Michel Mayor: invito da Nobel a cercare la vita su altri pianeti

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MEDIAINAF TV
6 dic 2019

Martedì 3 dicembre 2019 si è tenuto all’Università di Cagliari un incontro sulle ultime scoperte alla frontiera della conoscenza dell’universo, con Emilio Molinari (INAF) e Alessandro Riggio (UniCa).
In collegamento video, il premio Nobel Michel Mayor, che si è rivolto direttamente agli studenti.

Servizio di Paolo Soletta

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Scienze e tecnologie

Deep Space: Esopianeti al setaccio

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AsiTV
6 dic 2019

Il video è stato pubblicato su Global Science https://www.globalscience.it/16041/vi…

Ai nastri di partenza l’era 2.0 della caccia agli esopianeti che avrà come obiettivo principale la caratterizzazione dei più promettenti tra gli oltre 4000 esomondi scoperti fino a oggi. Ad aprire le danze il 17 dicembre sarà Cheops, missione europea a forte partecipazione italiana.

E’ di pochi giorni fa la notizia della scoperta, apparsa sulla rivista Nature del primo esopianeta gigante scoperto ad orbitare attorno a una stella morente, una nana bianca. Si tratta di un mondo sopravvissuto alla trasformazione della propria stella in una gigante rossa e che ora si trova a ruotare attorno a un sole ormai spento. Una circostanza mai osservata prima d’ora che ci mostra come potrebbe essere il nostro sistema solare tra 5 miliardi di anni quando la nostra stella, esaurito tutto l’idrogeno nel suo nucleo, si trasformerà in una gigante rossa travolgendo alcuni o tutti i suoi mondi figli, per poi spegnersi lentamente.

Ciò per dire che dal 1992 anno in cui per la prima volta si è potuto affermare con certezza che esistono pianeti oltre i confini del nostro sistema solare, di strada se ne è fatta tanta. Da allora ad oggi, le tecniche e gli strumenti per scovare mondi alieni si sono affinati al punto che la lista di esopianeti conta oltre 4000 esemplari. Di questi però, solo una manciata sono candidati ad essere potenzialmente abitabili o paragonabili al nostro mondo in termini di dimensioni, massa, composizione acqua, temperatura, atmosfera, giusta distanza dalla propria stella, fattori chiave questi, quando si parla di abitabilità.

Il compito delle prossime missioni di caratterizzare gli esopianeti più promettenti tra quelli scovati finora, come Cheops – che sarà lanciata il prossimo 17 dicembre – e Ariel dell’Agenzia spaziale europea, ma anche il James Webb della Nasa. Obiettivo più ambito saranno le atmosfere, la cui composizione chimica cela indizi importanti sull’abitabilità dei pianeti.

Le migliori candidate esoterre, in termini di dimensioni e di massa individuate ad oggi, sono in particolare due. Su di esse saranno certamente puntati gli obiettivi dei futuri osservatori per caratterizzarne le atmosfere. Entrambi i pianeti sono situati in un’orbita abitabile rispetto alla stella madre: il più vicino, a 4 anni luci da noi, è Proxima B nel sistema Proxima Centauri, e il più simile in assoluto è Trappist-1e, lontano 40 anni luce. Entrambi figli di una nana rossa attorno alla quale si ipotizza che essi orbitino in rotazione sincrona, cioè rivolgendo sempre la stessa faccia alla propria stella. Quindi seppure simili a noi, sono immersi in un sistema planetario tanto diverso dal nostro, che ad oggi resta l’unico che sappiamo essere abitato. Luoghi in cui la vita, se mai vi fosse, potrebbe anche non essere come noi la conosciamo.

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Scienze e tecnologie

L'universo a raggi X compie vent'anni

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29 novembre 2019

L’osservatorio spaziale Chandra della NASA celebra i due decenni di attività: la capacità dei suoi strumenti di catturare i raggi X su un ampio intervallo di energie e con una qualità d’immagine senza pari ha aperto una finestra su buchi neri giganteschi, ammassi di galassie e resti di supernove. In questa galleria, alcune delle sue immagini più spettacolari.

Chi ha scoperto il primo esopianeta?

