stati conflitti in passato e ce ne saranno in futuro: è normale. L’importante, però, è superare col dialogo tutte le tensioni che possono nascere». 

Quali sono le attività di ricerca della Specola? 
«Siamo un piccolo istituto di astrofisica, eppure cerchiamo di fare ricerca in tutti i settori. Ci occupiamo del sistema solare, in particolare degli oggetti che potrebbero colpire la terra, siamo stati coinvolti nelle attività di ricerca di vita dell’universo, studiamo le galassie vicine e quelle lontane e la cosmogonia, la spiegazione della vita». 

C’è quindi vita oltre la Terra?
 
«La ricerca continua. È difficile e fino a oggi non abbiamo notizie di scoperta neppure di vita primitiva nel nostro sistema solare. Ci sono dei luoghi più idonei di altri per trovare la vita, come sotto la superficie di Marte o nei satelliti di Giove, ma finora non si è trovato nulla. Sappiamo solo che milioni di anni fa su Marte scorreva l’acqua. Cerchiamo pianeti simili alla Terra, sempre però nella nostra galassia, non nelle altre, che orbitino attorno a stelle simili al nostro sole. Grandi telescopi, come quelli che si stanno costruendo, permetteranno di trovare atmosfere simili a quelle della Terra». 

Ormai, non esistono più dubbi sull’esistenza delle altre galassie… 
«È un dato di fatto. Ci sono 100 miliardi di galassie, ognuna ha 100 miliardi di stelle. Se dividiamo il numero di galassie per la popolazione umana, ogni persona avrebbe 14 galassie da studiare! Con le 100 miliardi di stelle ognuna, ovvio…». 

Dove sta andando l’universo? 

«Si espande, in maniera accelerata, ovvero sempre con velocità maggiore. È infinito, perché non ha un limite spaziale». 

Quali sono i prossimi impegni della Specola? 
«Il 2015 è l’anno internazionale della luce, con i 100 anni della relatività di Einstein. In Vaticano, stiamo organizzando dei convegni scientifici di ampio respiro». 

Una curiosità: quali telefilm vedeva da piccolo? 
«Star Trek, tutta la serie! Sono cresciuto con le vicende dell’Enterprise». 

Un’ultima cosa: quando lei guarda il cielo, prevale il sacerdote o l’astronomo?
«Prevale il gesuita (ride)».