Addio al grande astronomo pontificio padre George Coyne

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Di redazione -13/02/2020

È morto il sacerdote gesuita statunitense George Coyne, che si era guadagnato l’appellattivo di “astronomo del Papa”. Era stato per 28 anni direttore della Specola Vaticana, l’osservatorio astronomico della Chiesa cattolica situato a Castel Gandolfo, che durante il suo lungo mandato ha creato una succursale sul monte Graham in Arizona.

L’astronomo di fama internazionale è deceduto martedì sera all’Upstate University Hospital di Syracuse, nello Stato di New York, in seguito ad un tumore, all’età di 87 anni. Fino a pochi mesi fa è stato a capo di un team di ricercatori astronomici dell’Università dell’Arizona.

L’annuncio della scomparsa, come riferisce l’AdnKronos, è stato dato su Twitter dalla Specola Vaticana, ricordando padre Coyne come “esempio di leader carismatico e di scienziato nonché di divulgatore. Sotto di lui la Specola si è modernizzata. Che riposi nella pace del Signore!”.

L’astronomo gesuita fu chiamato alla guida della Specola Vaticana nel settembre 1978 per volere di Papa Giovanni Paolo I e confermato dal suo successore Giovanni Paolo II, rimanendo in carica fino al 2006. Fu proprio su consiglio di Coyne che durante il suo pontificato Karol Wojtyla aprì in maniera decisa il confronto tra fede e scienza, che poi portò alla riabilitazione ecclesiastica del grande astronomo pisano Galileo Galilei, che era stato costretto all’abiura delle sue idee scientifiche dal Sant’Uffizio. Giovanni Paolo II ammise gli errori dell’Inquisizione su Galilei e affermò che lo scienziato “ebbe a soffrire molto nelle mani della Chiesa”.

Parallelamente all’attività di ricerca astronomica George Coyne ha coltivato anche interessi nel campo della filosofia e della storia della scienza che lo hanno portato nel 1983 alla fondazione della collana di pubblicazioni “Studi Galileiani”. Questa rivista, la prima ad essere dedicata esclusivamente a ricerche storiche su Galileo, ha rappresentato un foro internazionale in cui specialisti di tutto il mondo si sono incontrati per discutere l’opera e il pensiero di colui che ha posto le basi della scienza moderna.

Padre Coyne ha fatto parte della Commissione di Studio del Caso Galileo istituita da Giovanni Paolo II nel 1981, dirigendone il gruppo di lavoro scientifico-epistemologico. La Commissione ha presentato le conclusioni sul caso nel 1992, arrivando alla completa riabilitazione di Galileo, con le indicazioni fatte proprie dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio.

“La Specola Vaticana è molto rattristata per la morte di p. George V. Coyne, S.J. direttore della Specola Vaticana dal 1979 al 2006. Esempio di leader carismatico e di scienziato nonchè di divulgatore. Sotto di lui la Specola si è modernizzato. Che riposi nella pace del Signore!”, hanno scritto i suoi confratelli su Twitter.

Nato il 19 gennaio 1933 a Baltimora, nel Maryland (Usa), George V. Coyne entrò a far parte della Compagnia di Gesù all’età di 18 anni e fu ordinato sacerdote nel 1965. Dopo gli studi teologici al Woodstock College, si laureò in matematica nel 1958 alla Fordham University di New York e nel 1962 ottenne il dottorato in astronomia alla Georgetown University di Washington. Tra il 1963 e il 1976 ha lavorato come astronomo al Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona, dove nei quattro anni successivi e’ stato ricercatore e professore al Dipartimento di Astronomia, di cui fra il 1979 e il 1980 è stato direttore.

Quale direttore della Specola ha promosso l’istituzione a Tucson, in Arizona, della sezione osservativa della Specola Vaticana, installando sul Monte Graham un telescopio con specchio da 1.80 metri che ha costituito il prototipo delle ottiche astronomiche di nuova tecnologia che sono anche state utilizzate per il telescopio italo-americano Lbt con due specchi di 8 metri, collocato sulla stessa montagna.

Come astronomo padre Coyne ha svolto indagini sulla natura delle atmosfere estese che formano un tipo di involucro intorno a stelle giovani o che stanno ancora nascendo. Autore di più di 150 pubblicazioni scientifiche ha curato inoltre l’edizione di vari libri. Tra i suoi volumi: “Faith and knowledge. Toward a new meeting of science and theology” (Libreria Editrice Vaticana, 2007); “L’universo e il senso della vita. Un ateo e un credente: due uomini di scienza a confronto” (con Edoardo Boncinelli, San Paolo Edizioni, 2008); “Un universo comprensibile. Interazione tra scienza e teologia” (con Michael Heller, Springer Verlag, 2009); “L’inizio e la fine dell’universo. Orientamenti scientifici, filosofici e teologici” (con Louis Caruana e Lubos Rojka, Pontificio Istituto Biblico, 2016).

Oltre a far parte di varie società scientifiche, era membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze. Ha ottenuto lauree ad honorem da prestigiose università e nel 2009 gli è stato assegnato il premio George Van Biesbroeck dell’American Astronomical Society in riconoscimento della “ricchezza dei suoi contributi scientifici, per il ruolo di organizzatore della Scuola estiva dell’Osservatorio Vaticano e del suo ruolo fondamentale nel mantenere aperto il dialogo tra scienza e fede”.