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04 dicembre 2019

di Joshua N. Winn/Scientific American

© PHL@UPR Arecibo (phl.upr.edu), ESA/Hubble, NASA 

Due astronomi svizzeri hanno vinto il Nobel 2019 per la scoperta di un esopianeta. Ma era il primo? In realtà, l’identificazione del primo pianeta extrasolare è stata una faccenda molto più complessa del previsto, punteggiata da una serie di rivendicazioni: nessuna delle quali, quando fu avanzata, soddisfaceva i requisiti per essere definita una scoperta.

L’anno 1995, come il 1492, ha visto l’alba di una nuova epoca di scoperte. Invece di prendere il mare alla ricerca di nuovi continenti, i nuovi esploratori prendono il telescopio, e cercano pianeti orbitanti intorno a stelle remote. Di questi pianeti extrasolari (termine in genere abbreviato in “esopianeti”) ne sono stati trovati migliaia, e fra questi qualcuno che potrebbe essere simile alla Terra, accanto ad altri strani oggetti che non …

🔵 🌑 Viaggio tra i ghiacci del Sistema Solare ❄ E' online Coelum Astronomia 239 di dicembre 2019

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Coelum Astronomia 239 di dicembre è ONLINE

Viaggio tra i ghiacci del Sistema Solare
Dai grandi pianeti ghiacciati al ghiaccio sulla Luna

Come potrebbe essere l’osservazione del cielo da un mondo ben più distante e inospitale della nostra Terra, estremamente più gelido e alieno? Senza abbandonare i confini del nostro Sistema Solare, ma spingendoci nella sua oscura e fredda periferia, andiamo conoscere più da vicino quegli ultimi pianeti che chiamiamo genericamente “giganti ghiacciati”: Urano e Nettuno. 
Mondi dimenticati, raramente al centro dell’attenzione. Basti pensare che l’ultima visita effettuata da un manufatto umano risale ormai a 30 anni fa, con il flyby di Nettuno da parte dell’intrepida sonda Voyager 2. Mai più ci siamo avvicinati tanto a questi pianeti, ricchi di fascino e mistero, con la possibilità di studiarli solo da lontano. 
Con Massimo Orgiazzi andiamo a conoscere meglio questi gelidi giganti gassosi e a riepilogare quanto sappiamo di essi, dalle scoperte compiute dalla Voyager 2 alle ultime novità ricavate dalle osservazioni terrestri effettuate in tempi più recenti… in attesa di una futura missione diretta verso questi mondi lontani.
Se però, con la fantasia immaginassimo di osservare le stelle “galleggiando” proprio nella densa atmosfera di Urano o Nettuno… come ci apparirebbe il cielo? Michele Diodati ci guida alla conoscenza di nuovi cieli, cieli extraterrestri, tracciando una descrizione realistica di ciò che potremmo vedere volgendo il nostro sguardo al cielo stellato da questi lontani pianeti. Ma se non vogliamo indulgere troppo nell’uso dell’immaginazione, potremmo chiederci: è possibile con una strumentazione amatoriale riuscire a scorgere qualche dettaglio di Urano e Nettuno? E la risposta è affermativa, grazie agli enormi passi avanti, in campo amatoriale, compiuti dalla tecnologia di ripresa ed elaborazione digitale. Luigi Morrone ci spiega come attrezzarci e operare per riuscire in quest’intento.

Dai mondi di ghiaccio al ghiaccio sulla Luna, dalle tecniche di stampa 3D in campo professionale, a quello amatoriale e, con un breve passo, alla divulgazione astronomica inclusiva. Questi gli altri argomenti di questo nuovo numero che potete scoprire meglio dal sommario qui di seguito e direttamente tra le pagine della nostra rivista! Come sempre in formato digitale e gratuito. Spargete la voce!

Buona lettura! 

Articoli in Copertina Coelum Astronomia n. 239 di dicembre 2019

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2I/Borisov, la viaggiatrice interstellare che affascina gli astronomi

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28 novembre 2019

di Alexandra Witze/Nature

La cometa 2I/Borisov in un’immagine ripresa dal telescopio spaziale Hubble mentre si trovava a circa 420 milioni di chilometri dalla Terra (NASA, ESA, J. Olmsted, F. Summers (STScI), CC BY 4.0) 

Individuata già al suo ingresso nel sistema solare, la cometa di origine interstellare 2I/Borisov – il secondo oggetto proveniente dallo spazio profondo mai osservato – permette osservazioni più prolungate e dettagliate di quanto sia stato possibile fare con ‘Oumuamua. E stanno già arrivando i primi risultati che chiariranno la composizione chimico-fisica delle polveri cosmiche

Dal picco più alto delle Hawaii a un altipiano sulle Ande, nelle prossime settimane alcuni telescopi tra i più grandi della Terra saranno puntati verso una macchiolina di luce sfuocata. Lo stesso pezzetto di cielo avrà anche l’attenzione di Gennady Borisov, un astrofilo che vive in Crimea, e di tanti altri appassionati che sacrificano le ore di sonno e preferiscono appisolarsi al lavoro durante il giorno piuttosto che perdere questa …

LA MATERIA OSCURA ATTACCA LE GALASSIE A SPIRALE PIÙ MASSICCE PER SPEZZARE LA VELOCITÀ

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17 ottobre 2019 10:00 (EDT)  ID versione: 2019-54 

Super Spirals Spin Super Fast

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SOMMARIO

Probabilmente non l’hai mai notato, ma il nostro sistema solare si sta muovendo con un certo ritmo. Le stelle nelle aree esterne della Via Lattea, incluso il nostro Sole, orbitano a una velocità media di 130 miglia al secondo. Ma questo non è nulla in confronto alle più grandi galassie a spirale. Le “super spirali”, che sono più grandi, più luminose e più massicce della Via Lattea, ruotano ancora più velocemente del previsto per la loro massa, a velocità fino a 350 miglia al secondo.

La loro rapida rotazione è il risultato di stare seduti all’interno di una nuvola straordinariamente massiccia, o alone, di materia oscura – materia invisibile rilevabile solo attraverso la sua gravità. La più grande “super spirale” studiata qui risiede in un alone di materia oscura che pesa almeno 40 trilioni di volte la massa del nostro Sole. L’esistenza di super spirali fornisce ulteriori prove del fatto che una teoria alternativa della gravità nota come Dinamica Newtoniana modificata, o MOND, sia errata.
Mosaico di super spirali

Quando si tratta di galassie, quanto è veloce? La Via Lattea, una galassia a spirale media, gira a una velocità di 130 miglia al secondo (210 km / sec) nel nostro quartiere del Sole. Una nuova ricerca ha scoperto che le galassie a spirale più massicce ruotano più velocemente del previsto. Queste “super spirali”, la più grande delle quali pesa circa 20 volte di più della nostra Via Lattea, ruotano a una velocità fino a 350 miglia al secondo (570 km / sec).

Le super spirali sono eccezionali in quasi tutti i modi. Oltre ad essere molto più massicci della Via Lattea, sono anche più luminosi e di dimensioni fisiche maggiori. La più grande portata 450.000 anni luce rispetto al diametro di 100.000 anni luce della Via Lattea. Ad oggi sono note solo circa 100 super spirali. Le super spirali sono state scoperte come un’importante nuova classe di galassie mentre studiavano i dati dello Sloan Digital Sky Survey (SDSS) e del NASA / IPAC Extragalactic Database (NED).

“Le super spirali sono estreme sotto molti aspetti”, afferma Patrick Ogle dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, nel Maryland. “Rompono i record per le velocità di rotazione.”

Ogle è il primo autore di un articolo che è stato pubblicato il 10 ottobre 2019 su Astrophysical Journal Letters . Il documento presenta nuovi dati sulle velocità di rotazione delle super spirali raccolte con il Southern African Large Telescope (SALT), il più grande singolo telescopio ottico nell’emisfero meridionale. Ulteriori dati sono stati ottenuti utilizzando il telescopio Hale di 5 metri dell’Osservatorio Palomar, gestito dal California Institute of Technology. I dati della missione WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer) della NASA sono stati cruciali per misurare le masse di galassie in stelle e i tassi di formazione stellare.

Riferendosi al nuovo studio, Tom Jarrett dell’Università di Cape Town, in Sudafrica, afferma: “Questo lavoro illustra magnificamente la potente sinergia tra osservazioni ottiche e infrarosse delle galassie, rivelando i movimenti stellari con la spettroscopia SDSS e SALT e altre proprietà stellari – in particolare la massa stellare o “spina dorsale” delle galassie ospiti – attraverso l’imaging a infrarossi medi WISE “.