Fonte: AdnKronos

RIP Padre George Coyne SJ (1933-2020)

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Segnaliamo con tutto il cuore la morte del nostro grande mentore, fedele collega e caro amico, padre George V. Coyne SJ.

Padre Coyne, che ha diretto l’Osservatorio Vaticano per quasi 30 anni dal 1978 al 2006, è morto martedì 11 febbraio presso l’Ospedale Universitario Upstate di Syracuse, New York, dove era in cura per il cancro alla vescica. Aveva 87 anni.
Fr. Coyne fu nominato direttore dell’Osservatorio del Vaticano all’età di 45 anni – in particolare fu uno dei pochi appuntamenti presi durante il breve papato di Giovanni Paolo I – dopo la morte inaspettata del suo predecessore. Ha servito fino a quando aveva 73 anni, il periodo più lungo di qualsiasi direttore dell’Osservatorio.
Durante il suo mandato come direttore dell’Osservatorio, P. Coyne ha supervisionato la modernizzazione del ruolo dell’Osservatorio nel mondo della scienza, accogliendo nel suo staff un numero di giovani astronomi gesuiti provenienti da tutto il mondo, tra cui Africa, Asia e Sud America. Sotto la sua guida, il gruppo di ricerca dell’Osservatorio Vaticano è stato istituito presso l’Università dell’Arizona e in collaborazione con l’Università ha reso possibile la costruzione del Vatican Advanced Technology Telescope, con il primo specchio spin-cast al mondo, sul Monte Graham.
Fr. Coyne ha promosso il dialogo tra scienza e teologia ai massimi livelli. In stretta collaborazione con Papa San Giovanni Paolo II, negli anni ’90 ha organizzato una serie di conferenze su “L’azione di Dio nell’universo” presso la sede dell’Osservatorio a Castel Gandolfo, in Italia, in collaborazione con il Centro di teologia e scienze naturali di Berkeley , California. Una serie di atti furono pubblicati dall’Università di Notre Dame Press. Una lettera di San Giovanni Paolo a George Coyne in occasione del 300 ° anniversario dei Principia di Newton è stata una delle dichiarazioni più dettagliate della teologia cattolica sul rapporto tra scienza e fede. Ha scritto una serie di pubblicazioni su questo argomento, in particolare il suo libro con Alessandro Omizzolo, Wayfarers in the Cosmos: The Human Quest for Definition.
E con l’istituzione nel 1986 delle Biennali Scuole estive dell’Osservatorio Vaticano in astronomia e astrofisica, P. Coyne ha fatto progredire l’educazione di una generazione di giovani astronomi, specialmente dai paesi in via di sviluppo.
Fr. Coyne è nato a Baltimora, MD, il 19 gennaio 1933, il terzo di otto figli. Frequentò le scuole elementari cattoliche e ricevette una borsa di studio completa presso la scuola superiore gesuita Loyola Blakefield a Towson, MD. Dopo la laurea nel 1951 entrò nel noviziato gesuita a Wernersville, Pennsylvania. Durante il suo primo anno di studi in letteratura latina e greca, fu istruito da un sacerdote gesuita che, oltre ad avere un dottorato di ricerca. nelle lingue classiche, aveva anche un M.S. in matematica e un interesse educato per l’astronomia; notò l’interesse di George per l’astronomia e lo incoraggiò sul campo. George ha guadagnato un B.S. in matematica e licenza in filosofia presso la Fordham University nel 1958, dottorato di ricerca. in astronomia nel 1962 dalla Georgetown University, e infine la licenza in teologia sacra dal Woodstock College nel 1965, anno in cui fu ordinato.
Per il suo dottorato in astronomia alla Georgetown University, Coyne ha condotto uno studio spettrofotometrico della superficie lunare. Trascorse l’estate del 1963 a fare ricerche presso l’Università di Harvard, l’estate del 1964 come docente della National Science Foundation presso l’Università di Scranton e l’estate del 1965 come professore di ricerca presso l’Università dell’Arizona Lunar and Planetary Laboratory.
Il principale interesse di ricerca di Coyne era lo studio tramite polarimetria di numerosi oggetti astronomici. Questi includevano le superfici della Luna e di Mercurio; il mezzo interstellare; stelle con atmosfere estese; e galassie di Seyfert, che sono un gruppo di galassie a spirale con centri stellari molto piccoli e insolitamente luminosi. I suoi lavori finali riguardavano la polarizzazione prodotta in variabili cataclismiche, interagendo con sistemi stellari binari che emettevano improvvisi scoppi di energia intensa.
Coyne è stato assistente alla cattedra presso il Lunar and Planetary Laboratory (LPL) dell’Università dell’Arizona nel 1966-67 e 1968-69, e ha visitato l’astronomo presso l’Osservatorio Vaticano nel 1967-68. Si è unito all’Osservatorio del Vaticano come astronomo nel 1969 ed è diventato assistente alla LPL nel 1970. Nel 1976 è diventato ricercatore senior presso la LPL e docente presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università dell’Arizona. L’anno seguente è stato direttore dell’osservatorio Catalina dell’Università dell’Arizona e direttore associato della LPL.
Coyne fu nominato Direttore dell’Osservatorio Vaticano da Papa Giovanni Paolo I nel 1978, e nello stesso anno divenne anche Direttore associato dell’Osservatorio Steward. Nel periodo 1979-80 ha ricoperto il ruolo di Direttore ad interim e Capo dell’Osservatorio Steward e del Dipartimento di Astronomia, e successivamente ha continuato come professore a contratto presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università dell’Arizona.
Si è ritirato come direttore dell’Osservatorio del Vaticano nell’agosto 2006. Dopo aver trascorso un anno sabbatico come pastore associato presso la chiesa cattolica di San Raffaele a Raleigh, Carolina del Nord, è rimasto nello staff dell’Osservatorio Vaticano e ha servito come presidente della Fondazione dell’Osservatorio Vaticano fino al 2011. In quell’anno è stato nominato alla cattedra di filosofia religiosa McDevitt al Le Moyne College di Syracuse, New York.
Coyne ha ricevuto il dottorato onorario dal Boston College; l’Università Jagelloniana a Cracovia, in Polonia; Loyola University Chicago; Marquette University; St Peter’s College Jersey City; e l’Università di Padova, Italia. Era membro dell’Unione Internazionale Astronomica, dell’American Astronomical Society, dell’Astronomical Society of the Pacific, dell’American Physical Society, della Optical Society of America e della Pontificia Accademia delle Scienze.


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Cinquant’anni fa l’Angelus di Paolo VI per la missione dell’uomo sulla luna

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 NEWS

© PeterDargatz | Pixabay

Vatican News | Lug 16, 2019

Il 21 luglio 1969, l’astronauta americano Neil Armstrong diventava il primo uomo a camminare sulla luna. Negli Angelus del 13 e del 20 luglio, Paolo VI parla dell’impresa ormai prossima, esaltando lo storico traguardo ma senza dimenticare i drammi che continuano a sconvolgere la terra

Cinquant’anni fa, il 13 luglio 1969, Paolo VI dedicava l’Angelus domenicale alla missione degli astronauti americani sulla luna. Partiti il 16 luglio con l’Apollo 11 dal Kennedy Space Center, la navicella spaziale effettua l’allunaggio dopo quasi 5 giorni di viaggio: Neil Armstrong è il primo uomo a mettere piede sulla luna. In Italia erano le 4.57 del mattino del 21 luglio. Pronuncia la celebre frase: “That’s a small step for a man, a giant leap for mankind”, questo è un piccolo passo per un uomo, un passo da gigante per l’umanità.

L’uomo, creatura di Dio, si rivela divino nel suo destino

Otto giorni prima, Paolo VI parla all’Angelus di “questo fatto singolarissimo e meraviglioso”:

La scienza e la tecnica vi si manifestano in un modo così incomparabile, così complesso, così audace da segnare il vertice delle loro conquiste e da lasciarne presagire altre, di cui perfino l’immaginazione non riesce ora a sognare. E ciò che stupisce di più è vedere che non si tratta di sogni. La fantascienza diventa realtà. Se poi si considera l’organizzazione di cervelli, di attività, di strumenti, di mezzi economici, con tutti gli studi, gli esperimenti, i tentativi, che l’impresa richiede, l’ammirazione diventa riflessione; e la riflessione si curva su l’uomo, sul mondo, sulla civiltà, da cui scaturiscono novità di tale sapienza e di tale potenza, Sì, sull’uomo, specialmente: chi è questo essere capace di tanto? così piccolo, così fragile, così simile all’animale, che non cambia e non supera da sé i confini dei propri istinti naturali, e così superiore, così padrone delle cose, così vittorioso sul tempo e sullo spazio? chi siamo noi? Vengono alla mente le parole della sacra Scrittura: «Ora io contemplo i tuoi cieli, (o Signore,) opera delle Tue mani, la luna e le stelle, che Tu vi hai collocato. Che cosa è l’uomo che Tu ti ricordi di lui? . . . lo hai fatto di poco inferiore agli Angeli, lo hai coronato di gloria e di onore; e lo hai costituito sopra le opere delle Tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi» (Ps. 8, 4-8; Hebr. 2, 6-8). L’uomo, questa creatura di Dio, ancora più della luna misteriosa, al centro di questa impresa, ci si rivela. Ci si rivela gigante. Ci si rivela divino, non in sé, ma nel suo principio e nel suo destino. Onore all’uomo, onore alla sua dignità, al suo spirito, alla sua vita. Per lui, cioè per l’umanità. E per i pensatori e gli eroi della favolosa impresa, oggi preghiamo.

Un’impresa che deve far meditare: chi è l’uomo?

Papa Montini parla nuovamente della missione spaziale nell’Angelus della domenica successiva, il 20 luglio 1969, il giorno prima dell’allunaggio, e invita “a meditare sopra questo straordinario e strabiliante avvenimento; a meditare sul cosmo, che ci apre davanti il suo volto muto, misterioso, nello sconfinato quadro dei secoli innumerevoli e degli spazi smisurati”:

Che cos’è l’universo, donde, come, perché? Faremo bene a meditare sull’uomo, sul suo ingegno prodigioso, sul suo coraggio temerario, sul suo progresso fantastico. Dominato dal cosmo come un punto impercettibile, l’uomo col pensiero lo domina. E chi è l’uomo? Chi siamo noi, capaci di tanto? Faremo bene a meditare sul progresso. Oggi, lo sviluppo scientifico ed operativo dell’umanità arriva ad un traguardo che sembrava irraggiungibile: il pensiero e la azione dell’uomo dove potranno ancora arrivare? L’ammirazione, l’entusiasmo, la passione per gli strumenti, per i prodotti dell’ingegno e della mano dell’uomo ci affascinano, forse fino alla follia. E qui è il pericolo: da questa possibile idolatria dello strumento noi dovremo guardarci. È vero che lo strumento moltiplica oltre ogni limite l’efficienza dell’uomo; ma questa efficienza è sempre a suo vantaggio? Lo fa più buono? più uomo? O non potrebbe lo strumento imprigionare l’uomo che lo produce e renderlo servo del sistema di vita che lo strumento nella sua produzione e nel suo uso impone al proprio padrone? Tutto ancora dipende dal cuore dell’uomo. Bisogna assolutamente che il cuore dell’uomo diventi tanto più libero, tanto più buono, tanto più religioso, quanto maggiore e pericolosa è la potenza delle macchine, delle armi, degli strumenti che l’uomo mette a propria disposizione.

Il vero progresso dell’umanità: la fratellanza e la pace

Paolo VI, “nell’ebbrezza di questo giorno fatidico, vero trionfo dei mezzi prodotti dall’uomo, per il dominio del cosmo”, esorta, tuttavia, a non dimenticare i drammi che sconvolgono ancora l’umanità e indica le vie del vero progresso.

Ancora vi sono, lo sappiamo, tre guerre in atto sulla faccia della terra: il Vietnam, l’Africa, il Medio Oriente. Una quarta si è aggiunta già con migliaia di vittime tra il Salvador e l’Honduras. Proprio in questi giorni! E poi la fame affligge ancora intere popolazioni. Dov’è l’umanità vera? Dov’è la fratellanza, la pace? Quale sarebbe il vero progresso dell’uomo se queste sciagure perdurassero e si aggravassero? Possa invece il progresso, di cui oggi festeggiamo una sublime vittoria, rivolgersi al vero bene, temporale e morale dell’umanità. E perciò preghiamo.

Qui l’originale di Vatican News

Il gesuita cosmologo: vita extraterrestre, Dio avrà la soluzione

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askanews

Pubblicato il 8 mag 2017

Roma, (askanews) – “Sicuramente Dio ha la soluzione”. Il gesuita Gabriele Gionti, cosmologo della Specola vaticana, commenta così le ultime scoperte della Nasa su pianeti che potrebbero ospitare la vita. “Noi sappiamo dalla Sacra scrittura e dalla nostra tradizione che Gesù di Nazareth è stato il messia, figlio di Dio, che ha portato la redenzione sulla terra”, spiega. Se la realtà della vita extra-terrestre venisse confermata “è chiaro che questo porrà dei problemi per la teologia”. Ma “dobbiamo accettare il problema: non abbiamo ancora la soluzione, sicuramente Dio ha la soluzione a questo e ha fatto le cose in modo tale che quando arriveremo anche questa verità teologica ci meraviglieremo. Per adesso non lo sappiamo ma sicuramente lui ci ha donato gli strumenti razionali e spirituali per potere ragigungere anche questa verità”.

Categoria
Notizie e politica

“Sarebbe strano se gli extraterrestri non esistessero”

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SABATO 20 LUGLIO 2019 | SANT’ELIA, PROFETA

Aggiornato: 05:03

RELIGIONI

VENERDÌ 19 LUGLIO 2019, 16:04, IN TERRIS

CHIESA E UNIVERSO

Il cosmologo del Papa, fratel Gabriele Gionti, riflette sull’allunaggio e racconta il lavoro della Specola Vaticana

GIACOMO GALEAZZI

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Papa Francesco in collegamento con il team della Stazione Spaziale Inernazionale il 26 ottobre 2017

Papa Francesco in collegamento con il team della Stazione Spaziale Inernazionale il 26 ottobre 2017

Quando 50 anni fa Neil Armstrong Buzz Aldrin toccarono il suolo lunare davanti a mezzo miliardo di persone incantate davanti alla televisione, fratel Gabriele Gionti, cosmologo del Papa, era appena nato. Non sapeva ancora che quelle immagini suggestive, entrate nella storia, viste e riviste negli anni a venire, lo avrebbero condizionato nella sua carriera. “Sicuramente tutto il seguito, l’interesse che si è avuto per le scienze da allora, mi ha influenzato e mi ha spinto a fare le scelte che ho fatto”, racconta a LaPresse. Gesuita, una laurea in Fisica alla Federico II di Napoli, poi il dottorato in Fisica matematica, specializzazioni in Filosofia e in Teologia. Fu assegnato all’osservatorio vaticano di Tucson, in Arizona, nell’autunno del 2014. Dal 2010 fa parte dello staff della Specola Vaticana, da studioso di gravità quantistica e teoria delle stringhe. Con la Specola, spiega, “Facciamo ricerche osservative, ma anche ricerche più teoriche che hanno a che fare con teorie più scientifiche”. Dei detrattori dello sbarco degli americani sulla Luna, di chi pensa che sia stata una montatura, non vuol sentir parlare: “Mi è capitato di avere a che fare con gente che crede in questa fake news. È completamente falsa, sulla superficie ci sono ancora i resti dell’allunaggio”.  Sul futuro della mobilità spaziale, prestata al turismo, nutre delle perplessità: “Ha un fine commerciale più che scientifico, va preso con le pinze, potrebbe essere pericoloso per chi si avventura. E poi è troppo costoso. Queste teorie per cui la Terra diventerà talmente invivibile da dover essere costretti a spostarsi su un altro pianeta potrebbero essere solo mosse pubblicitarie. Nessuno sa se potrebbe essere davvero così”.