La teoria suggerisce che le super spirali ruotano rapidamente perché si trovano all’interno di nuvole o aloni incredibilmente grandi di materia oscura. La materia oscura è stata collegata alla rotazione delle galassie per decenni. L’astronoma Vera Rubin è stata pioniera nel lavoro sui tassi di rotazione delle galassie, dimostrando che le galassie a spirale ruotano più velocemente di quanto dovrebbe essere se la loro gravità fosse dovuta esclusivamente alle stelle e al gas costituenti. Un’ulteriore sostanza invisibile nota come materia oscura deve influenzare la rotazione delle galassie. Una galassia a spirale di una data massa in stelle dovrebbe ruotare a una certa velocità. Il team di Ogle scopre che le super spirali superano significativamente la velocità di rotazione prevista.

Le spirali super risiedono anche in aloni di materia oscura più grandi della media. L’alone più massiccio misurato da Ogle contiene abbastanza materia oscura da pesare almeno 40 trilioni di volte tanto quanto il nostro Sole. Quella quantità di materia oscura normalmente contiene un gruppo di galassie anziché una singola galassia.

“Sembra che la rotazione di una galassia sia determinata dalla massa del suo alone di materia oscura”, spiega Ogle.

Il fatto che le super spirali rompano la solita relazione tra la massa della galassia in stelle e la velocità di rotazione è una nuova prova contro una teoria della gravità alternativa nota come Newtonian Dynamics o MOND. MOND propone che sulle scale più grandi come galassie e ammassi di galassie, la gravità è leggermente più forte di quanto previsto da Newton o Einstein. Ciò causerebbe, ad esempio, che le regioni esterne di una galassia a spirale ruotino più velocemente di quanto altrimenti previsto in base alla sua massa di stelle. MOND è progettato per riprodurre la relazione standard nelle velocità di rotazione delle spirali, quindi non può spiegare valori anomali come le super spirali. Le osservazioni a spirale super suggeriscono che non è richiesta alcuna dinamica non newtoniana.

Nonostante siano le galassie a spirale più massicce dell’universo, le super spirali sono in realtà sottopeso in stelle rispetto a quanto ci si aspetterebbe dalla quantità di materia oscura che contengono. Ciò suggerisce che l’enorme quantità di materia oscura inibisce la formazione stellare. Ci sono due possibili cause: 1) Qualsiasi gas aggiuntivo che viene tirato nella galassia insieme si schianta e si riscalda, impedendogli di raffreddarsi e formare stelle, o 2) La rapida rotazione della galassia rende più difficile il collasso delle nuvole di gas, si chiama influenza della forza centrifuga.

“Questa è la prima volta che troviamo galassie a spirale che sono le più grandi che si possano mai ottenere”, dice Ogle.

Nonostante queste influenze dirompenti, le super spirali sono ancora in grado di formare stelle. Sebbene le più grandi galassie ellittiche formassero tutte o la maggior parte delle loro stelle più di 10 miliardi di anni fa, le super spirali stanno ancora formando stelle oggi. Convertono circa 30 volte la massa del Sole in stelle ogni anno, il che è normale per una galassia di quelle dimensioni. In confronto, la nostra Via Lattea forma circa una massa solare di stelle all’anno.

Ogle e il suo team hanno proposto ulteriori osservazioni per aiutare a rispondere alle domande chiave sulle super spirali, comprese osservazioni progettate per studiare meglio il movimento di gas e stelle all’interno dei loro dischi. Dopo il suo lancio nel 2021, il James Webb Space Telescope della NASA potrà studiare super spirali a grandi distanze e di conseguenza di età più giovane per imparare come si evolvono nel tempo. E la missione WFIRST della NASA può aiutare a localizzare più super spirali, che sono estremamente rare, grazie al suo ampio campo visivo.

Lo Space Telescope Science Institute sta espandendo le frontiere dell’astronomia spaziale ospitando il centro operativo scientifico del telescopio spaziale Hubble, il centro scientifico e operativo del James Webb Space Telescope e il centro operativo scientifico per il futuro Wide Field Infrared Survey Telescope ( WFIRST). La STScI ospita anche l’Archivio Mikulski per telescopi spaziali (MAST) che è un progetto finanziato dalla NASA per supportare e fornire alla comunità astronomica una varietà di archivi di dati astronomici ed è il deposito di dati per Hubble, Webb, Kepler, K2, TESS missioni e altro ancora.