Scienza e teologia

Nell’intervista a LaPresse, Fratel Gionti sembra molto più convinto del futuro della Specola Vaticana: “Continueremo nella ricerca scientifica, spaziando dalla planetologia allo studio di stelle, galassie e dell’universo a larga scala. Sulle teorie di gravità quantistica e sulla fase iniziale dell’universo”. Sulla fase iniziale dell’Universo, in molti pensano che ci sia un punto, la Creazione, in cui la religione si scontri con la scienza. Ma non i gesuiti della Specola: “No, non c’è. Questi ‘scontri’ non sono veri e propri dissidi. Argomenti scientifici e argomenti teologici hanno superato questo conflitto, che nasce solo quando qualcuno vuole vedere nel Big Bang qualcosa che spiega tutto il nostro mondo. Nessuna teoria scientifica può spiegare tutto il nostro mondo”. E neanche il mondo di chi non appartiene alla Terra, che, per Gionti, esiste quasi senza dubbio: “Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo”, dice convinto. “Se fosse così sarebbe di per sè un argomento scientifico da spiegare”. Ma che il Vaticano abbia da tempo posizioni aperte sull’esistenza degli extraterrestri non è cosa nuova. “L’Extraterrestre è mio Fratello” disse padre José Gabriel Funes, ex direttore della Specola Vaticana, in un’intervista rilasciata nel 2008 all’Osservatore Romano che fece scalpore. E mai quanto la domanda che si è posto l’attuale direttore, padre Guy Consolmagno in un libro di successo presentato al simposio della Nasa di Washington: “Vuoi battezzare un extraterrestre?”.

Spazio al lettore: per commentare questo articolo scrivi a direttore@interris.it

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Il cosmologo del Papa: “Sarebbe strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo”

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“Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo”, dice. “Se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare”

A cura di Filomena Fotia 19 Luglio 2019 15:19

universo

Quando il 20 luglio 1969 avvenne l’allunaggio, fratel Gabriele Gionticosmologo del Papa, era appena nato: “Sicuramente tutto il seguito, l’interesse che si è avuto per le scienze da allora, mi ha influenzato e mi ha spinto a fare le scelte che ho fatto“, racconta a Maria Elena Ribezzo per LaPresse. Gesuita, laureatosi in Fisica alla Federico II di Napoli, ha conseguito il dottorato in Fisica matematica, specializzandosi in Filosofia e in Teologia. Dal 2010 fa parte dello staff della Specola Vaticana.
In riferimento ai negazionisti dello Sbarco sulla Luna, l’esperto dichiara: “Mi è capitato di avere a che fare con gente che crede in questa fake news. E’ completamente falsa, sulla superficie ci sono ancora i resti dell’allunaggio“.
Sul futuro della Specola Vaticana spiega: “Continueremo nella ricerca scientifica, spaziando dalla planetologia allo studio di stelle, galassie e dell’universo a larga scala. Sulle teorie di gravità quantistica e sulla fase iniziale dell’universo“.
Sul Big Bang? C’è scontro tra religione e scienza? Non per i gesuiti della Specola: “No, non c’è. Questi ‘scontri’ non sono veri e propri dissidi. Argomenti scientifici e argomenti teologici hanno superato questo conflitto, che nasce solo quando qualcuno vuole vedere nel Big Bang qualcosa che spiega tutto il nostro mondo. Nessuna teoria scientifica può spiegare tutto il nostro mondo“.
Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo“, dice. “Se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare“.

Gli esperti della Specola Vaticana: possibili forme di vita extraterrestre

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 NEWS

GALAXY

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Gelsomino Del Guercio | Lug 19, 2019

“Possiamo comprendere che un Dio infinito può concentrare la sua attenzione amorevole su qualunque altra creatura ci sia, ci possa essere o ci possa essere stata, in qualunque modo in questo universo”

Vita extraterrestre: gli esperti della Specola Vaticana non lo escludono. Fratel Gabriele Gionti, uno dei cosmologi del Papa, ne ha parlato con La Presse (19 luglio).

Gesuita, laureatosi in Fisica alla “Federico II” di Napoli, ha conseguito il dottorato in Fisica matematica, specializzandosi in Filosofia e in Teologia. Dal 2010 fa parte dello staff della Specola Vaticana, da studioso di gravità quantistica e teoria delle stringhe. Con la Specola, spiega, «facciamo ricerche osservative, ma anche ricerche più teoriche che hanno a che fare con teorie più scientifiche».

cosmologo della specola vaticana
Youtube
Padre Gabriele Gionti

Mobilità spaziale? No grazie

Sul futuro della mobilità spaziale, prestata al turismo, nutre delle perplessità: «Ha un fine commerciale più che scientifico, va preso con le pinze, potrebbe essere pericoloso per chi si avventura. E poi è troppo costoso. Queste teorie per cui la Terra diventerà talmente invivibile da dover essere costretti a spostarsi su un altro pianeta potrebbero essere solo mosse pubblicitarie. Nessuno sa se potrebbe essere davvero così».

Leggi anche: C’è una “nuova Terra”, ci sarà anche la vita?

Big Bang non spiega il mondo

Sul Big Bang? C’è scontro tra religione e scienza? «No, non c’è. Questi ‘scontri’ non sono veri e propri dissidi. Argomenti scientifici e argomenti teologici hanno superato questo conflitto, che nasce solo quando qualcuno vuole vedere nel Big Bang qualcosa che spiega tutto il nostro mondo. Nessuna teoria scientifica può spiegare tutto il nostro mondo».

«Sarebbe veramente strano se non ci fosse vita altrove nell’Universo», chiosa, «se fosse così sarebbe di per sé un argomento scientifico da spiegare» (In Terris, 19 luglio)

L’immensità della Creazione

Fratel Guy Consolmagno, direttore della Specola, evidenzia: «Come credenti, abbiamo imparato che confinare la nostra comprensione di Dio solo al pianeta Terra ha reso Dio – o almeno, la nostra immagine di Dio – troppo piccolo. Il salmista lo sapeva bene, del resto, così come i profeti: quando parlavano delle stelle cantavano a Dio, il loro Creatore. Ma proprio perché apprezziamo l’immensità della creazione possiamo accorgerci di quanto immenso sia Dio».

ALIEN
E’ possibile che esistano gli alieni?

Gli “alieni”

A partire da questo, prosegue Consolomagno, «possiamo comprendere che un Dio infinito può concentrare la sua attenzione amorevole su ciascuno di noi, non soltanto qui e ora sul pianeta Terra ma su qualunque altra creatura ci sia, ci possa essere o ci possa essere stata, in qualunque modo in questo universo. Persino se ci fossero forme indicibilmente bizzarre in qualche luogo lontano dalla Terra non sarebbero “alieni”, ma figli dello stesso Padre.  Questo dovrebbe collocare i nostri problemi in un’altra prospettiva, farci fermare a riflettere e darci speranza» (Toscana Oggi, 21 luglio).

Leggi anche: Come si può conciliare l’ipotesi di vita extraterrestre con la fede?

Across the Universe: The Church of UFO

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14 settembre 2017

Br. Guy Consolmagno

Questa voce è la parte 138 di 184 nella serie  Across the Universe

Questa colonna è stata pubblicata per la prima volta in The Tablet  nel settembre 2014

“Preparing for Discovery”, un simposio di due giorni presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti per discutere del possibile impatto sulla società di trovare la vita nello spazio, è stata la mia destinazione [settembre 2014]. Scoprire la vita al di fuori della Terra sarebbe un grande passo avanti nella comprensione della biologia; trovare una vita intelligente colorerebbe il modo in cui capiamo di essere umani. Ma è una calamita per le nostre speranze e paure.

Gli atti del simposio sono usciti nel gennaio 2016. Questa immagine si collega al sito amazon.com; per un collegamento diretto al sito di Cambridge Press,  link qui 

Il campo dell’astrobiologia ha ancora difficoltà a sfuggire alla contaminazione dei “piccoli uomini verdi”. Così quasi tutti gli oratori si sono fatti in quattro per enfatizzare che erano Scienziati Seri, vedendo la vita e l’intelligenza da un materialismo puramente secolare e, appunto, materialista punto di vista. È stato fatto costante riferimento al problema “N = 1”: come si può definire la vita, molto meno l’intelligenza, quando il numero di pianeti noti per ospitare la vita è uguale a uno solo? Tuttavia, le leggi della fisica forniscono alcune indicazioni. E comprendere l’origine di quell’esempio che abbiamo della vita, qui sulla Terra, ci aiuterebbe certamente a posizionare come la vita potrebbe essere trovata altrove.

Ciò non significa che non sia stato promosso alcun numero di idee esotiche. In effetti, i discorsi erano spesso una miscela esasperante del profondo e dell’assurdo.

Un oratore ha chiesto: perché limitiamo la nostra ricerca ai microbi o all’intelligenza? Perché scartiamo altri “animali non umani”? È una domanda legittima (con una risposta semplice – i microbi e l’intelligenza saranno probabilmente più facili da trovare) ma è stata subito ribattuta dall’insistenza del relatore sul fatto che non è  scientifico  valutare gli umani rispetto ad altri animali.

La ricerca della vita è uguale alla ricerca dell’intelligenza? Equilibrando l’intelligenza con la complessità calcolatrice, un altro oratore ha concluso che gli esseri avanzati si sarebbero caricati nei computer superintelligenti – solo per diventare obsoleti 18 mesi dopo, suppongo.

Perché supponiamo che le civiltà con tecnologia avanzata dispongano anche di sistemi etici avanzati? Questo certamente non è stato il caso nella storia umana. Da ciò, un altro oratore ha messo in discussione la vera realtà dell’etica, dell’altruismo e dell’amore. (Come i pony extraterrestri, sono difficili da osservare con un telescopio.)

Nell’insegnare la fisica universitaria, ricorderei sempre ai miei studenti che quando arrivano alla fine di un calcolo hanno bisogno di fare un respiro profondo, guardare la loro risposta e chiedersi: questo ha davvero senso? O ho fatto uno svarione da qualche parte lungo la strada? È un passo che troppi miei colleghi non sembrano aver preso. Vedere le assurdità che possono derivare dalla loro rigida applicazione del materialismo mi ha dato un nuovo apprezzamento per la mia fede cristiana.

Nel frattempo, le domande e i commenti del pubblico hanno suggerito che molti di loro erano veri credenti UFO. Molti hanno insistito nel raccontarmi delle sedute di UFO che avevano vissuto, completate da interpretazioni abbozzate degli artisti degli eventi.(Strano come la diffusione delle fotocamere dei telefoni cellulari non abbia soppiantato tali disegni).