PAROLE CHIAVE:GALASSIE GALASSIE A SPIRALE

CONTATTO: Christine Pulliam
Space Telescope Science Institute, Baltimora, Maryland
410-338-4366
cpulliam@stsci.edu

LINK CORRELATI:L’articolo scientifico di P. Ogle et al.

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Mosaico di super spirali

Mosaic of Super Spirals (Annotated)

Torna il Calendario CFHT-Coelum nella nuova edizione 2020!

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Torna il Calendario CFHT-Coelum
nella nuova edizione 2020!

Dodici spettacolari soggetti celesti in grado di farti volare tutti i mesi tra le stelle. Ecco il calendario 2019, frutto della collaborazione con il grande Canada France Hawaii Telescope (CFHT) delle Hawaii.

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I Soggetti del Calendario 2020

Gennaio: The Dolphin Nebula
Febbraio: Leo II group of galaxies
Marzo: Open star cluster Messier 7
Aprile: Face-on spiral galaxy NGC 3486
Maggio: The California nebula
Giugno: Open star cluster Messier 46
Luglio: Star formation region NGC 1333
Agosto: Reflection nebula IC 447
Settembre: Spiral galaxy NGC 4380
Ottobre: Emission nebula Sh2-140
Novembre: Reflection nebula NGC 1788
Dicembre: The Crescent nebula

Produzione

Edizioni Scientifiche Coelum e Canada-France-Hawaii Telescope, 2019.
@ CFHT/Coelum
All images by J.C. Cuillandre (CFHT) & Giovanni Anselmi.

Note Tecniche

Formato 30×42; 16 pagine
Confezione a spirale
Carta plastificata di grande pregio per una perfetta riproduzione dei colori e dei dettagli.

HUBBLE CATTURA LO SGUARDO SPETTRALE DELLE GALASSIE

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28 ottobre 2019 10:00 (EDT)  ID rilascio: 2019-51 

Hubble cattura lo sguardo spettrale delle galassie

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SOMMARIO

‘FACCIA’ DALL’ASPETTO MINACCIOSO FORMATA DA UN TITANICO SMASHUP TRA DUE GALASSIE

L’universo è un calderone gorgogliante di materia ed energia che si sono mescolati insieme per miliardi di anni per creare una miscela di nascita e distruzione delle streghe.

Tempeste di fuoco di nascita di stelle che attraversano il cielo. Stelle morenti che scuotono il tessuto stesso dello spazio in esplosioni titaniche. Fasci di energia simili a stelle della morte che esplodono da buchi neri sovraffollati quasi alla velocità della luce. Grandi galassie che divorano compagni più piccoli, come Pac-Men cosmici. Colossali collisioni tra galassie che lanciano stelle attorno come palle da biliardo rotte. Hubble li ha visti tutti.

Questo caos compulsivo nello spazio può produrre forme dall’aspetto strano che assomigliano a creature inquietanti che sembrano evocate in storie del paranormale. Tra questi c’è l’oggetto in questa nuova immagine di Hubble.

L’istantanea rivela quella che sembra una strana coppia di occhi luminosi che fissano minacciosamente nella nostra direzione. Gli “occhi” penetranti sono la caratteristica più importante di ciò che ricorda il volto di una creatura ultraterrena. Questo oggetto spaventoso è in realtà il risultato di una titanica collisione frontale tra due galassie.

Ogni “occhio” è il nucleo luminoso di una galassia, il risultato di una galassia che si schianta contro un’altra. Il contorno del viso è un anello di giovani stelle blu. Altri gruppi di nuove stelle formano naso e bocca.

Il sistema è catalogato come Arp-Madore 2026-424, dal “Catalogo delle galassie e delle associazioni peculiari meridionali”.

Sebbene le collisioni tra galassie siano comuni, specialmente nel giovane universo, la maggior parte di esse non è un incidente frontale, come la collisione che probabilmente ha creato questo sistema Arp-Madore. L’incontro violento conferisce al sistema una struttura ad “anello” di arresto per un breve lasso di tempo, circa 100 milioni di anni. Le due galassie si fonderanno completamente in circa 1-2 miliardi di anni, nascondendo il loro passato disordinato.
AM 2026-424

Quando gli astronomi scrutano profondamente nello spazio, non si aspettano di trovare qualcosa che li fissi.