Il fumetto online  xkcd  ha evidenziato l’interessante mancanza di correlazione tra i report UFO e le fotocamere dei cellulari …

Diversi giornalisti erano più interessati alla domanda letterale del titolo del mio discorso (“Vorresti battezzare un extraterrestre?”) Che alle mie più banali riflessioni sulle reazioni di entrambi i credenti e degli atei ai possibili avvistamenti di ET. Sia i credenti che gli atei insistono sul fatto che trovare l’ET rivendicherebbe le loro credenze; non ha scosso nessuno dei due lati che non li abbiamo ancora trovati!

Linda Billings dell’Istituto nazionale aerospaziale ha chiuso il seminario suggerendo che SETI, la ricerca dell’intelligenza extraterrestre, aveva tutte le caratteristiche di una religione fondamentalista. Film di successo e spettacoli di TV via cavo surriscaldati sono le tende di risveglio che entusiasmano una disperata passione per trovare la nostra nemesi, o salvatore, tra gli extraterrestri. Seth Shostak, dell’Istituto SETI, ha fatto eccezione; se SETI fosse una religione, borbottò, sarebbe stato meglio finanziato!

Data la mia posizione  di raccolta fondi per l’Osservatorio Vaticano , vorrei solo che fosse vero.

Across the Universe: Reaching out

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21 settembre 2017

Br. Guy Consolmagno

Questa voce è la parte 139 di 184 nella serie  Across the Universe

Questa colonna è stata pubblicata per la prima volta su The Tablet  settembre 2015

Ottanta anni fa, 29 settembre 1935, Papa Pio XI dedicò nuove abitazioni all’Osservatorio Vaticano e ai telescopi nel suo palazzo d’estate a Castel Gandolfo.Per celebrare l’anniversario, a settembre 2015, abbiamo tenuto un simposio a Castel Gandolfo, tra cui una visita alle vecchie cupole che Pio XI aveva dedicato. La festa si è conclusa in un’udienza privata a Roma con Papa Francesco (meno di 24 ore prima che partisse per Cuba e gli Stati Uniti).

Dopo averci dato un breve discorso, il Papa alzò lo sguardo e attirò la mia attenzione. Sorrise e disse: “Ah! Il nuovo direttore! “

È vero. Da quel giorno in poi, sono diventato il nuovo direttore dell’Osservatorio Vaticano. (In realtà non ho creduto fino a quando non ho sentito.)

Pranzo con il Cardinale Segretario di Stato nella sala della Pontificia Accademia delle Scienze, celebrando la mia nuova posizione come direttore nel settembre 2015. Ignorare il pazzo con la barba racconta una barzelletta;controlla il soffitto!

Continuerò a scrivere articoli come questi (per tablet)?Sì, finché c’è un posto per me. Non è solo perché amo far parte di questo diario. Quando Papa Leone XIII fondò l’Osservatorio Vaticano nel 1891 fu così che “il mondo poteva vedere chiaramente” la Chiesa sostenendo la buona scienza. Fare una buona scienza è, ovviamente, essenziale; altrimenti non abbiamo nulla da mostrare. Ma lo “spettacolo” è anche essenziale.

L’abbiamo fatto in base ad hoc negli ultimi 20 anni. Ora sto cercando di organizzare un approccio più sistematico alla nostra educazione e consapevolezza pubblica. Stiamo sviluppando programmi per un laboratorio di fede e di astronomia per parrocchiani educatori (il prossimo si terrà in un anno, nel gennaio 2019), per un numero di partenariati delle scuole superiori, la pagina del nostro blog di astronomi cattolici. Le mie colonne fanno parte di quel lavoro.

Gran parte del mio impegno è sempre stato attraverso colloqui pubblici nelle chiese, nelle scuole e nelle convenzioni di fantascienza . Ad esempio, l’estate 2015 dell’estate sono stato ospite d’onore ad una convention di Chicago per gente che ama armeggiare e inventare;poi, alla Sasquan World Science Fiction Convention di Spokane, in agosto, ho tenuto la conferenza sulla scienza di base, in parte i miei doveri come medaglia Carl Sagan di quest’anno. [Nel 2017 sono stato ospite d’onore a  due  convention di fantascienza!] Ahimè, una volta saputo del mio nuovo lavoro, ho dovuto cancellare tre settimane di colloqui nel Regno Unito; Avevo bisogno di essere qui per firmare tutte le pratiche burocratiche e imparare dove trovare gli ingranaggi e le leve del nuovo lavoro.

Eventi come le convention di fantascienza sono il luogo ideale per parlare di scienza. Qui trovi persone brillanti e curiose che amano ascoltare l’astronomia e metterla nel contesto umano. Questo contesto, dopotutto, è ciò che è la fantascienza. Il contesto umano include la religione, in tutte le sue forme, organizzata e personale e tutto il resto.

Solo un’altra bella astrofotografia gratuita, in questo caso, la Nebulosa Testa di Cavallo riprodotta al Vaticano Advanced Technology Telescope.

Anche questo contesto ha avuto una forte connotazione nel nostro simposio. Storici e filosofi hanno parlato eloquentemente di come la scienza modella gli scienziati (e la loro cultura). Ma anche gli astronomi hanno sottolineato, più e più volte, che le decisioni umane sono necessarie in punti critici del nostro lavoro, dalla scelta dei nostri esperimenti alla riduzione dei dati. I coinvolgimenti attivi di ogni Papa nel nostro lavoro durante tutti questi anni ci ricordano l’importanza che hanno attribuito al nostro lavoro.Dopotutto, questo Osservatorio era un’idea del Papa, non nostro!