In questa nuova immagine del telescopio spaziale Hubble, una strana coppia di occhi luminosi brilla minacciosamente nella nostra direzione. Gli “occhi” penetranti sono la caratteristica più importante di ciò che ricorda il volto di una creatura ultraterrena.

Ma questa non è un’apparizione spettrale. Hubble sta osservando una titanica collisione frontale tra due galassie.

Ogni “occhio” è il nucleo luminoso di una galassia, uno dei quali si è schiantato contro un altro. Il contorno del viso è un anello di giovani stelle blu. Altri gruppi di nuove stelle formano naso e bocca. L’intero sistema è catalogato come Arp-Madore 2026-424 (AM 2026-424), dal “Catalogo delle galassie e delle associazioni peculiari meridionali”.

Sebbene le collisioni tra galassie siano comuni, specialmente nel giovane universo, la maggior parte di esse non è un incidente frontale, come la collisione che probabilmente ha creato questo sistema Arp-Madore. L’incontro violento conferisce al sistema una struttura ad “anello” di arresto per un breve lasso di tempo, circa 100 milioni di anni. Lo schianto tirò e allargò i dischi di gas, polvere e stelle delle galassie verso l’esterno. Questa azione ha formato l’anello di intensa formazione stellare che modella il naso e il viso.

Le galassie ad anello sono rare; solo poche centinaia di loro risiedono nel nostro più grande quartiere cosmico. Le galassie devono scontrarsi con l’orientamento giusto per creare l’anello. Le galassie si fonderanno completamente in circa 1-2 miliardi di anni, nascondendo il loro passato disordinato.

Anche la giustapposizione fianco a fianco dei due rigonfiamenti centrali delle stelle di entrambe le galassie è insolita. Poiché i rigonfiamenti che fanno apparire gli occhi delle stesse dimensioni, è la prova che nell’incidente sono state coinvolte due galassie di proporzioni quasi uguali, piuttosto che collisioni più comuni in cui piccole galassie vengono divorate dai loro vicini più grandi.

Hubble ha osservato questo esclusivo sistema come parte di un programma di “istantanea” che sfrutta occasionalmente lacune nel programma di osservazione del telescopio per comprimere altre immagini.

Gli astronomi intendono utilizzare questo innovativo programma Hubble per dare un’occhiata da vicino a molte altre galassie insolite che interagiscono. L’obiettivo è quello di compilare un solido campione di galassie interagenti vicine, che potrebbero offrire informazioni su come le galassie sono cresciute nel tempo attraverso fusioni galattiche. Analizzando queste osservazioni dettagliate di Hubble, gli astronomi potrebbero quindi scegliere quali sistemi sono gli obiettivi principali per il follow-up con James Webb Space Telescope della NASA, il cui lancio è previsto per il 2021.

L’astronomo Halton Arp pubblicò il suo compendio di 338 galassie interagenti dall’aspetto insolito nel 1966. In seguito collaborò con l’astronomo Barry Madore per estendere la ricerca di incontri galattici unici nel cielo meridionale. Diverse migliaia di galassie sono elencate in quell’indagine, pubblicata nel 1987.

L’immagine di Hubble di AM 2026-424 è stata scattata il 19 giugno 2019, in luce visibile da Advanced Camera for Surveys. Il sistema risiede a 704 milioni di anni luce dalla Terra.

CREDITI:NASA , ESA e J. Dalcanton, BF Williams e M. Durbin (Università di Washington)

PAROLE CHIAVE:GALASSIE INTERAGENTI GALASSIE

CONTATTO:Donna Weaver / Ray Villard
Space Telescope Science Institute, Baltimora, Maryland
410-338-4493 / 410-338-4514
dweaver@stsci.edu / villard@stsci.edu

Julianne Dalcanton /
Università Ben Williams di Washington, Seattle, Washington
jd@astro.washington.edu / ben@astro.washington.edu

LINK CORRELATI:

Portale Hubble della NASA
Comunicato stampa di Hubble-Europa

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AM 2026-424

Bussola Immagine di AM 2026-424

HUBBLE DELLA NASA CATTURA UNA DOZZINA DI DOPPELGANGER GALAXY

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07 novembre 2019 14:00 (EST)  ID di rilascio: 2019-58