Ma noi facciamo questo lavoro non solo perché un Papa vuole che lo facciamo. Tutto ciò che facciamo, dalle convenzioni di fantascienza ai pezzi di pensiero nelle riviste intellettuali, riflette un’altra qualità che motiva tutto ciò che facciamo nell’astronomia: un senso di gioia. Le stelle sono gloriose, ed è un piacere essere impegnati nel loro studio … perché la loro gloria proclama la Gloria del loro Creatore.

L’astronomia è una professione gioiosa e intendo divertirmi in questo lavoro. Per citare il poeta e.e. cummings:  c’è un inferno di un buon universo della porta accanto; Andiamo! 

Across the Universe: Father’s Day

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13 giugno 2019

Br. Guy Consolmagno

Questa voce è la parte 184 di 184 nella serie Across the Universe

Questa colonna di The Tablet è stata pubblicata per la prima volta nel giugno 2018

Gli studenti della scuola estiva biennale dell’osservatorio vaticano (argomento dell’anno 2018, variabilità stellare nell’epoca delle grandi indagini) sono stati ricevuti da Papa Francesco in un’udienza privata il 14 giugno 2018. Presentandoli, ho detto al Papa che insieme a quattro settimane di pesante astrofisica, la nostra scuola include anche lezioni speciali per riflettere non solo su ciò che stiamo studiando, ma sul perché lo studiamo.

Questa foto è stata scattata al nostro pubblico con la scuola estiva nel 2018 … quello che mi stava dicendo, è nell’ultimo paragrafo.

“Perché il Vaticano ha un Osservatorio?” Quella domanda comune è quella più grande, perché qualcuno fa l’astronomia. Contrariamente a quanto predica la nostra cultura, l’astronomia non ti rende ricco, potente o sexy. (Forse è per questo che i miei voti da gesuita di povertà, castità e obbedienza mi sono sembrati così naturali). Ciò che l’astronomia fa, tuttavia, è darvi lo spazio per contemplare domande più grandi di “cosa c’è per pranzo?”

Fare scienza è un modo per diventare intimi con la creazione, e quindi con il Creatore. L’impulso a conoscere la verità sopra ogni altra cosa è comune a tutti gli scienziati, anche a quelli che non riconoscono che la loro devozione alla verità è una devozione a Dio. Per me è un atto di preghiera. 

Ma c’è un livello più profondo alla domanda. Perché ogni singola persona sceglie di diventare un astronomo? Intervistando ognuno dei nostri 25 studenti delle scuole estive, ho scoperto che indipendentemente dalla cultura o dalla nazione da cui provengono, un tema comune è il ruolo che le nostre famiglie svolgono nelle nostre vocazioni. 

Certamente nel mio caso, non era tanto “Padre nostro” quanto mio padre. Mio padre avrebbe descritto la sua infanzia distesa sul tetto del garage dietro la sua casa nella periferia di Boston, osservando le stelle e aspettando di vedere se qualcuno “cadeva”. Vedendo gli zeppelin volare sopra la sua testa, sognava di essere un pilota. Invece, la sua cattiva vista e le più alte abilità matematiche gli valsero un posto come navigatore negli Stati Uniti Air Air Corps … dove gli insegnarono le stelle per la navigazione.

Guidò uno squadrone di B-17 verso le Hawaii per cercare la flotta giapponese prima della Battaglia di Midway, e poi come parte del 306 ° Gruppo di Bombardieri fu tra i primi volantini americani ad arrivare in Gran Bretagna alla fine del 1942. Nell’aprile 1943 egli Sono stati abbattuti sul Belgio e spediti a Stalag Luft III. Lì, la sua mente agile era pronta a non risolvere problemi astronomici, ma a scrivere lettere a casa che corteggiavano contemporaneamente una certa dolce ragazza irlandese-americana a New York e contenevano anche messaggi in codice di intelligence militare.

Dopo la guerra, le sue capacità di scrittura gli procurarono un lavoro come giornalista. Da lui ho imparato la scrittura e la narrazione … e i nomi delle stelle più luminose. Nel frattempo, il suo lavoro ha pagato la mia formazione in scienze planetarie al MIT. Anni dopo, scrivendo queste colonne scientifiche per The Tablet , gli scrivevo sempre il mio ultimo lavoro per i suoi commenti prima di inviarlo. (Ha ottenuto il suo primo computer di casa alla fine degli anni ’70 ed era uno dei primi utenti di Internet.) Una volta, quando gli è stata chiesta una recensione per un libro che aveva comprato online, ha risposto, “Sono lieto di accontentarlo, perché è un ottimo libro; e perché è curato da mio figlio. Mi è costato $ 26 da Amazon. E l’insegnamento di Guy al MIT. “L’aveva comprato prima che potessi mandargli una copia. Ha spiegato, “Quando ho passato novanta, ho smesso di aspettare per le cose.”

Alla nostra udienza del 14 giugno, Papa Francesco ha parlato in privato per offrirmi le sue condoglianze personali … mio padre, Joseph Edwin Consolmagno, è morto l’11 giugno 2018. Aveva 100 anni.