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SOMMARIO

LO SPAZIO DEFORMATO CREA UNA FANTASTICA VISTA SUL CALEIDOSCOPIO DELLA GALASSIA LONTANA


Lo “specchio da luna park” ha deliziato gli spettatori di carnevale per oltre un secolo trasformando le immagini delle persone in forme selvaggiamente distorte. Il suo prolifico inventore, Charles Frances Ritchel, lo definì “Laugh-O-Graphs di Ritchel”. Tuttavia, non c’era nulla di divertente – ma piuttosto pratico – sulle immagini deformate per quanto riguardava Albert Einstein. Nello sviluppo della sua teoria generale della relatività, Einstein immaginava l’universo come un grande specchio da teatro causato da rughe nello stesso tessuto dello spazio.

Questa recente immagine di Hubble mostra una galassia soprannominata “Arco di Sunburst” che è stata divisa in un’illusione caleidoscopica di non meno di 12 immagini formate da un enorme ammasso di galassie in primo piano a 4,6 miliardi di anni luce di distanza.

Ciò dimostra magnificamente la previsione di Einstein secondo cui la gravità di enormi oggetti nello spazio dovrebbe piegare la luce in un modo analogo a uno specchio da luna park. La sua idea di deformazione spaziale fu infine provata nel 1919 da osservazioni di un’eclissi solare in cui si poteva misurare la flessione dello spazio da parte del sole. Un’ulteriore previsione era che la deformazione avrebbe creato una cosiddetta “lente gravitazionale” che, oltre alla distorsione, avrebbe aumentato le dimensioni e la luminosità apparenti di oggetti di sfondo distanti.

Fu solo nel 1979 che la prima lente gravitazionale fu confermata. Una galassia altrimenti oscura ha diviso e amplificato la luce di un lontano quasar situato molto indietro in una coppia di immagini. Molto più di una novità di carnevale spaziale, oggi le osservazioni di lente gravitazionale vengono comunemente utilizzate per trovare pianeti attorno ad altre stelle, ingrandire le galassie molto distanti e mappare la distribuzione di “materia oscura” altrimenti invisibile nell’universo.
PSZ1 G311.65-18.48

Questa foto del NASA Hubble Space Telescope rivela un caleidoscopio cosmico di una galassia remota, che è stato diviso in più immagini da un effetto chiamato lente gravitazionale.

La lente gravitazionale significa che l’ammasso di galassie in primo piano è così massiccio che la sua gravità distorce il tessuto dello spazio-tempo, piegando e ingrandendo la luce dalla galassia più distante dietro di esso. Questo effetto “specchio da luna park” non solo allunga l’immagine della galassia di sfondo, ma crea anche più immagini della stessa galassia.

Il fenomeno del lensing produce almeno 12 immagini della galassia di sfondo, distribuite su quattro archi principali. Tre di questi archi sono visibili nella parte in alto a destra dell’immagine, mentre un controsoffitto è visibile in basso a sinistra, parzialmente oscurato da una stella luminosa in primo piano all’interno della Via Lattea.

La galassia, soprannominata Arco di Sunburst, dista quasi 11 miliardi di anni luce dalla Terra ed è stata messa a fuoco in più immagini da un enorme ammasso di galassie in primo piano distante 4,6 miliardi di anni luce.

Hubble usa queste lenti d’ingrandimento cosmiche per studiare oggetti che altrimenti sarebbero troppo deboli e troppo piccoli anche per i suoi strumenti straordinariamente sensibili. L’arco di Sunburst non fa eccezione, nonostante sia una delle galassie con le lenti gravitazionali più luminose conosciute.

L’obiettivo rende le immagini dell’arco di Sunburst che sono tra 10 e 30 volte più luminose di quanto la galassia di sfondo normalmente apparirebbe. L’ingrandimento consente a Hubble di visualizzare strutture di soli 520 anni luce che sarebbero troppo piccole per essere visualizzate senza l’effetto turbo dall’effetto lente. Le strutture assomigliano alle regioni che formano le stelle nelle galassie vicine nell’universo locale, consentendo agli astronomi di fare uno studio dettagliato della galassia remota e del suo ambiente.

Le osservazioni di Hubble mostrano che l’Arco di Sunburst è simile alle galassie che esistevano molto prima nella storia dell’universo, forse solo 150 milioni di anni dopo il Big Bang.

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